lunedì 19 ottobre 2009

Donzella di mare






Minchia di Re
di Giacomo Pilati
Mursia - 2004.


Giacomo Pilati è un giornalista trapanese che ha scritto saggi e libri di vario genere e ha vinto due volte il Premio Giuseppe Fava. In questo romanzo racconta la storia di Pino/Pina Maniscalco. Dal libro è stato tratto un film che è uscito in questi giorni e che sta già affascinando molti: Viola di mare. Le vicende nel film sono leggermente diverse da quelle del libro ma a modo loro, romanzo e film, si completano. Il personaggio è esistito storicamente e Pilati ha costruito una probabile vita intorno all'unico documento che è riuscito a trovare su una leggenda che lo incuriosiva.

In un'isola siciliana, a fine ottocento, Pina (una ragazza che proprio perché femmina è ignorata quando non maltrattata da un padre padrone, potente e ingiusto) si innamora, ricambiata, di Sara, fin dall'infanzia, e si vede ad un certo punto costretta a rifiutare un fidanzamento combinato, e imposto, dal padre. Il rifiuto le costerà due anni di prigionia in un rifugio scavato nel tufo sotto il giardino della casa paterna. Il gioco di potere tra lei che resiste e il padre che spera di piegarla e farle cambiare idea in questo modo, verrà interrotto grazie all'idea materna di renderla ufficialmente maschio invece che farla marcire nel sotterraneo. In questo modo, lui, il capo famiglia avrà l'erede che desidera e che non ha mai avuto (solo i maschi potevano ereditare ruoli e proprietà) e la figlia avrà la sua Sara e una vita vivibile. Il potere paterno sull'isola è tale che un cambiamento simile, burocratico e sociale, si rivelerà possibile e facile. Pina diventa Pino, guiderà la cava di tufo del padre, sposerà Sara. Tutti in paese lo sanno o lo sospettano che maschio non è (Pina in realtà è stata una bambina maschiaccio, cioè una che amava correre e giocare giochi audaci come e con i maschi, e per questo si prendeva spesso una dose di legnate paterne) ma conviene a tutti vederla e considerarla maschio: la cava produce di più, perché gli operai lei li tratta bene, e inoltre ha una serie di ricatti efficaci da imporre a chi vorrebbe "insinuare" che lei maschio non è.

Perché "Minchia di Re"? Minchia di Re e Viola di mare sono lo stesso pesce cioè la Donzella di mare (Coris Julis). È un pesce che nasce femmina, depone le uova e poi diventa maschio, cambiando colorazione. Vive nel Mediterraneo e nell'Atlantico orientale, dalla Scandinavia alle Canarie. In siciliano nella fase femminile si chiama Viola di mare, nella fase maschile Minchia di Re (...credo sia inutile precisare, per i non siciliani, che minchia vuol dire pene...ma lo faccio ugualmente, per sicurezza!). Trovo carino che per il film si sia scelto il "nome femminile" del pesce, del resto dalla produzione alla regia ci sono coinvolte molte donne. Pina (che nel film diventa Angela) è una femmina travestita da maschio ma resterà sempre femmina nell'intimità, per se stessa e per chi l'ama. Nata femmina decide di morire da femmina, cioè indossando abiti femminili.
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"Il parrino dice giusto. Io non avrò un figlio. Mai. Ma loro lo stesso mi devono sposare. Perché io di fuori sono Pino, il curatore delle cave di Cala Tramontana e dell'isola delle Lucciole. E il matrimonio si fa per la figura di fuori. Di dentro, amo Sara che è il fuoco che mi riscalda il cuore. Che da quando è morta mia madre, due volte tanto è diventato, che pare un incendio. E di dentro il matrimonio per l'amore si fa. Dentro e fuori sono sicura che il Signoruzzo è dalla mia parte. Che lui vuole l'amore. Alle Viole di mare non ce l'ha chiesto se ci piaceva diventare Minchia di Re. E nemmeno a me. Lui se l'è voluta."
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Link: "Viola di mare" in Cinemaitaliano / L'incontro a Torino con autore, regista e attrice, presso la Libreria Coop - su La Lista Lesbica Italiana


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