mercoledì 3 settembre 2008

Sicilianità

Foto di G. Nielsen, Piazza Armerina, 2005





















Ultima modifica: aprile 2013



La sicilianità è un modo di essere e di fare, se genetico o culturare non saprei, ma può colorare una vita intera, anche quando questa vita si sposta e si trasferisce lontanissimo dall'isola.
L'accento resta, i gusti pur evolvendosi restano siculi, il metro di misura di ogni cosa, di ogni sapore, di ogni colore, di ogni sentimento o sensazione, è quello dell'isola. L'isola può raggiungere sia punte altissime di cultura e di coraggio sia punte bassissime di vigliaccheria e volgarità: non è mai prevedibile. Tutto è presente nella sicilianità. In quantità esagerate.
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Come scrive Stefano Malatesta nell'introduzione al suo Il cane che andava per mare:
"I siciliani sono gli unici eccentrici italiani."
Malatesta non è siciliano, lui è romano. I non siciliani che si avvicinano alla Sicilia e la frequentano in qualche modo, vengono spesso tentati di raccontare e spiegare la sicilianità. Lo fanno anche i siciliani, naturalmente, perchè come spiega Malatesta: "Nessun altro popolo è ossessionato così tanto da sè stesso da dimenticare tutto il resto...Gli scrittori siciliani continuano a rimestare in eterno nella loro terra, perchè non sanno chi sono e cercano una risposta".
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E a questo proposito, a volte guardarsi attraverso gli occhi degli altri aiuta a capirsi.
Uno sguardo non siciliano, attento e divertito, filologicamente corretto e affettuosamente sazio, è lo sguardo di Luisa Adorno che, in L'ultima provincia, ci racconta una famiglia siciliana, la famiglia di un prefetto, trapiantata per lavoro in un'altra regione, centro-meridionale, in una provincia obbiettivamente fredda. Siamo negli anni cinquanta. Luisa Adorno non è siciliana ma una toscana apparentata a siciliani. Destino di tanti! Ma obbiettivamente non tutti sono in grado di reggere un simile destino! La Adorno ha saputo farlo.
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Il libro è divertentissimo, l'ironia dell'autrice che apparentemente trascrive soltanto contraddizioni e tic, rende la sicilianità gustosissima.
I personaggi principali sono prima di tutto il Prefetto: "... nato a Prefetto in quello spazio di tempo incredibilmente breve in cui, non valendo più le raccomandazioni fasciste, non esistevano ancora quelle del nuovo governo, ha influito su tutta la carriera... La sua origine apolitica, lungi dal dargli credito, ha suscitato la diffidenza di ogni nuovo ministro". Lui è il tipo che " Il 2 giugno...celebrò ufficialmente, con un breve discorso, la giovane Repubblica chiamandola più volte monarchia."
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Poi c'è la Prefettessa, che ha un "unico scopo: la ricerca e la conservazione della salute. Una salute il cui godimento non era previsto e la cui conservazione...assorbiva ogni sua facoltà di pensiero", cioè una che come molti siciliani ha il terrore del freddo. Se deve descrivere, in breve, le sedi in cui il marito l'ha portata con sè: Nebbia c'era è la descrizione di Milano, Pioveva sempre è quella di Torino. Tra le altre manie costringe il figlio, Cosimo, che poi da adulto, sarà il futuro marito della scrittrice, ad uscire solo d'estate: "...passeggiate brevi, per mano, in ricamati giardini del Sud. Il grido fermo ca sudi troncava ogni tentativo di correre. Il resto era inverno. E nessun inverno si distinse mai dall'altro se non quello in cui, mascheratosi a carnevale, la madre lo tenne, per non allegerirlo, mascherato fino a primavera".
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Quando arrivò lei, l'autrice, questo figlio, il quale sapeva che il motto di casa era "Pigghia munnizza d'u tuo munnizzaru e se non ce l'hai accattala", cioè cercati una moglie magari tra le cugine, e lui ne aveva eventualmente tre a disposizione, prima di cercarle altrove:
"Non riusciva a stabilire se per i suoi avrebbe rappresentato un ostacolo maggiore il fatto che io non ero del munnizzaru, che non possedevo niente, che avevo un anno di più o che ero comunista. Nè se sarebbe stato meglio dire tutto insieme o una cosa alla volta..." ma "Quello che c'era di eccessivo e di pazzo nel loro amore per il figlio, li aveva spinti a rompere i loro stessi schemi".
Qualunque cosa entri in casa Adorno, dai gioielli alla domestica, viene considerato il meglio in proposito. Concetta la domestica, addirittura non fu data in sposa ad un indiano...
La domestica entrò in casa durante una malattia grave della Prefettessa, la quale dal suo letto immobilizzava tutte le donne che le si erano avvicinate per curarla, gridando "Vento mi fate!" invece quando arrivò Concetta, lei stessa disse ai familiari " Fermatevi! Vento ci fate!".
E quindi:"La paura di perdere anche questa donna subentrò immediata alla gioia di averla trovata: e immagini di Concetta in fuga, di Concetta sposa, di Concetta in commiato cominciarono a popolare i deliri della malata". Ma niente di simile accadde, Concetta restò a lungo in famiglia.
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E stessa cosa vale per Flik la cagnetta, che per gli intimi diventa "A figghia". Sovrappeso e informe era stata trovata da Concetta vicino la vasca , in giardino, lanciata dal muro o dal cancello, da una mano sconosciuta, probabilmente mancando la vasca.
"La sua ascesa fu rapidissima" e "Assodato che era femmina le furono impediti i contatti col mondo", cosa alla quale la cagnetta si adeguò subito e professionalmente, abbaiando ad ogni minaccia di porta aperta, ad ogni scampanellata, riempendo di orgoglio i padroni.
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Eccetera, eccetera...Perchè non posso mica raccontarvelo tutto!?
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