mercoledì 1 ottobre 2008

Paragrafi d'amore e di rabbia



Perchè questo è
il brutto
dell'amore

di Nicole Müller

Traduzione di
Valentina Di Rosa,
Edizioni e/o -1992

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11. Per la prima volta nella mia vita ho scritto qualcosa sulla porta di una toilette. "VOGLIO UNA DONNA!" (in italiano nel testo), a lettere maiuscole e con il punto esclamativo. Ora so finalmente che genere di persone imbratta le toilette.
75. Per anni si è lamentata con me del fatto che lui puzzava. "Quando si fa la doccia" diceva "puoi stare sicura che rimette la camicia impregnata di sudore". Non riesco a capire come sia tornata a fare l'amore con quell'individuo maleodorante.
108. "Dammi un bacio" le chiesi. "Dammi un bacio per l'ultima volta". Affondò il viso nel mio collo. "Non per l'ultima volta" mormorò. La nostra pelle si cercava. Fronte contro guancia. Labbra sopra palpebre abbassate. Capelli nei capelli. Finché le nostre labbra si trovarono. Lingue esitanti. Distacco perplesso.
124. Nel cuore della notte si aggrappò a me. "Sei la cosa più preziosa della mia vita" proruppe. "Ti prego, non te ne andare". Fui sorpresa perchè non ci pensavo affatto.
133. "La mia amica" era troppo vago. "La mia collega" una bugia. E "la mia amante" sapeva troppo di avventura. "Insomma come vuoi essere presentata?" chiesi alla fine. Rifletté. "Questa è la donna della mia vita" disse divertita. "D'accordo". L'unica e ultima volta in cui avrei avuto l'occasione di una simile uscita, non seppi coglierla al volo. V. era arrabbiata. "Ma non avevi detto...".
151. "Ma io ho più tempo" cercai di consolarla quando si lamentò che, al contrario di me, non riusciva a scrivere. "E tu che ne sai?" ribatté. Divenni insicura. "Beh, tu dai lezioni di pianoforte e la sera ti occupi dei bambini". "E tu che ne sai?" incalzò. In fondo era vero. A distanza di un mese e mezzo la mia idea della sua vita è già anacronistica.
195. La ripetizione è il leitmotiv della vita. Il fascino sta nella variazione.
212. Talvolta sospettavo di amarla solo perchè avevo bisogno di un indirizzo a cui poter scrivere.
269. C'è bisogno di tantissimo coraggio per infrangere le regole senza venirne distrutti.
278. Ci sono porte della memoria che non oso forzare. I gridolini emessi quando facevamo l'amore. Le mani teneramente sfinite sui corpi caldi e bagnati. Gli sguardi che abbracciavano l'intera stanza. Sopravvivono sensazioni vaghe, ma la loro rievocazione dettagliata scatenerebbe un dolore fatale.
293. Ho accettato una vita senza certezze. L'unica cosa che so è che morirò. Tutto il resto non si sa.
317. "Non è tanto eccitante salire in cima a Notre dame" dissi ripensando alla visuale limitata che si ha di Parigi da lassù. "Tu preferisci senz'altro salire su Ma-dame" rispose V. con un risolino insolente.
322. Stavamo sedute una di fronte all'altra sugli sgabelli della cucina. "J'ai envie de te baiser" dissi immaginando un bacio tenero e appassionato. V. assunse un'aria scostante. Due giorni dopo l'equivoco si chiarì. "Baiser" vuol dire "fottere".
340. Ciò che scrivo non dice nulla su V. Racconta solo di me. E tutt'al più dello spazio tra noi due.
355. La primissima lettera che V. mi scrisse l'ha poi stracciata e gettata via. Sono sicura che ci fossero scritte moltissime cose vere.
376. Ciò che ci viene rubato quando veniamo lasciati, è sempre il futuro.
403. V. voleva una macchina tedesca e rossa. Io una italiana e azzurra. Alla fine concordammo per una tedesca e azzurra.
406. Voleva giá lasciarmi durante l'estate, disse V. l'ultima volta che ci vedemmo. Ma ogni volta si era fatta travolgere dalla sua passione e dalla mia carica seduttiva. "Il nostro rapporto" concluse, "era soprattutto di natura nevrotica". Tacqui. Tornai a casa col petto stretto in una morsa di ferro.
410. È mostruoso, mostruoso, mostruoso. Lei è bella, lei ride, lei si diverte, lei ha tempo, lei mangia, lei lavora, lei gioca con i bambini, lei scopa, in breve: lei esiste senza di me.
415. V. è una vera stupidotta. Lo dico senza alcuna tenerezza.
432. Quando V. telefonò mi venne da piangere. "Controllati" disse. Non le venne in mente proprio nulla di meglio.
434. Soffri, ma per favore in silenzio. Grida di dolore, ma non nelle nostre orecchie, se vuoi farci un piacere. E se proprio devi essere omosessuale, sii così cortese da esserlo tra le tue quattro mura.
475. Sono la madre dei miei testi. Ma i testi non sono figli miei.
482. Distinguere tra una donna dura e una forte riesce a pochissimi.
495. Questo è il documento di un fallimento. Solo che non me ne rammarico. Perché nel fallimento risiede anche una buona dose di successo.
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Dedica dell'autrice: Ai bambini-
Nicole Müller su bibliomedia.ch
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