domenica 15 febbraio 2009

Riprendendoci le notti


Marlen Haushofer
(1920 -1970)
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LA PARETE
Traduzione di Ingrid Harbeck
Edizioni E/O -1992
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Al mio 35esimo compleanno la mia compagna di allora mi regalò un libro che in un certo senso le somigliava molto: La Parete dell'austriaca Haushofer. Iniziai a leggerlo un mese dopo (noi stesse tra le montagne, in una vita alquanto primitiva e rude) e l'ho riletto adesso, molto volentieri, a distanza di 16 anni, lontanissima dalla durezza della vita che, per scelta, facevo allora. È un romanzo che ad alcuni può sembrare improbabile ad altri assolutamente possibile; i primi perchè non hanno l'esperienza necessaria per riconoscere i valori del libro, gli altri perchè temono il sempre più probabile peggio, in certi casi proprio perchè vengono da un tipo di vita simile a quello descritto nel romanzo (il mondo infatti non è fatto - neanche in Occidente - solo di città verticali e orizzontali, di "bande larghe" e "profili", di parcheggi, di metropolitane e negozi sotterranei). Ad ogni modo il romanzo pubblicato nel 1963, diventerà un libro-culto negli anni ottanta, soprattutto tra gli ambientalisti e le femministe.
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La protagonista che è vedova e ha due figlie adulte, si reca in montagna invitata da due parenti, a trascorrere qualche giorno con loro. Da un inizio così promettente passerà, in meno di 24 ore, a dover affrontare l'inimmaginabile: una parete trasparente, improvvisamente, separa quel pezzo di terra, dove per caso si trova, dal resto del mondo. Il libro comincia con la protagonista che decide di raccontare minuziosamente come sono accaduti i fatti, già appartenenti al passato; lo fa sul retro di un calendario e su della vecchia carta intestata e ingiallita trovata per caso, con una penna che si sta svuotando dell'inchiostro; e li vuole raccontare perchè lei stessa si sta perdendo, vuole ricordare prima che diventi troppo tardi; scrive con l'inespressa e sempre più inutile speranza che qualcuno leggerà prima o poi. Lei chiama l'inspiegabile avvenimento "la sciagura" o "la catastrofe". L'unico vero problema in ultima analisi è sopravvivere anche se non sa fino a quando e neanche perchè. Ad un certo punto smetterà di aspettare i soccorsi. Un cane, una mucca, un gatto sono il suo branco di cui si sente il capo, con i vantaggi e i doveri relativi. La casa è piena di scorte alimentari che comunque finiranno, il proprietario li aveva accumulati e tenuti maniacalmente in ordine perchè riteneva probabile una catastrofe nucleare o qualcosa di simile. Sarà la sua fortuna. Lo chalet è fornito anche di tanti attrezzi, di un fucile, e lei comincerà da quei pochi oggetti che prima o poi si logoreranno, ma intanto l'aiuteranno a creare nuovo sostegno.
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All'ultimo istante arriva il colpo di scena, che inizialmente fa pensare ad una benedizione (finalmente compare un altro essere umano, un uomo nelle stesse condizioni della protagonista) ma che dopo poche frasi si trasforma in una maledizione, una tragedia (inspiegabilmente, forse per colpa di un equivoco, per paura, per follia, chissà? l'uomo uccide il torello e il cane della protagonista e lei uccide l'uomo con lo stesso automatismo con il quale è successo tutto il resto della scena). E poche pagine dopo il lettore viene abbandonato, perchè la storia finisce per mancanza di carta.
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Il romanzo viene paragonato al Robinson Crusoe di Daniel Defoe, a La peste di Albert Camus e a Il risveglio della terra di Knut Hamsun, ma allo stesso tempo è unico, proprio perchè il protagonista (oltre che l'autore di una storia simile) è una donna. Da tenere presente che viene scritto e pubblicato negli anni delle "superpotenze", della "guerra fredda", con la relativa paura collettiva dei reciproci attacchi nucleari. Ma a prescindere da ciò La parete è una metafora che allude alla solitudine, alle malefatte del genere umano, alla necessità di aderire all'equilibrio ecologico del pianeta; alla possibilità di salvarci, praticamente e spiritualmente, partendo dalle piccole cose, dal nostro istinto, dal nostro sapere genetico, dalle cose semplici e faticose. Tutto il libro è solitudine e fatica. Un libro realistico, senza fantascienza nonostante la parete trasparente. Un romanzo lucido, per certi aspetti duro nei contenuti, ma è anche poetico e persino spiritoso.
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Marlen Haushofer ha preferito vivere ai margini dell'ambiente letterario ma in realtà ha ricevuto riconoscimenti prestigiosi. Per questo romanzo riceverà il Premio Arthur Schnitzler, e commenterà: "Adesso a casa mi lasceranno un po' più di pace per lavorare". Per anni infatti diede la precedenza ai figli e al marito, all'ambulatorio da dentista che il marito gestiva e nel quale lei faceva da assistente, scrivendo soltanto nelle prima ore del mattino "sul tavolo della cucina". La casa editrice E/O ha pubblicato nel tempo anche altri suoi romanzi che troverete in questa pagina. Ma attualmente sembra che solo La parete sia disponibile.
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"Le mani, sempre ricoperte di piaghe e di callosità, erano diventate i miei principali arnesi. Da tempo mi ero tolta gli anelli. Chi mai adornerebbe i propri arnesi con anelli d'oro? Averlo fatto in passato, mi parve assurdo e ridicolo. Stranamente sembravo più giovane allora di quanto non apparissi quando conducevo ancora una vita comoda. La matura femminilità della quarantenne mi era caduta di dosso insieme ai riccioli, all'incipiente doppio mento e ai fianchi tondeggianti. Al contempo persi la consapevolezza d'essere una donna. Il mio corpo, più intelligente di me, si era adattato, riducendo al minimo indispensabile gli inconvenienti della femminilità. Potevo tranquillamente scordarmi d'essere una donna. A volte ero una bambina alla ricerca di fragole, poi di nuovo un giovane uomo che segava la legna, oppure, quando sedevo sulla panca a contemplare il tramonto con Perla (n.d.r. un gatto) sulle ginocchia ossute, una creatura decrepita priva di sesso. Oggi quel fascino singolare che allora emanavo mi ha completamente abbandonata. Sono sempre magra, ma muscolosa, e la mia faccia s'è coperta d'una fitta rete di minuscole rughe. Non sono né brutta né attraente, più simile a un albero che a un essere umano, un piccolo tronco bruno e coriaceo, a cui occorre tutta la sua forza per sopravvivere."
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Della sua gatta (la prima, la più anziana):
"Vedo la mia faccia, piccola e deformata, nello specchio dei suoi grandi occhi. Ha preso l'abitudine di rispondermi, quando le parlo. Non te ne andare questa notte, le dico, nel bosco ci sono il gufo e la volpe, con me stai al caldo e al sicuro. Brrr, brrr, miao, risponde, e forse vuol dire: si vedrà, femmina umana, io non vorrei impegnarmi."
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E del cane (ormai morto):"Ogni tanto, quando mi trovo a camminare sola nel bosco invernale, parlo con Lince come prima. Non me ne rendo conto, fin quanto qualcosa non mi fa sussultare dallo spavento, e allora ammutolisco. Volto la testa, e colgo al volo il riflesso d'un manto rosso bruno. Ma il sentiero è deserto, arbusti spogli e pietre umide. Non mi stupisco di continuare a sentire alle mie spalle il crepitare dei rami secchi sotto il passo leggero delle sue zampe. Dove altro potrebbe aggirarsi il fantasma della sua piccola anima di cane, se non sulle mie tracce? È uno spettro amico e non mi fa paura. Lince, cane mio, cane bravo e bello, probabilmente è solo la mia povera testa a creare il suono dei tuoi passi, il riflesso del tuo pelo."
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"Se socchiudevo gli occhi, vedevo gli abissi sconfinati spalancarsi tra un ammasso stellare e l'altro. Gigantesche voragini nere, dietro gli addensamenti di nebulose luminescenti. Talvolta usavo il cannocchiale, ma preferivo osservare il cielo a occhio nudo. Potevo così abbracciare il tutto, guardare attraverso le lenti mi disorientava. La notte che avevo sempre temuto e che spesso avevo esorcizzato con una luminaria da festa, sull'alpe perse il suo aspetto terrificante. In realtà non l'avevo mai conosciuta prima, rinchiusa in case di pietra, dietro a tendaggi e persiane avvolgibili. La notte non era affatto tenebrosa. Era bella e io cominciai ad amarla."
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Link: sull'autrice in Wikipedia in tedesco e in francese,
e ancora: Rablè
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6 commenti:

  1. Un'amica mi ha segnalato che " Dissipatio h.g" di Morelli è il corrispettivo maschile di " La parete" e forse un capolavoro più grande.
    Io non l'ho ancora letto e tu?
    Complimenti per il tuo blog, elegante e cristallino.

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  2. Gianna, non l'ho letto ma é un bel suggerimento.
    Grazie per i complimenti. Spero che tornerai presto a condividere qualche lettura e a suggerire o a dire il tuo parere!

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  3. Avendo letto "Dissipatio h.g." posso dire che no, non lo trovo "un capolavoro più grande", per me "La parete" è molto più profondo di Dissipatio, molto più chiaro nelle motivazioni (anche se Dissipatio è comunque interessante). Di simile hanno soltanto quel trovarsi soli in un mondo disabitato, ma il resto li differenzia moltissimo, nei contenuti e nella scrittura.

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  4. Di recente è uscito un film di Julian Roman Pölsler con Martina Gedeck.

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  5. Mi affascina la tematica, la follia del mondo che va verso la catastrofe come un'entropia accelerata e, d'altra parte la salvezza, una donna che sa lavorare la terra, parla con gli animali da pari, sa difenderli fino all'uccisione del loro nemico, un uomo. È una nemesi conturbante, mi spinge alla lettura, ne terrò conto. La protagonista incarna la magna mater. Solo alla grande madre spetta esercitare la giustizia superiore. La dea Maat egizia pesava i cuori dei morti, li giudicava e aveva testa di gatto.

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  6. Sì, è una lettura importante da tanti punti di vista.

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