domenica 2 novembre 2008

Ruth Keller

















Ultime modifiche al post in data 18.11.2013.



Quel che ho visto e udito a Roma
di Ingeborg Bachmann (1926 - 1973)
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Un ritratto dell'Italia del dopoguerra
in forma di cronaca e di poesia

Traduzione di Kristina Pietra e Anita Raja.
Quodlibet - 2002


Bachmann, austriaca, parlava l'italiano molto bene, e per molti anni ha vissuto a Roma, dove è morta a causa delle conseguenze di un incendio nel suo appartamento. Autrice di racconti, saggi, radiodrammi, fu anche corrispondente da Roma per la radio di Brema, con lo pseudonimo Ruth Keller. Questo libricino raccoglie le corrispondenze e una breve prosa su Roma.
Nella Roma e nell'Italia delle sue corrispondenze ci sono i monarchici in parlamento e i comunisti. Il governo è quadripartitico. Si azzuffano, in qualche seduta, letteralmente. L'industria cinematografica è l'unica industria in una Roma senza ciminiere. La metropolitana compie sedici anni, ha quattro corse giornaliere. Un omicidio che coinvolge nomi eccellenti, viene sfruttato a destra e a sinistra per dimostrare il marcio reciproco.

Il 28 ottobre 1954 Trieste festeggia - dopo, lunghe e delicate trattative - la definitiva appartenenza all'Italia, ma un nubifragio ha ucciso 300 persone a Salerno lasciandone moltissime altre senza tetto, e il prestito statale che il governo aveva promesso per l'occasione, dovrà essere prorogato, il denaro verrà usato per far fronte all'emergenza.
Scrive Ruth Keller/Ingeborg Bachmann nello Zeit im Funk del 28 ottobre 1954:
In mezzo al clima di festa dei triestini, cui neanche la fredda bora e la pioggia torrenziale hanno guastato l'entusiasmo, è giunta una notizia terribile: la catastrofe di Salerno. La tetra coincidenza di un giorno di festa con uno funesto solleva un problema anche politico: quello della colonizzazione interna ed esterna dell'Italia. Il Mezzogiorno è rimasto a tutt'oggi il punto nevralgico del paese, e i rimproveri della stampa e dell'opinione pubblica contro il governo sono stavolta particolarmente aspri. L'Italia ha pesantemente trascurato il sud sotto tutti i punti di vista a favore di sviluppi politici ed economici più appariscenti. [...] in nome dei trecento morti e degli innumerevoli senza tetto ci si chiede se non vi concorra anche un peccato di omissione. Ogni anno, in autunno, questa regione è messa in pericolo dall'acqua e dai naufragi. Gli argini e le dighe non sono sufficienti. Soprattutto il furto di legname ha portato a una totale deforestazione e ne sono nate vere e proprie montagne mobili. [...]. I triestini, il cui "rientro in patria" doveva essere reso più piacevole grazie a un prestito statale, pagheranno questa giornata storica. Il prestito dovrà essere prorogato, i danni verificatisi a Salerno e nei dintorni richiedono ben più dell'intera somma che dovrebbe essere stanziata per quel sussidio. [...]. A Trieste dove i bersaglieri, entrati col tradizionale passo di corsa al suono delle fanfare, venivano portati in spalla, e dove il generale Winterson non riusciva a congedarsi dal generale de Renzi, il nuovo commissario della città, perché il tragitto dal porto a piazza dell'unità era bloccato da una massa di gente tale da impedire i festeggiamenti previsti.
E' da notare che sia il giubilo di Trieste che la catastrofe di Salerno - e tutte le altre, numerosissime in Italia - sono addirittura una tradizione. Chi ha avuto occasione di assistere da vicino all'esultanza dei triestini, è tornato con la mente alle illustrazioni delle lotte irredentistiche del XIX secolo riportate sui libri di storia. [...]. La bella città sull'Adriatico non voleva più essere isolata. Voleva, come si dice in Italia, essere ricongiunta alla madre patria.
La catastrofe di Salerno si colloca in una tradizione molto più drammatica, se non tragica. Le acque e i pendii delle montagne esercitano la loro azione distruttrice con tanta facilità perché il dislivello di civilizzazione tra nord e sud non è stato ancora colmato. Senza contare gli spogli pendii non ancora rimboscati, gli argini e le dighe costruiti in numero insufficiente - il sud è tuttora arretrato come al tempo degli spagnoli e dei Borboni, praticamente l'unica regione europea le cui case sono tuttora prive di acqua corrente e, al contempo, costantemente minacciate dalla paura delle frane dei torrenti di montagna [..]. Si tratta della quarta grande catastrofe alluvionale negli ultimi quattro anni. Finora non si è fatto che rapportare alla meglio i vecchi danni. Mancano misure preventive in grande stile per evitare catastrofi future.[...].

Un brano da un articolo presso lo stesso giornale del 3 dicembre 1954:
Tutti i tesori del mondo vengono sciorinati nelle lussuose vetrine romane, ma solo una piccola parte di abitanti se li può permettere.

E alcuni brani di uno del 1° marzo 1955:
Gli stabilimenti della Fiat partono con una produzione di cinquecento vetture al giorno, che presto saliranno a mille.[...]. L'automobile incontrerà comunque grandi favori e sedurrà l'italiano medio, per quanto anch'essa non alla sua portata. La maggior parte delle persone dovrà accontentarsi ancora della Vespa, pur sempre due terzi meno costosa e altrettanto più contenuta nei consumi - per non parlare dell'onere fiscale. Malgrado ciò, si prevede un aumento enorme delle vetture in circolazione sulle strade d'Italia, e la cosa desta già oggi preoccupazioni, perché esse non sono atte ad accogliere un traffico ancora maggiore.[...] Sono tra le strade più pericolose d'Europa, per quanto duemila anni fa fossero indubbiamente esemplari. [...]. Il traffico si concentra infatti soprattutto nelle città, i cui centri sono caratterizzati da strette strade medievali. Nel giro di pochi anni in questo paese potrebbe crearsi un caos viario senza pari, sebbene le statistiche paiano dimostrare il contrario. Perché in Italia circolano soltanto un milione di automobili e camion. Appena un italiano su settantacinque possiede un'automobile. Nella Repubblica Federale la media sale invece a uno su quaranta, in Francia su quindici, in Inghilterra uno su tre. Rispetto ad altri paesi, l'Italia è quindi poco motorizzata. Ma vedrete, è il motto di oggi: con la Fiat Popolare S 600 le cose cambieranno!

Infine, dal testo (poeticamente) scritto per la rivista letteraria Akzente, del 1955:
A Roma ho visto che il Tevere non è bello, ma trascurato nelle banchine [... ]. Arbusti ed erba alta sono infangati, e sulle balaustre solitarie dormono immobili gli operai nella calura del mezzogiorno[...]. Bella è però l'acqua del fiume, verde argilla o biondo - a seconda di come la luce lo irradia. [...]. La Tiberina è abitata dai Noantri [...]. A Roma ho visto che la basilica di San Pietro sembra più piccola delle sue reali dimensioni e tuttavia è troppo grande. [...] le grandi solennità si svolgono ancora chiassosamente, con balletti in porpora sotto baldacchini, e nelle nicchie l'oro sostituisce la cera. Chiesa granne divozzione poca. [...]. In una trattoria vicino alla sinagoga la tavola è apparecchiata, e i pesciolini rossastri del Mediterraneo sono serviti con uva passa e pinoli. I vecchi si ricordano degli amici che furono pagati a peso d'oro; quando furono riscattati, i camion partirono lo stesso, e loro non tornarono più.[...]. In un bar romano ho visto [...] un ragazzino col grembiule allacciato davanti che lavava le tazze e i bicchieri e non andava mai a letto prima di mezzanotte. [...]. A Roma ho udito certamente che più di uno ha il pane ma non i denti, e che le mosche vanno sui cavalli più magri. Che a uno è stato donato molto e all'altro niente; c'è chi la tira, la strappa e che soltanto una colonna solida sostiene la casa per cento anni. Ho udito che al mondo c'è più tempo che intelletto, ma che gli occhi ci sono dati per vedere.
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Link: Bachmann presso la Quodlibet 



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