venerdì 3 luglio 2009

Petits crimes conjugaux

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Piccoli crimini coniugali
di
Eric-Emmanuel Schmitt
Edizioni e/o
Traduzione di Alberto Bracci Testasecca
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Una coppia entra in scena (un uomo e una donna, ma - con poche modifiche sui dialoghi - potrebbero essere, i due individui, anche dello stesso sesso). Lui ha perso la memoria dopo "un incidente" in casa, è stato dimesso dall'ospedale, e ora lei cerca di aiutarlo a ritrovarsi, presentandogli il loro appartamento, la loro vita insieme e i suoi oggetti.
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In un gioco di mezze bugie e mezze verità si scopre che la memoria di lui è relativamente sparita, che la sera in cui lui l'ha persa c'è stato il tentativo di lei di ucciderlo, che lei si dedica all'alcol da qualche tempo, che il loro rapporto è logoro. Lui scrive gialli (il suo miglior libro, pur senza successo, è intitolato Piccoli crimini coniugali e contiene un'analisi spietata del rapporto di coppia), lei dipinge (ha arredato l'appartamento con i suoi quadri, e in un primo momento fa credere al marito che siano di lui).
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A turno escono "per sempre" dalla scena, incapaci di accettare la realtà, per poi rientrare perdonandosi i rispettivi tentativi di omicidio, quelli fisici e quelli spirituali.
Decidono di ricominciare la loro relazione, ripartendo e ripetendo il dialogo del loro primo incontro, quindici anni prima, scambiandosi le parti:

Lei si mette davanti a lui e lo guarda.

LISA: Che tipo è lei?
GILLES: Il suo tipo?
LISA: Decisamente si. Ogni frase mi provoca un brivido lungo la schiena, mi sento il cervello intorpidito, ho tutti i sintomi di un malessere che si chiama attrazione irresistibile.
GILLES: Mi dispiace, non ho rimedi.
LISA: Ma lei è il rimedio.
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Dalla quarta di copertina:... A vent'anni si vorrebbe che l'amore fosse semplice. A quaranta si scopre che è complicato. A sessanta sappiamo che è bello proprio perché è complicato.
Eric-Emmanuel Schmitt (1960)
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"Piccoli crimini coniugali" su lanotadeltraduttore
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