mercoledì 22 aprile 2009

Il muro

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Die Berliner Mauer - Il muro di Berlino
all'altezza di Bethaniendam, nel 1986.
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Dettagli dei resti del muro di Berlino.
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Il famoso bacio fraterno (alla russa) tra Erich Honecker e Leonid Breznev,
dipinto da Dimitri Vrubel, attualmente cancellato.
Una frase accompagnava il bacio:
"Mio Dio, aiutami a sopravvivere a questo amore mortale".
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Il muro è ufficialmente esistito dal 13 agosto 1961
al 9 novembre 1989. Fra sei mesi saranno trascorsi esattamente venti anni dalla caduta, dall'abbattimento del muro che è rimasto, in ogni caso nelle nostre coscienze, come simbolo di forzata separazione. Un caro prezzo per le presunzioni naziste e le utopie comuniste. E viceversa.
Quel 9 novembre ero a Trieste e ricordo di aver messo a fuoco l'avvenimento mentre ero in un bar a comprare un panino: un televisore ad alto volume mandava in onda da una mensola altissima, le immagini di migliaia di persone che brindavano e si abbracciavano, piangendo o ridendo. Inutile dire che anche fuori dallo schermo nessuno aveva lo sguardo normale, tutti cercavamo di minimizzare l'emozione con un sorriso. Era finalmente la vera fine della Seconda Guerra Mondiale?
In questi giorni sto preparando un breve soggiorno a Berlino leggendo un vecchio numero di "Meridiani" , datato settembre 1990, quindi "poco dopo" la caduta del muro, dedicato alla città. Trovo molto interessante l'articolo d'apertura di Peter Schneider che si intitola "Che il ricordo rimanga":
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La demolizione selvaggia del Muro di Berlino è andata avanti per circa sei mesi. Dal 9 novembre 1989 al giugno del 1990 migliaia di berlinesi e di turisti si sono improvvisati guastatori, armandosi di scalpelli, martelli, cacciavite, persino temperini per andare a sbrecciare un po' di muro. Dalla mattina fino a notte inoltrata: non li fermava il freddo, né la pioggia battente, né l'oscurità.
[...] Col mese di giugno l'assalto è finito. Le autorità municipali, quelle di Berlino Ovest e quelle di Berlino Est, hanno assunto la regia della demolizione. A Ovest sono scese in lizza cinque aziende private, a est un ufficio statale si è assunto in esclusiva la direzione e l'esecuzione dei lavori. Un'economia pianificata non può sparire in sei mesi.
[...] In nessuna parte del mondo esiste una situazione simile: una metropoli in cui il centro è completamente sgombro da edifici.
[...] In quelle che erano le zone di confine si è scatenata un'attività febbrile: decine di strade riallacciate, trasporti pubblici ripristinati, stazioni della metropolitana richiamate in vita. La città in cui tutto era doppio - due municipi, due giardini zoologici, addirittura due tipi di berlinesi - deve darsi un volto unitario.
[...] Percorrere una strada da un capo all'altro è la cosa più normale del mondo, ma non lo è ancora a Berlino.
[...] che la Germania unificata debba avere qui la sua capitale è dato per scontato da tutti o quasi (l'eccezione più vistosa è costituita dai bavaresi). Nessuno dubita che la città diventerà un grande punto d'incontro, di confronto e di scambi tra l'Ovest ricco e l'Est povero.
[...] Il vento frizzante che soffia sulla città dopo la caduta del Muro fa affluire i capitali ma produce anche un rimescolamento delle carte e apre le porte a conflitti e attriti sociali finora sconosciuti.
[...] dal 9 novembre 1989 furti e rapine si sono moltiplicati.
[...] A qualcosa il Muro serviva: se non altro a tener viva l'illusione che il Muro fosse l'unica cosa che separava i tedeschi. Ora si è scoperto che non divideva soltanto due Stati, ma due modi di vivere e di concepire la vita.
[...] Gli economisti stimano che [...] ci saranno per anni milioni di disoccupati [...] quando la disoccupazione sarà un fatto reale e non più un'astratta previsione, molti si ricorderanno dei vantaggi che l'ancien régime assicurava: affitti modici, posto garantito, blandi ritmi di lavoro, qualcuno che provvedeva dall'alto, sia pure con mano pesante, a decidere per tutti e a stendere sull'avvenire una cortina magari plumbea ma ugualitaria.
[...] Ma restiamo al presente. Il ventaglio delle disparità è vasto e vario. Basti pensare ai problemi della donna: nella DDR il diritto all'aborto era pressochè illimitato, gli asili avevano posti sufficienti per tutti, le donne avevano una posizione di rilievo nelle professioni e nella vita pubblica, una forza che non ha riscontro a Ovest.
I due borgomastri di Berlino hanno stabilito di comune accordo di far scomparire il Muro. Si vuole che non ne resti traccia; ma siamo sicuri che sia una decisione saggia? Il muro era l'ultima e più dolorosa conseguenza di una guerra di cui i tedeschi hanno la responsabilità, una ferita aperta che non voleva chiudersi. La radicale eliminazione del Muro rimuoverà, forse, anche il ricordo della colpa dei tedeschi. Non c'è pericolo, allora, che risorga una fatale eredità della storia germanica, un'antica arroganza, una volontà di sfida? Certo, non è proibito, dopo aver perduto una guerra, diventare una superpotenza economica: c'è riuscito il Giappone, c'è riuscita la Germania [...].
[...] Potrebbe accadere che la normalizzazione renda più "normali" anche i tedeschi, cioè più consapevoli, più tolleranti, più aperti, più allegri, insomma (coraggio diciamolo) più felici.
[...] non c'è più niente, con la caduta del Muro, che giustifichi una sindrome da accerchiamento. E poi le loro virtù migliori potranno impegnarle nella grande impresa di conciliare e portare a denominatore comune due sistemi economici e culturali finora divisi. Non è facile credere a questa versione ottimistica, ma bisogna sperarvi [...]. E perché questa speranza diventi realtà, è necessaria la memoria. Da qui la mia preghiera: per favore, lasciate in piedi un pezzetto di Muro!

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Il muro in ventotto anni si era riempito di slogan, colori, date ecc. Era un museo all'aperto, di arte estemporanea, oltre che una ferita aperta per i berlinesi e in un certo senso anche per l'Europa.
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Numeri e fatti del Muro.
Un articolo su Repubblica del 12 agosto 1999: dieci anni dopo la caduta.
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