venerdì 15 agosto 2008

Il greco di Alessandria



Costantino Kavafis

TRE POESIE E ALTRO


Ultima modifica al post: marzo 2013
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Costantino Kavafis, il greco di Alessandria d'Egitto, nato in aprile nel 1863, era l'ultimo di nove figli. I genitori erano originari di Costantinopoli, commercianti di manifatture, grano e cotone. La casa dei Kavafis, nei primi anni di vita di Costantino, è frequentata non solo dai compatrioti greci ma anche da industriali e professionisti di tante nazionalità. Il tenore di vita dei Kavafis è alto. Ma nel 1870 muore il padre e cominciano le difficoltà economiche. Sua madre decide di trasferire la famiglia in Inghilterra. Dal 1877 la famiglia ottiene il passaporto inglese. Nel 1879 la madre, Constantino e alcuni fratelli tornano ad Alessandria.
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Costantino si iscrive al Liceo Commerciale, e privatamente studia francese e inglese, viene inoltre educato nella religione greco-ortodossa. Dopo un colpo di stato militare avvenuto nel 1881, gli stranieri e i cristiani sono causa e oggetto di una sommossa, molti europei moriranno, i Kavafis si rifugiano quindi presso la famiglia materna a Costantinopoli.
Bombardamenti e sommosse danneggeranno i quartieri più ricchi di Alessandria, Costantino e sua madre resteranno tre anni a Costantinopoli.
L'Egitto è ormai una dipendenza dell'Inghilterra. Per i greci alessandrini è un periodo di miseria e decadenza. Tra il 1882 e il 1885, presso i nonni materni, Costantino familiarizzerà con la comunità fanariota, si dedicherà allo studio della storia greca, al problema della lingua in Grecia e ...legge Dante in lingua originale!
In questo periodo inoltre avverranno le sue prime esperienze omosessuali.
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Ad un certo punto, nel 1885 ritorna con la madre ad Alessandria e abbandona la cittadinanza inglese per prendere quella greca. Aiutato dai fratelli, economicamente, si dedicherà esclusivamente allo studio. Nel 1886 prende la tessera di giornalista e con quella lavorerà all'interno della Borsa per il quotidiano "Telegrafo". Trova un lavoro presso il Ministero d'Irrigazione, nel 1892, dove sarà ritenuto utile per la conoscenza delle lingue ma allo stesso tempo, essendo greco - i suoi superiori sono inglesi - lo escluderanno dalle possibili carriere e sarà precario per tutti i trent'anni in cui vi presterà servizio. Pubblica sui giornali locali alcuni articoli e qualche poesia. Nel 1899 la madre con la quale viveva, muore. Va a vivere con due fratelli , in questo periodo, diversi altri componenti della sua famiglia moriranno.
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Nel 1904 stampa la sua prima raccolta con 14 poesie. Dal 1907, vivrà da solo per tutto il resto della vita. Durante la prima guerra mondiale, E.M. Forster, che si trova a Alessandria, volontario con la Croce Rossa verrà presentato a Kavafis, diverranno amici e grazie a lui la sua opera verrà conosciuta in Inghilterra. Nel 1922 si ritira dal lavoro e decide di trascorrere le giornate leggendo e scrivendo, incontrando la sera amici e ammiratori, al caffé vicino casa.
Nel 1929, la rivista egiziana "Settimana Egiziana" dedica un intero numero a Kavafis.
Nello stesso anno F.T. Marinetti, il futurista, anche lui nato ad Alessandria, visita la città e va a conoscere Kavafis, e l'avvenimento riempirà i giornali locali. Nel 1932 accusa i primi sintomi del cancro alla gola, diagnosi che inizialmente rifiuta, poi si sottopone ad un'operazione che riesce ma gli causa la perdita della voce.
Nel 1933 subisce una ricaduta nei primi mesi dell'anno, ad aprile viene portato all'ospedale greco di Alessandria e vi muore il 29 aprile. A settant'anni. Nel 1935 esce postuma la prima edizione di tutte le sue poesie:
 
."...riconfermando con l'uso del greco quale sua lingua poetica, il suo essere greco in profondità e, nello stesso tempo, il volersi riconoscere "straniero" nella sua patria piú vera: Alessandria. È cioè il caso di un particolare straniero come pure di un particolare greco, un greco che solo molto tardi, in età adulta, andò in Grecia per la prima volta, (ndr: nel 1901, cioè a circa 38 anni) e che in tutta la vita visitò solo due o tre volte e sempre per brevi periodi".
 
Tratto da Costantino Kavafis di Paola Maria Minucci, La Nuova Italia, 1979.

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Per approfondire ulteriormente Kavafis: Robert Liddel "Kavafis - una biografia critica", Crocetti Editore -1998.
Ricchissima di informazioni dalle quali l'uomo Kavafis - il bambino, il giovane, l'adulto e il vecchio...e il poeta - emerge chiaramente, senza falsi pudori e con delicatezza.
E anche Constantinos Kavafis "Cinquantacinque poesie", Giulio Einaudi Editore,1968, edizione bilingue, a cura di Margherita Dalmàti e Nelo Risi, con una interessante prefazione di Nelo Risi.
Trascrivo della prefazione alcune frasi che aiutano a "vedere" Kavafis:
 
"...un poeta europeo sviluppatosi in pieno decadentismo e coetaneo di D'Annunzio, appena maggiore di un Gide che non ha mai amato. Kavafis è cittadino greco ma scrive da un osservatorio periferico come Alessandria: un ghetto immenso e brulicante, odoroso di spezie, ricco e miserabile, molto corrotto; un porto che si affaccia sullo stesso mare di Creta, di Smirne, di Salonicco e di Patrasso: Alessandria, nel primo terzo di questo secolo, non è certo una capitale dello spirito, e Atene è lontana come Roma o Parigi. Ma se guardiamo nel tempo, l'Alessandria di Kavafis è molto vicina a Bisanzio, a una grecità sentita esoticamente, a cavallo tra le religioni antiche e la fede cristiana, tra un'etica stoica e una filosofia della vita che sono il frutto di una sensibilitá modernissima".

(E io a questo punto penso, involontariamente, ad un'altra città mediterranea, brulicante e laboriosa, complicata e godereccia: Trieste. E vedo un altro uomo, più giovane di Kavafis di vent'anni, che esce da una bettola o passeggia sul molo e guarda l'orizzonte: Umberto Saba, 1883-1957. E se non mi frenassi ...vedrei anche Italo Svevo, 1861-1928, di soltanto un paio di anni più vecchio di Kavafis, uscire da un portone affrontando la Bora. Stesso mare, stesso cielo, stesse facce in un certo senso).
Piccola nota simpatica: nella biografia di Liddel, a pag. 102, si riferisce che in casa Kavafis la domestica, Rosina, era probabilmente di Trieste "come avveniva di frequente allora nelle buone case di Alessandria; era una specie di confidente...".
 
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Tre poesie dalla raccolta curata da Dalmàti e Risi:
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È la fine
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In preda ai timori in preda ai sospetti
con la mente agitata con gli occhi impauriti
noi ci smarriamo febbrilmente in progetti
per levarci di torno il pericolo
che sembra duramente ci minacci.
Eppure sbagliamo, ché non da quello
dobbiamo guardarci: i segni (da noi male intesi
male interpretati) erano falsi.
Un'altra catastrofe, nemmeno adombrata,
improvvisa violenta ci sta sopra
e disarmati - troppo tardi ormai - a furia ci trascina.

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Per quanto sta in te
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E se non puoi la vita che desideri
cerca almeno questo
per quanto sta in te: non sciuparla
nel troppo commercio con la gente
con troppe parole e in un viavai frenetico.
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Non sciuparla portandola in giro
in balía del quotidiano
gioco balordo degli incontri
e degli inviti,
fino a farne una stucchevole estranea.

 
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La città
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Hai detto: "Per altre terre andrò per altro mare.
Altra città, piú amabile di questa, dove
ogni mio sforzo è votato al fallimento
dove il mio cuore come un morto sta sepolto
ci sarà pure. Fino a quando patirò questa mia inerzia?
Dei lunghi anni, se mi guardo intorno,
della mia vita consumata qui, non vedo
che nere macerie e solitudine e rovina".
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Non troverai altro luogo non troverai altro mare.
La città ti verrà dietro. Andrai vagando
per le stesse strade. Invecchierai nello stesso quartiere.
Imbiancherai in queste stesse case. Sempre
farai capo a questa città. Altrove non sperare,
non c'è nave non c'è strada per te.
Perché sciupando la tua vita in questo angolo discreto
tu l'hai sciupata su tutta la terra.
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Nota: Kavafis lo si trova anche scritto Cavafis e Costantino a volte viene scritto Constantino.
Link: Kavafis su wikipedia
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