martedì 7 luglio 2009
I poteri della mente
Paula
di
Isabel Allende
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Traduzione di Gianni Guadalupe
Feltrinelli - 1994
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Fondamentalmente un'autobiografia. Ma è un romanzo ibrido in cui la formazione di scrittrice (la coscienza di esserlo arrivandoci col tempo, dopo anni di scrittura e tre pubblicazioni) e lo sviluppo quasi spontaneo delle capacità medianiche (un po' perché ereditate da una percentuale di sangue indio e da una nonna veggente, un po' perché i dolori affinano la sensibilità e i sensi), sono amalgamati alla storia del coma della figlia, Paula.
E' un calderone in ebollizione, voglio dire che continua a bollire mentre lo si legge, e contiene tra le altre cose un femminismo che include tutta la gamma dei miti e dei valori femminili (dalla Dea Madre alla quale rivolgersi che è poi anche la Madre Terra, al ruolo di accompagnatrice nei momenti cruciali degli esseri umani); l'amore patriottico per il proprio Paese che si pensa democratico e lo si scopre invece animalescamente assassino; l'appartenenza ad una classe privilegiata in un continente classista e l'incontro con il razzismo in un altro continente; un cognome che impone delle responsabilità, che è vestito di un alone di fama, profumato di socialismo e intristito dal tradimento politico subito, un cognome che apre con facilità alcune porte (dove non le chiude); l'audacia di raccontarsi con pochi pudori, con sincerità, vicinissima al lettore.
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Il romanzo è del 1994, ma io ci sono arrivata ora. A parte la sfortunata storia di Paula e le riflessioni inevitabili sull'accanimento terapeutico, sulla crudeltà per un genitore di essere testimone della morte di un figlio; a parte il piacere di conoscere il percorso di Isabel Allende e il piacere di leggere la sua prosa appassionata, esuberante, incandescente, tumultuosa e infine anche riposante, a me "Paula" fa pensare ad alcune letture fatte nel passato, per esempio a "Il corpo lesbico" (1973) di Monique Wittig, (il mondo atavico delle donne, sepolto nell'inconscio, rivissuto oniricamente), e ai vari romanzi, relazioni di esperienze magico-esoteriche, del peruviano Carlos Castaneda, ai suoi "A scuola dallo stregone" (1968), "Una realtà separata"(1971), "Il dono dell'aquila"(1983) ecc.
Raccontando di una sua esperienza di studio in Europa, in Belgio, insieme a suo marito:
"...La mia borsa di studio faceva parte di un programma a favore del congolesi, con i quali il Belgio era in debito per i molti anni di brutale colonialismo. Io costituivo l'unica eccezione, una donna di pelle chiara fra trenta maschi neri. Dopo una settimana di umiliazioni capii che non ero preparata per una simile prova e rinunciai, anche se senza quel denaro ci saremmo trovati in difficoltà. Il direttore mi chiese di spiegare alla classe le ragioni della mia brusca partenza, e non ebbi altro rimedio che affrontare quel gruppo compatto di studenti e dire nel mio deplorevole francese che nel mio paese gli uomini non entrano nel bagno delle signore sbottonandosi la patta, non spingono via le donne per passare per primi dalle porte, non le calpestano per sedersi al tavolo o salire sull'autobus, che mi sentivo maltrattata e mi ritiravo perché non ero abituata a quelle maniere. Un silenzio glaciale accolse la mia tiritera. Dopo una lunga pausa uno di loro prese la parola per dire che al suo paese nessuna donna per bene manifesta il bisogno di andare in bagno in pubblico, né tentava di passare dalle porte prima degli uomini ma camminava diversi passi più indietro, e che sua madre e le sue sorelle non si sedevano a tavola con lui, mangiavano più tardi gli avanzi della cena. Aggiunse che se sentivano permanentemente offesi da me, non avevano mai visto una persona così maleducata, e poiché io costituivo una minoranza nel gruppo dovevo sopportare come meglio potevo.
E' vero che io sono una minoranza in questo corso, ma voi lo siete in questo paese, replicai, sono pronta ad adattarmi, ma dovete adattarvi anche voi se volete evitare problemi in Europa. Era una soluzione salomonica, ci accordammo su alcune norme basilari di convivenza e rimasi. Non vollero mai sedersi con me a tavola o in autobus, ma smisero di invadere il bagno e di scostarmi a spintoni.
Durante quell'anno il mio femminismo scese ai minimi termini: camminavo modestamente due metri dietro i miei compagni, non alzavo gli occhi né la voce e passavo per ultima dalle porte. una volta due di loro si presentarono nel nostro appartamento in cerca degli appunti di una lezione, e quella sera stessa venne l'amministratrice del condominio a dirci che la 'gente di colore' non era benvenuta e che avevano fatto un'eccezione per noi, perché nonostante fossimo sudamericani non eravamo completamente scuri di pelle."
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E avanti, parlando della sua futura nuora (che proveniva da una cultura di estrema destra e cattolica fino al cilicio):
"Il razzismo le passò in una settimana quando si accorse che negli Stati Uniti noi non siamo bianchi bensì ispanici e occupiamo il gradino più basso della scala sociale."
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venerdì 3 luglio 2009
Petits crimes conjugaux
Piccoli crimini coniugali
di
Eric-Emmanuel Schmitt
Edizioni e/o
Traduzione di Alberto Bracci Testasecca
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Una coppia entra in scena (un uomo e una donna, ma - con poche modifiche sui dialoghi - potrebbero essere, i due individui, anche dello stesso sesso). Lui ha perso la memoria dopo "un incidente" in casa, è stato dimesso dall'ospedale, e ora lei cerca di aiutarlo a ritrovarsi, presentandogli il loro appartamento, la loro vita insieme e i suoi oggetti.
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In un gioco di mezze bugie e mezze verità si scopre che la memoria di lui è relativamente sparita, che la sera in cui lui l'ha persa c'è stato il tentativo di lei di ucciderlo, che lei si dedica all'alcol da qualche tempo, che il loro rapporto è logoro. Lui scrive gialli (il suo miglior libro, pur senza successo, è intitolato Piccoli crimini coniugali e contiene un'analisi spietata del rapporto di coppia), lei dipinge (ha arredato l'appartamento con i suoi quadri, e in un primo momento fa credere al marito che siano di lui).
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A turno escono "per sempre" dalla scena, incapaci di accettare la realtà, per poi rientrare perdonandosi i rispettivi tentativi di omicidio, quelli fisici e quelli spirituali.
Decidono di ricominciare la loro relazione, ripartendo e ripetendo il dialogo del loro primo incontro, quindici anni prima, scambiandosi le parti:
Lei si mette davanti a lui e lo guarda.
LISA: Che tipo è lei?
GILLES: Il suo tipo?
LISA: Decisamente si. Ogni frase mi provoca un brivido lungo la schiena, mi sento il cervello intorpidito, ho tutti i sintomi di un malessere che si chiama attrazione irresistibile.
GILLES: Mi dispiace, non ho rimedi.
LISA: Ma lei è il rimedio.
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Dalla quarta di copertina:... A vent'anni si vorrebbe che l'amore fosse semplice. A quaranta si scopre che è complicato. A sessanta sappiamo che è bello proprio perché è complicato.
Eric-Emmanuel Schmitt (1960)
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"Piccoli crimini coniugali" su lanotadeltraduttore
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mercoledì 1 luglio 2009
La nuvola sulle onde
La vita, insomma, è molto solida o molto instabile? Sono ossessionata da questa contraddizione. Dura da sempre, durerà sempre, affonda giù fino alle radici del mondo, quest'attimo in cui vivo. Ed è anche transitorio, fuggevole, diafano. Passerò come una nuvola sulle onde. Forse, può essere che pur cambiando, pur fuggendo uno dietro l'altro così rapidi, così rapidi, abbiamo - noi esseri umani - una qualche successione e continuità, e la luce ci attraversi. Ma cos'è la luce? Sono così turbata dal carattere transitorio della vita umana che spesso mi accorgo di dare un addio, dopo aver cenato con Roger, ad esempio; o di calcolare quante volte vedrò ancora Nessa.
Venerdì, 4 gennaio 1929
Virginia Woolf
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"Diario di una scrittrice"
Oscar Saggi Mondadori - 1981
Prefazione di Leonard Woolf
Traduzione di Giuliana De Carlo
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lunedì 22 giugno 2009
L'eleganza di Jovine
Tutti i miei peccati
di Francesco Jovine
Einaudi - 1948
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I racconti nel volume sono due: Tutti i miei peccati e Uno che si salva.
Nel primo, una donna quarantenne scrive una lettera ad un prete, per chiedergli aiuto, e si racconta. La sua vita è stata segnata da una relazione giovanile che ha avuto come conseguenza una gravidanza, un matrimonio imposto a suo marito dalla propria famiglia, la fuga del marito poco dopo, gli anni di solitudine spesi a studiare e poi a lavorare mentre gli anziani genitori si sono occupati di sua figlia. E poi le relazioni nascoste, più sessuali che sentimentali, giusto per dare quello che il suo corpo giovane e sano reclamava; l'incontro con un uomo più anziano che vorrebbe sposarla ma che è impedito da quel marito che pur essendo sparito non è mai stato dichiarato morto; i tentativi da parte del vecchio padre di far annullare il matrimonio - tra l'altro imposto al futuro genero con la minaccia di ucciderlo, quindi non valido secondo i canoni della Chiesa - e tuttavia la difficoltà di riuscire ad ottenere l'annullamento (che dissangua, negli anni, le casse familiari); e poi l'idea che mantiene segreta, di dichiararlo pubblicamente morto, per poter tecnicamente avere diritto a chiamarsi vedova e sposare l'uomo che ama. Ma quando il secondo matrimonio sarà celebrato, ricompare il primo marito, ricattandola e sfruttandola anche sessualmente. E quindi la voglia di liberarsene per sempre, l'idea di ucciderlo, i dubbi, il timore di danneggiare la propria vita per sempre, in ogni caso, la voglia di raccontare tutto all'attuale coniuge che comunque prima o poi si accorgerà di tutto semplicemente controllando l'economia familiare. La lettera al prete è una richiesta di aiuto a dipanare il groviglio, un tentativo di salvare "l'ultima scintilla di rettitudine che si va fatalmente spegnendo nella mia anima".
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Nel secondo racconto il protagonista è un uomo, anzi un giovanotto che sta ancora studiando all'università e intanto insegna ai ragazzi del paese in cui vive. Sua madre conta su di lui per ritornare al benessere che una volta la famiglia aveva, per mantenere e far studiare anche i fratelli minori, in collegio, per ritornare all'antica dignità che attualmente è piegata sotto la fatica quotidiana e la povertà incalzante. Non ha voglia lui di sentire una così grande responsabilità su di sè; farà diversi tentativi di uscire dal ruolo che la madre gli impone pur con dolcezza e con tolleranza. Durante il soggiorno a Roma in cui si reca per dare un esame avrà tempo e modo di assaporare tante illusioni, dal denaro facile attraverso il gioco, agli amori altrettanto facili e illusori. Ma la relazione d'amicizia, nata per caso e coltivata con difficoltà, con una compagna di studi (che oltre che studiare dignitosamente, accudisce il padre e i fratelli e lavora in ufficio), lo porterà sulla strada giusta. Un attimo prima di restare invischiato in relazioni e affari dagli esiti ambigui e dalle conseguenze catastrofiche, l'amica lo convince, prestandogli dei soldi per pagare i debiti e le prime future spese, a lasciare la città e a tornare al paese, all'odore della stalla sotto l'abitazione, al lavoro a scuola con gli alunni più poveri di lui.
Da Uno che si salva:
"...tutti i ragazzi lo guardavano. Si erano accorti che il loro maestro si era finalmente svegliato. Senza che Siro lo sapesse, i bimbi sentivano oscuramente quel suo stento doloroso a riprendere contatto con le cose e con le loro anime. Ma quando la coscienza del maestro usciva dalle nebbie del mattino, il loro calore umano convergeva spontaneamente in lui. E Siro parlava esperimentando la validità della sua parola sui segni luminosi o bui dei volti."
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sabato 6 giugno 2009
L'Homme rompu
Corrotto
di Tahar Ben Jelloun
Mondadori - 1994
Traduzione di Egi Volterrani
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"Abbas si trova spesso a dover corrompere qualche elemento dell'amministrazione pubblica.
...E' un uomo astuto e fedele. Fa ragionamenti di buon senso:
'Lei ha qualche inquilino che non paga l'affitto? Gli fa causa. Se segue la via normale le ci vogliono quattro o cinque anni. Se segue invece la via parallela, la sua faccenda si sbriga in qualche mese. E c'è solo questa via che arriva a destinazione. Mi creda, non è né perversa né disonesta. E' ragionevole e realistica. Lei colma le falle dello stato. Non fa nulla di male. Io sono a favore della giustizia e del diritto. Ma quando ogni cosa viene trattata nei corridoi, sarebbe da suicidi fare altrimenti. Il paese funziona bene così. Ha forse i mezzi per fare a meno di questo sistema? Io non lo credo. E poi la gente ormai si è abituata. Addirittura prima di provare la via normale per andare, per esempio, a procurarsi un documento - una cosa semplice - già cominciano a cercare qualche appoggio.'
Anche Abbas si considera realista. Considera che sia un contributo alla solidarietà nazionale. La corruzione è una specie di tassa supplementare mascherata. Tutti ci si adattano e quelli, come me, che resistono bisognerà presto metterli in una riserva e sistemarli insieme alle specie animali minacciate o in via di estinzione. E io sono fiero di far parte di quella riserva."
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Il romanzo si svolge in un Marocco contemporaneo e universale. Il protagonista, un impiegato dello stato dai principi onesti, cederà un po' alla volta alla tentazione di prendere dei soldi per apporre la sua firma su dei documenti. Passerà finalmente dalla parte dei corrotti, dopo lunghe riflessioni e una somatizzazione (delle macchie bianche sulla pelle che il suo medico definisce come "sintomo di rigetto ad un organo trapiantato"). E un trapianto in effetti è avvenuto: nuovi valori che lo rendono un uomo diverso. Più ricco e più rispettato, stranamente, anche se sempre più estraneo a sè stesso.
Le macchie sono già quasi sparite.
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martedì 2 giugno 2009
Durante e dopo
Durante
di
Andrea De Carlo
Bompiani - 2008
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Si muove, la storia, tra realtà mentali e geografiche che riconosco. Ecco, la geografia, anche interiore, dei paesaggi di Andrea De Carlo la conosco, per questo mi piace leggere i suoi romanzi, perchè mi confermano parecchi sentimenti e numerose intuizioni. Non tutti i suoi romanzi letti mi sono piaciuti, ma a che serve parlare di ciò che non piace?
De Carlo è un "compagno di viaggio" instancabile, sensibile, direi anche molto femminile per certi aspetti. Ad ogni modo questo romanzo racconta di un tale Durante che passando per la vita dei personaggi travolge cose che erano già in bilico. Un cavaliere misterioso lo definiscono gli abitanti della piccola comunità informale fatta di artigiani, artisti, forestieri quasi tutti, sulle colline marchigiane, in cui arriva per caso e inaspettato. Comunica telepaticamente, ipnotizza, ammalia, affascina, irrita, provoca, aggiusta situazioni rotte, migliora quelle stagnanti e rompe quelle che che non sono del tutto sane!
E' padre di numerosi figli avuti da diverse donne; ha capacità terapeutiche, talenti innumerevoli e produttivi, apparentemente distruttivi. Un seduttore, un filosofo, un imbroglione, un ladro, un flagello, una benedizione? Un immaturo, un genio, un angelo, un ciarlatano? Un pazzo? Uno che si muove tra la repulsione, l'inimicizia e l'amore, la riconoscenza altrui. Arriva e con le sue azioni impone agli altri riflessioni non sempre comode; li spaventa, li salva, li sprona, li esalta, li delude. Sincero in modo asociale, se ne andrà dalla storia e dalla vita di Pietro così come è venuto, improvvisamente e con un alone di mistero. Ma niente è più come prima. Del resto tutto è sempre in movimento!
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"Avevo la sensazione che la mia vita come la conoscevo stesse andando in pezzi, con una tale rapidità da lasciarmi incapace di reagire. Ero incredulo di non aver colto i segnali di quello che stava per succedere, di non aver eleborato per tempo una strategia di difesa o di contrattacco. Mi facevo rabbia per come mi sentivo privo degli strumenti necessari, ora che le ultime tracce di sicurezza mi si dissolvevano insieme alla luce del giorno. Non mi piacevano gli stati d'animo che mi attraversavano, e ancora meno il mio ruolo. Pensavo ai diversi modi in cui mi ero immaginato di poter essere, prima di incontrare Astrid e dedicarmi alla tessitura e diventare quello che ero: mi sembravano tutti più suggestivi, liberi, nobili, dinamici, interessanti. Non riuscivo a capire come il numero quasi infinito di scelte che avevo avuto davanti si fosse ristretto a un certo punto a una sola, e io ci fossi rimasto dentro come in una gabbia. Di tutti i possibili Pietro che avevo sognato o progettato da bambino e da ragazzo e da giovane adulto, con fondamento e no, questo mi sembrava un puro prodotto del caso, consolidato dalla ripetizione molto più che dalla convinzione."
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mercoledì 27 maggio 2009
Sfogliando
Le biblioteche private degli amici offrono spesso delle sorprese. Il piacere di fermarsi dieci minuti a sfogliare un libro altrui, il rispetto dell'amico/a che ci lascia concentrare, ci lascia abbandonare un attimo la stanza mentalmente, anche se "ci stava parlando"; il suo orgoglio di aver colpito la nostra attenzione con uno scorcio del suo mondo; il piacere di condividere una frase, un paragrafo, a voce alta; la nostra gratitudine per la sua disponibilità:
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LIBERI DI AMARE di Laura Laurenzi - BUR - 2007
Dal capitolo dedicato a Eleanor Roosevelt e Lorena Hickok:
Per Natale, il loro primo Natale, Lorena le regala un suo anello di zaffiri e diamanti che la first lady si infila all'anulare sinistro. Lo porta sempre. In una lettera scrive: "Voglio stringerti tra le braccia, desidero così tanto tenerti stretta da stare male. Il tuo anello è un grande conforto, lo guardo e penso: lei mi ama, altrimenti non lo porterei!"
LETTERE (1932-1981) DI JOHN FANTE - Fazi Editore -1999. A cura di Seamus Cooney, traduzione di Alessandra Osti.
Da una lettera inviata a Joyce, sua moglie, da Roma il 27 luglio 1957:
Sono arrivato a Roma alle 4 circa di questo pomeriggio dopo un volo meraviglioso da Copenaghen via Milano, sopra le Alpi...Copenaghen mi è piaciuta moltissimo...abbiamo fatto un giro, a guardare le vetrine luccicanti dei negozi e quelli che sembravano essere migliaia di cittadini in bicicletta. L'intera maledetta città va su due ruote, biciclette o motorini. Faceva una strana impressione nella piazza centrale girarsi in tutte le direzioni e vedere interi eserciti di uomini, donne e ragazzi pedalare in masse compatte, silenziose, veloci, tutte le facce arrossate dall'aria frizzante, in un'intensa e meravigliosa atmosfera di tranquillità.
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CODICE DELLA VITA ITALIANA (1917) di Giuseppe Prezzolini - Biblioteca del Vascello -1990
Dal capitolo primo: Dei furbi e dei fessi
1- I CITTADINI italiani si dividono in due categorie: i furbi e i fessi.
5 - Il furbo è sempre in un posto che si è meritato non per le sue capacità, ma per la sua abilità a fingere d'averle.
8 - I fessi hanno dei principi. I furbi soltanto dei fini.
9 - Dovere: è quella parola che si trova nelle orazioni solenni dei furbi quando vogliono che i fessi marcino per loro.
Dal capitolo terzo: Del governo e della monarchia
23 -In Italia il governo non comanda. In generale in Italia nessuno comanda, ma tutti si impongono.
Dal capitolo decimo: Della proprietà collettiva
47 - La roba di tutti (uffici, mobili dei medesimi, vagoni, biblioteche, giardini, musei, tempo pagato per lavorare, eccetera), è roba di nessuno.
Dal capitolo undicesimo: Dell'Italia e degli italiani
57 - Alcune massime e parole italiane hanno un'origine dialettale e regionale, che significa che una qualità particolare d'una data gente si è andata allargando a tutta l'Italia. Per esempio: tira a campà è massima eminentemente romana; non ti compromettere è precetto squisitamente toscano; fare fesso è pratica particolarmente meridionale; però tutti gli italiani oramai le capiscono, e i furbi le hanno adottate come regola di vita sociale.
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mercoledì 20 maggio 2009
Disgrace
Vergogna
di J.M. Coetzee
Einaudi - 2000
Traduzione di Gaspare Bona
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C'è un uomo, David: 52enne, divorziato, professore, padre, africano bianco del Sudafrica post -apartheid. E ci sono la sua coscienza di invecchiare, la coscienza di star diventando inappetibile per le donne. Provvede ai suoi bisogni sessuali settimanalmente, affidandosi alle prestazioni di una prostituta che in realtà, col passare del tempo, vorrebbe conoscere privatamente, ma la donna ha una famiglia e per evitare scombussolamenti e complicazioni inutili non si rende più disponibile. Si riscalda per una studentessa che potrebbe essere sua figlia se non la nipote e questa relazione relativamente interessante, mai sviluppatasi veramente, sarà la causa della fine della sua carriera universitaria quando la ragazza affiancata da un fidanzato violento e smargiasso e da genitori credenti e bacchettoni lo accuserà ad un certo punto di molestie sessuali. Delle accuse non si difenderà: che ha un pò insistito è anche vero, che avrebbe dovuto essere tutore e non seduttore di una sua allieva è vero, che la ragazza pur avendo condiviso con lui diversi incontri sessuali non ha mai dimostrato eccessivo entusiasmo è altrettando vero: si, è colpevole, dice a se stesso e ufficialmente alla commissione che esamina il caso; senza nessuna intenzione di accedere a pene scontate attraverso i formali compromessi che gli vengono proposti.
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Per fortuna da qualche parte, in campagna, ha una figlia che gestisce una fattoria dove coltiva fiori da vendere al mercato e accudisce cani che le vengono affidati in pensione.
Viveva con altra gente nel passato e anche con una donna in una relazione sentimentale. Ma quando David arriva, la figlia è l'unica rimasta del gruppo, anche la sua compagna se n'è andata.
David ama sua figlia e la osserva con affetto nel suo evolversi in donna sempre più matura fisicamente e sempre più indipendente.
Intorno ci sono i vicini e soprattutto un uomo che da dipendente sta cercando di diventare padrone della terra che lavora. L'uomo, sudafricano nero, ha una moglie, anzi due, dato che un'altra vive nella zone d'origine, e apparentemente aiuta nei lavori e protegge sua figlia ma il giorno in cui tre uomini piomberanno sulla fattoria uccidendo i cani, tramortendo lui, David, e violentando a turno sua figlia...il buon vicino non c'è! e in seguito avrà atteggiamenti ambigui.
David lo sospetta di una certa complicità e vorrebbe denunciarlo, vorrebbe chiarire i tanti piccoli misteri attorno quella brutta faccenda che tutti sembrano ignorare ma di cui tutti sanno. E si vergogna di non aver potuto aiutare sua figlia, si vergogna di essere svenuto per le botte invece che correrre a difenderla. Ma soprattutto si stupisce dell'atteggiamento di sua figlia stessa che rifiuta di denunciare lo stupro e denuncia soltanto il furto, la devastazione del canile e impone a lui e agli amici il silenzio sul resto.
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Lei, considera i crimini che ha subito come il prezzo storico da pagare in una terra in cui i bianchi hanno spadroneggiato a lungo e dove ancora l'equilibrio tra le varie etnie non è del tutto trovato. Lo considera anche il prezzo da pagare per il suo essere donna (in più lesbica) indipendente in una società in cui senza la protezione di un uomo sei in balia di tutti.
Conseguenza evidente dello stupro sarà una gravidanza.
Il nascituro apparterrà a quella terra che sua figlia non vuole lasciare; gli aggressori erano neri (dettaglio che si deduce dopo molte pagine così come si deduce l'ebraismo di David da una calotta che indossa per una festa) e forse sarà il vero passaporto di sua figlia per la nuova nazione senza apartheid e senza rancori razziali.
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David a questo punto non può più vivere con sua figlia, è ormai evidentemente un ospite non apprezzato perchè non riesce a tacere il proprio disagio, la propria disapprovazione per l'atteggiamento apparentemente rassegnato di lei, non riesce a non insistere sulla necessità di andarsene per sempre da quel luogo e da quella nazione.
Però David non si perdonerebbe mai se a sua figlia accadesse qualche altra "porcheria".
Resta quindi a tenerla d'occhio, da lontano, pronto a scattare se necessario.
Da accademico passerà al ruolo di aiutante di una veterinaria di campagna. E aiutando gli animali a morire sul tavolo della veterinaria, e condividendo con lei alcuni pomeriggi di sesso semplice e lontano da ogni modello fino ad ora seguito; dedicandosi alla scrittura di un'opera inutile e bizzarra su Byron e una sua amante italiana, aspetterà in disparte le evoluzioni di quella gravidanza che non può permettersi di ignorare.
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Il vicino, del quale continua a non fidarsi mentre tutti gli altri, bianchi e neri, lo rispettano, ha offerto a sua figlia la protezione in maniera tradizionale, cioè sposandola (come terza moglie).
E sua figlia ha accettato, in modo formale, con chiari accordi che dovranno garantire la sua indipendenza. Ma saranno rispettati questi accordi? E come sarà accolta la nuova creatura? Riuscirà sua figlia a vivere la vita che vuole attraverso questi compromessi diciamo "etnici"? Le domande me le pongo io.
Il romanzo invece finisce con la coscienza di una nuova possibile vergogna che si vorrebbe evitare, cioè la vergogna di non essere eventualmente di aiuto, per la seconda volta, alla figlia che non vuole più il suo aiuto.
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"Lucy non risponde. Vorrebbe nascondere la faccia, e David sa perché. A causa della vergogna. Ecco che cosa hanno ottenuto i tre visitatori, ecco che cosa hanno fatto a questa giovane donna moderna e sicura di sè. La storia si sta diffondendo a chiazza d'olio...E la storia dice che l'hanno rimessa in riga, che le hanno fatto vedere a che cosa serve una donna."
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Leggi anche il post: Lezioni di Coetzee
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Ultime modifiche: 22.5.09
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venerdì 15 maggio 2009
Fatti & Parole

Non un amico a chiacchiere io m'auguro, ma a fatti:
che s'adopri col braccio e coi danari,
non mi blandisca il cuore con discorsi in un convito,
ma mostri giovarmi in quel che può.
...
Teognide
I lirici greci - Einaudi.
Traduzione di Filippo Maria Pontani
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Leggi anche il post: Nave al largo
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domenica 10 maggio 2009
Il quadro

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Doris Lessing
lunedì 4 maggio 2009
Sita
Parole tratte da Sita (1977)di Kate Millet (1934)
Kaos Edizioni
Traduzione di Marisa Caramella
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Disegni di Patrizia Lancioisi
(P.L. 1999 © Angela Siciliano)
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Disegno 1 - Fluttuante/Svævende
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."...ciascuna per un attimo trascende il proprio io e si spinge in un luogo lontano al di là della ragione, poi al di là della coscienza, fino a una pace distante e fuggitiva..." .
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.Disegno 2 - Spazio con finestra/ Rum med vindue
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. "...La sua carne è cosí calda e delicata, cosí fragile e profumata, morbida, liscia, dorata e bruna, mi è indicibilmente cara, mi consumo in essa, anche ad occhi chiusi la vedo con chiarezza..."
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Disegno 3 - Vino e versi/Vin og vers
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. "...L'intera serata è stata solo il preludio a questo momento, un momento che doveva arrivare; i preparativi, il corteggiamento, la conversazione, avevano come scopo la consumazione di questo atto..."
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Disegno 4 - Forza/Styrke
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."...Conosco bene la sua maestria, la sua autoritá. Le darei qualunque cosa, il sangue, la vita, me stessa. Aperta per lei, le sussurro nell'orecchio mentre prende la piú profonda protuberanza di carne dentro di me, la stringe e la fa godere, mi fa venire come pioggia, succhi che piangono nella sua mano, che le dicono, mentre strappa un'ondata dopo l'altra di piacere da quella profonditá misteriosa, nascosta, le dicono che sono sua, la sua creatura, il suo oggetto la sua donna la sua fica, tutta sua, può possedermi, fino in fondo, mi arrendo ad ogni spasimo di quella protuberanza rosea e nascosta che lei deve soltanto stringere per far liquefare, è il mio io che si arrende insieme al mio corpo."
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Il sito ufficiale di Kate Millet
Millet su wikipedia
"Sita" in U.S.A.
Sita e altro di Millet attualmente edito presso Kaos Edizioni .
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La casa editrice del volume che conservo dal 1988 era La Rosa-1981 (stessa traduzione).
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venerdì 1 maggio 2009
La fortezza

Dino Buzzati (1906-1972)
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Il deserto dei Tartari (1940)
Mondadori
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Vi sarete accorti che ci sono libri che sanno aspettare la nostra attenzione, sanno aspettare il proprio turno, convinti che il nostro disinteresse sia dovuto a più urgenti letture da fare o a pregiudizi ingiustificati che prima o poi svaniranno? Il deserto dei Tartari (pubblicato la prima volta nel 1940) è stato per me uno di questi: ho sempre pensato che fosse una lettura "da maschi", per maschi. (Qualcosa di simile, al contrario, mi capita, per esempio, con "Cime tempestose" di Emily Brontë: ce l'ho da anni sulla mensola, lo spolvero ma non lo leggo ancora, lo lascio aspettare, sono convinta che sia una lettura da fare ma anche decisamente "da femmine"...e cosí come sempre in questi casi, rimando o rinuncio perché temo siano letture indigeste, piene soprattutto di un determinato ingrediente e in una quantità per me intollerabile).
Tuttavia a volte una nuova copertina di una nuova edizione potrebbe improvvisamente rendermeli accattivanti (tanto debole sono come consumatrice!); una nuova presentazione abbinata al prezzo abordabilissimo oppure semplicemente l'attuale età che si nutre di nuovi pensieri, a volte mi fa cambiare idea.
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Cosí è successo che l'ultima volta in Italia, un paio di mesi fa, ho acquistato all'ultimo istante, all'eroporto di Milano Linate, il romanzo di Buzzati con l'intenzione di leggerlo prima possibile.
E ho fatto bene. È vero che l'argomento resta ancora troppo maschile per me e anche il valore di dover realizzare la propria vita in battaglia, magari morendoci dopo aver ucciso dei nemici, ma battaglia e nemico sono in questo caso metafora dello scopo per il quale si spende la vita, e questo anche una donna che non ha mai fatto il soldato lo può capire! In un intervista lo stesso Buzzati racconta che l'idea di scrivere il romanzo gli venne osservando se stesso e la routine nella redazione del giornale in cui lavorava (Corriere della sera), facendo i turni di notte, durante i quali accadeva ben poco, e temeva cosí di dover consumare tutta la sua vita in quel bel niente.
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Drogo è un giovane ufficiale che come primo incarico deve prestare servizio alla Fortezza Bastiani, una costruzione non imponente né bella eppure attrente in qualche modo misterioso.
È situata presso un confine dal quale si suppone i Tartari potrebbero attaccare, ma da anni non accade niente e la vita vi scorre con monotono susseguirsi di turni e compiti in fondo senza senso, dato che l'attacco è sempre più improbabile. Decine di colleghi hanno trascorso la vita in quella fortezza in attesa del nemico, della battaglia in cui guadagnarsi l'onore e una carriera vera, e quindi la possibilità di lasciare la fortezza per sempre, ma sono invece rimasti attaccati come le mosche in una striscia di carta insetticida, per un motivo o per un altro, alla vita nella fortezza, in fondo comoda e gradevole. È un ambiente che basta a se stesso; è una fortezza, una caserma ma potrebbe anche essere una nave o un convento.
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La Fortezza Bastiani inizialmente spaventa Drogo, ma piano piano, gentilmente, mese dopo mese lo accoglie e lo fagocita, e non avrà alla fine molta voglia di andarsene, neanche per le licenze: il resto del mondo non è più interessante di quei turni di guardia, di quel paesaggio, di quei silenzi profondi, di quelle stagioni ammalianti, di quella luna e di quell'orizzonte, in ultima analisi speciali, unici, belli.
Ad un certo punto, alcuni decenni dopo il suo arrivo, il nemico finalmente attacca, ma accade proprio durante una malattia, apparentemente innocua, che però lo costringe a letto e lo debilita a tal punto che un superiore preferirà allontanarlo, per permettergli di curarsi, apparentemente, per liberarsi di un inutile peso, deduce Drogo, che alla fine non si allontanerà di molto dalla fortezza ma alloggerà in una locanda nei paraggi e da lì si renderà conto di dover affrontare "la battaglia" con la morte già vicinissima.
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Le mura in quel punto seguivano il pendio del valico, formando una complicata scala di terrazze e ballatoi. Sotto di lui, nerissimo contro la neve, Drogo vedeva, alla luce di luna, le successive sentinelle, i loro passi metodici facevano cric cric sullo strato gelato.
La più vicina, in una sottostante terrazza, a una decina di metri, meno freddolosa delle altre, se ne stava immobile, con le spalle appoggiate a un muro e si sarebbe detto addormentata. Invece Drogo la udì canterellare una nenia con voce profonda.
Era una successione di parole (che Drogo non riusciva a distinguere) legate tra loro da un'aria monotona e senza fine. Parlare e, peggio, cantare in servizio era severamente proibito. Giovanni avrebbe dovuto punirlo, ma ne ebbe pietà pensando al freddo e alla solitudine di quella notte. Cominciò allora a scendere una breve scala che portava sulla terrazza e fece un piccolo colpo di tosse, per mettere sull'avviso il soldato.
La sentinella voltò la testa e come vide l'ufficiale rettificò la posizione, ma non interruppe la nenia. Drogo fu preso dalla collera: credevano quei soldati di poterlo sfottere? Gli avrebbe fatto assaggiare lui qualcosa di duro.
La sentinella notò subito l'atteggiamento minaccioso di Drogo e sebbene la formalità della parola d'ordine, per muto vecchissimo accordo, non fosse praticata fra i soldati e il comandante della guardia, ebbe un eccesso di scrupolo. Imbracciato il fucile, egli chiese, con l'accento particolarissimo usato nella Fortezza: "Chi va là? chi va là?".
Drogo si fermò di colpo, disorientato. A forse meno di cinque metri di distanza, al lume limpido della luna, egli vedeva benissimo la faccia del militare e la sua bocca era chiusa. Ma la nenia non si era interrotta. Da dove veniva allora la voce?
Pensando a questa strana cosa, poiché il soldato se ne stava sempre in attesa, Giovanni disse meccanicamente: "Miracolo". "Miseria" rispose la sentinella e rimise l'arma al piede.
Subentrò un silenzio immenso, nel quale più forte di prima navigava il brontolio di parole e di canto.
Finalmente Drogo capì e un lento brivido gli camminò nella schiena. Era l'acqua, era, una lontana cascata scrosciante giù per gli apicchi delle rupi vicine. Il vento che faceva oscillare il lunghissimo getto, il misterioso gioco degli echi, il diverso suono delle pietre percosse ne facevano una voce umana, la quale parlava parlava: parole della nostra vita, che si era sempre ad un filo dal capire e invece mai.
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Dino Buzzati su wikipedia
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lunedì 27 aprile 2009
Una settimana di peccato
Ogni giorno esco di casa con le migliori intenzioni: ho appena lasciata la lettura del momento e penso convintissima che "naturalmente quando rientrerò riprenderò il libro in mano" e "di certo darò un'occhiata agli appunti da riordinare" e "uno di questi giorni rivedo la traduzione del mio romanzo scritto direttamente in danese" e " dovrei rileggere anche...". Trotterello vibrando di energia interiore, in direzione della metropolitana.
venerdì 24 aprile 2009
mercoledì 22 aprile 2009
Parentesi - 6

Die Berliner Mauer - Il muro di Berlino
all'altezza di Bethaniendam, nel 1986

Dettagli dei resti del muro di Berlino

Il famoso bacio fraterno (alla russa) tra Erich Honecker e Leonid Breznev,
dipinto da Dimitri Vrubel, attualmente cancellato.
Una frase accompagnava il bacio:
"Mio Dio, aiutami a sopravvivere a questo amore mortale".
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Il muro è ufficialmente esistito dal 13 agosto 1961
al 9 novembre 1989. Fra sei mesi saranno trascorsi esattamente venti anni dalla caduta, dall'abbattimento del muro che è rimasto, in ogni caso nelle nostre coscienze, come simbolo di forzata separazione. Un caro prezzo per le presunzioni naziste e le utopie comuniste. E viceversa.
Quel 9 novembre ero a Trieste e ricordo di aver messo a fuoco l'avvenimento mentre ero in un bar a comprare un panino: un televisore ad alto volume mandava in onda da una mensola altissima, le immagini di migliaia di persone che brindavano e si abbracciavano, piangendo o ridendo. Inutile dire che anche fuori dallo schermo nessuno aveva lo sguardo normale, tutti cercavamo di minimizzare l'emozione con un sorriso. Era finalmente la vera fine della Seconda Guerra Mondiale?
In questi giorni sto preparando un breve soggiorno a Berlino leggendo un vecchio numero di "Meridiani" , datato settembre 1990, quindi "poco dopo" la caduta del muro, dedicato alla città. Trovo molto interessante l'articolo d'apertura di Peter Schneider che si intitola "Che il ricordo rimanga":
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La demolizione selvaggia del Muro di Berlino è andata avanti per circa sei mesi. Dal 9 novembre 1989 al giugno del 1990 migliaia di berlinesi e di turisti si sono improvvisati guastatori, armandosi di scalpelli, martelli, cacciavite, persino temperini per andare a sbrecciare un po' di muro. Dalla mattina fino a notte inoltrata: non li fermava il freddo, né la pioggia battente, né l'oscurità.
...Col mese di giugno l'assalto è finito. Le autorità municipali, quelle di Berlino Ovest e quelle di Berlino Est, hanno assunto la regia della demolizione. A Ovest sono scese in lizza cinque aziende private, a est un ufficio statale si è assunto in esclusiva la direzione e l'esecuzione dei lavori. Un'economia pianificata non può sparire in sei mesi.
...In nessuna parte del mondo esiste una situazione simile: una metropoli in cui il centro è completamente sgombro da edifici.
...In quelle che erano le zone di confine si è scatenata un'attività febbrile: decine di strade riallacciate, trasporti pubblici ripristinati, stazioni della metropolitana richiamate in vita. La cittá in cui tutto era doppio - due municipi, due giardini zoologici, addirittura due tipi di berlinesi - deve darsi un volto unitario.
...Percorrere una strada da un capo all'altro è la cosa più normale del mondo, ma non lo è ancora a Berlino.
...che la Germania unificata debba avere qui la sua capitale è dato per scontato da tutti o quasi (l'eccezione più vistosa è costituita dai bavaresi). Nessuno dubita che la città diventerà un grande punto d'incontro, di confronto e di scambi tra l'Ovest ricco e l'Est povero.
...Il vento frizzante che soffia sulla città dopo la caduta del Muro fa affluire i capitali ma produce anche un rimescolamento delle carte e apre le porte a conflitti e attriti sociali finora sconosciuti.
...dal 9 novembre 1989 furti e rapine si sono moltiplicati.
...A qualcosa il Muro serviva: se non altro a tener viva l'illusione che il Muro fosse l'unica cosa che separava i tedeschi. Ora si è scoperto che non divideva soltanto due Stati, ma due modi di vivere e di concepire la vita.
...Gli economisti stimano che ... ci saranno per anni milioni di disoccupati...quando la disoccupazione sarà un fatto reale e non più un'astratta previsione, molti si ricorderanno dei vantaggi che l'ancien régime assicurava: affitti modici, posto garantito, blandi ritmi di lavoro, qualcuno che provvedeva dall'alto, sia pure con mano pesante, a decidere per tutti e a stendere sull'avvenire una cortina magari plumbea ma ugualitaria.
...Ma restiamo al presente. Il ventaglio delle disparità è vasto e vario. Basti pensare ai problemi della donna: nella DDR il diritto all'aborto era pressochè illimitato, gli asili avevano posti sufficienti per tutti, le donne avevano una posizione di rilievo nelle professioni e nella vita pubblica, una forza che non ha riscontro a Ovest.
I due borgomastri di Berlino hanno stabilito di comune accordo di far scomparire il Muro. Si vuole che non ne resti traccia; ma siamo sicuri che sia una decisione saggia? Il muro era l'ultima e più dolorosa conseguenza di una guerra di cui i tedeschi hanno la responsabilità, una ferita aperta che non voleva chiudersi. La radicale eliminazione del Muro rimuoverà, forse, anche il ricordo della colpa dei tedeschi. Non c'è pericolo, allora, che risorga una fatale eredità della storia germanica, un'antica arroganza, una volontà di sfida? Certo, non è proibito, dopo aver perduto una guerra, diventare una superpotenza economica: c'è riuscito il Giappone, c'è riuscita la Germania...
...Potrebbe accadere che la normalizzazione renda più "normali" anche i tedeschi, cioè più consapevoli, più tolleranti, più aperti, più allegri, insomma (coraggio diciamolo) più felici.
...non c'è più niente, con la caduta del Muro, che giustifichi una sindrome da accerchiamento. E poi le loro virtù migliori potranno impegnarle nella grande impresa di conciliare e portare a denominatore comune due sistemi economici e culturali finora divisi. Non è facile credere a questa versione ottimistica, ma bisogna sperarvi...E perché questa speranza diventi realtà, è necessaria la memoria. Da qui la mia preghiera: per favore, lasciate in piedi un pezzetto di Muro!
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Il muro in ventotto anni si era riempito di slogan, colori, date ecc. Era un museo all'aperto, di arte estemporanea, oltre che una ferita aperta per i berlinesi e in un certo senso anche per l'Europa.
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Numeri e fatti del Muro.
Un articolo su Repubblica del 12 agosto 1999: dieci anni dopo la caduta.
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lunedì 13 aprile 2009
Thérèse et Isabelle

Teresa e Isabella (1966)
& "La donna col renard"(1965)
Feltrinelli -1969
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di Violette Leduc
(1907-1972)
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Foto: Willy Ronnis -"Les amoureux de la Bastille", Paris, 1957, particolare.
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Ci stringevamo per l'ultima volta dopo un'ultima volta, riunivamo due tronchi d'albero in un solo tronco, eravamo i primi e gli ultimi amanti come siamo sempre i primi e gli ultimi mortali quando scopriamo la morte.
...L'abbiamo fatto a memoria come se ci fossimo accarezzate prima della nostra nascita, come se ritrovassimo l'anello di una catena...
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E alle ultime due pagine:
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...Vedo il mezzo-lutto del nuovo giorno, vedo i brandelli della notte e sorrido. Sorrido a Isabella e, con la fronte, contro la fronte, gioco con lei come un'ariete per dimenticare ciò che muore. Il lirismo dell'uccello che canta e che fa precipitare la bellezza della mattina ci toglie tutte le forze: la perfezione non è di questo mondo, neanche quando la incontriamo...
...Isabella si alzò, mi prese tra le braccia:
"Tutte le sere."
"Non ci lasceremo mai?"
"Non ci lasceremo mai."
Il mese seguente mia madre mi riprese con sé. Non ho mai piú rivisto Isabella.
Traduzione: Adriano Spatola
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Vedi anche il post Lei del 23.9.2008
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domenica 5 aprile 2009
Integrazione

(1922-1971)
giovedì 2 aprile 2009
The Change

"In menopausa una donna si trova faccia a faccia con la sua morte come mai prima di quel momento. Una parte di lei sta morendo. Se è stata incoraggiata per tutta la vita a pensare che la sua facoltà riproduttiva fosse il contributo più importante che aveva da offrire alla vita, la morte delle ovaie la colpirà profondamente. Non potrà fare nulla per riportarle in vita. Il dolore della menopausa interessa ogni donna, consapevolmente o no. La sensazione di aver ormai superato il mezzogiorno e che le ombre si stanno allungando, l'estate è passata da tempo e le giornate si fanno più corte e scure, è giusta e va rispettata. Al giro di boa pare di precipitare nella notte; solo quando la tensione del climaterio è passata la donna si rende conto che l'autunno può essere lungo, dorato, più mite e caldo dell'estate e che è la stagione più produttiva dell'anno".
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Germaine Greer su wikipedia.en
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martedì 24 marzo 2009
Babamin bavulu

Orhan Pamuk
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Da La valigia di mio padre
(Discorso tenuto a Stoccolma il 7 dic. 2006
in occasione del conferimento del Premio Nobel per la letteratura)
Einaudi - 2007
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" Lo scrittore che si chiude in una stanza con i suoi libri e intraprende un viaggio dentro se stesso scoprirà anche la norma indispensabile della grande letteratura: l'abilità di raccontare la propria storia come se fosse la storia di un altro e la storia di una altro come se fosse la propria. Per farlo iniziamo dai racconti degli altri.
...Mio padre aveva una buona biblioteca, circa millecinquecento volumi, ampiamente sufficienti a uno scrittore...Osservavo da lontano la biblioteca di mio padre e mi sembrava un piccolo ritratto di tutto il mondo. Ma era un mondo visto dal nostro angolo, da Instabul."
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Titolo originale Babamin bavulu, traduzione di Semsa Gezgin.
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venerdì 20 marzo 2009
giovedì 19 marzo 2009
Trans ducere

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Tradurre. Traducere, cioè trans (al di là) e ducere (condurre): condurre, trasferire dei concetti, delle parole da una lingua all'altra. Tradurre può essere un grande onore e una grande fatica allo stesso tempo. Essere fedeli al testo originale non è semplice e chi traduce sa che in molti casi fedeltà vuol dire semplicemente "l'equivalente". Ma: deve una traduzione riprodurre lo stile originale o semplicemente deve riprodurre lo stile attuale nella lingua in cui si traduce? E se l'autore sperimenta con la lingua, la sua, come ridare l'audacia e le visione del testo originale al lettore che leggerà una traduzione? E l'ironia? Le metafore? Le circostanze politiche e storiche, le tensioni, alle quali si allude o che sono sottintese? Non si finirebbe mai di crearsi problemi, tutti fondati e tutti relativi. Un traduzione invecchia ogni cinque anni circa? Eppure il testo originale resta lo stesso! Cioè resta datato...allora perché aggiornare una traduzione?
Tra le storie di traduzioni di cui sono a conoscenza, una mi sembra molto affascinante: la traduzione in italiano delle "Memorie di Adriano" di Marguerite Yourcenar. Ce l'ha raccontata la traduttrice stessa, Lidia Storoni Mazzolani, in "Una traduzione e una amicizia" del 1988, che è abbinato all'Adriano, edito da Einaudi. Un volume che trovo veramente prezioso perchè comprende oltre che il romanzo e la storia della traduzione, anche "Taccuini d'appunti" della Yourcenar, un breve testo sulla lunga storia degli appunti che diventarono il romanzo.
La traduzione in italiano di Lidia Storoni Mazzolani è un capolavoro a sé. Forse anche grazie al dialogo, al rapporto con l'autrice, del quale racconta così gli inizi: "...voleva che il suo scritto sembrasse tradotto dal latino e perciò preferiva una studiosa del mondo classico anziché di letteratura francese...Era una donna un po' pesante, vestita con grande semplicità, taciturna; mentre prendeva il tè, guardava il Mausoleo di Adriano incorniciato dalla mia finestra. Forse, quella presenza al di là del Tevere le sembrò un segno propizio. Mi accinsi al lavoro con impegno: era la prima volta che traducevo dal francese e da un autore vivente. Sapevo che non le sarebbe sfuggita la minima svista. Mi aveva pregato di scriverle, se avessi avuto qualche dubbio - una cosa che i traduttori non fanno mai".
Il libro venne pubblicato intorno al 1953 da un editore napoletano, senza la possibilità per la traduttrice di rivedere le bozze; un anonimo revisore aveva reso il testo plateale, sciatto anacronistico. La Mazzolani iniziò un'azione legale. La Yourcenar apprezzò questa difesa del suo testo e le scrisse spesso per incoraggiarla durante la vertenza, lettere che anche se "di affari" avranno sempre più toni confidenziali fino a diventare lettere "di amicizia". La corrispondenza continuerà e durerà negli anni. Nel 1956 la sentenza sarà finalmente favorevole alla Mazzolani.
Negli anni seguenti Yourcenar le scriverà diverse lettere per le varie circostanze private: nascite, matrimoni, morti. Ci sarà inoltre, tra loro, un'altra traduzione (L'opera in nero), anche questa con sviluppi problematici. Una volta le scrisse una lunga lettera, su cosa aveva visto, poco dopo essere stata a Leningrado, lettera che la Mazzolani voleva pubblicare in una rivista alla quale collaborava, ma la Yourcenar non volle; tuttavia qualche anno dopo si fece dare la fotocopia per lasciarla pubblicare in una rivista canadese.
Tornò in Italia nel 1958, con Grace Frick "l'amica che non la lasciava mai" (cito la Mazzolani), e a casa della Mazzolani incontrò, tra gli altri, Elsa Morante. Poi Einaudi rilevò i diritti delle Memorie di Adriano e l'epistolario tra le due si infoltì: La Yourcenar semplicemente grata di poter spiegare il proprio lavoro ad una persona competente. Citando i contenuti delle lettere della Yourcenar di quel periodo: "Mi sorprende sempre constatare quanto rari siano, soprattutto in Italia, i lettori disposti ad accettare questo libro per quello che é. Uno studio sul destino umano, l'immagine di un uomo che delle sue virtù e dei suoi difetti, delle sue esperienze personali e della sua cultura poco a poco si compone una sorta di saggezza pragmatica d'amministratore e di principe...".
E più avanti, notando la fatica nel quotidiano della Mazzolani: "Se un uomo lavora in ufficio, può sempre, se vuole, chiudersi in un mondo di cifre, di rapporti, di statistiche; ma la donna resta sempre vicina agli esseri, alle cose...Grace fa la sua parte dei lavori domestici, ma, in fin dei conti, la cucina la faccio io, qualche volta perfino il pane, strappo le erbacce, rastrello il giardino, rammendo la biancheria e i miei pullovers...quanti momenti poi passano in contatti, sia intimi sia indifferenti, che non hanno nulla d'intellettuale...".
Quando nel '79 Grace Frick morì, Marguerite Yourcenar prese a viaggiare; una volta telefonò alla Mazzolani, alle 9 di una mattina di marzo del 1982, dopo aver trascorso la notte a Roma, il suo aereo partiva un'ora dopo, voleva soltanto salutarla e chiederle dei comuni conoscenti. Dopo, qualche biglietto di auguri ancora, e infine la morte. "Vorrei" scriveva Lidia Storoni Mazzolani " che sulla pietra dov'è scritto il suo nome fosse incisa la formula sepolcrale latina: S.T.T.L. = Sit Tibi Terra Levis. Ti sia lieve la terra."
Di una traduzione mi interessa anche cosa accade presso l'autore tradotto, specie se ha la fortuna di seguire ed eventualmente "influenzare" il lavoro: è come riscrivere l'opera? Farla rinascere? Dovendo spiegare al traduttore le sfumature si finisce inevitabilmente con l'approfondire il proprio testo, le parole scelte, il perché delle scelte consapevoli e non. E un traduttore che maneggia con rispetto e delicatezza il testo è anche il migliore lettore dell'autore? E nel caso in cui l'autore traduce se stesso? E quando la traduzione avviene in una lingua della quale non si ha alcun controllo perchè totalmente sconosciuta?
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Lidia Storoni Mazzolani su Wikipedia
Marguerite Yourcenar su Wikipedia
Leggi anche il post del 25.9.09: Les yeux ouverts
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domenica 15 marzo 2009
Orrori Nostri

Giovanni Falcone
(1939-1992)
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nella foto con Paolo Borsellino
(1940-1992)
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Da "Cose di Cosa Nostra", Rizzoli - 1991,
in collaborazione con Marcelle Padovani:
Credo che Cosa Nostra sia coinvolta in tutti gli avvenimenti importanti della vita siciliana, a cominciare dallo sbarco alleato in Sicilia durante la seconda guerra mondiale e dalla nomina di sindaci mafiosi dopo la Liberazione. Non pretendo di avventurarmi in analisi politiche, ma non mi si vorrá far credere che alcuni politici non si siano alleati a Cosa Nostra - per un'evidente convergenza di interessi - nel tentativo di condizionare la nostra democrazia, ancora immatura, eliminando personaggi scomodi per entrambi.
Parlando di mafia con uomini politici siciliani, mi sono più volte meravigliato della loro ignoranza in materia. Alcuni forse erano in malafede, ma in ogni caso nessuno aveva ben chiaro che certe dichiarazioni apparentemente innocue, certi comportamenti, che nel resto d'Italia fanno parte del gioco politico normale, in Sicilia acquistano una valenza specifica. Niente è ritenuto innocente in Sicilia, né far visita al direttore di una banca per chiedere un prestito perfettamente leggittimo, né un alterco tra deputati né un contrasto ideologico all'interno di un partito. Accade quindi che alcuni politici ad un certo momento si trovino isolati nel loro stesso contesto....certe dichiarazioni, certi comportamenti valgono a individuare la futura vittima senza che la stessa se ne renda conto.
Si muore generalmente perchè si è soli o perchè si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perchè non si dispone delle necessarie alleanze, perchè si è privi di sostegno.
In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere.
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Da "La palude e la città" di Pino Arlacchi
e Nando dalla Chiesa - Mondadori, 1987:
...L'interrogativo da porsi diventa il seguente: in quali casi la mafia può essere trattata in modo accademico e perciò sollecitare - magari dietro il paravento della "serenità intellettuale" - una minore spinta a capire? In due casi soprattutto. O quando si ha una visione non necessariamente "antimeridionalista" ma sicuramente "ameridionalista" della storia e della società italiana, possibilmente in virtù di una forte componente di cultura industrialista (o anche operaista); oppure - ed ventualmente insieme - quando si è imbevuti di un antistatalismo così potente da considerare come fatti poco coinvolgenti, "altro da sé", tutti gli attentati e gli attacchi condotti contro lo Stato e i punti di snodo istituzionali della convivenza civile.
Quando queste circostanze ricorrono, si possono produrre impasti micidiali con altre culture. Una di esse è senz'altro la sicilitudine, la quale si caratterizza: 1) sia per la difesa - comunque sia - di tutto ciò che è siciliano, e più atavicamente siciliano, in genere su una piattaforma di pronunciato vittimismo; 2) sia per la pretesa di impedire a chiunque non sia siciliano di parlare di mafia, in base all'assunto che egli, in quanto tale, non ne possa "capire niente"; 3) sia per coltivare il gusto del dubbio ed esercitarlo, sofisma dietro sofisma, fino a entrare e a crogiolarsi nel regno della neutralità etica.
Un'altra di queste culture è il tradizionalismo reazionario, che si caratterizza per concepire come sovversivo e antisociale tutto ciò che mette in crisi l'ordine esistente, anche nelle sue più degradanti patologie; esso dunque combatte istintivamente e animosamente chiunque conduca la lotta contro la mafia senza preoccuparsi degli equilibri di potere esistenti.
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domenica 8 marzo 2009
In biblioteca
Quando l'amore non basta è trovabile presso la biblioteca centrale di Copenaghen, ma lo si può ordinare da qualunque altra biblioteca di quartiere, tra l'altro anche attraverso il sito: stormp.kk.dk
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E a proposito della biblioteca centrale di Copenaghen devo dire che per me è sempre un luogo di sorprese. Parlo degli scaffali dedicati alla letteratura italiana.
Ho scoperto che negli anni alcuni libri vengono trasferiti in cantina se da tempo non vengono presi in prestito, alcuni invece vengono svenduti nei periodici mercatini interni. Io, grazie agli scaffali dedicati all'italiano (era uno 15 anni fa, adesso sono tre), ho letto autori che in Italia avevo ignorato o trascurato, e mi sono ritrovata, a leggere con piacere, più romanzi di autori che magari credevo noiosi, superflui, superati ( l'arroganza non ha limiti!) ma che in realtà mi hanno (in un italiano eccellente) raccontato un'epoca italiana, una generazione, un universo, come per esempio Cassola, Soldati, Bassani.
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Negli scaffali si trovano, tra gli altri, Moravia, Morante, Maraini, Pasolini, Baricco, Benni, Tamaro, Tondelli ecc. A volte ho trovato dei veri gioielli per me, autori e testi che non solo io ma tutti i miei conoscenti e le antologie che ho letto ignorano.
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Ultima modifica 13.3.2009
lunedì 2 marzo 2009
Intervista su Tifeo-web
Intervista di Nadia Turriziani pubblicata il 2 marzo 09 su Tifeoweb. Cosa significa per lei scrivere?
domenica 1 marzo 2009
Saudade

L'identità del desiderio
Il desiderio è uno strano sentimento, frammisto di gioia e sofferenza. Il cuore batte in modo triste e felice nello stesso tempo. Collochiamo amore e struggimento nella stessa parte del corpo, vale a dire nel petto, all'altezza del cuore, là dove chi soffre d'amore e di desiderio preme le mani. Certe epoche tengono in considerazione il desiderio più di altre, per esempio il Romanticismo più del Realismo. Alcuni popoli sono esperti in struggimento: in Brasile nessuna parola viene pronunciata con tanta intensità come saudade, nemmeno la parola "amore". Non è forse meravigliosa la tensione dello struggimento d'amore, questo sconvolgente miscuglio di appagamento e di dolorosa mancanza? Non è forse così luminoso il piacere del desiderio, proprio perchè così carico di tensione? Nella più intensa gioia d'amore non ci assale forse un indicibile struggimento?
L'amore è tensione di persistenti sentimenti tra due individui. Anche quando gli amanti riposano, tra loro corre una sottile tensione. All'inizio di un incontro d'amore, la tensione si rende evidente nel continuo premere e spingere, prendere e tirare. In amore il desiderio si proietta in avanti, verso ciò che non è ancora, e al tempo stesso all'indietro, verso ciò che non è più. Un unico momento d'amore si espande nel passato più remoto e nel futuro più lontano. Quanto più attenti siamo, tanto più vasto è il suo orizzonte. Così, i momenti d'amore sono sempre anche momenti di struggimento e mai come allora le nostre ali si dispiegano tra passato e futuro.
Tratto da: La ferita dei non amati - il marchio della mancanza d'amore di Peter Schellenbaum, Red edizioni.
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Legi anche il post: La solitudine fondamentale del 22.8.08
martedì 24 febbraio 2009
Quel maggio

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Vendetta
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"Guardate vostro padre,
ragazzi, guardate
che vita fa.
Casa e ufficio,
ufficio e casa,
da vent'anni.
Non ha conosciuto giovinezza
né viaggi né feste,
non ha mai preso un'ora
per se stesso, né un'ora
né un soldo:
s'è ammazzato, per la famiglia.
E voi adesso,
vorreste..."
...................."Appunto,
noi vogliamo ammazzare
la famiglia, per vendicarlo."
.
---------
.
Vengeance
.
" Regardez votre père,
mes enfants,
regardez la vie qu'il mène:
de la maison au bureau,
du bureau à la maison,
depuis vingt ans.
Il n'a pas joui de sa jeunesse,
ni des belles saisons,
il n'a jamais pris une heure
pour lui-même, ni une heure
ni un franc:
il s'est tué pour sa famille.
Et vous, à presént,
vous voulez..."
---------------" Justement,
nous voulons tuer la famille,
pour le venger."
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Le ragazze di maggio
di Alba de Cespedes
(1970 - Mondadori)
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Scritto in francese: Chansons des filles de mai, fu tradotto in italiano dall'autrice stessa.
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Leggi anche il post: La bambolona
e
questa pagina sulla unibocconi
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Infine: intervista di Massimo Nava a Caroline de Bendern, una famosa "ragazza di maggio" (Corriere della sera, 25 gen.2008).
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giovedì 19 febbraio 2009
Parentesi - 5

Ti conosco, mascherina!
(Foto: La trapezista-tuffatrice © Angela Siciliano)
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È una densa zuppa di verdure, un profumato minestrone, una bibita esotica e insolita.
Eppure a che serve parlare con e di un ennesimo pattypotty, tastieraduepiani, thedarksideoftheriver, erotica-lente, neropece, gattafrettolosa, tostoelesto ecc.
È cosí facile "esprimersi" con una mascherina: carnevale tutto l'anno. E in tempi in cui si incontrano anche dei burka per strada, una mascherina alla ladro da fumetti, non spaventa più nessuno.
Eppure che tono decisamente più alto, che serietà intrinseca, quando si incrocia un nome e cognome, non quelli famosi che sono anche quelli delle mascherine dietro le quali agiscono i collaboratori vari (nel tentativo di allegerire il fardello, di incrementare l'interesse) ma quelli minori, quelli qualunque, quelli appena illuminati, col sentore di un'essenza già definibile: gente che esiste.
Non gente che "fa finta", "come se", "inscenando".
I timidi diventano aggressivi dietro la mascherina-logo, la mascherina-nickname, i grassi diventano magri, gli scheletrici appetitosi.
Feroci bestioline dalle quali stare alla larga: se vi prendete un'unghiata affettuosa neanche si sa a chi rivolgersi per eventuali risarcimenti! Del resto lo scopo della mascherina è proprio quello: rumoreggiare e riempire la scena ma non esistere!
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Allora, regola numero uno: ignorare tutti quelli che si avvicinano dimenticando di raccontare chi sono. Se non lo ritengono necessario è perchè hanno già in programma di darsela a gambe alla prima difficoltà!
Per quanto interessanti siano le loro parole, per quanto affascinanti siano i loro approcci, per quanto seducenti e unici siano...in realtà le condizioni sono dispari: tu sei nudo/a, mentre loro sono dentro un'armatura! Facendo una veloce analisi il ferito sarà uno solo: tu. L'altro/a proseguirà illesamente, magari con un altro nickname!
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Allora, ricapitolando, se sei una persona che cerca di prendersi la responsabilità di ciò che fa, dice e scrive, stai alla larga da chi non ha nessuna intenzione di prendersi la responsabilità di quello che fa, dice e scrive.
(Tra parentesi, presentarsi senza maschera non garantisce simpatia e privilegi: la simpatia è un'energia libera. E anzi, anche chi indossa la mascherina ha qualche "secondo" di possibilità: il tempo di togliersela! Non conta chi eri ma chi sei).
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domenica 15 febbraio 2009
Riprendendoci le notti

martedì 3 febbraio 2009
Un boccone sostanzioso dal sapore intenso
Quando l'amore non basta
Gingko Edizioni
Collana Le bussole
12 euro
ISBN: 9788895288055
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Il volume inizia con una prefazione di Grazia Verasani e finisce con una postfazione dell'autrice, cioè mia.
Il romanzo, breve, è soprattutto la storia di una relazione d'amore tra due donne, cominciata con la luminosa energia tipica (dell'amore) in cui e con la quale tutto sembra possibile. Ma il rapporto ha dovuto lottare con una serie di difficoltà, pregiudizi soprattutto, omofobia, impedimenti religiosi, mancanza di coraggio, perdendo presto senso e futuro. Delle due protagoniste, l'una si è adattata alle richieste del conformismo (tra l'altro sposandosi ad un uomo), l'altra ha proseguito il suo "viaggio" nella maniera più autentica possibile, "spostandosi" interiormente e geograficamente, ed è lei che racconta, che trae le conclusioni.
Oltre alla principale relazione, analizzata nel passato e nel presente, nel romanzo ci sono altri rapporti, altri personaggi che hanno intrecciato la vita con la narratrice, descrizioni e affreschi di ambienti e situazioni particolari. Non è soltanto una storia d'amore lesbico, è anche un affettuoso e ironico confronto tra la cattolica Italia e la luterana Danimarca. È il racconto di una crescita interiore. La crescita di una donna, di una persona. Senza ideologie, senza vittimismo. Un libro che non vuole collocarsi né a destra né a sinistra ma soltanto nella dimensione della ragionevolezza. Un boccone sostanzioso dal sapore intenso.
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Se volete potete ordinarlo direttamente alla casa editrice.
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Inoltre ecco alcune librerie che lo espongono:
la Libreria delle donne di Milano, in Via Pietro Calvi, 29
la Libreria delle donne di Bologna, in via San Felice, 16/a
la Linea 451 di Torino, in Via Santa Giulia, 40/A
la Nuovi Orizzonti di San Benedetto del Tronto, in via Calatafimi,52
la Bibliofila di San Benedetto del Tronto, in via Ugo Bassi, 38
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Troverete ultieriori informazioni, nella pagina intitolata "Distribuzione", sul sito della Gingko .
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Si può acquistare anche on line, presso ibs.it .
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La postfazione
(10 giugno 2008 - Copenaghen):
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I primi appunti relativi a Quando l'amore non basta sono datati luglio 2000. Gli appunti sono diventati col tempo dei capitoli e negli anni successivi un breve romanzo. Una lenta trasformazione durante la quale i fatti che l'avevano ispirato hanno perso la nota autobiografica per diventare sempre di più il simbolo di qualcosa che ho incontrato anche altrove, in altre circostanze, qualcosa che tutti possiamo trovare sulla nostra strada: il pregiudizio. No, decisamente questo libro non è autobiografico, nel senso classico del termine, e non è stato scritto per mettere alla berlina determinate persone, decisamente no! Nel libro, infatti, racconto di due donne innamorate e degli ostacoli che hanno alla fine impedito il loro amore lesbico, ma avrei potuto creare la stessa tensione, descrivere le stesse ferite e proporre quasi le stesse soluzioni raccontando tutt'altra storia, per esempio di una donna di razza bianca e di un uomo di razza nera, oppure di due individui appartenenti a due religioni diverse e rivali sullo stesso territorio, oppure di una coppia costituita da una lei di 60 anni e un lui di 40, o ancora di una coppia in cui uno dei due ha un handicap molto visibile e debilitante, o anche di una coppia in cui uno dei due è nato/a con un sesso diverso da quello attuale e così via. Cioé di una qualunque differenza che può in un contesto sociale specifico creare il problema. E il vero problema è che in questi casi non si vedono più le persone nella loro originalità, unicità ed essenza, ma di loro si sottolinea soltanto l'anomalia rispetto all'ambiente. Etichette, classificazioni che esagerando a volte vengono chiamati valori e sani principi, invece sono pregiudizi i quali non sono mai sani e non sono mai un valore ma soltanto una difesa; pregiudizi che impediscono la crescita naturale dell'individuo, il corso spontaneo di un sentimento, di un talento o di una visione politica. (Un pregiudizio naturalmente può anche essere positivo e quindi non così virulento come quello negativo ma anche in questo caso è un bagaglio sbagliato nel viaggio di ognuno, perché si idealizza invece che ascoltare e guardare veramente; infiliamo la realtà che guardiamo senza vedere dentro lo schema che abbiamo già pronto e perdiamo così la possibilità di conoscere sul serio qualcuno o qualcosa. Prima o poi, ovviamente, ne restiamo delusi, e non ci accorgiamo neanche che la realtà era sempre stata lì davanti ai nostri occhi ma non l'avevamo vista, perché eravamo ciechi di pre-giudizi che neanche riconoscevamo come tali, anzi credevamo fossero entusiasmo, passione, privilegio, fortuna!). Il pregiudizio, dunque, dicevo, non è solo negli altri ma spesso anche in noi. Ci muoviamo tutti seguendo a priori i nostri sì e i nostri no alle persone e alle cose che incontriamo sul lavoro, nella vita privata, nei sogni. Viviamo praticamente tra due correnti vitali e contrarie: paura e pregiudizio da una parte, coraggio e accettazione dall'altra. Ma tornando al libro: se i primi appunti del libro risalgono al 2000, le vicende che lo hanno ispirato sono datate 1983, a prescindere da eventuali date nominate nel romanzo. A quel punto io avevo già letto Amore tra donne della dott.ssa Charlotte Wolff; Sesso e temperamento, oltre che Maschio e femmina di Margaret Mead e Il secondo sesso di Simone de Beauvoir; e Colette, Violette Leduc, Anaïs Nin, Gertrude Stein, Djuna Barnes; e anche Lettere a Marina di Dacia Maraini, e... tante altre donne, scrittrici o ricercatrici, antropologhe, scienziate, giornaliste, persone qualunque che in qualche modo hanno sfiorato o approfondito il lesbismo studiandolo, spiegandolo, qualcuno vivendolo e raccontandolo, supportando con le loro parole quella parte di me così importante ma allora sconosciuta e scomoda, invece che disprezzarla e distruggerla. Insomma, in quei primi anni Ottanta il femminismo (e certa sinistra) aveva già depurato il lesbismo (e l'omosessualità in genere) di tutto il peccaminoso e il patologico di cui era stato rivestito, e lo avevano persino promosso a momento autentico e profondo di sorellanza. Passato il femminismo militante, mi sembrò che di vere lesbiche, cioè di lesbiche ad oltranza, ne restassero pochissime sulla scena. O, meglio, cambiarono i toni perché probabilmente erano cambiati i bisogni. Inoltre, i percorsi intellettuali non vanno alla stessa velocità per tutti e neanche vanno verso la stessa meta, pur incontrandosi comunque, gli individui, su un tratto di strada in comune. La questione omosessualità è universale e credo che non si risolva né con la provocazione né con una legge. Una legge, infatti, aiuta ad avere le stesse opportunità ma non toglie l'eventuale pregiudizio dal cuore né inculca il coraggio se esso non esiste di già. Per togliere il pregiudizio e la paura dai cuori ci vogliono piuttosto decenni, e secoli di frequentazioni reciproche. Omosessuali, bisessuali, eterosessuali e persino asessuali, maschi e femmine, transessuali e qualunque altra sfumatura di genere e condizione psicologica e fisiologica che non implichi l'abuso dei minori o di chi è più debole economicamente, fisicamente e psicologicamente. Frequentazione dunque nel privato e sul lavoro. Non il separatismo che tra parentesi è utilissimo in alcune fasi del proprio percorso, utile ma non definitivo. Ci vuole pazienza politica e privata, ci vuole la lucidità di uscire a gran velocità dal ruolo di vittima, ci vuole la coscienza della propria dignità e soprattutto la volontà di capire le resistenze altrui. Capirle non nel senso di subirle e neanche per condannarle e deriderle, ma per aiutare ad eliminarle. Questa inoltre non è una faccenda di sinistra o di destra. È una faccenda che riguarda tutta la società e va elaborata uscendo dagli schemi che si usano di solito. Ma a che punto siamo? Tra l'Italia e la Danimarca, quando la conversazione si concentra sull'argomento omosessualità sento frasi che vanno da «Ma ormai non è più un problema! » a «Sarà purtroppo sempre un problema!», a seconda dell'ottimismo o del pessimismo dell'interlocutore. E io non posso che dare ragione ad ambedue le conclusioni e anche a tutte le altre posizione di mezzo, dato che in realtà dipende molto dall'ambiente, l'età, il livello culturale, la tradizione, la religione e l'approccio personale. In ogni caso la dignità e il diritto di esistere così come siamo non ce li devono concedere gli altri, ce li abbiamo già con noi fin dalla nascita. Ed è chiaro che dicendo questo non mi riferisco solo all'omosessualità.
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Angela Siciliano
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Leggi anche i post: Quando l'amore non basta - due
e Quando l'amore non basta - tre
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domenica 1 febbraio 2009
Parentesi - 4



Inutile paradiso
Non puoi sedurmi - lo sai -
non ce la faresti mai
con i tuoi seni arroganti
i fianchi nudi ed eleganti
i gesti calcolati tra noi
il corpo tornito
il volto scolpito
contro l'azzurro del cielo
.
non ce la farai mai
a sciogliere il gelo
che mi veste e mi riempie
.
(...certo,
adagiarci tra le lenzuola
e dalla nuvola più alta
rimanere senza respiro...).
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Invece dimmi come stai
dietro gli occhiali scuri
dentro gli specchi
della tua lucida solitudine
.
dove vedo riflessa
la mia faccia scortese
e tumefatta di notti insonni
e lenti giorni.
.
Generosa - lo spero - perdonerai
l'incomprensibile spreco
del paradiso che inutilmente mi offri.
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Poesia di Angela Siciliano.
(Questa poesia è pubblicata in altri spazi, in versione diversa e con il titolo "Armida" e/o "Siderea". Questa è l'unica versione da me riconosciuta, considero le altre versioni "di laboratorio").
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I gioielli
I tuoi gioielli: quei piccoli piedi
tesi, agili e indifesi
le mani laboriose e ben curate
i polsi nobilissimi e minuti.
E la schiena colorata di efelidi
disegnata con gentilezza
dalla stessa natura
che ti ha dato gli occhi verdi
incorniciandoli in ciglia rosse:
si accendono - disorientandomi -
sotto il sole.
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E poi la voce calda che da sola
mi consola delle distanze
e i seni che - discretamente -
mi sono amici quando
tra la gente li guardo.
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Poesia di Angela Siciliano.
(Questa poesia è pubblicata in altri spazi, in versione diversa e con il titolo "Principessa-due". Questa é l'unica versione da me riconosciuta, considero le altre versioni "di laboratorio").
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Note sommesse
In mezzo alla stanza
sulla poltrona sdrucita
tra le gambe ti adagio
e ti suono - mia arpa -
per un sommesso
concerto pomeridiano.
Un fascio di luce solare
illumina polveroso
i nostri piedi nudi.
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Poesia di Angela Siciliano
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Da "Donne eros... e altre donne"
dell'Ass.Green Tomatoes, anno 1998.
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venerdì 30 gennaio 2009
Parentesi - 3
Johanna Sigurdardóttir.
giovedì 29 gennaio 2009
Imperando

Martin van Meytens - Gemälde Gallerie
Consigli matrimoniali alle figlie sovrane
a cura di Arsenio Frugoni, Passigli Editori - 1989
Dalla prefazione di Frugoni:
"Di figli ne ebbe sedici...e portò il senso di questa grande famiglia anche nel governo dei suoi stati. Non quell'atmosfera allontanante di casta dei celesti Borboni francesi, ma un interesse attento e comprensivo per la comunità vivente dei popoli, che si tradusse anche nelle numerose provvidenze, come la fondazione delle scuole popolari e le leggi per l'affrancamento dei contadini, per citarne due tra le più significative. L'ideale di Maria Teresa nel governo fu quello illuminato riformista, dove l'irriquietezza critica dei sudditi fosse frenata dal prestigio severo della regalità e dal costume cattolico. Naturalmente non sempre moralmente ineccepibile è quello che operò Maria Teresa.
...La consapevolezza della propria esperienza e della scaltrita capacità di orientamento, il senso di responsabilità della missione della sua materna regalità tenne Maria Teresa sulla scena politica, anche quando la stanchezza dei molti anni di regno e dei dolori che si assommavano più gravi verso il finire della vita, poteva giustificare un ritiro. Fino all'ultimo Maria Teresa governa, consiglia, riforma."
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A Maria Amalia (1746-1804) che sposò Ferdinando Borbone di Parma.
Fine di giugno del 1769:
"...Fatevi una regola di non raccontar mai cose di qui: vi si stimerà tanto di più. Non fate su qualsiasi soggetto confronti tra quello che si usa qui e a Parma, salvo che vostro marito lo desideri. Non vogliate mai a Parma cose che qui si usano. Siete straniera e suddita: tocca a voi imparare a conformarvi, tanto più che siete più anziana del vostro sposo e signore e non dovete far pensare che lo vogliate dominare.
...Avete ancora il difetto di pensare in tedesco e di tradurre parola per parola. Ascoltate, fate domande, lasciate che vi si racconti, convincete tutti che non certo per banale curiosità volete essere informata di tutto, essendo voi straniera e avendo la decisa volontà di diventare parmense o francese o spagnola, e di conformarvi ai minimi usi del paese...per compiacere il vostro sposo e i vostri sudditi.
...Non cominciate a voler mettervi a cambiare il sistema della vostra corte o a dare nuove disposizioni. Non dovete neppure pensarvi; non turbate la vita semplice e felice che potreste ben vivere, ingerendovi in cose che non sono alla vostra portata. Vi ripeto dunque: se volete fare dei cambiamenti nella vostra corte e nel modo di vivere che vi è stabilito fino ad oggi, non fateli prima di qualche mese e sempre d'accordo con vostro marito, e che sembri che sia lui e non voi l'autore di tali novità.
...la felicità del matrimonio consiste nella fiducia e nella compiacenza reciproca: la passione folle si disperde ben presto, ma occorre stimarsi ed essere amici l'uno dell'altro per essere felici nello stato matrimoniale, per poter sopportare le difficoltà improvvise di questa vita, e per la salute dell'anima, punto essenzialissimo e unico in qualsiasi stato.
...Insegnate agli altri con l'esempio della regolarità della vostra condotta...non abbandonatevi tutta nella stima per qualcuno."
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A Maria Antonietta (1755-1793) che sposò Luigi XVI di Francia e morì ghigliottinata durante la Rivoluzione francese.
21 aprile 1770:
"...a proposito dei Gesuiti. Non impegnatevi in discorsi né pro né contro. Vi permetto di citarmi e di dire che ho voluto da voi che non ne parlaste né in bene né in male: che voi sapete che li stimo, che nei miei paesi hanno fatto molto bene, che mi sarebbe doloroso perderli, ma che se Roma crede di dover abolire quest'Ordine non vi metterò alcun impedimento..."
30 giugno 1774:
"...Luigi...vorrebbe dei consigli...La Francia ha risorse immense; ci sono abusi enormi che aumentano solo per il momento le risorse; abolendoli ci si attirerebbe la benedizione dei propri popoli...
La clemenza e la generosità sono i due strumenti che adoperati a tempo hanno ragione di tutto: ma ogni cosa ha i suoi propri limiti; adoperando questi due mezzi indifferentemente per tutto, se ne distrugge il valore..."
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Presso Passigli, una nuova edizione della corrispondenza.
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Maria Teresa e Trieste
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Biografia di Maria Teresa su Wikipedia
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Arsenio Frugoni su Reti Medievali
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domenica 25 gennaio 2009
La corruzione

Sandro Penna
(1906-1977)
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Stranezze
(1957-1976)
Garzanti - 1976
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Losco aspettavi ed innocente, roseo
nel volto, il fruscio della nera veste.
Prorompeva il destino sulla verde
panchina al quieto sole domenicale.
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"Amici di Sandro Penna": Penna 6 volte
Biografia su Italialibri
Presso la casa editrice Frassinelli due lavori di Elio Pecora su Sandro Penna: Sandro Penna: Una cheta follia e Sandro Penna: Una biografia
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venerdì 23 gennaio 2009
Il rispetto di sé

Nadien Gordimer (1923)
Storia di mio figlio
Feltrinelli -1991
Traduzione di Franca Cavagnoli
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È la storia di un uomo di colore che dedica la vita alla lotta contro l'apartheid in Sudafrica, la storia della sua doppia vita sentimentale, tra la famiglia, così somigliante a lui, e la quasi quotidiana frequentazione dell'altra donna che considera l'unica amica e con cui condivide la politica. È la storia di questa donna, che è bianca e non nera. È la storia della lotta comune, di bianchi e neri, per ottenere una nazione migliore in cui vivere insieme: i bianchi nauseati dai privilegi, i neri stanchi delle angherie; le angherie di quei bianchi che desiderano conservare i privilegi. È la storia di un figlio che deve misurarsi con un padre dalle dimensioni immense e di una figlia che sorprende tutti seguendo la lotta armata. È la storia di una moglie che si trasforma in una persona indipendente ed é costretta all'esilio. È uno dei tanti interessanti racconti della Gordimer che prendono spunto dalla vera vita, dai fatti storici.
Alcuni brani dal romanzo:
... Nessuno più sedeva allo stesso posto, tutti volevano dire la loro, penso, credo, mi hanno detto...Poi toccò agli avvocati fare il giro. Tutti si zittirono. "Abbiamo deciso di entrare. I compagni dei comitati di quartiere ci scorteranno, dentro ci sono molti altri compagni, staranno con noi per tutto il tempo. Ma chiunque non si senta, per motivi familiari o per qualunque altra ragione, di ignorare il monito della polizia, deve sentirsi libero di andarsene ora. Sono stati predisposti dei mezzi per ricondurre in città chi intende farlo. Andate pure. Nessuno stigmatizzerà la vostra scelta...Ve lo assicuro. Nessuno di noi trarrà consclusioni sbagliate. Quindi..." ....Ma nessuno riuscì a trovare il coraggio di alzarsi e scendere; nessun tipo di paura poteva competere con quello. Ci fu un momento come se tutti stessero col fiato sospeso. Poi si girarono verso l'avvocato: "Vieni anche tu?" E il gruppo proruppe in un applauso; uno scrosciante applauso per ognuno di loro, per se stessi. Se non si fossero mai più incontrati, ognuno avrebbe conservato il ricordo di quel momento in cui fra loro veniva sancito il rispetto di sé.
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...Lui stava firmando il registro dell'albergo con il cognome del nonno di Hannah, lo pseudonimo che usavano come coppia...Sì, nessuna legge contro una coppia simile, ora, ma la tradizione vuole che quella combinazione sia sempre una specie di choc, anche se deve essere messa da parte per ragioni economiche.
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...E così ho imparato quello che lui non mi aveva insegnato, che la grammatica è un sistema per impadronirsi del tempo; scrivere "lui era", "lui è", "lui sarà" vuol dire afferrare il passato, il presente e il futuro. Per intero; non lasciarsi più portar via."
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...una vita determinata dalla lotta per essere liberi, come i giorni degli abitanti del deserto sono determinati dalla lotta contro la sete e quelli degli abitanti delle nevi e dei ghiacci dalla lotta contro l'intorpidimento del freddo. È questa la lotta, non uno slogan ripetuto come una canzonetta alla TV.
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Nadine Gordimer su Wikipedia, su La Feltrinelli, su Zam.
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giovedì 15 gennaio 2009
Di vanti nuovi ho nudo il verso

W. Shakespeare
(1564-1616)
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I sonetti
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Tascabili Newton - 1988
(Traduzione di
Rina Sara Virgillito)
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76.
Perché di vanti nuovi ho nudo il verso
lungi da svolte rapide e varianti?
Perché non vado adocchiando coi tempi
nuovi metodi, insieme stravaganti?
Perché d'un solo scrivo, quello e basta,
e l'invenzione stringo ai lacci noti?
Porta il mio nome ogni parola quasi,
fa veder donde nasce, onde si muove.
Oh sappi, io scrivo di te sempre, amore,
l'amore e tu siete il mio argomento:
vecchie parole così vesto a nuovo
e quel che di già spesi ancora spendo.
. .Com'è ogni giorno il sole e nuovo e vecchio
...così ridice il mio amore il già detto.
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Why is my verse barren of new pride,
So far from variation or quick change?
Why with the time do I not glance aside
To new-found methods, and to compounds strange?
Why write I still all one, ever the same,
And keep invention in a noted weed,
That every word doth almost tell my name,
Showing their birth, and where they did proceed?
O know, sweet love, I always write of you,
And you and love are still my argument.
So all my best is dressing old words new,
Spending again what is already spent:
...For as the sun is daily new and old,
...So is my love still telling what is told.
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A proposito di Rina Sara Virgillito
in Archiviodistato-memoriedidonne
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Leggi anche il post: L'oro dei giorni gagliardi
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Dall'introduzione, di Rina Sara Virgillito, veniamo a sapere che la pubblicazione della raccolta dei 154 sonetti si Shakespeare è stata problematica fin dall'inizio, cioè il 1609 (un editore pirata Thomas Thorpe, la pubblicò, presumibilmente senza l'assenso dell'autore). Oltre alla questione dell'ordine dei sonetti che probabilmente non era esattamente quello che l'autore avrebbe voluto, c'era anche il mistero di chi fossero quel fair friend al quale sono "dedicati" i primi 126 sonetti , e quella dark lady alla quale sono "dedicati" gli altri 28 sonetti. Fair vuol dire bello, onesto e anche biondo, chiaro (di capelli, di pelle, di carattere?) mentre dark vuol dire tenebroso, oscuro e anche bruno (una donna di colore? O bruna di capelli? O tenebrosa nel carattere?). Due identità contrapposte. Una lady tenebrosa e un luminoso friend. Due archetipi, due amori contemporanei. Il sonetto 144 proclama questi due amori ufficialmente:
Due amori ho, mia gioia e mio sgomento
come due spiriti che mi suggestionano:
l'angelo buono è un uomo biondo e bello,
il tristo, donna è il malcolore. ( ecc.)
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Two loves I have of comfort and despair,
Which like two spirits do suggest me still;
The better angel is a man right fair,
The worser spirit a woman coloured ill.
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Nuova edizione: Newton
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sabato 10 gennaio 2009
Parentesi - 2

Cattive abitudini che intralciano il percorso, quello personale e quello di ogni società: giudicare gli altri invece che concentrarsi sui propri comportamenti.
(Foto: La trapezista-tuffatrice © Angela Siciliano)
Inadatto un prete se è omosessuale? Ma se il sacerdozio nel mondo cattolico è impostato sul celibato, che importanza può avere, se prima del sacerdozio, la sessualità è di un tipo piuttosto che un altro? Il sesso non avrà più diritto di essere praticato una volta assunto il ruolo!
In cosa consisterebbe il pericolo di un prete omosessuale? In questo caso o nel caso di un educatore, un insegnante, un maestro omosessuale, c'è il rischio che questi potrebbe sedurre un bambino? Ma allora, un maestro eterosessuale potrebbe sedurre una bambina? Certo, è possibile, certamente è accaduto a tante bambine, ma non si richiede un certificato di asessualità al momento di affidare un incarico, ad un insegnante qualunque; si dà per scontato, si presume, semmai, che l'insegnante essendo adulto si comporti appunto da adulto. Punto e basta. Eliminando dunque i preti e gli insegnanti omosessuali che si presumono essere anche pedofili, restano comunque i preti e gli insegnanti pedofili a tendenza eterosessuale! O la pedofilia sulle bambine non è così grave come sui maschietti?! Lo scopo non mi sembra sia soltanto eliminare la pedofilia. Che altro potrebbe essere? Non dare ai bambini un esempio che viene considerato "cattivo"?
Ma esempio di cosa, per cosa? Si va a lavorare per lavorare. Se sei barista, se sei cameriere, se sei avvocato lo sei e basta, fai il tuo lavoro e prendi il tuo salario/stipendio; se sei infermiera e lesbica, per esempio, non è che sbagli a contare le pillole da dare al paziente...Se accade è soltanto perchè sei eventualmente distratta, e questo può succedere a chiunque, indipendentemente dalla sessualità, dalla nazionalità, dalla religione e dal colore della pelle.
Ora ritornando a quell'iniziale giudicare gli altri invece che concentrarsi sui propri comportamenti: non mi sembra che rispondere a pregiudizi con altri pregiudizi sia costruttivo: i preti non sono tutti pedofili: chiunque abbia avuto contatto con loro, durante l'infanzia, lo sa. Qualcuno si, ma non tutti. Le suore non sono tutte donne frustrate o lesbiche latenti. Qualcuna si, ma non tutte. E il papa non è un vecchio pazzo, semmai un anziano signore che adempie ai compiti del suo ruolo: guidare i cattolici (non soltanto in Italia, ma in tutto il mondo) verso la "giusta pratica" (giusta per un cattolico che vuole essere tale).
Urge piuttosto liberarsi della paranoia chiamata ilpapaeivaloricattolici anche nellostatoapparentementelaico, ed è più sano passare a nuove "strategie" che non siano soltanto specchio delle malefatte e maldicenze degli omofobici, o i gaypride nel modello attuale. Mi permetto di dire questo da lesbica, non da cittadina italiana (non lo sono).
Quali strategie?
Meno ideologia e più vita quotidiana?
Meno urli e più disponibilità a comunicare veramente?
Meno vittimismo e più sicurezza di se stessi?
L'accettazione di sé non deve essere autorizzata dagli altri, non deve passare attraverso gli altri ma prima di tutto deve esistere in noi stessi: se ti accetti lo faranno automaticamente o quasi automaticamente anche gli altri. Ti rispetti? Lo faranno presto anche gli altri.
Naturalmente questa personale strategia va affiancata alla ponderata scelta dei partiti politici che assicurino leggi anti-omofobia, che favoriscano l'accettazione di tutti coloro che non corrispondono al modello sessuale della maggioranza. E a questo proposito: non ha senso pretendere che un nuovo governo lo faccia già il giorno dopo la scelta dei ministri! Magari tralasciando decine di altri problemi urgentissimi per tutti i cittadini, inclusi quelli omosessuali! Senza pazienza e senza il senso delle proporzioni, non si arriva da nessuna parte o nella migliore delle ipotesi vi si arriva con molto ritardo (più si ha fretta più tempo si perde).
Infine vorrei aggiungere e concludere questa "parentesi" con una domanda: Perché vogliono, i cattolici, imporre i loro valori a tutti gli altri? Perchè certe religioni vogliono imporre anche i propri tabù a tutti gli altri? Questo è accaduto, per esempio, con certi fumetti pubblicati un pò di tempo fa, nella nazione in cui vivo; e accade con certi movimenti "pro o contro la vita/la morte". Mi spiego meglio: se sei cattolico (o altro, dai valori simili) e l'eutanasia o l'aborto ti sembrano immorali e blasfemi, si suppone che tu né abortirai né aiuterai, diciamo, tua madre, dietro sua richiesta, a programmare di finire i suoi giorni dopo lunga malattia.
Tanto di rispetto per la tua posizione e coerenza. Ma, che centra tutto questo, eventualmente, con la mia vita e con quella di tutti gli altri che non hanno i tuoi stessi valori e le tue stesse credenze? Niente. Non c'entra niente. È una pura imposizione. Una prepotenza. Importante è, invece, che io non venga ad importi di morire quando tu vuoi vivere. E che io non venga ad importi di vivere quando tu invece vorresti morire.
Ritornando al tema precedente: nessuno sarà obbligato a diventare omosessuale o a cambiare sesso, se si riuscirà ad eliminare gli impedimenti o si riempiranno i vuoti delle attuali leggi, che per ignoranza hanno appunto ignorato i bisogni di una parte di cittadini, fino ad ora. Che siano un 2% o un 20% di una popolazione, non ha importanza. In ogni caso occuparsene, per i vari partiti, in modo razionale e ragionevole, è necessario e inevitabile. E farà bene a tutti, perché, per esempio, arrivare a dei contratti di convivenza equiparati al matrimonio, permetterà alla gente, fino ad ora costretta a nascondere la propria vera identità sessuale, ad avere lo spazio e il modo di vivere con più tranquillità, e tutti coloro che attualmente temono l'omosessualità come se fosse un virus contagioso dal quale difendere la propria salute e prole, potranno accorgersi, giorno dopo giorno, che non è un virus ma una differenza innocua.
E a questo proposito un minimo di accettazione delle paure altrui renderebbe chiunque più umano, anche un gay politicizzato: se per esempio la definizione matrimonio omosessuale fa paura a tante persone e/o crea allo stato italiano dei problemi diplomatici con Il Vaticano...chiamare la cosa in un altro modo aiuterebbe molto. E costerebbe pochissimo al proprio orgoglio (anche quello gay!). Quello che conta non è il nome alla cosa ma ciò che essa include: il riconoscimento a livello burocratico delle coppie omosessuali che desiderano essere riconosciute come tali e dei vari diritti annessi, per rendere la loro vita coerente, meno ipocrita, più agevole e dignitosa. Molti eterosessuali preferiscono convivere invece che sposarsi ma la legalità del matrimonio etero ha reso possibile che anche una convivenza - tra un uomo e una donna, con figli o senza figli - lentamente sia diventata rispettabile, negli ultimi decenni. La possibilità di essere riconosciute/e come coppia a livello legale, con tutto il bagaglio di solidarietà e rispetto reciproco e sociale che un simile contratto include, renderà sempre più normale la eventuale presenza di coppie, ed eventualmente di genitori omosessuali, negli spazi comuni, sociali, e non soltanto dietro una tenda o nei film.
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Vedi i Patti lateranensi su Wikipedia.it
e su cronologia.it
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Ultima modifica: 13.01.2009
giovedì 8 gennaio 2009
Salutare diffidenza
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Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci. Dai loro frutti li riconoscerete.
Vangelo secondo Matteo
7,15-16
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mercoledì 7 gennaio 2009
Quando l'amore non basta

A Bologna presso la Libreria delle donne in Via San Felice, 16/a.
A Milano presso la Libreria delle donne in Via Pietro Calvi, 29.
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martedì 6 gennaio 2009
Estensioni

Inger Christensen - poetessa e scrittrice danese, candidata al Nobel - è morta lo scorso 2 gennaio. Fra pochi giorni avrebbe compiuto 74 anni. Era nata nel 1935. Il suo debutto avvenne nel 1962 con una raccolta intitolata "Lys" (Luce), seguì "Græs" (Erba) nel 1963. Non ha mai smesso di scrivere: Liriche, commedie radiofoniche, romanzi, saggi; dedicandosi contemporaneamente all'insegnamento. Tra il 1959 e il 1976 è stata sposata a Poul Borum (scrittore, poeta e critico letterario). Dal 1994 membro dell'Accademia danese. Ha ricevuto diversi premi internazionali tra i quali Der Österreichische Staatpreis für Literatur (1994) e Grand Prix des Biennales Internationales de Poesie (1995). Famosa soprattutto in Germania (si esprimeva benissimo in tedesco). In Italia, credo sia stata pubblicata soltanto una sua raccolta, "Alfabeto", da Giardini Editore, nel 1987; in Danimarca era uscita nel 1981. Qualcosa della sua produzione è nelle raccolte curate da Maria Giacobbe: Giovani poeti danesi del 1979 (Einaudi) e in Poesia moderna danese del 1971 (Edizioni di Comunità).
Da Giovani poeti danesi: Teksten - exentioner (Il testo - estensioni):
7 ( sette)
Quando i matti si rotolano nella polvere
quando si stringono un'ameba di plastica
al petto e cantano osanna alla cultura
quando rialzano le statue crollate
e le portano in giro in una processione comune
alcune parti divelte o scheletri interi
quando sollevano i baldacchini congelati
del Pentagono Kremlino e l'universo
e li sollevano alti sopra le statue più belle
del presidente l'oratore il generale
e scrivono solo la parola amore
in mezzo alla sua fronte luminosa
allora l'amore certo è compromesso
ma il potere è trasformato
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Sul mercato italiano: ibs.it
Leggi anche il post intitolato Punk e macellaio
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domenica 4 gennaio 2009
Centellinata Winterson

Jeannette Winterson (1959)
http://www.jeanettewinterson.com/
A volte mi avvicino ad un autore da un suo libro qualunque, magari è l'ultimo pubblicato, e scopro che mi piace, che racconta me in un certo senso, che si prende uno spazio di intimità, in me, mi diventa intimo in un modo che resterà, un modo che va al di là della fisicità (non ci incontreremo: l'autore è forse morto oppure naturalmente occupato nella propria vita e così mentre lui o lei - o meglio "una parte di lui /lei"- è cosí evidentemente davanti a me, nelle mie mani, io non sono altro che un lettore, una persona che ha nella migliore delle ipotisi acquistato il suo libro, e basta). Ma in questa dimensione spirituale ho voglia di approfondire il rapporto con l'autore e vado alla ricerca degli altri suoi libri, uno, due, tre, avanti e indietro nei tempi di pubblicazione. Ad un certo punto mi sento sazia. Ho capito chi è, ho capito cosa vuole "dirmi". Oppure/eppure decido di concedermi il probabile restante piacere di leggerli, lentamente, aspettando, rimandando, sicura. Sono i libri e i loro autori come passioni, come amori, innamoramenti, legami chiusi in una scatola di carta, di fogli. Nel caso di Jeannette Winderson amo i suoi libri anche se spesso mi lasciano perplessa.
Ho cominciato con "Scritto sul corpo" pubblicato in GB nel 1992, uscito in Italia nel 1993, per la Mondadori (traduzione di Giovanna Marrone):
Quando dico "ti sarò fedele" sto delimitando un territorio tranquillo, fuori dalla portata dei desideri altrui. Nessuno può dettar legge all'amore; non gli si possono dare ordini e non lo si può rimettere in riga con le lusinghe. L'amore appartiene a se stesso, sordo alle suppliche e irremovibile di fronte alla violenza. L'amore non è qualcosa di negoziabile...C'è chi pensa che i desideri fortuiti possano essere banditi dal cuore come i mercanti dal tempio. Forse si può, se si tengono sotto controllo giorno e notte i propri punti deboli: non si guarda, non si sente, non si sogna. Il sistema di sicurezza più affidabile, benedetto dalla chiesa e approvato dallo Stato, è il matrimonio. Giura che ti concederai solo a lui o a lei e per magia sarà così. L'adulterio ha a che fare sia con l'illusione sia con il sesso. L'incantesimo non ha funzionato."
Poi sono passata a "Non ci sono solo le arance" che è uscito in GB nel 1985, in Italia sempre presso la Mondadori nel 1994, tradotto da Maria Ludovica Petta:
"Mi manca Dio. Mi manca la compagnia di qualcuno su cui poter contare totalmente. Continuo a non pensare a Dio come a un traditore. Ma i suoi servi, sì. Anche se i servi tradiscono per la loro stessa natura. Mi manca quel Dio che era mio amico. Ormai non so nemmeno più se Dio esista, ma so che se Dio rappresenta il modello emotivo ideale, pochissime relazioni umane possono stargli a pari."
Poi mi è stato regalato "Passione"edito in Italia da Garzanti (1989), tradotto da Mara Muzzarelli, pubblicato in GB nel 1987:
Stare con lei era come fissare lo sguardo in un caleidoscopio di colori accesi. Era fatta di tinte decise e, sebbene comprendesse meglio di me le ambiguità del cuore, il suo pensiero era limpido. "Vengo dalla città dei labirinti", diceva,"ma se mi domandi in che direzione andare, ti dirò: sempre dritto."
Altro regalo: "Simmetrie amorose" (GB 1998), Mondadori - 1998, tradotto da Pia Pera:
So che mio padre temeva che mi aspettasse una vecchiaia solitaria e anche una giovinezza solitaria. Non lo diceva, ma le parole dietro le parole mi dicevano che avrebbe preferito vedermi sistemata con un buon matrimonio piuttosto che vedermi remare contro la marea del mio lavoro. Resta il fatto che una donna con una vita emotiva incompleta può solo rimproverare se stessa, mentre un uomo che non ha tempo per il cuore ha solo bisogno di una moglie.
E "Il sesso delle ciliege", pubblicato in GB nel 1998 e in Italia nel 1999, da Mondadori. Tradotto da Carlo A. Corsi:
Essere nel tempo, in un continuo presente, è come guardare una carta e non vedere le colline, le forme e le ondulazioni, ma solo la forma piatta. Manca il senso delle dimensioni, si percepisce solo la superficie. Quando si pensa al tempo tutto diventa vertiginoso e precipitoso. Pensare al tempo è come fare girare un mappamondo in continuazione, rendendosi conto che tutti i viaggi esistono simultaneamente, che trovarsi in un luogo non significa negare l'esistenza di un altro, anche se l'altro non si vede né si sente, secondo i nostri abituali parmetri di giudizio.
Infine, in questo post:"Arte e menzogne"(GB 1994), Mondadori- 1996. Traduzione di Chiara Spallino Rocca:
Dal capitolo intitolato SAFFO: ...Ho molte domande da fare, non ultima la seguente: CHE NE AVETE FATTO DELLE MIE POESIE? ... Non c'è da sorprendersi che molti di voi abbiano scelto di leggere fra le righe dato che le righe stesse sono state più lacerate di una puttana in servizio al sabato sera...è compito del poeta dare un nome alle cose, è una bestemmia quando le cose si ergono per dare nomi al poeta... Considerate questa affermazione:"Una donna non può essere poeta". Dr samuel Johnson (Inglese, 1709-1784. Professione: esperto di linguaggio e chiacchierone).) A che cosa devo rinunciare? Alla mia poesia o alla mia femminilità? State certi che dovrò abdicare a una delle due se voglio preservare l'altra. Alla fine non è spettata a me questa scelta. Altri l'hanno fatta in vece mia. Ai miei tempi sono stata una granda poetessa ma anche una ragazzaccia. Consultate a questo proposito Platone (Greco, 427-347 a.C. Professione: filosofo) poi Ovidio che nel primo secolo a.C. ha tentato di riabilitarmi attribuendomi una storia d'amore a sfondo tragico. Io, che avrei potuto fare mia qualsiasi donna nel corso della storia, avrei perso la testa per un guidadore di autobus dai pantaloni cascanti, con attributi simili a quelli disegnati per burla sulle cartoline provenienti dalle località marine.
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I suoi libri su ibs.it e qualcosa su di lei in Wikipedia.it
Su Nokoss
Leggi anche il post Interminabile Roth (a proposito di autori amati il più a lungo possibile!)
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giovedì 1 gennaio 2009
I Dani
Scandinavia di Enzo BiagiRizzoli - 1977
Disegni di Ferenc Pinter
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Sulla Danimarca:
Dicono che sono i "terroni" della Scandinavia...
Al cittadino della Danimarca è promessa una esistenza ordinata, serena, senza gloriose avventure ma senza spiacevoli imprevisti...Certo non hanno scoperto il petrolio, come quelli di Oslo, circolano meno ricchi che per le strade di Stoccolma, il loro capitalismo non ha la stessa forza e la stessa intrapendenza, è più smorto, e il benessere non è esploso col clamore e la sicurezza che altrove, ma io li trovo autentici, abbordabili, senza grandi orgogli.
...La loro ambizione è modesta: non hanno né gli smisurati orizzonti né le nevrosi dei vicini...
...Ora le chiese sono deserte - uno su mille i battezzati...
...non ci sono grandi ricchi, e d'altra parte non esistono poveri...
Vivendo tra questa gente respiri un senso di sicurezza; non vi è timore del domani. L'avvenire è sicuro...Dicono che ai danesi mancano gli ideali, e può darsi, ma sanno chiaramente quello che vogliono...Qualunque conflitto, lo risolvono con la pazienza e pacificamente...è gente abituata a lottare, contro il mare, e contro i temporali che piegano il grano e marciscono il foraggio, è anche rassegnata al destino...Sono luoghi possibili per salvarsi e per vivere.
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...I danesi sono stati i primi a legalizzare la pornografia, considerandola, specifica la legge, "un bisogno naturale che non turba in alcun modo l'equilibrio della società"...Esistono bagni dove uomini e donne si immergono, senza costume e tutti insieme, e ciò non offende. I nordici ignorano la malizia...Il sesso non è soggetto di barzellette o di eccitanti discorsi, ma di tranquille lezioni...Situazioni che per noi hanno un sapore erotico, qui sono ritenute prive di qualunque mordente...la felicità dell'individuo conta più di tutto...è dal 1915 che le donne hanno ottenuto il diritto di votare...
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Il libro descrive, con uno sguardo che va dall'ammirazione all'ironia, ovviamente anche la Svezia, la Norvegia e la Finlandia; ma a parte le differenze, tante delle relative descrizioni valgono anche per la Danimarca (e per gli altri tre Paesi). A volte è evidente nello sguardo di Biagi l'incapacità di capire un mondo troppo diverso da quello al quale sta parlando e appartiene, ma vi è sempre presente la voglia di raccontare quello che sa, quello che ha "raccolto".
A distanza di più di trenta anni, pur essenso il mondo abbastanza mutato, pur essendo superati parecchi dettagli, il suo libro è ancora per buona parte "attuale". Se non si è mai messo piede in Scandinavia il libro risulterà ancora come la descrizione di un mondo "troppo diverso per esistere davvero", ancora esotico. L'attuale Scandinavia è in realtà meno lontana di allora dal resto dell'Europa (nel bene e nel male) e oserei dire che il resto dell'Europa si scandinavizza leggermente e lentamente. Dei quattro, politicamente, la Norvegia non è mai entrata nella Comunità Europea e la Finlandia si distingue oltre che per la lingua appartenente ad un altro ceppo, anche per certi aspetti "passionali" del comportamento.
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Degli altri tre Paesi:
Dai capitoli sulla Svezia:
...una legge, del 1958, ha consentito alle svedesi di avviarsi al sacerdozio.
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Dai capitoli sulla Norvegia:
Il loro umore dipende molto dalla natura; si svegliano dall'inverno affamati di sole. Per duecento giorni dell'anno a Oslo c'è il gelo. Esiste un male che si chiama Voersyk, una sofferenza legata alle stagioni, e che la primavera guarisce sempre.
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Dai capitoli sulla Finlandia:
...nelle prigioni si trovano cinque volte più omicidi che nelle carceri modello di Svezia. Si accoppa anche, con foga meridionale, per gelosia e per passione, che è deplorevole ma umano...Non sfuggono al confronto, e hanno un coltello, il puukko, che risolve le risse e le divergenze ideologiche...
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Ultima modifica: 2.1.2009
martedì 30 dicembre 2008
Indimenticato

lunedì 29 dicembre 2008
The Golden Notebook

Il taccuino d'oro (1962)
Feltrinelli - 1964
Traduzione di Marialivia Serini
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Dal tomo secondo:
"... Mi capiterà di prendere in mano un libro e dire: Ah così l'ha già scritto lei? Meglio così. Benissimo, così non dovrò scriverlo io."
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Doris Lessing su Feltrinelli
lunedì 22 dicembre 2008
I draghi calicantanti
I draghi locopei(Imparare l'italiano con i giochi di parole)
È la trasposizione delle lettere di una parola in modo da formarne un'altra.
sabato 20 dicembre 2008
Sciarriandosi
Da Absolute Poetry Festival di Monfalcone (3/7 giugno 2008):Jolanda Insana è, nelle parole del suo primo grande estimatore, il compianto Giovanni Raboni, “uno dei più vividi talenti espressivi suscitati negli ultimi decenni dalla riluttanza a morire della nostra povera, martoriata, meravigliosa lingua italiana”. La sua è una scrittura impavida e provocatoria, fatta di versi roventi in cui la solennità del vaticinio si mescola alla causticità dell’invettiva. Costruita all’interno di una potente griglia formale e caratterizzata da frequenti ibridazioni linguistiche, la poesia di Insana apre squarci realistico-visionari sulla contemporaneità, senza consegnare al lettore facili soluzioni di appagamento.
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Jolanda Insana nata a Messina nel 1937, vive a Roma dal 1968. Ha pubblicato diversi libri di poesia: Sciarra amara (1977), Fendenti fonici (1982), Il collettame (1985), La clausura (1987), Medicina carnale (1994), L’occhio dormiente (1997), La stortura (2002), La tagliola del disamore (2005) e Tutte le poesie 1977-2006 (2007). Il siciliano insapora spesso i suoi versi. Entrare nella sua poesia è come entrare in un giardino sempre e comunque esotico, in cui certi fiori e certi frutti (a volte velenosi a volte indescrivibilmente deliziosi) sono unici, inesistenti altrove; le sue parole sono invettive, sferzate, fendenti, come da un cavaliere medievale pazzo, furioso, forse anche ubriaco eppure abile, sapiente, preciso e persino tenero. Non a caso il primo volume pubblicato si intitola Sciarra amara (sciarra in siciliano vuol dire lite): tutta la poesia della Insana è una "sciarriàta" con la vita senza perdere una battuta, senza cadere di tono, dosorientando anche il più colto interlocutore... quanto basta per infilzarlo! E nonostante l'apparente crudeltà quello che resta è la gioia, turbolenta, di vivere.
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Qua e là, tra i suoi versi:
Da Il collettame (Societá di poesia, 1984), che
inizia con "una dedica": mi hai scelto e il marchio è una condanna
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...non sta scritto da nessuna parte che basta un'occhiata
e si può andare per regioni e province di realtà
dove sentire o non sentire è questione di gusto
a me importa la pelle e la loquela e
la squadratura della spalla per sapere
chi entra in scena e che mosse prepara...
.
...è aperto il conflitto tra me che muto e te che non muti
e ti accerchio e inseguo il punto di più dolce resistenza
dove la parola si sfarina sulla lingua e azzanno
e ti faccio in quattro
.
...non seguo il discorso del non-errore
e poi come fidarmi se dici di non sbagliare
e invece sbagli tono sbagli porta
mi sconfondi con la guardia giurata di turno
non ti seguo
sono io che erro sapendo di errare per luoghi recitati
.
...la moneta che mi rendi è fuoricorso
e non mi compro nulla
sono troppo fuoricampo per forzare le orecchie
del presente e cancellare la parte di spettanza
del giorno avanti giorno
.
mi spoglio del mantello del momento
e metto in tavola il sette d'oro
ma la risposta tarda a venire
.
sta a un tiro di schioppo il cuore
dietro barricate di bardigli
e se centro lo scoppolo e spappolo
e non avete niente nessuno
.
venditori di fumo e trafficanti di finzioni
siamo noi gli esecutori della prima colazione
con spreco di scontro e sprezzo d'incontro
.
e non mi sfugge quello che faccio in sogno
.
ecc...
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Da La clausura (Crocetti editore - 1987) .
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INFNÍ INFNÀ DELL'EPIFANIA
...m' intrucido e ti spicchio amante cavernosa del buio
intervallato per raccontare storie d'imbottigliamenti
e tra una sorsata e l'altra è lí che tocco il punto molle
dove si sgraffia l'anima e la pelle
e avvoltoi volteggiano sulla route per Tafraút
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LA PARABOLA DEL CUORE
...si prega di non abbandonare rifiuti
si legge sul sentiero che dalla spiaggia porta alla tua
quarta casa
covo di cazzame e straglio
bastardo e randa
.
l'empito per entrambi è rimesso in discussione
e la prima volta è sempre l'ultima
ma se esce pari vinco
e se esce dispari perdi
.
ecc...
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Tutte le poesie (1977 - 2006) su ibs.it
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Jolanda Insana presso la Garzanti
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mercoledì 17 dicembre 2008
Nightwood

(1892 - 1982)
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Bosco di notte (1936)
Bompiani -1979
Con una introduzione di T.S.Eliot
Traduzione di Filippo Donini
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Foto: Berenice Abbott
(Djuna Barnes nel 1926)
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CAP.4 - L'INTRUSA :
...Jenny aveva un naso aquilino e un corpo piccolo, esile e feroce, che faceva pensare alla moglie di Pulcinella: naso e corpo non andavano d'accordo.
...Sembrava vecchia ma le si poteva predire lunga vita.
...Un'aurea di morte sembrava che l'avvolgesse, ma era la morte di qualche altra persona.
...Ci sono degli odori assolutamente mentali, senza fondamento di realtà, e in questo senso il suo odore sembrava quello di una donna che sta per partorire.
...Le pareti delle sue stanze, gli armadi, i cassettoni, erano pieni e strapieni di ricordi del passato, ma ricordi di seconda mano. Per mettere insieme un bottino di prima mano, ci vuole un ladrone autentico. Al dito portava l'anello di matrimonio di un'altra, sul tavolo c'era una fotografia di Robin fatta per Nora. I libri della biblioteca non li aveva scelti lei.
...Le parole che le uscivano dalla bocca sembravano tutte prese in prestito: se avesse dovuto inventare un vocabolario da sola, sarebbe stato un vocabolario di due parole: "ah", e "oh".
...Voleva essere la ragione di tutto, e così non era la causa di nulla.
...Che quando faceva l'amore emettesse colorite sclamazioni nello stile della commedia dell'arte, era inevitabile pensarlo, benché il pensiero che facesse l'amore non sarebbe dovuto venire a nessuno. Quanto a lei, non pensava quasi ad altro, e lo faceva continuamente, ma desiderava l'amore spirituale e ne parlava sempre, senza riuscire a raggiungerlo. Nessuno poteva penetrare nella sua intimità, perché non c'era un'intimità in cui penetrare, e questa impossibilità la faceva ribelle: non poteva partecipare a un grande amore, poteva solo raccontarlo.
...Come dai solidi archivi dell'uso comune aveva rubato la dignità del linguaggio e se n'era appropriata, così s'impossessò dell'amore più appassionato di cui avesse conoscenza, quello di Nora per Robin. Era una "intrusa" per istinto.
Jenny seppe di Nora immediatamente: non si poteva stare dieci minuti con Robin senza saper tutto di Nora.
...Agli appuntamenti che seguirono, Jenny era sempre in anticipo, e Robin in ritardo.
...A tavola Jenny si sporgeva tutta in avanti, Robin si tirava indietro...Cosí esse formavano le due metà di un motivo che aveva, come in una scultura, la bellezza e l'assurditá di un desiderio in pieno rigoglio ma che non può dar frutti, incapace di adempiere il suo destino...erano come atleti greci pronti alla corsa, col piede alzato ma senza il sollievo del comando finale che avrebbe fatto scattare il piede in giù; erano eternamente in collera, eternamente separate...
Non passò molto tempo, e Nora e Robin si separarono. Poco dopo Jenny e Robin partirono per l'America."
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Attualmente, presso l'Adelphi (Bosco di notte e La foresta nella notte sono lo stesso libro). Ma è temporaneamente esaurito.
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Su Djuna Barnes che negli anni venta e trenta era a Parigi (come Hemingway, Gerdtrude Stein e tanti altri americani), in Wikipedia.
Su Berenice Abbott in Wikipedia.
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lunedì 15 dicembre 2008
Parentesi - 1

IL FASCINO DEI TITOLI
(Foto: La trapezista-tuffatrice © Angela Siciliano)
Tanti anni fa, avevo un piccolo scaffale alla parete dell'ingresso. I libri che ci allineavo erano pochi. Tra questi si distingueva per dimensione "Rapporto dalla Scandinavia" dell'autore (Bruno?) Amoroso, mi sembra edito da Laterza. Un giorno venne a trovarmi un ragazzo, non proprio un amico, un ragazzaccio simpatico, affetto come di eccesso di energie, insomma innocentemente maldestro anche se non innocuamente. Comunque, ci stavamo salutando in questo ingresso-corridoio e il suo occhio cadde su questo tomo, e sbottò: "Amoroso rapporto dalla Scandinavia...(Parolaccia!), ma voi donne non fate altro che pensare al sesso! Tu poi!!". Non vi dico la faccia che fece quando gli misi il libro in mano e capì che Amoroso era un cognome e il rapporto al quale il titolo alludeva era un attento esame della realtà sindacale nei diversi paesi scandinavi: Chi aveva in testa cosa?!Più o meno stessa situazione diversi anni dopo a casa di amiche, o forse non proprio amiche ma sulla buona strada per diventarlo. Ero stata invitata a cena e c'erano altri ospiti. Si arrivò a parlare delle rispettive letture del momento e io tirai fuori dalla mia borsa "Tecniche di seduzione" di Andrea De Carlo, alla vista del quale, una delle due padrone di casa sbottò, più irritata che ironica: "Non è possibile!! Non capisco perchè si deve sempre pensare di sedurre e addirittura tu trovi necessaria una tecnica per farlo!! Sempre la testa là!". Non vi dico l'espressione che fece subito dopo quando le spiegai e dimostrai che non si trattava di seduzione erotica!
Frasi come queste, attacchi più o meno amichevoli, raccontano molto su cosa gli altri pensano di noi ... ma anche su chi sono loro. Io li ho scusati quei due pensando che anche a me capita di giudicare erroneamente, con la stessa sicumera e la stessa arroganza. Siamo dunque pari, ad un livello non personale ma direi galattico!
domenica 7 dicembre 2008
Angst

mercoledì 3 dicembre 2008
Il fruscio dell'irruzione

Boris Leonidovich
Pasternak
(1890 - 1960)
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E a proposito di traduzioni, e di luccichii, di note e sfumature aggiunte (o tolte), mi è sempre piaciuto confrontare le traduzioni.
A coloro che hanno, come me, il gusto per le variazioni, non dispiacerà leggere queste due versioni di alcuni versi di una poesia di Pasternak: "Nessuno sarà in casa" datata 1931.
La prima è di Evelina Pascucci (Pasternak-Poesie d'amore - Newton -1988), la seconda è di Bruno Carnevali (Pasternak-Poesie-Newton -1978).
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1a -Nessuno sarà in casa
salvo il crepuscolo. Il solo
giorno invernale nel vano trasparente
di tendine scostate.
1b - Non ci sarà nessuno in casa,
tranne il crepuscolo. Solo
il giorno invernale nel trasparente spiraglio
di cortine dischiuse.
ecc. ecc...
5a -Ma per la tenda d'un tratto
scorrerà d'un irruzione il brivido.
Il silenzio coi passi misurando
tu entrerai, come avvenire.
5b - Ma d'improvviso per la tenda
passerà il tremito di un'irruzione.
Misurando coi passi il silenzio
entrerai tu come il futuro.
6a - Apparirai presso la porta,
senza orpelli vestita, di qualcosa di bianco,
di qualcosa proprio di quei tessuti
di cui cuciono i fiocchi.
6b - Apparirai sulla soglia indossando
qualcosa di bianco, di semplice,
proprio qualcosa di quelle stoffe,
di cui fanno i fiocchi di neve.
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Vedi anche il post del 19 luglio 08: versi avversi
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domenica 30 novembre 2008
Sii nuda anima mia

Henrik Nordbrandt (1945)
Penso a lui perché novembre se ne va finalmente e lui ha scritto una poesia che dice: Året har 16 måneder: November /december, januar, februar, marts, april /maj, juni, juli, august, september /oktober, november, november, november, november.” Cioè: L'anno é di 16 mesi...e il resto non è necessario tradurlo.
Nordbrandt è danese ma ha vissuto a lungo in diversi paesi mediterranei, soprattutto in Turchia.Voglio chiudere il mese di novembre del 2008 in bellezza, con un sua poesia di tanti anni fa, tradotta da Maria Giacobbe per Einaudi in "Giovani poeti danesi"- 1979. Trascrivo ambedue le versioni.
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Sii nuda anima mia , e calma,
questo è l'amante che con tanta impazienza
attendemmo, tu e io
l'amante che ci strapperà l'uno all'altro
e ci ricondurrá in patria a noi stessi.
I miei nervi cantano le sue armi
e le sue divelte membra d'acciaio.
E ogni mia vena selvaggiamente anela
a sciogliere le ossa mie
dal suo sguardo che beffardo le lega.
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Vær nøgen min sjæl, og rolig
dette er den elsker vi har ventet
så utålmodigt på, du og jeg
den elsker som skal rive os bort fra hinanden
og føre os hjem til os selv.
Mine nerver besynger hans våben
og hans forrevne stållemmer.
Og hvert blodkar i mig længes vildt
efter at befri mine knogler
fra dit blik, sjæl, som spottende fastholder dem.
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Sul mercato italiano di Nordbrandt esiste attualmente una raccolta presso Donzelli Editore
dal titolo "Il nostro amore è come Bisanzio", a cura (e traduzione dal danese) di Bruno Berni.Così viene presentato il suo lavoro dalla Donzelli:
"Per la prima volta viene proposta in Italia un'antologia delle liriche di uno dei maggiori poeti danesi contemporanei, Henrik Nordbrandt. Nato a Copenaghen nel 1945, Nordbrandt ha scelto di trascorrere gran parte della sua vita lontano dalla propria terra, sotto i cieli meridionali della Spagna, della Grecia e della Turchia, soggiornando spesso anche in Italia. Il suo interesse per i paesi mediterranei non è quello di un turista, ciò che lo ha spinto nel meridione d'Europa non è il tradizionale viaggio dell'uomo del Nord alla ricerca di mondi esotici e idealizzati, ma un sentimento di estraneità e di irrequietezza. La sua opera è costantemente attraversata dalla diffusa sensazione di trovarsi sempre nel luogo e nel momento sbagliato. In una tale condizione di spaesamento il poeta è solo: solo di fronte al mondo che osserva e descrive nelle sue metafore, solo di fronte all'amore, che della sua poesia è uno dei temi ricorrenti, solo nell'inquieto passaggio dall'uno all'altro degli innumerevoli luoghi che popolano i suoi scritti. L'autoironia, il graffiante sarcasmo, l'elementare sensualità della sua lingua impediscono tuttavia alla poesia di Nordbrandt di rinchiudersi nella commiserazione di sé e del mondo, ma la aprono, piuttosto, a un dialogo positivo con la realtà, che rende la voce di Nordbrandt atipica nel panorama della lirica danese di questi anni. Negli ultimi tempi, del resto, al confronto con l'alterità del mondo mediterraneo si è affiancata una riscoperta del paesaggio danese, dell'intimità del rapporto con i luoghi d'origine, radicata però in una prospettiva più ampia. Dal suo debutto nel 1966, con il volume Digte (Poesie), all'ultima raccolta, Drømmebroer (Ponti di sogno), del 1998, Nordbrandt ha tracciato una delle parabole più significative della Danimarca contemporanea, ricevendo numerosi riconoscimenti. "Il nostro amore è come Bisanzio" comprende una scelta dalle oltre venti raccolte pubblicate da Henrik Nordbrandt nell'arco degli ultimi trent'anni con l'obiettivo di rappresentare questo percorso.
Nato in Danimarca nel 1945, Henrik NORDBRANDT ha esordito nel 1966 pubblicando finora più di venti volumi di poesia. Fin dai primi anni settanta vive lontano dal suo paese d'origine, con lunghi soggiorni in Turchia, in Grecia e in Spagna. Lodato dalla critica e adorato dal pubblico, che accoglie con particolare favore ogni sua nuova opera, ha appena ricevuto il prestigioso "Premio per la letteratura" assegnato dal Consiglio Nordico. A parte un esiguo numero di testi tradotti in antologie, la presente raccolta rappresenta la prima ampia scelta della sua opera pubblicata in volume in Italia". (Era il 2000).
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* La rivista Poesia ha pubblicato spesso sue poesie. In questa pagina di Poesia si possono trovare diverse sue poesie.
* Con Bruno Berni in La nota del traduttore
* Di Maria Giacobbe presso la casa editrice Il maestrale
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giovedì 27 novembre 2008
Un terzetto
La foto: Gertrude Stein (1874-1946)
& Alice Toklas (1877-1967)
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Il libro:
Gertrude Stein
Come volevasi dimostrare (1903) e Fernhurst (1904-1905)
Nello stesso volume.
Einaudi - 1975
Traduzione di Floriana Bossi
*
Da Fernhurst - La storia di Philip Redfern, uno studioso della natura femminile:
"C'è una tale solennità in un primo incontro con coloro che hanno una profonda importanza nella nostra vita che dà un carattere sacro alla frase più banale."
" Capita spesso nel ventinovesimo anno di una vita che tutte le forze impiegate negli anni dell'infanzia, dell'adolescenza e della giovinezza in un combattimento confuso e feroce si dispongono in schiere ordinate - si è incerti dei propri scopi, significati e capacitá durante quegli anni di tumultuosa crescita quando le aspirazioni non hanno alcun rapporto con la realizzazione e ci si tuffa qua e là con energia e sbagliando direzione nelle tempeste e nel travaglio della costruzione di una personalitá finché alla fine raggiungiamo nel ventinovesimo anno il dritto e stretto passaggio della maturitá e la vita che era tutta tumulto e confusione si limita e si restringe nella forma e negli scopi e noi barattiamo una grande oscura possibilitá per una piccola dura realtá."
Da Come volevasi dimostrare (Arrischiati rapporti erotico-sentimentali tra tre "universitarie americane della classe più abbiente", Adele, Mabel Neathe e Helen):
"...cioè non abbiamo mai avuto un rapporto d'importanza vitale ma abbiamo bevuto molto tè insieme e ci abbiamo fatto del sentimentalismo sopra in modo più o meno interessante."
"È una delle peculiaritá della femminilità americana che il corpo di una civetta spesso racchiuda l'anima di una puritana e che le forme angolose di una zitella siano possedute da una natura tropicale."
"Ho cercato di adeguarmi ai tuoi esperimenti - disse alla fine - ma tu non hai avuto pietà. Non sei stata contenta finché non hai dissezionato ogni nervo del mio corpo e non l'hai lasciato completamente scoperto ed è stato troppo, troppo. Dovresti lasciare ogni tanto un po' di respiro alle tue cavie anche nell'ardore della ricerca."
"L'ospite medio esprimeva il suo apprezzamento dichiarando semplicemente che era una perfetta padrona di casa, ma gli osservatori più sensibili notavano che, piuttosto che i modi di una perfetta padrona di casa , lei aveva i modi più discreti del perfetto gentiluomo."
"- Non hai il diritto di usare sempre la tua sofferenza come un'arma! - gridò Adele andando in collera. - Che cosa vuoi dire? - domandò Helen. - Voglio dire che tu mi fai violenza col tuo dolore e poi mi ritieni responsabile di tutta la faccenda. Io sono disposta a sopportare i miei guai ma non ho intenzione di prendermi tutta la responsabilitá dei tuoi."
" Oh sí lo so che sei abbastanza generosa quando sei tornata a casa e hai avuto il tempo di pensarci sopra, ma è la generosità delle azioni istintive che conta e quanto a questo non credo che possano esserci molti dubbi su chi sia più generosa di noi due."
"- Non ha molta importanza - disse Helen la sera della partenza, - in che stato d'animo ci lasciamo perché prima o poi so che torneremo a sentirci unite. - Penso di si, - rispose Adele senza alcuna gioia."
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Come volevasi dimostrare è tra i "libri preziosi" della Libreria delle donne di Milano
I libri della Stein attualmente sul mercato italiano
G.Stein su Wikipedia
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martedì 25 novembre 2008
A come adulterio

Nathaniel Hawthorne (1804-1864)
-
La lettera scarlatta (1850)
a cura di Tommaso Pisanti
Tascabili Economici Newton -1993
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A prescindere dall'adulterio e le sue conseguenze descritti nel romanzo (che trovo forte, direi, come un Nebbiolo d'Alba), e del quale non voglio raccontare ma che vi consiglio di leggere, se già non lo avete fatto, mi colpisce questa riflessione che sembra sempre attuale e valida in ogni continente:
"S'è parlato a lungo della vita degli impiegati; ma non s'è detto, - e non se ne può prescindere, - quel che accade quando un partito politico avverso va al potere. La vita allora diventa impossibile, e nulla di più doloroso per l'impiegato che vedere il suo destino nelle mani di persone le quali non lo apprezzano o, s'egli si era tenuto sempre in disparte nella politica, sapersi ugualmente designato come vittima per quella sete di sangue che sempre divampa nell'ora del trionfo. Ecco infatti una caratteristica della maggior parte degli uomini: di diventar feroci soltanto perché è in loro potestà fare del male."
Per acquistarlo: Einaudi
Su: sherlockmagazine
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domenica 23 novembre 2008
Un angelo da biblioteca

Marianne Moore
(1887 - 1972)
*
Unicorni di mare e di terra
(Poesie 1935 - 1951)
.
Rizzoli - 1981
Traduzione di Giovanni Galteri
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LA POESIA
Non piace neanche a me: ci sono cose
assai più importanti si simili inezie.
Comunque, leggendola con assoluto disprezzo,
alla fine vi si scopre
uno spazio per il genuino.
Mani capaci di afferrare,
occhi capaci di dilatarsi,
capelli all'occorrenza capaci di rizzarsi,
sono cose importanti non in virtù delle interpretazioni pompose
che possono suggerirvi, ma perchè sono utili.
Quando tanto si allontanano dal genuino da non essere più intelligibili,
di noi tutti si può dire la stessa cosa: non possiamo ammirare
ciò che non riusciamo a capire: il pipistrello
appeso a testa in giù o in cerca di qualcosa
da mangiare, elefanti che spingono, un cavallo selvaggio
che si rotola, un lupo
sotto un albero, instancabile, il critico ottuso
cui si contrae di scatto la pelle
come a un cavallo infastidito da una pulce,
il tifoso di base-ball, l'esperto di statistica -
e non ha senso neppure
svalutare "documenti commerciali e libri scolastici".
Sono importanti anche questi. Però occorre distinguere:
se vengono ostentati
da poeti di secon'ordine, il risultato
non sarà mai poesia. Né vi sarà poesia
finché i poeti non sapranno essere
i "veristi dell'immaginazione"
sdegnando banalitá e insolenza,
e non sottoporranno al vostro esame "giardini immaginari
con dentro rospi veri".
Se, comunque, pretendete da un lato
il materiale greggio della poesia allo stato greggio
e dall'altro richiedete ciò che è genuino,
allora vuol dire che la poesia v'interessa.
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Nell'edizione definitiva del 1935, "The Complete Poems of Marianne Moore", la poesia fu ridotta a tre versi:
Non piace neanche a me./ Leggendola però con assoluto disprezzo, alla fine vi si scopre/uno spazio per il genuino.
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Miss Moore su Wikipedia.en e su A.W.W.
venerdì 21 novembre 2008
Tra le sacre righe

mercoledì 19 novembre 2008
Tra una città e l'altra

Tra una città e l'altra
divisa tra i due letti
resterò fuori da ambedue i corpi
tra i due confini e le due lingue
nella terra franca
mi sarà possibile intrecciare
i filamenti
delle figlie nate
dalle impudiche voglie
risolvendo i dubbi
su chi sarà l'uditorio
e cosa sia il neutro universale
che si vende
nelle aule universitarie
di cosa è cantabile e cosa
invece è preferibile tacere
mi permetterò domande retoriche
e preparerò risposte scontate.
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Il premio!: "Lo spacco alla radice" / "Sources" di Adrienne Rich ( Æstro) e "Unicorni di mare e di terra" di Marianne Moore ( Rizzoli), e qualche altro libro che non ricordo.
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In giuria c'erano: Cristina Colafigli, Amanda Knering, Marcia Theophilo, Antonella Anedda, Adele Cambria, Elia Magalò, Giovanna Bemporad, Biancamaria Frabotta, Elisabetta Granzotto, Dacia Maraini.
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lunedì 17 novembre 2008
Un appuntamento mancato

L'africano di
Jean-Marie-Gustave Le Clézio (1940)
Il Padre di Le Clézio era medico nell'esercito britannico e per parecchi anni vivrà da solo, in Africa, lontano dalla moglie e dai figli, anche a causa della guerra.
Quando Le Clézio rivedrá suo padre, al termine della sua vita africana, questi non sarà un amico ma un rigido sconosciuto da provocare e combattere e dal quale aspettarsi diverse violenze. L'autore cerca di capire perchè il giovane medico, felice di essere libero nello spazio africano insieme a sua moglie, è diventato in un secondo momento l'inflessibile individuo autoritario, pieno di manie, e di regole da imporre ai propri figli.
La risposta sta negli anni trascorsi in isolamento; nelle miserie, le sofferenze, le ingiustizie che ha visto e che ha cercato di lenire con la dedizione; nei destini tragici della gente africana da lui incontrata, curata, assimilata nell'animo.
"Senza dubbio le cose sarebbero andate diversamente se non ci fosse stata la frattura della guerra, se mio padre, anziché doversi confrontare con dei figli che non conosceva più, avesse imparato a vivere con un neonato in casa, se avesse seguito quel lento percorso che dalla prima infanzia conduce all'etá della ragione...Oggi finalmente riesco a rimpiangere quell'appuntamento mancato..."
"L'Africa non lo aveva trasformato, ne aveva solo acuito il rigore. Quando, più tardi, ormai in pensione, è venuto a vivere nel Sud della Francia, si è portato dietro quell'eredità africana. Autorità e disciplina, fino alla brutalitá. Ma anche precisione e rispetto - regole fondamentali delle antiche società camerunesi e nigeriane, dove i bambini non devono piangere né lamentarsi - e la vocazione per una religione scevra di orpelli e superstizioni..."
"Ventidue anni d'Africa gli avevano instillato un odio profondo per ogni forma di colonialismo...Le sue non erano idee astratte, e nemmeno scelte politiche. Era la voce dell'Africa che parlava in lui, risvegliando sentimenti antichi."
"È morto l'anno in cui l'AIDS ha fatto la sua comparsa. Ma aveva già intravisto l'oblio strategico in cui le grandi potenze coloniali dimenticano un continente dopo averlo sfruttato."
L'africano - instar.libri - 2007
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(e Il verbale - :duepunti - 2005)
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su wikipedia.fr
E per associazione d'idea: Madre Africa (alza il volume)! - 1966
sabato 15 novembre 2008
...ed era bello favorirti

Alda Merini.com
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In "Un'anima indocile" - Edizioni La Vita Felice - 1996
da Ultime poesie d'amore
Questa difficile conclusione di vita,
questo premere selvaggio della bocca
contro i tuoi inguini, contro le tue palme
aperte, questa durata di fuoco
finché sale l'estasi del piacere
che travolge le nostre menti
e il tuo durare sui miei seni gentili,
sui capezzoli furibondi
finché la carne si esalta
e vive il fuoco del pianto
e insieme allora piangiamo
l'uno sull'altro riversi
perché ci siamo sentiti svuotati
del paradiso terrestre.
*
In "Clinica dell'abbandono" - Einaudi - 2003
Naviglio di sera
Si entra in queste case senza dimore con l'idea
precisa e la speranza di trovare la fatalità il destino
si considerano le pietre gli abitanti i luoghi
le speranze cadute sulle pietre le voci dei bimbi
che un tempo salivano sopra gli alberi e sembra
di sentire cinguettare quegli angeli che hanno dato
la misura dell'aldilà quei piccoli amorini che vibrano
la sera sul cuore di questi ragazzi che cercano
una seconda una terza infanzia o una maturitá piena
di lusinghe ragazzi che non vogliono crescere
che non cercano né il passato né l'avvenire
un florilegio di ragazze bellissime e prodigiose
che cantano lo spazio della nostra anima.
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Il titolo del post: ...ed era bello favorirti, è un verso della poesia senza titolo a pag. 15, in Un'anima indocile.
Su Wikipedia
giovedì 13 novembre 2008
Pensiero naufrago
lettereanessuno.splinder.comAlessandro Assiri da Modulazione dell'empietà
- Lieto Ciolle - 2007
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supposi
quello sguardo su di me
dispiegai la vanità
in un goffo gongolìo.
Ravvivandomi i capelli
davanti a una vetrina
barattai la vita
per una piccola lusinga.
.
A nessuno è concesso di continuare come si è iniziato.
Piano piano subentra una deriva delle cose, un piccolo naufragio del pensiero,
un timido desiderio del congedo.
mercoledì 12 novembre 2008
Novembre...
Foto di G. Nielsen: Copenaghen, Tøjhusbænken Un poesia al giorno toglie novembre di torno: Il lungo, buio, umido, freddo novembre copenaghese... Ma oggi direi un verso al giorno, un paio di versi al giorno...quanto basta per sentire un po' di calore nelle vene! Versi come un sorso di vino....Un verso al giorno per togliersi novembre di torno...Il lungo, pesante, scuro, inevitabile novembre!
---
Louis Aragon
Da Non esistono amori felici
in POESIA N. 57
Nulla appartiene all'uomo Né la sua forza
Né la sua debolezza né il suo cuore E quando crede
Di aprire le braccia la sua ombra è quella di una croce
E quando crede di stringere la felicità la stritola
La sua vita è uno strano e doloroso divorzio
Il n'y a pas d'amour heureaux
Traduzione di Tiziana Mian
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Anna Achmatova
Crocefissione
in POESIA N: 57
"Non piangere, madre, per me, che giaccio nella tomba".
1
Il coro degli angeli magnificò la grande ora,
E i cieli si stemperarono nel fuoco.
Al Padre disse: " Perchè mi hai abbandonato!" .
E alla madre: "Non piangere per me...".
2
Maddalena si percuoteva e piangeva,
il discepolo amato era impietrito,
E là dove stava silenziosa la Madre,
Nessuno osò guardare.
Traduzione di Paolo Galvagni
---------------
Maria Luisa Spaziani
"Inediti"
in POESIA N. 119
XXVI
Questa sera somigli a tutti gli uomini amati
da me negli anni, angeli-capitani,
pianori di pace nel frastuono del mondo.
Il mio genio era acuito, i sensi illuminati.
La grazia e la forza tua me li riportano
ma non sei loro, loro non sono te.
Erano i gradini per raggiungere la vetta,
fascio di luce del tuo solo nome.
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Insomma oggi ci son voluti tre sorsi di buon vino per superare questo giorno di novembre...
lunedì 10 novembre 2008
Un che, senza perchè

Scrivere il curriculum
-
Che cos'è necessario?
È necessario scrivere una domanda,
e alla domanda allegare il curriculum.
-
A prescindere da quanto si è vissuto
è bene che il curriculum sia breve.
-
È d'obbligo concisione e selezione dei fatti.
Cambiare paesaggi in indirizzi
e malcerti ricordi in date fisse.
-
Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.
-
Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all'estero.
L'appartenenza a un che, ma senza perchè.
Onorificenze senza motivazione.
-
Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi.
-
Sorvola su cani, gatti e uccelli,
cianfrusaglie del passato, amici e sogni.
-
Meglio il prezzo che il valore
e il titolo che il contenuto.
Meglio il numero di scarpa, che non dove va
colui per cui ti scambiano.
Aggiungi una foto con l'orecchio in vista.
-
È la sua forma che conta, non ciò che sente.
Cosa si sente?
Il fragore delle macchine che tritano la carta.
-----------
Traduzione di Pietro Marchesani
in POESIA N.119
Luglio/Agosto 1998
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Su: Rai libro
domenica 9 novembre 2008
Verdura o frutta o versi lambiccati

Dario Bellezza
(1944 - 1996)
Dal N.90 di POESIA (Mensile internazionale di cultura poetica) - Dicembre 1995, e dal N.95 - Maggio 1996 - / Crocetti Editore
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N.90: "Inediti": Il nulla
Sei Dio forse
solo perchè t'ho amato
e ora inguaribile
ritorno a te
bestemmia, insulto
emblema casto del Passato
*
Non si muore subito.
Si muore a poco a poco
in ogni giornata,
impercettibilmente
in attesa di Lei
ci si copre la testa
per entrare nella Chiesa
in espiazione di peccati
mai commessi o tentati.
*
Addio cuori, addio amori
foste i benvenuti, gli adorati
ascoltati meno
per non intrecciare
meschine figure, o suicidi.
Così si scriveva una volta:
tartasse di ingenuità
per volare alto, sacrificare
al nemico, infinito.
Oggi tutto ha preso senso
senza tregua minaccia
anche voi amori, anche voi cuori.
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N.95: "Furore e utopia": Ricordo di Dario Bellezza
Ho paura. Lo ripeto a me stesso
invano. Questa non è poesia né testamento.
Ho paura di morire. Di fronte a questo
che vale cercare le parole per dirlo
meglio. La paura resta, lo stesso.
Ho paura. Paura di morire. Paura
di non scriverlo perchè dopo, il dopo
è più orrendo e instabile del resto.
Dover prendere atto di questo:
che si è un corpo e si muore.
*
Dicono che non sia un poeta raffinato.
Intrigando con la vita, rifiutando
l'ermetica polvere degli astri accesi
che non fanno luce, ma solo un po' di musica
stanca, che nessuno sente, preferisco
frequentare i grandi poeti, linfa del mio
sangue, o correre al vile mercato
dove c'è il vecchio popolo che muore
vendendo verdura o frutta, come io
vendo solo qualche verso sottile o
lambiccato in questa smisurata confessione
che è la mia vita perduta ai giorni
normali, alle felicità provvisorie
della carne. Ma chi capirà mai, non so.
Se tutta la realtà meravigliosa
contemplo come un gemente risorto
che morti non risorti ignorano per sempre.
*
Da Morte segreta, Garzanti 1976
Ora alla fine della tregua
tutto s'è adempiuto; vecchiaia
chiama morte e so che gioventù
è un lontano ricordo. Così
senza speranza di sapere mai
cosa stato sarei più che poeta
se non m'avesse tanta morte
dentro occluso e divorato, da me
prendo infernale commiato.
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Su Dario Bellezza di Francesco Gnerre
"Il male di Dario Bellezza. Vita e morte di un poeta " di Gregorini Maurizio - Nuovi equilibri - 2006
"La vita idiota" - con uno scritto di Enzo Siciliano - Lieto Colle - 2003
venerdì 7 novembre 2008
La realtà che non si vede

Eugenio Montale
(1896 - 1981)
*
Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perchè con quattr'occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perchè sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.
Da "Satura" 1962-1970
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Su Montale: Scuola lieta
giovedì 6 novembre 2008
Verrà e li avrà

*
*
Cesare Pavese
(1908 - 1950)
*
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi stanchi -
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Cosí li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla.
Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.
22 marzo '50
***
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mercoledì 5 novembre 2008
Un inferno di ghiaccio

È conosciuta come Mary Shelley perché sposò il poeta Percy Bysshe Shelley con cui fuggi in Francia, a soli 16 anni, e con cui visse e condivise una vita anticonformista, non senza la denigrazione della societá intorno a loro (lui era giá sposato quando iniziarono la relazione, in seguito la moglie di Shelley si suicidò e i due formalizzarono la loro convivenza). Resterá vedova dopo pochi anni (Percy Shelley annegherá in Italia, al largo di Livorno, nel 1822) e perderà anche due dei tre figli che avranno insieme. Ritornerá in Inghilterra, dove era nata nel 1797, e vi morirà nel 1851, probabilmente a causa di un tumore al cervello, a 54 anni.
Il romanzo non è né semplice né banale e anche chi ha visto diversi Frankenstein al cinema, resta affascinato dall'originale Frankenstein, che rappresenta, secondo me, il fragile nucleo di sentimenti e nervi, delicato e gelidamente solo, che vive in ognuno di noi e che il mondo fraintende spesso, condannandolo.
In genere se si dice Frankestein la gente pensa al mostro, ma Frankenstein è il nome del creatore dell'essere sùbito considerato mostruoso, anche dal creatore stesso. I film che ho visto con questo titolo - pur essendo alcuni veramente deliziosi - vanno dal comico al grottesco. Sono convinta che vedrò prima o poi una versione cinematografica, all'altezza del Frankenstein di Mary Shelley, romantico e gotico.
Dall'introduzione di Laura Caretti: È ormai una convenzione della critica parlare della struttura di questo romanzo come di un congegno di scatole cinesi: aperta quella più esterna del diario epistolare di Robert Walton (un eploratore) si trova quella di Frankenstein (uno scienziato) che racconta in flash-back, e dentro a questa se ne scopre un'altra ancora , con le parole "in diretta" del mostro. Tre narratori si susseguono infatti in sequenza polifonica, che consente a ciascuno di dire in forma di monologo la propria storia.
Dal cap.V: Fu in una cupa notte di novembre che vidi la fine del mio lavoro...Oh! Nessun mortale avrebbe sostenuto l'orrore del suo aspetto...una cosa che neppure Dante avrebbe saputo concepire.
Dal cap. X: Per la prima volta sentivo anche quali fossero i doveri di un creatore verso la sua creatura, e che avrei dovuto renderlo felice prima di lamentarmi della sua malvagità.
Dal cap. XVII:...se non posso suscitare affetto, ispirerò paura; soprattutto a te, mio arcinemico, perchè sei stato il mio creatore, giuro un odio inestinguibile.
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Il parere di altri lettori: su anobii
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Ultima modifica: 21.11.2008
domenica 2 novembre 2008
Ruth Keller
"Quel che ho vistoe udito a Roma"
di Ingeborg Bachmann (1926 - 1973)
Quodlibet - 2002
Bachmann, austriaca, parlava l'italiano molto bene, e per molti anni ha vissuto a Roma, dove è morta a causa delle conseguenze di un incendio nel suo appartamento. Autrice di racconti, saggi, radiodrammi, fu anche corrispondente da Roma per la radio di Brema, con lo pseudonimo Ruth Keller. Questo libricino raccoglie le corrispondenze e una breve prosa su Roma.
La Roma e l'Italia delle sue corrispondenze: Ci sono i monarchici in parlamento e i comunisti. Il governo e quadripartico. Si azzuffano, in qualche seduta, letteralmente. L'industria cinematografica è l'unica industria in una Roma senza ciminiere. La metropolitana compie sedici anni, ha quattro corse giornaliere. Un omicidio che coinvolge nomi eccellenti, viene sfruttato a destra e a sinistra per dimostrare il marcio reciproco.
Trieste festeggia - dopo, lunghe e delicate trattative - la definitiva appartenenza all'Italia, il 28 ottobre 1954, ma un nubifragio ha ucciso 300 persone a Salerno lasciandone moltissime altre senza tetto, e il prestito statale che il governo aveva promesso per l'occasione, dovrà essere prorogato, il denaro verrá usato per far fronte all'emergenza.
3 dic. 1954: "...Tutti i tesori del mondo vengono sciorinati nelle lussuose vetrine romane, ma solo una piccola parte di abitanti se li può permettere."
1 marzo 1955:"...si prevede un aumento enorme delle vetture in circolazione sulle strade d'Italia, e la cosa desta già oggi preoccupazioni, perchè esse non sono atte ad accogliere un traffico ancora maggiore."
E dal testo - poetico - scritto per la rivista letteraria "Akzente", del 1955: "A Roma ho visto che il Tevere non è bello, ma trascurato nelle banchine...Arbusti ed erba alta sono infangati, e sulle balaustre solitarie dormono immobili gli operai nella calura del mezzogiorno...Bella è l'acqua del fiume, verde argilla o biondo - a seconda di come la luce lo irradia.
...La Tiberina è abitata dai Noantri...A Roma ho visto che la basilica di San Pietro sembra più piccola delle sue reali dimensioni e tuttavia è troppo grande...le grandi solennità si svolgono ancora chiassosamente, con balletti in porpora sotto baldacchini, e nelle nicchie l'oro sostituisce la cera. Chiesa granne divozzione poca... A Roma ho visto nel ghetto che non bisogna lodare il giorno prima della sera...In un bar romano ho visto...un ragazzino col grembiule allacciato davanti che lavava le tazze e i bicchieri e non andava mai a letto prima di mezzanotte...e nessuno risolve l'equazione in base alla quale la pesantezza di un muro esprime la mancanza di peso di una torre....Ho visto che chi dice "Roma" intende ancora il mondo...
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Presso la Quodlibet
Altro della Bachmann
Su Railibro
venerdì 31 ottobre 2008
Il patto del carbone

Anne Morelli
Gli italiani del Belgio
Editoriale Umbra - 2004
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Il 20 giugno 1946 viene firmato a Roma un accordo tra l'Italia e il Belgio, sulla mano d'opera per le miniere di carbone e le cave di pietra. L'accordo prevedeva l'invio dall'Italia, settimanale, di 2000 "minatori" sotto i 35 anni e in buona salute, in cambio lo stato belga inviava una determinata quantità di carbone in Italia.
I manifesti affissi per reclutare gli operai parlavano di un lavoro sotterraneo, senza altri dettagli, ma si dilungavano sui vantaggi quali le ferie e gli assegni familiari.
I candidati minatori - di tutte le regioni italiane ma soprattutto del meridione e della Sicilia -venivano concentrati a Milano, usufruendo dei piani sotterranei della stazione centrale. Dopo una visita medica, partivano per un viaggio che poteva durare anche 52 ore.
All'arrivo ricevevano degli alloggi che erano in realtà le baracche che erano state usate per i prigionieri di guerra. Alloggi miseri e invivibili, al limite della sopportazione.
Il giorno dopo l'arrivo erano giá in miniera.
Questi italiani venivano tenuti lontani dai centri abitati, nascosti alla maggioranza dei belgi.
.
Tra il 1946 e il 1960 circa 300.000 italiani si stabiliscono in Belgio.
.
Ci vorrà l'incidente del 1956 a Marcinelle per bloccare ufficialmente e definitivamente l'accordo. In quell' incidente i morti furono 262 dei quali 136 italiani. Al processo che seguì i dirigenti della società mineraria furono assolti, dando la responsabilità all'imprudenza delle vittime.
.
Alcune letture sull'argomento, oltre il saggio della Morelli:
Schiena di vetro di Raul Rossetti, vincitore del Premio Pieve nel 1988, pubblicato da Einaudi e da Baldini & Castoldi.
Rue des italiens di Girolamo Santocono, che in Belgio è diventato un classico per le scuole.
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Da 'Gli italiani del Belgio' di Anne Morelli:
" L'accordo italo-belga, firmato nel 1946, non prevede nessun periodo di addestramento al mestiere di minatore. La prima discesa nella miniera è per molti un colpo terribile. Molti italiani (forse il 50 per cento) rifiutano di scendere una seconda volta. Ma...hanno firmato a Milano un contratto che prevede, in caso di rottura, l'arresto e il rinvio in Italia in speciali convogli, dopo l'uscita dalla prigione..."
.
...Osceno!!
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(Piccolo particolare privato che mi piace raccontare: tra i colleghi di mio padre - che era appunto uno di questi minatori - c'erano anche delle donne, in particolare una signora belga, alta, robusta e matura, che conviveva con un amico di mio padre, e che ricordo ancora con molta simpatia per via del suo italiano zeppo di termini siciliani).
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Ultima modifica 10.7.2009
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martedì 28 ottobre 2008
Mattone rotto

Marta Fabiani
POESIE
Edizioni S. Marco dei Giustiniani - 1985
Il mio cane
Il mio cane è morto: ma è più morto ancora
chi un giorno affossò le mie parole
con la zappa della villania.
Il mio cane riposa nel giardino
ma è più stanco di lui chi siede
in una vasta sala che guarda
un Nord sbarrato di scaffali.
Il mio cane ha fatto i cuccioli
nel nostro cuore, e sono migliaia:
ma è più facile che venga una scintilla
dalla biada gelata di una stalla
che un lume dalla tua contrada.
Il mio cane aveva gli occhi viola:
i tuoi che tinta sono? Non importa,
non importa neppure dove guardi
o dove posi il cappotto, dovunque
è un mattone rotto, un legno da solaio,
una congiura silenziosa di travi.
O certo farai visite nel sole
certo avrai del té con le signore
e ci sarà chi ti dice: resta,
ma ovunque della primavera
ti arriverà solo l'afflato
dolciastro di qualche fiore spampanato
che non sa a chi dare il suo affetto.
E certo è possibile
che anche tu abbia un cane
come ognuno che vuole:
ma il mio riposa sotto un fiore
e il tuo non trova pace nel broccato.
Essere guardiano di tanta poca cosa
lo consuma: così è malato,
e io sono del mio giovane cane
l'ancella prudente e silenziosa.
O di sicuro ci sarà la cameriera
con la sua cresta e l'aria costernata:
e la bella facciata della tua casa
per qualche tempo attirerà gli sguardi.
sabato 25 ottobre 2008
Marilina Labruna
La bruttina stagionatadi
Carmen Covito
Bompiani - 1992
.
Premio Bancarella 1993
.
Cosa sia da considerare bello o brutto, a volte dipende anche dalla cultura in cui si vive, e dico anche perchè principalmente, in qualunque cultura, dipende dai gusti. Quante volte qualcosa o qualcuno che piace da morire alla signora A, la signora B lo trova orrendo? E quella cosa o persona che fa impazzire il signor C, quasi disgusta il signor D? Eppure trattasi dello stesso oggetto! Dunque tutto é relativo. E non lo dico perchè devo difendere i miei difetti fisici che sicuramente ci sono, perchè nessuno non ne ha, ma perché credo che siamo quello che crediamo di essere, per cominciare, e poi quello che gli altri vogliono vedere. Immagine. Proiezione.
Chiunque, maschio o femmina, sa che gli anni trascorsi a soffrire sul proprio seno troppo piccolo o troppo abbondante e sulle sopracciglie bestialmente folte (o sui peli della barba che si rifiutano di crescere e la voce che, nonostante le esercitazioni in segreto, ancora non suona baritonale), sono anni che verranno ricordati, in seguito, come un'inutile sofferenza. Inevitabile e comune ma inutile. Col tempo impariamo a vivere con i nostri difetti perchè scopriamo che tutti ne hanno e che addirittura, a qualcuno "il nostro difetto" piace tantissimo, trasformandolo in pregio. Così è la vita.
La bruttina di Milano, che la Covito racconta - Marilina Labruna -, io non l'ho mai vista brutta! Né nelle prime pagine né dopo. Testarda si, audace anche, determinata, efficiente, intelligente, pratica, ma brutta...no. Né brutta né bruttina. Secondo me è soltanto un po' "fuori" di sé, quanto basta per non visualizzare esattamente il proprio calibro. Si è creduta brutta fin dagli inizi della sua vita e ha continuato a coltivare questa idea di sé, agendo di conseguenza. Insomma una persona che come tante - e tanti - ha deciso che il proprio corpo, non essendo esattamente la copia dei modelli proposti dai vari media, sia un corpo da scartare, di poco valore. (In Italia - così come in genere nei paesi latini - essere belli, non è soltanto una casualità o un fortunato supporto, ma purtroppo anche un dovere! Dovere che, per le donne, diventa più difficile da adempiere, invecchiando. Giovane o vecchia, non sei nessuno se non sei anche una "bella donna". Puoi tutto invece se lo sei, hai diritto a tutto e hai tutti i diritti se sei bella...Insomma puoi essere ministro, cancelliere, presidente, regina...ma se non sei anche bella...Invece se sei bella puoi persino dichiararti lesbica. In Italia).
E dunque se ne va, la nostra Marilina Labruna, in giro con questa certezza di non piacere, di ricevere una grazia se qualcuno l'apprezza, la desidera e se la porta a letto. Una che circola con la sensazione di essere insufficiente, inadeguata. (E con questo stato d'animo, persino uno stupro diventa un incontro). Ma intanto, comunque, è coinvolta in relazioni sessuali (se non sentimentali) che la impegnano, che soddisfano i suoi bisogni fisici. Diversi uomini infatti entrano nella sua vita con la loro carica erotica e il loro bagaglio di imbrogli (sapendo, intuendo i bisogni di una donna matura e sola, da sfruttare). E ne escono innamorati ma cassati.
Il giorno in cui, per evoluzione naturale e allo stesso tempo forzata di certi avvenimenti, decide di essere se stessa e basta, di accettarsi com'è e basta, di fregarsene di chi la guarda e di chi la ignora, e basta, quel giorno, finalmente scopre di essere attraente. Da quel momento in poi ha davvero qualcosa da offrire ad un'altra persona. E quindi incontra finalmente un uomo alla sua altezza, uno che soprattutto ha il senso dell'umorismo.
Il linguaggio e le vicende del libro sono esplicite e questo forse é qualcosa di sempre meno insolito ma ancora un po' forte sulla bocca e nella scrittura di una donna (soprattutto nel 1992, all'uscita del libro). Io direi che l'autrice ha soltanto e giustamente chiamato pane il pane e vino il vino.
"...questa impudicizia (Ha acquistato un vibratore) non é spacconeria da donna liberata, è la scoperta di una veritá dura e semplice: il sesso, quando non si fa veicolo di niente, è irrilevante; e quindi è doveroso verso se stessi farlo, anche da soli."
" E fu quasi dispiaciuta di aver stroncato volontariamente una genealogia che aveva avuto lunghe radici e rami fitti di uomini e donne, zii, cugini, bisavoli, trisavoli, e adesso aveva un ramo secco che non avrebbe mai gemmato, lei, sterile per orgoglio, per odio, per ribrezzo."
" E dunque lo sentiva, lo sapeva anche lui (Dopo una serie di reciproci toccamenti e commenti conseguenti - con un uomo etero, incontrato per caso in una discoteca gay, dove supponeva di essere soltanto tra maschi disinteressati alle femmine, e forse proprio per questo libera di essere sé stessa-) che questo far passare un desiderio vivo attraverso i cliché più consumati era la straordinaria performance di due attori capaci di trovarsi nello stesso momento in platea e in palcoscenico."
"Dunque, per incontrare un uomo basta non darsi da fare per incontrarne uno? Strana cosa la vita."
"Siamo seri: per quanti complimenti inaspettati le abbiano fatto ultimamente, non può davvero avere tra le gambe un paradiso tale che chi ci è entrato per una volta non si possa poi rassegnare a darlo per perduto. E dunque non si tratterà di una questione di sesso. A meno che, come succede sempre, il sesso sia soltanto il mezzo che chi non possiede se stesso per intero è costretto a impiegare per possedere un altro, o un'altra."
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mercoledì 22 ottobre 2008
Bottiglie in viaggio

Il viaggio delle bottiglie vuote (1977), Iperborea - 2001
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Kader Abdolah è nato in Iran. Tra il 1972 e il 1979 , da studente di fisica presso l'universitá di Tehran, ha combattutto nella resistenza, prima contro lo scià poi contro il regime religioso. Costretto a fuggire dall'Iran, dopo circa tre anni vissuti in Turchia, ottiene asilo politico in Olanda, nel 1988. Appropriandosi della lingua del suo nuovo paese, con una tenacia esemplare, riesce a produrre in nederlandese diversi racconti e romanzi che sono, sempre di più, dei successi di vendita e di critica.
"Abdolah importa consapevolmente ritmi, stilemi e suggestioni della letteratura persiana, arricchendo la propria lingua adottiva, assimilata attraverso la lettura dei poeti e prosatori della più classica tradizione olandese, di coloriture esotiche, di melodie fiabesche e di una preziosa leggerezza poetica". (Dalla postafazione di Elisabetta Svaluto Moreolo, che é anche la traduttrice del testo).
Il viaggio delle bottiglie vuote racconta di Bolfazl, un profugo, e dei suoi primi anni in Olanda. La casa dove vive, con la moglie e il figlio, confina con quella di René, un omosessuale che convive con un altro uomo e la propria figlia proveniente da un passato eterosessuale. René e Bolfazl lentamente costruiranno un rapporto di fiducia e di aiuto reciproco, nonostante le difficoltá linguistiche e culturali. Ad un certo punto Renè resterá solo e finirá in ospedale al reparto psichiatrico, ritornerá - estraneo e taciturno - e lascerá definitivamente la casa per trasferirsi in un quartiere malfamato e infine si ucciderà buttandosi sotto un treno. Per Bolfazl René resterá comunque l'interlocutore principale, con il quale misurarsi mentalmente, e attraverso il quale misurare la propria comprensione della nuova cultura in cui è approdato, e dell'evoluzione della propria vita "in fuga".
Alcuni brani dal romanzo:
"Dal momento che René conviveva con quell'omettino, ero ancora più curioso di scoprire tracce di sua moglie. Feci il giro del soggiorno e mi trovai davanti a delle strane fotografie appese al muro. Fotografie di uomini nudi. Fotografie di sederi maschili. Sederi morbidi. Sederi pallidi. Sederi pelosi. Guardai mia moglie. Siamo caduti in una trappola? lessi nei suoi occhi. No, non avevo quella sensazione. Eravamo precipitati di colpo da una cultura in cui tutto succedeva dietro le tende a una società seminuda."
"Pareva (René) un uomo che volesse tenere i suoi due piedi per terra, mentre il suo corpo desiderava librarsi. Anch'io ero trasognato come lui. Tenevo i miei due piedi sul suolo umido d'Olanda, ma la mia testa si perdeva in un mondo di fantasmi, nel mondo del mio passato.
...Ma chi sarei stato senza i ricordi della mia terra natale? Come avrei potuto qui, in questo paese umido, cercare il significato delle parole senza che la stufa della mia casa paterna ardesse nella mia mente?"
Me l'ero (la moglie) sempre trascinata dietro, in politica, nelle attivitá clandestine. E lei doveva tenere la bocca chiusa, non dire niente. Aveva ragione. Aveva il diritto di andarsene per la sua strada. Di costruire il suo futuro in una societá nuova in cui le donne non avevano più bisogno di uomini perduti."
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Iperborea è nata nel 1987 con l'obiettivo di far conoscere la letteratura dell'area nord-europea in Italia. Soprattutto letteratura scandinava, ma non solo.
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domenica 19 ottobre 2008
Lezioni di Coetzee

John Maxwell Coetzee
(1940)
da Elisabeth Costello (2003)
Einaudi - 2004
Traduzione di Maria Baiocchi
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Lezione uno - Il realismo
- Hai preso in considerazione la possibilità che mia madre abbia superato la faccenda uomo-donna? Che possa averla esplorata in tutta la sua complessitá e che adesso si interessi a qualcosa di più grande?
- Per esempio?
La mano che lo accarezzava si ferma. È un momento importante, lo sente. Lei sta aspettando la risposta, l'accesso privilegiato che lui promette. Anche lui sente l'eccitazione del momento, elettrico, impudente.
- Per esempio, che voglia misurarsi con i grandi autori del passato. Per esempio, che voglia rendere omaggio alle forze che la animano. Per esempio.
- È questo che dice?
- Non credi che sia quello che ha fatto per tutta la vita: misurarsi con i grandi maestri? Non c'é nessuno nel tuo campo che se ne renda conto?
Non dovrebbe parlare a quel modo. Non dovrebbe impicciarsi degli affari di sua madre. È finito in questo letto sconosciuto non per i suoi begli occhi azzurri ma perché è figlio di sua madre. E invece eccolo qui a spifferare tutto come un pivello! Dev'essere cosí che lavorano le spie. Niente di particolarmente sottile. L'uomo viene sedotto non perché ha una volontá di resistere vinta con intelligenza, ma perchè essere sedotti è un piacere in sé. Si cede per il gusto di cedere.
Lezione due - Il romanzo in Africa
...la letteratura non è una forma di intrattenimento tipicamente africana. Fare musica sí; danzare sí; mangiare sí; chiacchierare sí - chiacchierare tanto. Ma leggere no, soprattutto leggere lunghi romanzi. Leggere ha sempre colpito noi africani come un'attivitá stranamente solitaria, imbarazzante. Quando noi africani visitiamo le grandi cittá europee come Parigi o Londra, vediamo che la gente in treno tira fuori libri dalla borsa e dalle tasche e si ritira dentro mondi solitari. Ogni volta che compare un libro, è come se venisse issato un cartello. Lasciatemi in pace, sto leggendo, dice il cartello. Quello che leggo è molto più interessante di quanto potresti mai esserlo tu.
Be', noi non siamo fatti cosí, in Africa, non ci piace isolarci dagli altri e ritirarci dentro mondi privati....Lo troviamo un po' folle.
Lezione terza - Le discipline umanistiche in Africa
- Se la Chiesa nel suo complesso fosse stata capace di riconoscere che il suo insegnamento e il suo intero sistema di fede erano basati sui testi, e che quei testi erano passibili da un lato di corruzione dovuta ai trascrittori eccetera e dall'altro a difetti di traduzione, poiché la traduzione é sempre un processo imperfetto, e se la Chiesa fosse stata in grado di ammettere che l'interpretazione dei testi è una materia complessa, fortemente complessa, invece di riventicare a sé il monopolio dell'interpretazione, allora oggi non saremmo qui a discuterne.
- Ma, - interviene il preside, - come siamo arrivati a capire la complessitá del discorso dell'interpretazione se non grazie a certe lezioni della storia, lezioni che la Chiesa del xv secolo non poteva certo prevedere?
- Per esempio?
- Per esempio il contatto con centinaia di culture diverse, ognuna con la sua lingua e la sua storia e la sua mitologia e il suo modo unico di vedere il mondo.
Lezione quattro - Il problema del male
In particolare, non è più convinta che la gente venga sempre migliorata da quello che legge. Inoltre non è convinta che gli scrittori che si avventurano nei più oscuri territori dell'anima ne escano sempre incolumi. Ha cominciato a chiedersi se scrivere quello che si vuole scrivere, né più né meno che leggere quello che si vuole leggere, sia di per sé una buona cosa.
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venerdì 17 ottobre 2008
L'oro dei giorni gagliardi
William Shakespeare Grandi tascabili economici Newton - 1988
A cura di Rina Sara Virgillito
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2.
Quando quaranta inverni assedieranno
la tua beltà, trincee scavando fonde,
quei bei panni di gioventù, cui guardano
tutti, saranno pezze da straccioni.
Chi ti chiedesse allora, la bellezza
tua dov'è e l'oro dei giorni gagliardi,
dir: "Nelle fosse degli occhi" sarebbe
lode vana, vergogna divorante.
Quanta più lode se bellezza hai in uso,
se puoi risponder: "Questo figlio biondo
mi salda il conto e dell'età mi scusa":
ché è tua la sua beltà, per successione.
È un farti nuovo da vecchio, vedere
caldo il tuo sangue, che giá senti freddo.
-
2.
When forty winters shall besiege thy brow
And dig deep trenches in thy beauty's field,
Thy youth's proud livery, so gazed on now,
Will be a tottered weed of small worth held.
Then being asked where all thy beauty lies -
Where all the treasure of thy lusty days -
To say within thine own deep-sunken eyes
Were an all-eating shame and thriftless praise.
How much more praise deserved thy beauty's use,
If thou couldst answer, ”This fair child of mine
Shall sum my count and make my old excuse” -
Proving his beauty by succession thine.
This were to be new made when thou art old,
And see thy blood warm when thou feel'st it cold.
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Leggi anche il post: Di vanti nuovi ho nudo il verso
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Ultima modifica: 15.1.09
giovedì 16 ottobre 2008
Sporgendo denunzia al vuoto

Amelia Rosselli
(1930 -1996)
Da
Documento
1966 - 1973 ,
Garzanti -1976
La tua faccia indelebile sulla carta
se non fosse che tu esisti o esiti
fuori d'ogni consistenza
del piacere.
Hai finito per distrarmi dalla realtà
che seguo con finti e volitivi passi
tutta una storia luminosa di tamponamenti
con la mia lealtà ad un'immagine attentamente
classificata
ad assembrarne diligentemente i resti.
Assordante colpa
non ho ancora contato le estati passate
a ripetere sempre lo stesso gesto
che eri tu mia colpa preferita per
desiderio di un fine più sublime.
Verità fuori usanza nelle mie contrade,
vicinissime contrade voi sembrate ripetere
lo stesso turbinìo di pensieri
questo nostro essere prostrati dall'indicibile
indefinito tuo premere per ottenere
stanza d'albergo severa e vuota.
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su wikipedia
mercoledì 15 ottobre 2008
Nulla dietro l'angolo?

Marina Cvetaeva
(1892 - 1941)
"I lirici puri, nella loro maggioranza, sono bambini dallo sviluppo precocissimo (e dalla vita cortissima - la vita reale e quella poetica), o, meglio, dalla precocissima perspicacia - l'immediata percezione della propria condanna alla lirica; bambini prodigio nel senso letterale della parola, con una sempre vigile percezione del proprio destino: di se stessi.
Il poeta con storia non sa mai cosa gli accadrà. Lo sa il genio, che lo conduce e gli rivela giusto quanto è necessario perchè si possa muovere liberamente: la direzione e la meta più vicina, nascondendogli costantemente l'essenziale dietro una svolta della strada. Il lirico puro sa sempre che non gli accadrà nulla, che non avrà nulla fuorché se stesso: il suo lirico, tragico sentire."
Da Il poeta e il tempo di Marina Cvetaeva, a cura di Serena Vitale, Adelphi edizioni, 1984
Breve biografia di Marina Cvetaeva, di Serena Vitale
Leggi anche il post: Suicidi d'autore
martedì 14 ottobre 2008
Atto unico
From Medeadi Grazia Verasani
Sironi editore -2004
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All'interno di un carcere psichiatrico quattro donne sono costrette a convivere in una stanza. Sono donne che il malessere psicologico ha portato all'infanticidio.
Si suppone che la maternitá sia sempre istintiva ma così non è stato per loro. Hanno ucciso i propri figli per liberarsi di qualcosa di estraneo che le assaliva sentendoli piangere, o persino per troppo amore, per regalare loro un mondo migliore, in un'altra dimensione. Le hanno portate al delitto la solitudine e la depressione, il peso delle aspettative altrui, gli strumenti inadeguati per sopravvivere alle responsabilitá legate alla maternitá, responsabilitá troppo grandi per la loro inadeguatezza.
Il carcere però le tiene lontane dal mondo ma non da se stesse: i colloqui terapeutici settimanali e gli avvenimenti nel micro mondo in cui abitano le costringe a fare i conti con il proprio senso di colpa e con la presa di coscienza di ciò che le ha portate al gesto terribile, che non nominano neanche.
Uccidendo i figli hanno, in realtà, ucciso se stesse. È una forma di suicidio. È un duplice omicidio.
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Dalla scena ventottesima, in cui viene letto il diario lasciato da una compagna di stanza che si é impiccata:
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Ci sono giorni calmi, qui, silenziosi, dove non ci diciamo niente. Lavoriamo, facciamo quello che ci dicono di fare, ma non riusciamo a parlarci. Siamo afone e dure, certi giorni, con le facce bianche dei sassi e la testa vuota. Ci passiamo vicino quasi con fastidio, con irritazione, coi cinque sensi smorti e una tempesta dentro, che non esce mai. Ci sono alcune che a vederle così, fredde come i ghiacciai, sembrano bottiglie lanciate da una nave, ma senza un messaggio arrotolato dentro. Ci sono quelle che gridano, e quelle di cui non ho mai sentito il suono della voce. Ci sono quelle affettuose, che se ti vengono vicino ti scaldano e hanno un buon profumo. Ci sono quelle che non si lavano e che ti passano accanto come correnti fredde, facendoti venire i brividi. Ma tutte, tutte quante, sono le migliori amiche che io abbia avuto. Guardo le cosce stanche, le borse sotto gli occhi, le mani...di donne così fragili da mettermi in soggezione, e penso che non esiste al mondo una roccia che un giorno non si sbricioli, dentro o fuori, sia che si veda sia che non si veda. E mi sorprendo, ancora, di quando possa essere ostinato e resistente il cuore di una donna.
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In scena: Non solo cinema
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lunedì 13 ottobre 2008
Pisabookfestival 2008


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giovedì 9 ottobre 2008
Precisazioni
Leggendole, dunque, sembra che la Verasani sia lesbica anche lei.
La cosa dispiace sia a me che alla Verasani, a lei perchè Grazia Verasani non é lesbica, e a me perchè in questo modo si toglie valore al fatto che una persona etero (una scrittrice) sta, tra l'altro, sostenendo, simpatizzando, mescolando se stessa con dei temi che anche se non la riguardano direttamente, riguardano, in ultima analisi, tutti.
Perchè le chiamo pseudo-recensioni? Perchè chi le ha scritte non ha letto il libro (ed é comprensibile se si ha fretta) e si é affidato ad una lettura veloce della quarta di copertina, fraintendendola, oppure ad una precedente recensione giá "sbagliata" (e questo non serve a nessuno).
Un affettuoso saluto a chi mi legge (intendo proprio leggere) da una Bologna bellissima.
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Ultima modifica il 17.10.2008
domenica 5 ottobre 2008
Quando l'amore non basta - tre
Domenica 12 ottobrepotremmo incontrarci
e discutere insieme
del libro
Quando l'amore non basta
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Sarò alla Fiera
dell'editoria indipendente
di Pisa.
Alla sala verde, alle ore 17,
insieme a Rosa Giovanna Orri della casa editrice Gingko.
Vedi pisabookfestival.
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Il libro si puó acquistare tra l'altro presso la
Libreria delle donne di Milano,
a Bologna presso la Libreria delle donne.
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Informazioni sulla distribuzione del libro le trovate a questa pagina. In ogni caso potete rivolgervi alla casa editrice stessa, che provvederà a spedirvi le copie desiderate.
.....
Un brano del romanzo.
A pag. 18:
Non so più dove tu cominci e dove io finisco, amore mio. Le tue carezze mi stordiscono. Ho l'impressione di sentirti fino in gola...i miei secreti sulla tua mano, i tuoi confusi con i miei...i nostri odori che ci avvolgono, come brazza, come seta, come un'essenza costosa.
Sei tenera e vulnerabile, io sono persa e arresa.
Sembra un rito magico, completo, irripetibile, eppure rivissuto ogni volta con la stessa sorpresa, lo stesso candore, la stessa sapienza, la stessa ottusità animale. Un rito diverso e uguale. Universale e intimo. E ogni volta sfinite, senza respiro, sull'orlo del niente e delle lacrime ritroviamo noi stesse, amore mio, come scaraventate sulla riva da un'onda furiosa. Noi stesse come individuo, noi stesse come un due che ci accoglie.
...
Leggi anche i post:
Quando l'amore non basta - due
venerdì 3 ottobre 2008
Che cosa è e cosa non è
Simone De Beauvoirad un certo punto della sua vita...
...Ti innamori perchè sei giovane, perchè stai invecchiando, perchè sei vecchio; perché comincia la primavera, perché comincia l'autunno; perché hai troppa energia, perché sei stanco;
...L'esperienza dell'amore è talmente universale che sembra priva di mistero.
..."Sei diverso. Sei un'eccezione. Non somigli a nessun altro". Tutti gli innamorati hanno detto queste parole...
...Ami per sfidare un marito o una moglie, per sfidare i tuoi genitori, per opposizione agli amici e a un ambiente, per sfidare tutti coloro che ti hanno contrastato in qualche modo.
...L'amore non avrebbe la sua cupa violenza se non fosse sempre, all'inizio, una specie di vendetta: contro una società chiusa alla quale puoi a un tratto appartenere; contro un paese starniero nel quale puoi a un tratto mettere radici; contro una cerchia provinciale dalla quale puoi ad un tratto fuggire.
L'amore ci coglie sovente di sorpresa. Soltanto quando incontriamo l'uomo, la donna che soddisfa la nostra aspettativa quell'aspettativa si rivela a noi.
...L'amore non nasce quando la vita colma i tuoi desideri, né quando ti schiaccia, ma si presenta soltanto a coloro che, apertamente o in segreto, desiderano un cambiamento. È allora che ti aspetti l'amore e ciò che l'amore porta: Attraverso un'altra persona un mondo nuovo ti viene rivelato e donato.
...Esplorare un paese ignoto è una fatica, ma possederlo attraverso l'amore di un seducente straniero è un miracolo. In questo caso, come in molti altri, l'amore è una meravigliosa scorciatoia.
...Ciò che ti aspetti dalla persona amata dipende dalla tua infanzia, dal tuo passato, dai tuoi progetti, dall'intero contesto della tua vita. Puoi cercare qualcosa di molto specifico: un padre, un bambino, un'anima gemella; la sicurezza, la veritá; un'immagine esaltata di te stessa. O il tuo bisogno può essere ambiguo, indefinito o addirittura infinito. Puoi volere qualcosa'altro, qualsiasi cosa purché tu non l'abbia.
...Il solo fatto che un uomo - o una donna - ti sfugga può bastare: cominci a proiettare su di lui tutte le qualitá che cerchi nell'Altro.
...D'altro canto puoi essere affascinato dal fascino che eserciti su qualcuno, dall'immagine abbagliante che ti dà di te. È la trappola del narcisismo. I masoc







