domenica 4 ottobre 2009

Unica


Fotografia di Dora Maar, Fotomontaggio - 1930 circa
-----------------------------------------
.

UNICA ZÜRN (1916-1970)
L'uomo nel gelsomino
La Tartaruga - 1980
Traduzione di Silvia Bortoli e Lydia Magliano


Il volume contiene racconti, appunti e anagrammi della Zürn, un testo di J. Rabain sul racconto "L'uomo nel gelsomino" e la storia di un incontro-amicizia con la Zürn, di Ruth Henry.
I lavori di Unica Zürn, surrealista e schizofrenica, sono i doni della follia, la follia che oltre che sofferenza produce dei frutti. Forse senza follia i frutti sarebbero stati diversi e più abbondanti, forse quei frutti in realtà erano l'istintiva terapia per addomesticare e neutralizzare gli eccessi e gli abusi dello strazio mentale. Comunque, la malattia mentale, corrode e ad un certo punto, a circa 54 anni, Unica Zürn scelse di liberarsene per sempre, lasciando la dimensione fisica con un volo.
.
Da Oscura primavera:
"Suo padre è il primo uomo che conosce: una voce profonda, sopracciglie folte, ben arcuate sugli occhi neri sorridenti. La sua barba la punge, quando le dà un bacio. Odora di sigaretta, di cuoio e acqua di colonia. I suoi stivali scricchiolano, la voce è bassa e calda. La sua tenerezza è impetuosa e comica insieme. Si diverte a scherzare con quell'esserino nella culla. Lei lo ama dal primo istante. Quando nasce, lui torna a casa dalla guerra. La prima impressione che riceve di lui è profonda e indimenticabile. Lo preferisce alle donne che la circondano da sempre. Il suo odore, le mani forti e lunghe, la voce grave.
Presto, via via che cresce, si accorge con dolorosa sorpresa che non è quasi mai a casa. Lo desidera ardentemente. Si rende prezioso e chi si rende prezioso è rimpianto.
Quando si rivedono, dopo una lunga assenza, le bacia la mano come a una gran signora. Si sente infinitamente attratta da lui. Irrequieto, lui abbandona continuamente la casa, ritorna dopo mesi, abbronzato e tranquillo.

[...] la guerra si avvia alla fine e il padre ritorna. È diventato serio e magro, siede alla scrivania. Un tavolo gigantesco, coperto di carte. Una lampada con un paralume verde illumina il suo bel viso triste. Sembra malato. Lei non sa che stava per morire di tifo, proprio quando lei lo invocava [...]. Lo osserva, come osserva tutte le persone di casa: Ci sono dunque uomini e donne. Hanno occupazioni diverse [...]. La forma della croce la costringe a pensare all'uomo e alla donna: la linea verticale è l'uomo, quella orizzontale la donna. Il punto in cui le linee si intersicano indica un segreto. Dell'amore non sa nulla. Gli uomini indossano calzoni, le donne sottane. Che cosa si nasconde sotto i calzoni lo apprende osservando suo fratello [...] ha inizio un lungo periodo sotto il segno del corpo maschile. Una fascinazione perfetta. Suo padre, che lei osserva curiosa mentre si veste, avverte il desiderio di scoprire ciò che è proibito e le nasconde pudico il sesso. È tormentata da una curiosità insanabile. Un lungo mattino domenicale si infila nel letto di sua madre e si spaventa di questo corpo grande e grasso, che ha già perduto la sua bellezza. La donna insoddisfatta assale la bambina di sorpresa, la bocca aperta e umida, fuori della quale si muove una lingua nuda, lunga come l'oggetto che suo fratello nasconde con i calzoni. Terrorizzata si getta fuori dal letto e si sente profondamente offesa. Nasce dentro di lei un'avversione profonda e insormontabile per la madre e la donna. Non sa che il matrimonio dei suoi genitori è un fallimento; tuttavia lo intuisce, quando un giorno il padre porta in casa una signora sconosciuta, bella ed elegante, che le regala una grande bambola preziosa. Vendicativa e disperata per l'infelicità che è nella casa prende un coltello e cava gli occhi alla bambola. Le fora la pancia e fa a pezzi i suoi preziosi vestiti. Nessuno degli adulti spreca una parola su questa distruzione [...]. Pervarsa da una profonda solitudine, prende a odiare il mondo degli adulti. Appare il marito della bella signora - un grosso scandinavo dai capelli chiarissimi - e sua madre, quasi fosse ovvio, si volge a lui. Ora in casa ci sono due coppie, che non nascondono i loro rapporti [...]."
.
.
Da Incontro con Unica Zürn di Ruth Henry:
"Molti anni fa - era il 1959 [...] mi colpí in mezzo a una cerchia di persone vivaci il volto sorprendentemente espressivo di una donna incantevole. Alla galleria Cordier si inaugurava un'importante mostra d'arte, l'Exposition Surréaliste Internationale, e molti surrealisti e i loro amici si erano incontrati qui ancora una volta, forse l'ultima, sereni e senza problemi. Unica era venuta insieme con il suo compagno, Hans Bellmar, ma esponeva anche lei [...]. A quel tempo Unica conosceva benissimo il francese, sebbene con Bellmer, con cui viveva a Parigi dal 1953, parlasse sempre in tedesco. Aveva letto molta letteratura francese, soprattutto i testi dei romantici e dei surrealisti, e aveva già pubblicato alcune opere: anagrammi e disegni raccolti con il titolo di Hexentexte (Testi stregati) presso la galleria Springer di Berlino, nel 1954. I suoi amici parigini ne erano a malapena informati, tuttavia avevano subito riconosciuto il valore della giovane donna, la sua pecularietà e il vigore poetico che irradiava, nonostante si tenesse quasi timidamente ai margini - ma con Bellmer sarebbe stato pressoché impossibile altrimenti. Gli intenditori avevano scoperto in lei la disegnatrice, più tardi scoprirono anche la pittrice [...]. E anche i prevenuti, coloro che volevano sottovalutare la sua arte definendola "fenomeno concomitante", quasi fosse l'inevitabile conseguenza della prossimità con Bellmer, erano presto costretti a ricredersi [...].
Quando la incontrai di nuovo nel 1965 [...] Unica era cambiata, invecchiata. Le "crisi", cosí chiamava i suoi periodi di malattia, le avevano logorato le energie fisiche e avevano spento in lei ogni radiosità. Trascorreva giornate intere senza trovare la forza di uscire di casa [...] "paralizzata" da una sindrome catatonica, incapace per esempio di scendere da sola i gradini di una scala [...] l'eterna "Gauloise" tra le dita [...] spezzata dalla camicia di forza chimica impostale ormai per sempre [...] era soltanto spirito.
[...] Unica aveva assicurato, non soltanto a parole, ma anche e ripetutamente nei suoi scritti, che l'idea di morire di vecchiaia le faceva orrore.
E tuttavia aveva lottato valorosamente e lealmente - era ardimentosa di natura - prima di impartire a se stessa il grande ordine."
.

Unica Zürn presso Oltreluna

Dora Maar in Officina delle immagini

Leggi anche il post Suicidi d'autore



-----------------------------------------------------------------------------

2 commenti:

  1. Ho ripensato all'uomon nel gelsomino libro perchè sto leggendo "Nascita e morte della massaia" di Laura Masino. Poi mi è venuto in mente "il cornetto acustico" di Leonora Carrington. I libri delle donne-autodidatte e visionarie sono tutti collegati...? :-)

    RispondiElimina
  2. Cara clochart
    mi hai suggerito delle letture da fare! Se soltanto avessi un altro paio di occhi e almeno cinque ore in più al giorno!
    Ma perché definisci "autodidatta" la Zurn?

    "Visionaria" invece le calza bene, anche secondo me.

    Il pianeta donna è appunto un unico pianeta. O no?

    RispondiElimina

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.