giovedì 9 ottobre 2008

Intervista - dicembre 2008





















Intervista di Rossana Mauri ad Angela Siciliano
Radio Centro Musica - dicembre 2008

D) E' il primo romanzo, ma non la prima avventura letteraria. Raccontarci il tuo percorso e come sei arrivata a una scrittura così completa?

R) È il primo romanzo pubblicato ma non é il primo che ho scritto. Ho scritto sempre qualcosa fin dalle scuole medie. Poi crescendo ho sempre letto tantissimo e di tutto. Mi é piaciuto ad un certo punto di occuparmi di poesia, leggerla, studiarla, ascoltarla, condividerla. Da circa un decennio ho cominciato a mettere sulla carta certi ricordi, un po' a scopo terapeutico, per liberarmi di certi sentimenti legati ad essi, e un po' per puro esercizio. Così mi sono accorta di avere un enorme archivio di esperienze a disposizione! I fatti veri, nel senso di veramente accaduti a volte superano l'immaginazione. Insomma il materiale di cui scrivere non mi manca.

D) Leggiamo che non si tratta di una storia prettamente autobiografica, ma la dinamica del racconto lascia supporre la comprensione di un delicato percorso psicologico, attraverso quali tappe sei arrivata e tali elaborazioni?

R) È biografica l'ostilitá della famiglia di lei, le sue paure, i miei atteggiamenti, ma ho mescolato un po' le carte e cambiato la geografia e la dinamica, quindi in questo senso non è una storia autobiografica.
Ho mescolato sentimenti vissuti in altre vicende con quelli vissuti in questa, perché erano affini. E in alcuni passaggi ho creato situazioni che nella realtà non si erano mai avverati. Ma secondo me non ha nessuna importanza cosa sia veramente accaduto e cosa invece no, perché quello che conta é che la vicenda sia realistica, possibile, credibile. E lo é: le persone che lo hanno letto, le lesbiche, e non solo, riconoscono qualcosa di se stesse e della propria vita o di qualcuno che conoscono personalmente.

D) Come sei arrivata a eleggere la Danimarca come luogo di residenza?

R) Ho cominciato a sognare i Paesi Scandinavi fin da quando avevo 11 anni. Un documentario sull'occupazione delle case, a Stoccolma, da parte di certi "capelloni" che vivevano in collettivi, gruppi comunitari, mi aveva affascinata. A quel tempo io vivevo in Sicilia e mio padre era uno che considerava un delitto contro il suo onore anche il fatto che andassi a scuola. Figurati quindi, che ventata di libertà fu vedere quel documentario! Pensai che "da grande" me ne sarei andata in Svezia! Poi mi lessi, attingendo alla biblioteca della scuola, tutto ciò che odorava di Nord, dagli esploratori in Groenlandia ai programmi scolastici svedesi. Era una fissazione. Molti anni dopo - nelle Marche - in una bancarella trovai un libro di Karen Blixen. E mi innamorai della sua fantasia, del suo essere danese. Ad un certo punto avevo già 37 anni e mi dissi che se volevo vederli questi Paesi Scandinavi dovevo farlo prima che diventasse troppo tardi. Scelsi la Danimarca come prima tappa perché era già nella Comunità Europea e supposi che quindi la burocrazia, relativa al permesso di soggiorno, sarebbe stata più semplice, e poi dal 1989 aveva già reso legale il matrimonio per gli omosessuali. Bene, pensai, comincio da lì.
Riempii il mio sacco a pelo di cose necessarie (dall'ago e filo al vocabolario danese-italiano), mi misi in tasca una certa somma conservata allo scopo, e voilà! Adesso non solo risiedo, ma sono anche cittadina danese, perché essendo sposata ad una donna danese e non essendo questo stato civile riconosciuto in Italia, ho sentito la necessità di creare una parità nella mia coppia, giuridicamente, in questo modo.

D) Se parliamo di qualità della vita quali sono le differenze fondamentali tra la società italiana e quella del nord Europa?

R) Se parliamo delle fondamentali allora direi: Meno burocrazia in Danimarca, meno rispetto ossequioso verso l'autorità e quindi meno formalità nei rapporti, ma anche meno spontaneità, rispetto all'Italia.
In Italia invece manca, secondo me, il senso pratico. Una semplicità che invece trovi abbondantemente in Danimarca. La grande differenza sta naturalmente nel clima che purtroppo influenza la qualità della vita, l'umore di un'intera popolazione. E poi nella politica, più semplice e più onesta in Danimarca, gli scandali politici della Danimarca fanno sorridere rispetto a quelli italiani: un vino costoso bevuto a spese del proprio ufficio o ministero, compromette tutta una carriera. Direi anche nella religione che in Danimarca é ufficialmente mescolata allo Stato. Chiesa e Stato non sono separati, qui si ha anche il "ministro della Chiesa" (Evangelica Luterana) ma non ci sono crocefissi alle pareti delle aule; le donne fanno i preti e i vescovi, ma i preti vengono licenziati se il consiglio parrocchiale che li ha assunti, non li ritiene idonei! Un altro mondo, rispetto all'Italia dei "Lei non sa chi sono io!" o dei preti pedofili intoccabili. Manca una certa spiritualità secondo me nella società danese, cosa che magari in Italia finisce con l'imporsi e l'asfissiare tutti, credenti e non credenti, di questo o di quel credo.

D) Cosa della società e della cultura italiana ha segnato, nel bene e nel male, il tuo percorso personale e di scrittrice?

R) L'emigrazione all'estero dei miei genitori, mio padre era un minatore minorenne partito con i coetanei per il Belgio, dopo l'accordo tra i due governi, del 1946 (l'Italia dava minatori e il Belgio carbone che serviva per la ricostruzione dell'Italia, dopo la guerra); la mentalità siciliana della famiglia paterna, cioè patriarcale, quasi musulmana; la separazione virulenta in destra e sinistra della società; il maschilismo della società e del linguaggio, il paternalismo cattolico dei valori, il conformismo, tutte cose che mi sono state strette, in un certo senso, le ho subite in certi periodi pesantemente. La cultura di sinistra, legata ai diritti civili, Il femminismo, passando attraverso una fase separatista e poi il lesbismo politicizzato, la coscienza di vivere in una cultura dalle molteplici radici, la bellezza terapeutica di certe opere d'arte e di certi paesaggi unici e indimenticabili, queste sono cose che considero positive e che ho respirato a pieni polmoni, in Italia.

Nel bene e nel male mi hanno costruita queste cose.
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