sabato 25 ottobre 2008

Marilina Labruna





La bruttina stagionata
di
Carmen Covito
Bompiani - 1992
Premio Bancarella 1993


Cosa sia da considerare bello o brutto, a volte dipende anche dalla cultura in cui si vive, e dico anche perchè principalmente, in qualunque cultura, dipende dai gusti. Quante volte qualcosa o qualcuno che piace da morire alla signora A, la signora B lo trova orrendo? E quella cosa o persona che fa impazzire il signor C, quasi disgusta il signor D? Eppure trattasi dello stesso oggetto! Dunque tutto è relativo. E non lo dico perchè devo difendere i miei difetti fisici che sicuramente ci sono, perchè nessuno non ne ha, ma perché credo che siamo quello che crediamo di essere, per cominciare, e poi quello che gli altri vogliono vedere. Immagine. Proiezione.
Chiunque, maschio o femmina, sa che gli anni trascorsi a soffrire sul proprio seno troppo piccolo o troppo abbondante e sulle sopracciglie bestialmente folte (o sui peli della barba che si rifiutano di crescere e la voce che, nonostante le esercitazioni in segreto, ancora non suona baritonale), sono anni che verranno ricordati, in seguito, come un'inutile sofferenza. Inevitabile e comune ma inutile. Col tempo impariamo a vivere con i nostri difetti perchè scopriamo che tutti ne hanno e che addirittura, a qualcuno "il nostro difetto" piace tantissimo, trasformandolo in pregio. Così è la vita.

La bruttina di Milano, che la Covito racconta - Marilina Labruna -, io non l'ho mai vista brutta! Né nelle prime pagine né dopo. Testarda si, audace anche, determinata, efficiente, intelligente, pratica, ma brutta... no. Né brutta né bruttina. Secondo me è soltanto un po' "fuori" di sé, quanto basta per non visualizzare esattamente il proprio calibro. Si è creduta brutta fin dagli inizi della sua vita e ha continuato a coltivare questa idea di sé, agendo di conseguenza. Insomma una persona che come tante - e tanti - ha deciso che il proprio corpo, non essendo esattamente la copia dei modelli proposti dai vari media, sia un corpo da scartare, di poco valore. (In Italia - così come in genere nei paesi latini - essere belli, non è soltanto una casualità o un fortunato supporto, ma purtroppo anche un dovere! Dovere che, per le donne, diventa più difficile da adempiere, invecchiando. Giovane o vecchia, non sei nessuno se non sei anche una "bella donna". Puoi tutto invece se lo sei, hai diritto a tutto e hai tutti i diritti se sei bella...Insomma puoi essere ministro, cancelliere, presidente, regina...ma se non sei anche bella... Invece se sei bella puoi persino dichiararti lesbica. In Italia).

E dunque se ne va, la nostra Marilina Labruna, in giro con questa certezza di non piacere, di ricevere una grazia se qualcuno l'apprezza, la desidera e se la porta a letto. Una che circola con la sensazione di essere insufficiente, inadeguata. (E con questo stato d'animo, persino uno stupro diventa un incontro). Ma intanto, comunque, è coinvolta in relazioni sessuali (se non sentimentali) che la impegnano, che soddisfano i suoi bisogni fisici. Diversi uomini infatti entrano nella sua vita con la loro carica erotica e il loro bagaglio di imbrogli (sapendo, intuendo i bisogni di una donna matura e sola, da sfruttare). E ne escono innamorati ma cassati.
Il giorno in cui, per evoluzione naturale e allo stesso tempo forzata di certi avvenimenti, decide di essere se stessa e basta, di accettarsi com'è e basta, di fregarsene di chi la guarda e di chi la ignora, e basta, quel giorno, finalmente scopre di essere attraente. Da quel momento in poi ha davvero qualcosa da offrire ad un'altra persona. E quindi incontra finalmente un uomo alla sua altezza, uno che soprattutto ha il senso dell'umorismo.
Il linguaggio e le vicende del libro sono esplicite e questo forse è qualcosa di sempre meno insolito ma ancora un po' forte sulla bocca e nella scrittura di una donna (soprattutto nel 1992, all'uscita del libro). Io direi che l'autrice ha soltanto e giustamente chiamato pane il pane e vino il vino:

"...questa impudicizia (Ha acquistato un vibratore) non è spacconeria da donna liberata, è la scoperta di una veritá dura e semplice: il sesso, quando non si fa veicolo di niente, è irrilevante; e quindi è doveroso verso se stessi farlo, anche da soli."

" E fu quasi dispiaciuta di aver stroncato volontariamente una genealogia che aveva avuto lunghe radici e rami fitti di uomini e donne, zii, cugini, bisavoli, trisavoli, e adesso aveva un ramo secco che non avrebbe mai gemmato, lei, sterile per orgoglio, per odio, per ribrezzo."

" E dunque lo sentiva, lo sapeva anche lui (Dopo una serie di reciproci toccamenti e commenti conseguenti - con un uomo etero, incontrato per caso in una discoteca gay, dove supponeva di essere soltanto tra maschi disinteressati alle femmine, e forse proprio per questo libera di essere sé stessa-) che questo far passare un desiderio vivo attraverso i cliché più consumati era la straordinaria performance di due attori capaci di trovarsi nello stesso momento in platea e in palcoscenico."

"Dunque, per incontrare un uomo basta non darsi da fare per incontrarne uno? Strana cosa la vita."

"Siamo seri: per quanti complimenti inaspettati le abbiano fatto ultimamente, non può davvero avere tra le gambe un paradiso tale che chi ci è entrato per una volta non si possa poi rassegnare a darlo per perduto. E dunque non si tratterà di una questione di sesso. A meno che, come succede sempre, il sesso sia soltanto il mezzo che chi non possiede se stesso per intero è costretto a impiegare per possedere un altro, o un'altra."



Carmencovito.com


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