giovedì 11 settembre 2008

Lingua in bocca



Roland Barthes
(1915 -1980)
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Da Lezione - Lezione inaugurale della cattedra di Semiologia letteraria del Collège de France pronunciata il 7 gennaio 1977, Einaudi – 1981.
Traduzione di Renzo Guidieri..
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"...Il linguaggio è una legislazione e la lingua ne è il codice. Noi non scorgiamo il potere che è insito nella lingua perchè dimentichiamo che ogni linguaggio è una classificazione e che ogni classificazione è oppressiva...un idioma si definisce non tanto per ciò che permette di dire, quanto per ciò che obbliga a dire. In francese...sono costretto a pormi anzitutto come soggetto: ciò che io faccio non è che la conseguenza e la consecuzione di ciò che sono; allo stesso modo, io sono obbligato a scegliere sempre tra il maschile e il femminile, mentre invece mi sono vietati il neutro e il promiscuo; e ancora, io sono obbligato a precisare il rapporto che mi lega all'altro ricorrendo sia al tu, sia al voi: la suspense affettiva o sociale mi è negata. Ecco dunque che, per la sua stessa struttura, la lingua implica una fatale relazione di alienazione. Parlare, e a maggior ragione discorrere, non è, come si ripete troppo spesso, comunicare: è sottomettere: tutta la lingua è una predeterminazione generalizzata."
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(Nota mia: L'italiano assomiglia in questo al francese. Il danese invece non impone il femminile e il maschile, e da decenni, comunemente non si usa più il Lei ma il tu, in quasi qualunque circostanza; dunque nella lingua danese la suspence affettiva o sociale c'é. Ma il danese - naturalmente - impone altri obblighi, in altre circostanze).
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