martedì 2 giugno 2009

Durante e dopo



Andrea De Carlo
Durante
Bompiani - 2008


Si muove, la storia, tra realtà mentali e geografiche che riconosco. Ecco, la geografia, anche interiore, dei paesaggi di Andrea De Carlo la conosco, per questo mi piace leggere i suoi romanzi, perchè mi confermano parecchi sentimenti e numerose intuizioni. Non tutti i suoi romanzi letti mi sono piaciuti, ma a che serve parlare di ciò che non piace?
De Carlo è un "compagno di viaggio" instancabile, sensibile, direi anche molto femminile per certi aspetti. Ad ogni modo questo romanzo racconta di un tale Durante che passando per la vita dei personaggi travolge cose che erano già in bilico. Un cavaliere misterioso lo definiscono gli abitanti della piccola comunità informale fatta di artigiani, artisti, forestieri quasi tutti, sulle colline marchigiane, in cui arriva per caso e inaspettato. Comunica telepaticamente, ipnotizza, ammalia, affascina, irrita, provoca, aggiusta situazioni rotte, migliora quelle stagnanti e rompe quelle che che non sono del tutto sane!
E' padre di numerosi figli avuti da diverse donne; ha capacità terapeutiche, talenti innumerevoli e produttivi, apparentemente distruttivi. Un seduttore, un filosofo, un imbroglione, un ladro, un flagello, una benedizione? Un immaturo, un genio, un angelo, un ciarlatano? Un pazzo? Uno che si muove tra la repulsione, l'inimicizia e l'amore, la riconoscenza altrui. Arriva e con le sue azioni impone agli altri riflessioni non sempre comode; li spaventa, li salva, li sprona, li esalta, li delude. Sincero in modo asociale, se ne andrà dalla storia e dalla vita di Pietro così come è venuto, improvvisamente e con un alone di mistero. Ma niente è più come prima. Del resto tutto è sempre in movimento!
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"Avevo la sensazione che la mia vita come la conoscevo stesse andando in pezzi, con una tale rapidità da lasciarmi incapace di reagire. Ero incredulo di non aver colto i segnali di quello che stava per succedere, di non aver eleborato per tempo una strategia di difesa o di contrattacco. Mi facevo rabbia per come mi sentivo privo degli strumenti necessari, ora che le ultime tracce di sicurezza mi si dissolvevano insieme alla luce del giorno. Non mi piacevano gli stati d'animo che mi attraversavano, e ancora meno il mio ruolo. Pensavo ai diversi modi in cui mi ero immaginato di poter essere, prima di incontrare Astrid e dedicarmi alla tessitura e diventare quello che ero: mi sembravano tutti più suggestivi, liberi, nobili, dinamici, interessanti. Non riuscivo a capire come il numero quasi infinito di scelte che avevo avuto davanti si fosse ristretto a un certo punto a una sola, e io ci fossi rimasto dentro come in una gabbia. Di tutti i possibili Pietro che avevo sognato o progettato da bambino e da ragazzo e da giovane adulto, con fondamento e no, questo mi sembrava un puro prodotto del caso, consolidato dalla ripetizione molto più che dalla convinzione."


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