lunedì 2 marzo 2009

Intervista - marzo 2009

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Intervista di Nadia Turriziani pubblicata il 2 marzo 09 su Tifeoweb.
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"SE HO UN'IDEA LA SCRIVO SU QUALUNQUE PEZZO DI CARTA"

Cosa significa per lei scrivere?
Significa esprimermi. Ed inoltre la possibilità di toccare il lettore, l'accesso ad una forma di intimità spirituale con quanti mi leggono.
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Quali sono i libri del cuore?
Siddharta, di Hermann Hesse, Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar e La parete di Marlen Haushofer.
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Perché?
Sono libri che ho riletto più di una volta a distanza di anni e ogni volta mi conquistano: Siddharta perchè mi conferma che noi individui siamo tante cose nell'arco di una vita, e arriviamo ad ogni nuovo io con la stessa curiosità, lo stesso candore, la stessa serietà; Memorie di Adriano perchè mai ho letto, in italiano, un testo così esteticamente soddisfacente e allo stesso tempo così profondo, è la storia di una vita oltre che di un mondo personale vasto quanto un impero; La parete invece mi incoraggia a vivere con quello che ho, a combattere con il quotidiano pur avendo aspirazioni e velleità di più vasto perimetro! E tecnicamente lo trovo geniale: un quotidiano sempre più povero raccontato, giorno dopo giorno, senza annoiare mai.
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Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?
Ho trovato molto interessante "Le nonne" di Doris Lessing, che raccoglie tre racconti, ma è soprattutto il racconto che dà il titolo al libro che mi ha stupita, mi ha detto qualcosa che non avevo mai sentito prima, convincendomi.
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Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?
Questa è una domanda complicata! Perchè io sono nata all'estero e vivo all'estero, e in Italia ho vissuto in diverse regioni. Non ho purtroppo un luogo con il quale mi identifico "completamente". Mi sento però, in ultima analisi, più a casa mia nelle Marche, forse perchè ci ho vissuto gli anni e le esperienze più importanti.
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Qual è il rapporto con la sua cittá?
Copenaghen è ancora una città a misura umana: poco traffico se lo si confronta con quello delle città italiane, numerosi parchi e laghi, ovunque c'è la possibilità di passare con un bambino in carrozzella o con una sedia a rotelle, piste ciclabili diffuse in modo capillare e tante strade spaziose. Mi piace viverci perchè è una capitale e offre quanto una capitale, ma è anche sommessa e cortese, come una città di provincia. Quanto torno in Italia, la prima cosa che noto è il chiasso, ma appena rientro a Copenaghen il mondo si acquieta, con un sospiro di sollievo, di parecchi decibel: niente motorini, niente clacson, e la gente parla a voce più bassa.
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Come è arrivata alla pubblicazione del suo lavoro?
Ho spedito una mail, ad un editore nuovo del quale avevo letto un paio di interviste (nuovo e piccolo, quindi senza la spocchia dei "semi nuovi" e dei "mezzi grandi" e senza il problema dell'ingorgo di manoscritti che hanno i "vecchi e famosi"). Nella mail a grandi linee ho descritto il mio lavoro e ho chiesto se c'era da parte loro interesse ai miei temi. Mi hanno risposto dicendo che potevano essere interessanti. E cosí ho spedito tre lavori e loro, dei tre, hanno ritenuto questo il più adatto ai loro progetti. Ci sono arrivata dopo 10 anni di tentativi, in Italia e in Danimarca.
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Ha frequentato corsi di scrittura creativa?
No.
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Ritiene siano utili?
Credo di si, immagino possano esserlo, magari per lo scambio di vedute e di esperienze, inevitabile, con gli altri partecipanti, e con l' "insegnante". Dipende anche da chi li tiene quei corsi, da come sono impostati.
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Scrive a penna o al computer?
Sempre di più direttamente al computer. Però se un'idea non deve sfuggirmi la scrivo subito su un qualunque pezzo di carta a portata di mano (ovunque) e poi trascrivo tutto in un'agenda, con calma.
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Di giorno o di notte?
Quando sono nel momento giusto scrivo fino allo sfinimento, giorno e notte, indifferentemente.
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Riti particolari?
Mi piace avere della musica in sottofondo, soprattutto jazz o musica classica o qualunque cosa che corrisponda al ritmo che sento in me o allo stato d'animo di quello che sto scrivendo. A volte però preferisco il silenzio totale. Scrivendo, con il passare delle ore, non sento neanche la fame. Praticamente non mi importa di niente altro, quasi.
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Com è nata l'idea di scrivere questo libro?
Volevo liberarmi di una brutta esperienza.
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Preferisce cimentarsi col racconto o nelle poesie?
Fino a qualche anno fa preferivo la poesia, adesso mi piace ancora leggerla ma non scrivo "una poesia" da almeno un decennio. Sono cambiata.
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Una definizione dell'una e dell'altro?
Vedo la poesia come uno schizzo a matita (direi di un eventuale e probabile racconto). Ogni poesia, almeno così le mie, racconta una storia, sinteticamente. Il racconto è invece un dipinto ricco di dettagli, di colori, di struttura, magari pieno anche di poesia!
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Come ha scelto il titolo del suo libro?
Ho scelto tra un paio di titoli che l'editore ha proposto, ritenendoli più efficaci. Io avevo dato al racconto un altro titolo: Pretesti. Nel privato continuo a chiamarlo così.
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