domenica 7 dicembre 2008

Angst

Fotografo: Kåre Viemose






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.Angsten i kunsten
.(L'angoscia nell'arte)
Psykiatrifondens Forlag - 2008
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Dieci artisti danesi, cinque donne e cinque uomini, vengono intervistati dal dott. Rasmus Nejst Jensen. Si parla di "angst": angoscia, paura, ansia. Che ruolo ha, quanta importanza ha l'angoscia nella produzione di un artista?
Il libro è presentato oggi da Jeppe Bangsgaard, nell'inserto Magasin Søndag del quotidiano Berlingske Tidende.
Tra i dieci intervistati ce ne sono due conosciuti dal pubblico italiano: Nordbrandt e Høeg.
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Sinteticamente:
Henrik Nordbrandt racconta che a 16 anni fu ricoverato in un reparto psichiatrico, era alto 1,90 e pesava 39 chili, soffriva di anoressia.
Il ricoverò gli fu molto utile per cambiare decisamente direzione, grazie anche alle conversazioni con uno psichiatra che lo trattò da persona e da adulto facendogli capire che in quel modo si stava uccidendo. Doveva scegliere: vivere o morire. E lui scelse la vita. Nordbrandt ritiene di non usare l'arte per analizzare se stesso, anzi cerca di tenere l'angoscia e la sofferenza psichica lontane dai suoi testi, ma ammette che una certa atmosfera nel suo lavoro viene dalla profondità della depressione e dal disagio dell'angoscia.
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Peter Høeg è cosciente del fatto che ci sono due forze che lo spingono a scrivere, una è appunto l'angoscia, la paura per l'insensatezza delle cose, paura della morte, paura che tutto finisca; l'altra è una forza positiva che gli viene per esempio da una momentanea sensazione di profondo amore, che dà senso alle cose. Tale angoscia esistenziale si rispecchia nei suoi libri, senza dubbio. Lo angoscia anche la cosapevolezza di raggiungere tante persone con i suoi romanzi. Ad ogni nuovo libro gli sembra di entrare in una scena dove, minimo, un milione di persone lo sta giudicando. Un'enorme energia collettiva che lo preoccupa e lo spaventa. Pubblicare non è soltanto divertente, nel successo c'è una certa crudezza (in Danimarca, specifica lui, ma probabilmente ovunque, immagino io) che lo fa stare così male da perdere la voglia di scrivere. Ma fino ad ora, alla fine, la forza creativa ha sempre avuto il sopravvento sull'angoscia, ha sempre avuto maggior peso rispetto ai costi personali relativi ad ogni nuova pubblicazione.

 

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2 commenti:

  1. Interessante. Gli uomini anoressici sono pochi, ma ci sono. Mi pare una buona cosa che qualcuno esca allo scoperto, specie essendo uno scrittore, magari renderà l'outing più facile a qualcun altro.

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  2. Per Marina:ho letto che proprio perché é una malattia tipicamente "femminile", ai pazienti maschi viene spesso diagnosticata con grave ritardo.

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