domenica 5 aprile 2009

Integrazione


Luciano Bianciardi
(1922-1971)
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L'integrazione
(Bompiani - 1960)
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L'integrazione descrive il passaggio dalla provincia alla metropoli, da una vita godibile ad una faticosa e insensata, in nome del progresso e del guadagno; in quella fase storica che ha mutato l'Italia per sempre, in bene e in male; che ha coinvolto tutti, che è passata alla storia italiana come il miracolo economico. La metropoli è Milano: una cittá in cui si scava senza un vero senso, si asfalta, si costruisce senza un vero disegno. Una metropoli indaffarata e alienata, "nevroticamente produttiva", che non passeggia ma marcia, non cammina ma corre, chissà dove (... verso Tangendopoli? Suggerisce Goffredo Fofi che ha scritto l'introduzione - edizione 1993).
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Non viene scritto ma sono gli anni cinquanta. Il protagonista (sdoppiato in un fratello che lo affianca e contemporaneamente rappresenta l'altra parte di sé) si trasferisce nella città delle possibilità, per lavorare presso una casa editrice che si prefigge il compito di cambiare la cultura italiana, pur restando impigliata in vecchi e nuovi impedimenti. Leggendo l'introduzione di Fofi veniamo a sapere che si tratta degli inizi della Feltrinelli (della quale, nel 1954, Bianciardi era stato invitato ad aiutare i primi passi, e dalla quale poi verrà licenziato per scarso rendimento!). La collaborazione con la Feltrinelli continuerà, nel ruolo di traduttore (tra le altre cose Bianciardi tradusse i Tropici di Miller).
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Nei pochi capitoli non c'è soltanto questo, ben camuffato, ma anche una rivolta politica da gestire con estrema diplomazia (evidentemente, anche se non scritto, la rivolta dell'Ungheria contro il potere sovietico, del 1956, ma "guai a chiamarla rivoluzione"! scrive Fofi); la descrizione di un innamoramento corrisposto che verrà dimenticato al momento opportuno, e infine l'integrazione allo spirito della città che traina tutto il Paese, dopo la guerra, nel mondo moderno. L'integrazione consiste nell' immettersi senza remore nella corrente della produzione, nello sposarsi ad una ragazza lucida ed efficiente e nel diventare infine un uomo adulto (cioé, direi, lasciando i valori appassionati e autentici della giovinezza per quelli razionali e filtrati della maturità).
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L'integrazione appartiene ad una trilogia che include "Il lavoro culturale" che fu pubblicato dalla Feltrinelli nel 1957 e "La vita agra" che racconta di "una solenne incazzatura" e fu pubblicato da Rizzoli nel 1962, e che divenne il successo di Bianciardi (cinquemila copie in circa dieci giorni).
"La vita agra" (il contrario de "La dolce vita" di Fellini!) diventerá anche un film diretto da Lizzani, nel 1964.
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Il successo lo demoralizzerà, sentendosi come un comico che dice ogni sera le stesse battute, nelle varie città d'Italia, per presentare il libro nel ruolo dell'arrabbiato italiano.
Nella vera vita, l'autore tornerà a cercare la provincia andando a vivere in provincia ma non la troverà più, essendo immersa anch'essa nel boom economico, già persa nel consumismo!
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Una moglie, due figli, poi una compagna e ancora un figlio, un'amicizia importante con Cassola: insieme seguiranno i minatori di Ribolla e scriveranno "I minatori della Maremma", nel 1956.
Negli anni settanta ritornerà a Milano, ma è alcolizzato, e muore a 49 anni.
 
 
Biografia di Bianciardi su wikipedia.it
Goffredo Fofi su wikipedia.it
 
Un breve brano da "L'integrazione":
Gli dicevo che certi fatti della nostra storia ottocentesca, e le imprese garibaldine prima di tutto, meritavano d'essere conosciute, popolarizzate, tradotte magari in film, perché oltre tutto erano avventurosissime, e pittoresche.
"Possibile," gli dicevo, "che i nostri ragazzi sappiano chi è il generale Custer ed ignorino non dico chi fosse Antonio Mosto, ma addirittura non sappiano nemmeno l'esistenza di un Türr, di un Dezza, di un Sirtori, generali coi fiocchi, pei tempi loro. Altro che Custer!"
Ardizzone mi stava ad ascoltare con la faccia secca e sufficiente: "Sí sí," faceva. E se dopo qualche giorno io tornavo sull'argomento, lui si metteva a sbuffare:
"Ma insomma, Bianchi, al vostro paese siete monotoni, lo sai? Ora non bastava la sociologia di tuo fratello. Ci volevi anche tu con questa storia di Garibaldi. Ma chi era poi Garibaldi? È esistito davvero?"



 
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