lunedì 22 giugno 2009

L'eleganza di Jovine


Francesco Jovine
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Tutti i miei peccati
Einaudi - 1948
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I racconti nel volume sono due: Tutti i miei peccati e Uno che si salva.
Nel primo, una donna quarantenne scrive una lettera a un prete, per chiedergli aiuto, e si racconta. La sua vita è stata segnata da una relazione giovanile che ha avuto come conseguenza una gravidanza, un matrimonio imposto a suo marito dalla propria famiglia, la fuga del marito poco dopo, gli anni di solitudine spesi a studiare e poi a lavorare mentre gli anziani genitori si sono occupati di sua figlia. E poi le relazioni nascoste, più sessuali che sentimentali, giusto per avere quello che il suo corpo giovane e sano reclamava; l'incontro con un uomo più anziano che vorrebbe sposarla ma il matrimonio è impedito dall'esistenza di quel marito che pur essendo sparito non è mai stato dichiarato morto; i tentativi da parte del vecchio padre di far annullare il matrimonio - tra l'altro imposto al futuro genero con la minaccia di ucciderlo, quindi non valido secondo i canoni della Chiesa - e tuttavia la difficoltà di riuscire ad ottenere l'annullamento (tentativi che svuotano, negli anni, le casse familiari); e poi l'idea di dichiararlo pubblicamente morto per poter tecnicamente avere diritto a chiamarsi vedova e sposare l'uomo che ama. Ma quando il secondo matrimonio sarà celebrato, ricompare il primo marito, ricattandola e sfruttandola anche sessualmente. E quindi la voglia di liberarsene per sempre, l'idea di ucciderlo, i dubbi, il timore di danneggiare la propria vita per sempre, in ogni caso, la voglia di raccontare tutto all'attuale coniuge che comunque prima o poi si accorgerà di tutto semplicemente controllando l'economia familiare. La lettera al prete è una richiesta di aiuto per dipanare il groviglio, un tentativo di salvare "l'ultima scintilla di rettitudine che si va fatalmente spegnendo nella mia anima".

Nel secondo racconto il protagonista è un uomo, anzi un giovanotto che sta ancora studiando all'università e intanto insegna ai ragazzi del paese in cui vive. Sua madre conta su di lui per ritornare al benessere che una volta la famiglia aveva, per mantenere e far studiare anche i fratelli minori, in collegio, per ritornare all'antica dignità che attualmente è piegata sotto la fatica quotidiana e la povertà incalzante. Non ha voglia lui di sentire una così grande responsabilità su di sè; farà diversi tentativi di uscire dal ruolo che la madre gli impone pur con dolcezza e con tolleranza. Durante il soggiorno a Roma in cui si reca per dare un esame avrà tempo e modo di assaporare tante illusioni, dal denaro facile attraverso il gioco, agli amori altrettanto facili e illusori. Ma la relazione d'amicizia, nata per caso e coltivata con difficoltà, con una compagna di studi (che oltre che studiare dignitosamente, accudisce il padre e i fratelli e lavora in ufficio), lo porterà sulla strada giusta. Un attimo prima di restare invischiato in relazioni e affari dagli esiti ambigui e dalle conseguenze catastrofiche, l'amica lo convince, prestandogli dei soldi per pagare i debiti e le prime future spese, a lasciare la città e a tornare al paese, all'odore della stalla sotto l'abitazione, al lavoro a scuola con gli alunni più poveri di lui.

Da Uno che si salva:
"...tutti i ragazzi lo guardavano. Si erano accorti che il loro maestro si era finalmente svegliato. Senza che Siro lo sapesse, i bimbi sentivano oscuramente quel suo stento doloroso a riprendere contatto con le cose e con le loro anime. Ma quando la coscienza del maestro usciva dalle nebbie del mattino, il loro calore umano convergeva spontaneamente in lui. E Siro parlava esperimentando la validità della sua parola sui segni luminosi o bui dei volti."



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