venerdì 5 settembre 2008

Uscita di sicurezza

 

Ignazio Silone
(Secondino Tranquilli)
1900 - 1978
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USCITA DI SICUREZZA (1965)
Mondadori - 2001
 
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"Le rivoluzioni si riconoscono, come gli alberi, dai loro frutti, e non dallo sforzo che costano"
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"È accaduto a molti di noi che una certa domenica cessammo dall'andare a Messa, non perchè i dogmi, all'improvviso, ci apparvero falsi, ma perchè la gente che vi assisteva ci annoiava, mentre ci attirava la compagnia di quelli che rimanevano lontani. La rivolta di un giovane contro la tradizione è un fatto frequente in tutti i tempi e in tutti i paesi, e raramente essa si presenta spoglia di ambiguità. Secondo la circostanza, la rivolta può condurre alla legione straniera, al gangsterismo, all'arte del cinema, o all'estremismo politico [...]. Fuori della chiesa del nostro borgo c'erano i braccianti. Non era la loro psicologia che ci attirava, ma la loro condizione".
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"...nel 1930, rifugiatomi ammalato in un villaggio di montagna della Svizzera, credevo di non aver più molto da vivere e allora mi misi a scrivere un racconto al quale posi il nome di Fontamara. Mi fabbricai da me un villaggio, col materiale degli amari ricordi e dell'immaginazione, ed io stesso cominciai a viverci dentro. Ne risultò un racconto abbastanza semplice, anzi con delle pagine francamente rozze, ma per l'intensa nostalgia e amore che l'animava, commosse lettori di vari paesi in misura per me inattesa."
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Ignazio Silone, pseudonimo di Secondino Tranquilli, nasce a Pescina dei Marsi (L'Aquila), perde i genitori ancora giovanissimo, studia in seminario nella sua zona e poi in un istituto religioso di Reggio Calabria. Tra i 17 e i 18 anni vive a Roma dove si dedica alla lotta politica, da socialista. Nel 1921 è tra i fondatori del Partito Comunista Italiano, insieme a Gramsci e Bordiga. Nel 1922 si trasferisce a Trieste dove è redattore del quotidia­no Il Lavoratore la cui tipografia sarà ripetutamente incendiata dagli squadristi.
Nel maggio del 1927 è a Mosca, per la Terza Internazionale, con Togliatti per partecipare alle riunioni che porteranno tra l'altro alla condanna e all'espulsione di Trotsky. Sarà molto critico su questo avvenimento e Silone stesso verrà espulso dal P.C.I., nel 1930.
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Si stabilisce in Svizzera - da esule, ricercato dal regime fascista - da dove non si occuperà di politica per un decennio ma di letteratura. Tra le altre cose dirigerà la rivista in lingua tedesca Information. Dal 40 si rioccuperá di politica cercando una forma di socialismo diverso. Nel 1944 rientra in Italia a Roma, e sposa l'irlandese Darina Elisabeth Laracy conosciuta in Svizzera, giornalista e antifascista in esilio anche lei, accusata di spionaggio dal regime fascista. Nel 1946 viene eletto all'Assemblea Costituente per il PSIUP in Abruzzo. Abbandona del tutto l'attività politica nel 1956 ma non la letteratura.
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Il 18 Agosto 1978, dopo una lunga serie di malattie (la tisi tra l'altro lo aveva seguito dalla giovinezza), Silone muore in una clinica a Ginevra.
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Alcuni suoi romanzi: Fontamara, scritto a Davos nei Grigioni, in sanatorio, e pubblicato inizialmente in tedesco a Zurigo nel 1933; Vino e pane del 1937; Una manciata di more, scritto a 52 anni, nel 1952 e postumo, tre anni dopo la sua morte, l'incompiuto Severina, una giovane suora, unica donna nella narrativa siloniana, a cura di Dorina Silone.
Uscita di sicurezza è una raccolta di saggi scritti in diverse fasi.
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Scomodo tanto ai cattolici quanto ai socialisti e ai comunisti Silone stesso si definisce socialista senza partito e cristiano senza chiesa.
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"Si potrebbe dire che Silone abbia usato il premoderno (il mondo agrario abruzzese della sua infanzia saldato al medioevo cristiano popolare) come pietra di paragone, termine di confronto, serbatoio - certo non esclusivo - di strumenti per comprendere e raccontare alcuni aspetti della realtà novecentesca", scrive Bruno Falcetto, nell'introduzione.
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