sabato 25 luglio 2009

Anche all'ombra ci si abbronza




















Marieluise Fleisser
(1901-1974)
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AVANGUARDIA
La Tartaruga -1982
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Traduzione e note
di Laura Fontana e Umberto Gandini
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Sulla quarta di copertina la Fleisser viene definita "segnata dall'ombra di Brecht". "Una fama tardiva la raggiungerà, le sue opere complete verranno pubblicate in Germania nel 1972 e una generazione di scrittori e cineasti come Fassbinder, Sperr, Kroetz, la rivendica come precursore".
Il volume contiene (conteneva) anche un saggio di Gisela von Wysocki "La magia della metropoli".
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Come andò fra lei e Brecht?...Probabilmente lo si può dedurre dal racconto che dà il titolo al volume. In ogni caso, del rapporto tra un/una qualunque provinciale e un/una qualunque genio, la Fleisser conosceva bene i risvolti:
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Non era chiaro se fosse una collaboratrice, amica, amante o futura moglie. "Questa sarà mia moglie", aveva detto all'inizio il discusso poeta. Ma che significato potevano avere quelle parole, dette da lui, e che valore, dato il suo ritmo di consumo di esseri umani? Si prendeva le libertà di un genio, ed era la genialità ciò che irrimediabilmente la legava a lui, una fiammata. Cilly Ostermeier avrebbe dato tutto, non era previdente.
Anche lei voleva scrivere. Era giovanissima, una piccola studentessa inconsapevole, la testa tutta ingarbugliata di progetti che per il momento erano soltanto presunzione. Con questi progetti capitò da lui e ne fu di colpo spezzata. Quell'uomo era una forza, la spezzo immediatamente. Restava da vedere se sarebbe riuscita a cavarsela. Se no, non ne era all'altezza.
Anche il suo ritmo di vita fu sconvolto. Marinava le lezioni all'università e i seminari, per essere a portata di mano quando il poeta aveva bisogno di lei. Lo sollevava dalle seccature quotidiane. Il tempo di lui valeva di più, neanche il caso di discuterne.
La Ostermeier si sentiva rimordere la coscienza, quando pensava alla gente di casa sua. La sua gente pagava. Anche a lei sarebbe piaciuto prendere una laurea. "Che te ne fai d'una laurea?", la convinse lui, "sai scrivere anche così. Non c'è laurea che tenga, devi vivere soprattutto. Resta con me, e troverai così la tua strada. Bisogna saper mettere a frutto il caso".
Quell'uomo era già qualcuno. Lei sentiva profondamente quanto fosse superiore, e quando era con lui, riusciva ad afferrare un lembo di quella intensa, rovente esistenza. Fece i primi passi. Imparò a scrivere nel modo in cui scriveva lui. Era pericoloso, naturalmente, quell'uomo la assorbiva. Avrebbe dovuto resistere, ma era troppo giovane. Non aveva il senso dei propri confini. Aveva la capacità di intuire più che capire, un occhio interiore.
...Per un paio d'anni fece la fame cosí come solo un giovane sa fare la fame, che prende il cuore e da fuori non si vede...Nei ritagli di tempo lavorava per altri, per poter lavorare gratis per lui.
...Le teneva le redine strette, s'era ormai abituato, ma non legalizzò un bel niente. Un po' per volta lei se ne rese conto...S'era premunita troppo poco, si era illusa. Bisogna farsi valere subito, fin dall'inizio, come chi sa stare al mondo.
...Talvolta il discorso cadeva sulle percentuali che avrebbe avuto, non appena lui avesse passato il peggio. Quella promessa fluttuava fra di loro, lei si illudeva. Quell'uomo non aveva mai soldi. Un paio di teatri lo rappresentavano, qui e là, sempre sporadicamente e , come sosteneva lui, in modo sbagliato. S'impuntava e i suoi drammi erano tolti di scena. Non era ancora riuscito a sfondare. Non riusciva mai a uscire dai debiti. Se le dava qualcosa, erano due marchi per il cibo, un gesto simbolico.
...Dai suoi di casa, per esempio, arrivavano lettere, lettere che l'ammonivano, lettere che la scongiuravano mosse da comprensibile paura, lettere di rottura se lei non cedeva...Inoltre nessuno voleva piú pagare, ecco, facesse pure i suoi bei salti mortali.
La colpa era sua, era lei che l'aveva voluto, non era certo una borghese qualsiasi. Era duro, però, non essere una borghese. Col tempo divenne addirittura disumano. Una volta fatta la scelta, non si poteva tornare indietro...Significava giocarsi tutto.
...La città di per sé toglieva già il respiro, il filo a piombo dell'equilibrio interiore. La città era gigantesca, le case troppo scostanti cosí a ridosso l'una dell'altra, le porte troppo ostili, le strade troppo lunghe, le piazze troppo vaste, c'era da affogare in tutti quegli spazi...Era una metropoli, un abisso accanto all'altro.
...Alla fine anche il nome di lei fu citato, non fu più anonima...Il poeta mise generosamente in evidenza il suo lavoro, richiamò l'interesse delle persone giuste, si cominciò a sapere qualcosa anche di lei. Le procurò un contratto presso una grande casa editrice...
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Eccetera.
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Marieluise Fleisser su fembio.org

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