venerdì 11 luglio 2008

Fidi e infidi


Elisabeth Tudor
(1533-1603)

Elisabetta I d'Inghilterra
- Lettere ai fidi e agli infidi
.A cura di Nicoletta Gruppi
Editore: Rosellina Archinto- 1988
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Scrive Nicoletta Gruppi: "...a parte le sue finalità pratiche, una lettera è pur sempre un momento d'espressione individuale pura, non ritrattabile e non transeunte. Il balenio di qualcosa di autentico è comunque avvertibile dietro il cerimoniale della presentazione di se stessi al mondo, specialmente quando l'io tenuto a freno non è un io di piccole dimensioni. Elisabetta Tudor delle lettere non si fidava e qualche volta ne aveva decisamente paura...
La quattordicenne Elisabetta, perfettamente isolata, senza segretari nè consiglieri, dovette sostenere un interrogatorio di quindici giorni mentre tutt'intorno la commissione vagliava, frugava, scartabellava, cercava freneticamente carte, lettere, biglietti...
La Regina Vergine avrebbe in seguito fatto uso di innumerevoli motti, ma nessuno, forse, fu più vero di quel distico dal sapore leggermente mafioso che, secondo la leggenda, ella avrebbe inciso sul vetro di una delle sue residenze obbligate: "molto fu sospettato, mai nulla fu provato"...
Scarsissime le lettere della regina indirizzate ai favoriti; numerosissime, viceversa, quelle dei favoriti indirizzate a lei...
la maggioranza di queste lettere ha chiaramente fatto, come si diceva a quell'epoca, "la fine di un eretico"...
la sua corrispondenza include alcune delle più agghiaccianti sfuriate che mai siano uscite dalla penna di un sovrano assoluto; sfuriate contrapposte, a volte in modo assai brusco, con espressioni d'incoraggiamento e d'affetto assolutamenti disarmanti. Nel giro di pochi giorni la medesima persona poteva ricevere esempi tanto della prima quanto della seconda maniera...
Fino a che punto Elisabetta fu responsabile dell' "epoca elisabettiana"?...
forse Elisabetta non fece nulla per promuovere il cosiddetto "rinascimento inglese"; peró avrebbe potuto fare molto per impedirlo, e non lo fece. Gli elisabettiani leggevano molto e bene. Contrariamente a quanto il suo mito potrebbe far pensare, rimase fino alla fine il tipo di sovrana che quando il bilancio è in deficit taglia sempre, per prima cosa, le spese militari...".
Ma passiamo alle lettere nel volume, che vanno dal 1548 al 1602:
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A Edward Courtenay, conte di Devonshire, 1553:
...Voi sapete bene, mio caro Signore, che l'amore spesso acceca la ragione, attirando quelli che lo seguono in un mare di guai, e poi scappa via, abbandonandoli, mentre quelli cercano di salvarsi alla meglio...
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Ai vescovi destituiti, 1559:
Signori, per quanto concerne la vostra supplica di prestarvi ascolto, non intendiamo prenderla in considerazione: riceverete tuttavia questa risposta. Il nostro regno e i nostri sudditi a lungo sono andati errando fuori dalla retta via sotto la guida dei vicari di Roma, che li avevano persuasi ad accettare quale capo supremo un lupo famelico, non un pastore zelante;...la vostra idolatria romana ha fatto di voi dei bugiardi... se Atanasio tenne testa a Roma per le sue antiche eresie, anche altri possono separarsi dalla vostra Chiesa con la certezza di non essere degli eretici. Siete avvisati che per il futuro non intendiamo più ascoltare parole simili; in caso contrario ci constringerete a rendere esecutivi quei rigori della legge dovuti ai nostri oppositori; cose da cui, per adesso, ci siamo clementemente astenuti.
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A Maria Stuarda, regina di Scozia, 1572:
Signora,...ho deciso di provare, con parole pazienti e motivate, a indurvi a raffrenare o a disciplinare le vostre passioni, facendovi considerare che non si ottengono dei favori dicendo cattiverie, né benefici con ingiurie provocatorie, Né, per concludere, in una sola parola, il vostro bene con il mio male.
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A Richard Cox, vescovo di Ely, 1573:
Prete superbo,
ricordati di quello che eri prima che io ti facessi quello che sei. Cedi immediatamente alla mia richiesta, o per Dio ti faró cascare la sottana.
Elisabeth

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A Sir John Norris e Sir Francis Drake, 1589:
...come nostra è l'autorità per comandare, così intendiamo essere obbediti; e che l'obbedienza dovutaci sia pronta, perfetta e continua come ci aspettiamo che sia la vostra in questa particolare evenienza. Altrimenti vi riterremo indegni dell'autorità conferitavi e incapaci di usarla...
poiché questi non sono giochi da bambini, né questioni in cui potrete cavarvela con astuti pretesti, cercando dei cavilli, come fanno gli avvocati; non siamo disposti ad accettare scuse del genere. Di conseguenza, pensate bene a quello che fate.

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E per finire aggiungo un brano di una lettera a Charles Blount, lord Mountjoy, 1600:
Io voglio che tu sappia con assoluta certezza che, pur non essendoci uomo al mondo in grado di sostenere una simile responsabilità senza qualche sbaglio, io non ne ho mai conosciuto nessuno che ne abbia commessi pochi come te; e se anche hai saputo di averne commessi, io non ne sono venuta a conoscenza, guarda come sei fortunato.
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Biografia di Elisabetta I su cronologia.leonardo
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3 commenti:

  1. Incredibile questa Elisabetta! Dalle lettere emerge a pieno tutto il suo carattere forte e volitivo... mi hai incuriosito sai, ho voglia di leggerle!
    E le lettere d'amore? Non ti viene in mente una, presa in qualche romanzo, racconto o poesia, che ti è particolarmente piaciuta per la sua originalità?
    Io ti segnalo quella inserita all'interno del romanzo di Cathleen Shine, che si intitola appunto La lettera d'amore (Ed. Adelphi 1999). Racconta del terremoto che succede quando ci si innamora..è piena di passione bruciante.. tra una capra e un montone!
    Ciao
    Francesca

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  2. In questo momento non me ne viene in mente nessuna, ma appena ne trovo una la inserisco nei commenti, volentieri.

    ...Tra una capra e un montone?!Posso immaginare le scintille!

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  3. Eh sì perchè la capra in questione è Lilian, la madre della protagonista e il montone che si innamora pazzamente di lei è una scrittrice, Constance Skattergoods, che le scrive:
    Cara Capra,
    come ci si innamora? Si casca? Si inciampa, si perde l'equilibrio e si cade sul marciapiedi, sbucciandosi un ginocchio, sbucciandosi il cuore? Ci si schianta per terra, sui sassi? O è come rimanere sospesi oltre l'orlo di un precipizio, per sempre?
    So che ti amo quando ti vedo, lo so quando ho voglia di vederti. Non un muscolo si è mosso. Nessuna brezza agita le foglie. L'aria è ferma. Ho cominciato ad amarti senza fare un solo passo. Senza neanche un battito di ciglia. Non so neppure quando è successo.
    Sto bruciando. E' troppo banale per te? No, e lo sai. Vedrai. E' quello che capita, è quello che importa. Sto bruciando.
    Non mangio più, mi dimentico di mangiare, mi sembra una cosa sciocca, che non c'entra. Se ci bado. Ma non bado a niente. I miei pensieri straripano furiosi, una casa piena di fratelli, legati dal sangue, che si dilaniano in una faida:
    "Mi sto innamorando".
    "Tipica scelta stupida".
    "Eppure.. L'amore mi tormenta come se fosse dolore".
    "Si, continua così, manda a puttane la tua vita. E' tutto sbagliato e lo sai. Svegliati. Guarda le cose in faccia".
    "C'è una faccia sola, l'unica che vedo, quando dormo e quando non dormo".
    Stanotte ho buttato il libro dalla finestra. Ho provato a dimenticare. Tu non vai bene per me, lo so, ma quello che penso non mi interessa più, a meno che non pensi a te. Quando sono accanto a te, davanti a te, sento i tuoi capelli che mi sfiorano la guancia anche se non è vero. Qualche volta guardo altrove. Poi ti guardo di nuovo.
    Quando mi allaccio le scarpe, quando sbuccio un'arancia, quando guido la macchina, quando vado a dormire ogni notte senza di te, io resto,
    come sempre,
    Montone
    (Cathleen Shine, La lettera d'amore, Ed. Adelphi 1999)
    Ciao
    Francesca

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