mercoledì 22 ottobre 2008

Bottiglie in viaggio














Kader Abdolah / Hossein Sadjadi Ghaemmaghami Farahani (1954)
Il viaggio delle bottiglie vuote (1977),
Iperborea - 2001
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Kader Abdolah è nato in Iran. Tra il 1972 e il 1979 , da studente di fisica presso l'universitá di Tehran, ha combattutto nella resistenza, prima contro lo scià poi contro il regime religioso. Costretto a fuggire dall'Iran, dopo circa tre anni vissuti in Turchia, ottiene asilo politico in Olanda, nel 1988. Appropriandosi della lingua del suo nuovo paese, con una tenacia esemplare, riesce a produrre in nederlandese diversi racconti e romanzi che sono, sempre di più, dei successi di vendita e di critica.

Dalla postafazione di Elisabetta Svaluto Moreolo, che é anche la traduttrice del testo):
Abdolah importa consapevolmente ritmi, stilemi e suggestioni della letteratura persiana, arricchendo la propria lingua adottiva, assimilata attraverso la lettura dei poeti e prosatori della più classica tradizione olandese, di coloriture esotiche, di melodie fiabesche e di una preziosa leggerezza poetica.

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Il viaggio delle bottiglie vuote racconta di Bolfazl, un profugo, e dei suoi primi anni in Olanda. La casa dove vive, con la moglie e il figlio, confina con quella di René, un omosessuale che convive con un altro uomo e la propria figlia proveniente da un passato eterosessuale. René e Bolfazl lentamente costruiranno un rapporto di fiducia e di aiuto reciproco, nonostante le difficoltá linguistiche e culturali. Ad un certo punto Renè resterá solo e finirá in ospedale al reparto psichiatrico, ritornerá - estraneo e taciturno - e lascerá definitivamente la casa per trasferirsi in un quartiere malfamato e infine si ucciderà buttandosi sotto un treno. Per Bolfazl René resterá comunque l'interlocutore principale, con il quale misurarsi mentalmente, e attraverso il quale misurare la propria comprensione della nuova cultura in cui è approdato, e dell'evoluzione della propria vita "in fuga".
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Alcuni brani dal romanzo:
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"Dal momento che René conviveva con quell'omettino, ero ancora più curioso di scoprire tracce di sua moglie. Feci il giro del soggiorno e mi trovai davanti a delle strane fotografie appese al muro. Fotografie di uomini nudi. Fotografie di sederi maschili. Sederi morbidi. Sederi pallidi. Sederi pelosi. Guardai mia moglie. Siamo caduti in una trappola? lessi nei suoi occhi. No, non avevo quella sensazione. Eravamo precipitati di colpo da una cultura in cui tutto succedeva dietro le tende a una società seminuda."
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"Pareva (René) un uomo che volesse tenere i suoi due piedi per terra, mentre il suo corpo desiderava librarsi. Anch'io ero trasognato come lui. Tenevo i miei due piedi sul suolo umido d'Olanda, ma la mia testa si perdeva in un mondo di fantasmi, nel mondo del mio passato.
...Ma chi sarei stato senza i ricordi della mia terra natale? Come avrei potuto qui, in questo paese umido, cercare il significato delle parole senza che la stufa della mia casa paterna ardesse nella mia mente?"

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"Me l'ero (la moglie) sempre trascinata dietro, in politica, nelle attivitá clandestine. E lei doveva tenere la bocca chiusa, non dire niente. Aveva ragione. Aveva il diritto di andarsene per la sua strada. Di costruire il suo futuro in una societá nuova in cui le donne non avevano più bisogno di uomini perduti."
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Iperborea è nata nel 1987 con l'obiettivo di far conoscere la letteratura dell'area nord-europea in Italia. Soprattutto letteratura scandinava, ma non solo.
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