lunedì 8 settembre 2008

Il prezzo dello zucchero














Da CANDIDO
ovvero l'ottimismo
Un racconto filosofico
sul migliore dei mondi possibili
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di
Voltaire
ovvero François-Marie Arouet
(1694 - 1778)
Traduzione di Piero Bianconi
Rizzoli
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Avvicinandosi alla città incontrarono un negro steso a terra e con solo la metà del suo vestito, cioè d'un paio di calzoni di tela azzurra; a quel poveretto mancava la gamba sinistra e la mano destra [...].
Quando lavoriamo negli zuccherifici, e la macina ci afferra un dito, ci taglian la mano; quando tentiamo di scappare, ci tagliano una gamba: mi son trovato in tutt'e due i casi. A questo prezzo mangiate zucchero in Europa. Eppure, quando mia madre mi vendette per dieci scudi patagoni sulla costa di Guinea mi disse: 'Caro figliolo, benedici i nostri feticci, adorali sempre e ti faranno vivere
felice; hai l'onore d'esser schiavo dei nostri signori bianchi, e così fai la fortuna di tuo padre e di tua madre'. Ahimè! non so se ho fatto la loro fortuna, certo è che loro non hanno fatto la mia. I cani, le scimmie e i pappagalli sono mille volte meno infelici di noi. I feticci olandesi che m'hanno convertito, ogni domenica mi dicono che noi tutti siamo figli di Adamo, bianchi e neri. Non sono genealogista; ma se quei predicatori dicon vero siamo tutti cugini, figli di fratelli. Ammetterete che non si posson trattare i parenti in modo più orrendo.
"O Pangloss!" esclamò Candide " non avevi preveduto quest'abominio; è finita, a conti fatti dovrò rinunciare al tuo ottimismo."
"Cos'è l'ottimismo?" diceva Cacambó.
"Ahimè!" disse Candide " è la mania di sostenere che tutto va bene quando si sta male."
E versava lagrime considerando il negro, e piangendo entrò nella città di Surinam.
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Dall'introduzione di Italo Calvino:
Nel Candide oggi non è il racconto filosofico che ci incanta, non è la satira, non è il prender forma d'una morale e d'una visione del mondo: è il ritmo. Con velocità e leggerezza, un susseguirsi di disgrazie supplizi massacri corre sulla pagina, rimbalza di capitolo in capitolo, si ramifica e si moltiplica senza provocare nell'emotività del lettore altro effetto che d'una vitalità esilarante e primordiale. Se bastano le tre pagine del capitolo VIII perché Cunégonde renda conto di come, avendo avuto padre madre fratello fatti a pezzi dagli invasori, venga violentata, sventrata, curata, ridotta a far da lavandaia, fatta oggetto di contrattazione in Olanda e in Portogallo, divisa a giorni alterni tra due protettori di diversa fede, [...] la vecchia servente deve spiegare perché ha una natica sola, [...]. Un gran cinematografo dell'attualità mondiale, soprattutto: coi villaggi massacrati nella guerra dei Sette Anni tra prussiani e francesi ( i "bulgari" e gli "àvari"), il terremodo di Lisbona del 1755, gli autodafé dell'Inquisizione, [...] qualche flash più rapido sul protestantesimo in Olanda, sull'espandersi della sifilide, sulla pirateria mediterranea e atlantica, sulle guerre intestine del Marocco, sullo sfruttamento degli schiavi negri nella Guiana., [...]. Un mondo che va a catafascio, in cui nessuno si salva in nessun posto, se si eccettua l'unico paese saggio e felice, El Dorado. [...] solo che El Dorado è nascosto tra le più inaccessibili giogaie delle Ande, forse in uno strappo della carta geografica: è un non-luogo, un'utopia.
[...] Ma sarebbe sbagliato dire che Voltaire sorvoli sul costo delle sofferenze: quale altro romanziere ha il coraggio di farci ritrovare l'eroina che all'inizio è "vivace di colorito, fresca, grassa, appetitosa", trasformata in una Cunégonde "inscurita, con gli occhi cisposi, il seno piatto, le guance rugose, le braccia rosse e screpolate"? [...]. Se questa giostra di disastri può essere contemplata col sorriso a fior di labbra è perchè la vita umana è rapida e limitata; c'è sempre qualcuno che può dirsi più sfortunato di noi [...].
La sommessa vena di saggezza che affiora nel libro [...] si dichiara alla fine per bocca del derviscio nella famosa morale del "coltivare il nostro orto". [...] non devi porti altri problemi se non quelli che puoi risolvere con la tua diretta applicazione pratica. [...] Oggi l'esortazione "il faut cultiver notre jardin" suona ai nostri orecchi carica di connotazioni egoistiche e borghesi [...].
Non è un caso che essa sia enunciata nell'ultima pagina, quasi già fuori da questo libro in cui il lavoro appare solo come dannazione e in cui i giardini vengono regolarmente devastati: è un'utopia anch'essa [...] la voce della "ragione" nel Candide è tutta utopica. Ma non è neppure un caso che sia la frase del Candide che ha avuto più fortuna, tanto da divenire proverbiale.
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Nuova edizione con la stessa introduzione di Calvino


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