venerdì 30 ottobre 2009

Il tempo e la felicità


Martine Franck: Bibliothèque pour enfants, Clamart - 1965
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Seneca
Il tempo
Lettera a Lucilio
Versione e presentazione di Nedda Sacerdoti
Stampa Alternativa - 1992
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...Perché questo è il punto: noi pensiamo alla morte come a qualcosa che sta davanti a noi, mentre in gran parte è già alle nostre spalle: tutta l'esistenza trascorsa è già in suo potere. Allora, caro Lucilio, fa' come mi scrivi: tieni stretto il tuo tempo ora per ora; dipenderai meno dal futuro, se avrai in pugno il presente. Mentre rimandiamo le nostre scadenze, il tempo passa. Tutto ci è estraneo, Lucilio, solo il tempo è veramente nostro: l'unica cosa di cui la natura ci ha fatto padroni; ma è passeggera e instabile, e chiunque può estrometterci da questa proprietà.
Che sciocchi gli uomini! Quando ottengono da qualcuno delle inezie di nessun valore, facili da rimpiazzare, sono pronti a farsele mettere in conto; ma non c'è nessuno che si senta in debito, se gli si concede del tempo; eppure questa è l'unica cosa che non si può restituire, nemmeno se si prova grande riconoscenza...
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Epicuro
Lettera sulla felicità
Versione di Angelo Maria Pellegrino
Stampa Alternativa - 1993
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...La morte, il più atroce dunque di tutti i mali, non esiste per noi. Quando noi viviamo la morte non c'è, quando c'è lei non ci siamo noi. Non è nulla né per i vivi né per i morti. Per i vivi non c'è, i morti non sono più. Invece la gente ora fugge la morte come il peggior male, ora la invoca come requie ai mali che vive. Il vero saggio, come non gli dispiace vivere, cosí non teme di non vivere più. La vita per lui non è un male, né è un male il non vivere. Ma come dei cibi sceglie i migliori, non la quantità, cosí non il tempo più lungo si gode, ma il piú dolce.
...Saper vivere di poco non solo porta salute e ci fa privi d'apprensione verso i bisogni della vita ma anche, quando ad intervalli ci capita di menare un'esistenza ricca, ci fa apprezzare meglio questa condizione e indifferenti verso gli scherzi della sorte.
Quando dunque diciamo che il bene è il piacere, non intendiamo il semplice piacere dei goderecci, come credono coloro che ignorano il nostro pensiero, o lo avversano, o lo interpretano male, ma quanto aiuta il corpo a non soffrire e l'animo a essere sereno.
Perché non sono di per se stessi i banchetti, le feste, il godersi fanciulli e donne, i buoni pesci e tutto quanto può offrire una ricca tavola che fanno la dolcezza della vita felice, ma il lucido esame delle cause di ogni scelta o rifiuto, al fine di respingere i falsi condizionamenti che sono per l'animo causa di immensa sofferenza.....
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Costavano 1000 lire questi libricini
di Stampa Alternativa- Nuovi Equilibri.
Epicuro pesava 25 gr. Seneca 19 gr. scarsi!
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giovedì 29 ottobre 2009

Aspirazioni e inclinazioni


Fotografia di Barbara Torresan: Alagna
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Scritto in un giardino
di Marguerite Yourcenar
il melangolo - 2004
Traduzione di Carlo Angelino
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Il colore è l'espressione di una
virtù nascosta.
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Un giardiniere mi fa osservare
come soltanto in autunno si percepisce
il vero colore degli alberi. In primavera
l'abbondanza di clorofilla
dona loro, a tutti, una livrea verde.
A settembre inoltrato,
si rivelano rivestiti dei loro colori specifici,
la betulla bionda e dorata,
l'acero giallo-arancio-rosso,
il rovere colore del bronzo e del ferro.
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Le radici affondate nel suolo,
i rami che proteggono i giochi degli scoiattoli,
i rivi e il cinguettio degli uccelli; l'ombra
per gli animali e gli uomini; il capo in pieno cielo.
Conosci un modo di esistere più saggio e
foriero di buone azioni?
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L' acqua che da se stessa cede e scende. Per questo
le si addice l'aggettivo con cui la definisce
San Francesco: umile.
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L'acqua aspira a diventare vapore
e il vapore a ridiventare acqua.
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martedì 27 ottobre 2009

Tempismo, please!


Fotografia: Eva Rubinstein, Prospettiva - 1973
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Da Pigre divinità e pigra sorte
di Patrizia Cavalli


Prima possibile, prima possibile!
Se passa troppo tempo
non c'è più il prima e non c'è più il possibile.
 
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lunedì 26 ottobre 2009

Trentatré


Fotografia di Greta Rosso : "Spero nei fiori ogni santo giorno"
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I trentatré nomi di Dio
di Marguerite Yourcenar
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Edizioni nottetempo - 2003
Traduzione di Ginevra Bompiani
Nota di Silvia Baron Supervielle
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2
 
Bruit de la
source dans
... les rochers
sur le parois de
.................pierre
 
*
 
Rumore della
sorgente nelle
........rocce
sulle pareti di
..........pietra
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16
 
La main,
qui entre en
contact
avec les choses
 
*
 
La mano,
che entra in
contatto
con le cose
.

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17
 
La peau -
toute la surface
....du corps.
 
*
 
La pelle -
tutta la superficie
...del corpo.
.
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18
 
Le regard
et ce qu'il regard
 
*
 
Lo sguardo
e quello che guarda
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23
 
Le pain
 
*
 
Il pane
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32
 
Le silence
entre deux amis
 
*
 
Il silenzio
fra due amici
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22 marzo 1982
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Era un sasso lanciato (a 2 euro) per celebrare il centenario della nascita di M.Y. (8 giugno 1903)
 
Vedi i sassi sul catalogo di nottetempo.it

 
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sabato 24 ottobre 2009

Giorgia Cantini



Di tutti e di nessuno
di
Grazia Verasani
Kowalski - 2009


Terzo incontro con Giorgia Cantini, l'investigatrice privata bolognese creata da Grazia Versani.
In romanzo è in libreria dal 7 ottobre.
La Cantini ha sempre con sé i dolori (che risalgono alle vicende del Quo vadis, baby?) con cui deve convivere, dato che non riesce a dimenticarli, assomiglia quindi a se stessa, ma contemporaneamente è cambiata. Giorgia Cantini sembra adesso molto più pacata e più serena, continua a fumare e a bere, ma non nelle stesse quantità di prima! Adesso ha un'aiutante che tra l'evidente ingenuità e l'evidente intelligenza vuole imparare da lei il mestiere che in genere consiste soprattutto in pedinamenti di coniugi infedeli e di figli preoccupanti. I morti nel suo lavoro ci sono, assassinati o suicidi, i rischi anche. Non è, nonostante le apparenze, un mestiere tranquillo.

Questa volta la Cantini è ingaggiata da una donna che essendo preoccupata per i comportamenti insoliti e bizzarri di sua figlia, vorrebbe sapere cosa fa e chi vede, invece che frequentare il liceo.
E a titolo personale Cantini vorrebbe capire chi ha ucciso una sua conoscenza dell'adolescenza, una giovane donna che accoglieva nel suo corpo i ragazzini del quartiere, disprezzata per questo, allora e in seguito, quando ormai matura vive di espedienti come per esempio leggere i tarocchi in un bar.

Ci sono tracce di sentimenti materni nel suo sguardo sui giovani che osserva, cercando di capire perché la ragazza su cui indaga è cosí disperata. A monte c'è uno stupro, difficile da raccontare e da superare, ma la Cantini lo ha dedotto facilmente, e con delicatezza farà in modo che la denuncia venga fatta. Indagando scopre i sorprendenti numeri e le percentuali della violenza sulle donne.
Ispira fiducia questa Cantini. Ascolta volentieri. Ci mette intuito e cuore nelle sue indagini, nel contattare la gente, anche se preferisce sembrare burbera, indaffarata e scettica. In realtà è anche spiritosa.
La Bologna in cui Giorgia Cantini si muove è realistica, concreta, sempre bella, ma anche imbruttita dai tempi, persa nei cambiamenti incontrollabili del tessuto sociale, già un po' estranea.

Inutile dire che io aspetto il quarto incontro con la "Dottoressa Cantini", come si ostina a chiamarla Genzianella, la nuova segretaria che sta sostituendo un po' alla volta, nella stanza accanto, l'assistente-amico gay.
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Il brano:
Seduti a un tavolo della trattoria Casa Buia, davanti a una caraffa di Sangiovese e a due filetti al pepe verde, ci aggiorniamo sulle rispettive novità: la fine della mia storia con Nicola e l'inizio della sua relazione con una trentaquattrenne olandese: fumettista di talento che lo obbliga ad assidui pernottamenti ad Amsterdam.
"Sarah mi piace perché non è in trincea" mi dice "per lei non ci sono né battaglie né coprifuochi, non si mette sulla difensiva e non ce l'ha col mondo. Cerca di fare quello che le piace e ci riesce. Noi, Giorgia, abbiamo sempre avuto bisogno di nemici, di cause perse, di posizioni nette da prendere. Alla fine, tra rabbia e rassegnazione, siamo ancora in folle, non partiamo mai. Lei invece..."
La cameriera ritira i piatti e ripete a memoria la lista dei dolci. Appena si allontana, Mel si mette a ridere. "Scusami, è che sono davvero cotto di questa ragazza. E Nicola?"
"Poco da dire...Io lo appesantivo e lui mi alleggeriva. Ognuno tirava la fune dalla propria parte. Come si fa a cambiare, Mel, quando ci hai messo una vita per essere così?".

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Il libro sul sito di Kowalski editore



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giovedì 22 ottobre 2009

Evoluzione


Un disegno di Claus Bigum sul Berlingske Tidende di oggi.

 
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martedì 20 ottobre 2009

In nome della gioia


Anna Sexton (1928-1974)
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Da La doppia immagine
a cura di
Daniela Attanasio
Marina Camboni
Anna Gradenigo
Stefania Portaccio
Sara Zanghì

Edito dal Centro Studi Donnawomanfemme di Roma - 1988?

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7. Traduzione collettiva
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Potevo riaverti
solo i fine settimana. Tu venivi e
ogni volta stringevi in mano la foto del coniglio
che ti avevo mandato. Per l'ultima volta disfo
le tue cose. Ci tocchiamo per abitudine.
Al primo incontro chiedesti il mio nome.
Ora sei venuta per restare. Dimenticherò
di quando incontrarsi e lasciarsi era cozzare come marionette
appese ai fili. Non fu proprio
amore lasciare che i fine settimana ci
contenessero. Ti gratti il ginocchio. Impari il mio nome,
saltellando sul marciapiede, chiamando e gridando.
Mi chiami mamma e io ricordo la mia
che muore in una periferia di Boston.

Ricordo, scegliemmo il nome Joyce
per poterti chiamare Gioia.
La prima volta venisti, ospite goffa
tutta fasciata e umida,
estranea al mio seno pesante.
Avevo bisogno di te. Non volevo un maschio,
ma una bambina, una topina bianca,
già amata, sonora nella sua
presenza. Ti abbiamo chiamata Gioia.
Io che non sono mai stata davvero certa
del mio essere donna, ho sentito il bisogno
di un'altra vita, di un'altra immagine per ricordarmi.
Questa è stata la mia peggiore colpa; tu non hai potuta curarla
né alleviarla. Ti ho fatta per trovarmi.

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*
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I could not get you back
except for weekends. You came
each time, clutching the picture of a rabbit
that I had sent you. For the last time I unpack
your things. We touch from habit.
The first visit you asked my name.
Now you stay for good. I will forget
how we bumped away from each other like marionettes
on strings. It wasn't the same
as love, letting weekends contain
us. You scrape your knee. You learn my name,
wobbling up the sidewalk, calling and crying.
You call me mother and I remember my mother again,
somewhere in greater Boston, dying.
I remember we named you Joyce
so we could call you Joy.
You came like an awkward guest
that first time, all wrapped and moist
and strange at my heavy breast.
I needed you. I didn't want a boy,
only a girl, a small milky mouse
of a girl, already loved, already loud in the house
of herself. We named you Joy
I, who was never quite sure
about being a girl, needed another
life, another image to remind me.
And this was my worst guilt; you could not cure
nor soothe it. I made you to finde me.
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Da L'estrosa abbondanza
A cura di
Rosaria Lo Russo
Antonello Satta Centanin
Edoardo Zuccato

Crocetti editore - 1997

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Canzone per una signora
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Il giorno del seno e dei piccoli fianchi
sotto un'acqua che pareva un sacerdote
(pioggia cattiva che butterava la finestra)
con lucida follia ci siamo accoppiate
come cucchiai mentre pioggia sinistra
ci gocciolava come mosche sugli occhi
felici e sui piccoli fianchi e sulla bocca.

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"La stanza è gelida di pioggia", hai detto,
e il tuo io femminile con la sua rosa
recitò novene alle mie giunture.
Sei un potere e un prodotto americano.
Mio cigno inesausto, mio fiore lanoso,
anche un notaio ci autenticherebbe il letto
quando m'impasti e lievito come pane.

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*
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Song for a lady
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On the day of breasts and small hips
the window pocked with bad rain,
rain coming on like a minister,
we coupled, so sane and insane.
We lay like spoons while the sinister
rain dropped like flies on our lips
and our glad eyes and our small hips.
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"The room is so cold with rain" you said
and you, feminine you, with your flower
said novenas to my ankles and elbows.
You are a national product and power.
Oh my swan, my drudge, my dear wooly rose,
even a notary would notarize our bed
as you knead me and I rise like bread
.

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Quando l'uomo entra nella donna
.
Quando l'uomo
entra nella donna
come l'onda scava la riva,
ripeturamente,
e la donna, godendo, apre la bocca
e i denti le luccicano
come un alfabeto,
il Logos appare mungendo una stella,
e l'uomo
dentro la donna
stringe un nodo
perché mai piú loro due
si separino
e la donna si fa fiore
che inghiotte il suo gambo
e il Logos appare
e sguinzaglia i loro fiumi.
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Quest'uomo e questa donna
con la duplice fame
hanno cercato di spingersi oltre
la cortina di Dio, e ci sono
riusciti per un momento,
anche se poi Dio
nella sua perversione
scioglie il nodo.

.

*
.
When Man Enters Woman
.
When man
enters woman,
like the surf biting the shore,
again and again,
and the woman opens her mouth in pleasure
and her teeth gleam
like the alphabet,
Logos appears milking a star,
and the man
inside of woman
ties a knot
so that they will
never again be separate
and the woman
climbs into a flower
and swallows its stem
and Logos appears
and unleashes their rivers.
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This man
this woman
with their double hunger,
have tried to reach through
the curtain of God
and briefly they have,
though God
in His perversity
unties the knot.
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Anne Sexton su lellovoce.it e su wikipedia
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lunedì 19 ottobre 2009

Donzella di mare






Minchia di Re
di Giacomo Pilati
Mursia - 2004.


Giacomo Pilati è un giornalista trapanese che ha scritto saggi e libri di vario genere e ha vinto due volte il Premio Giuseppe Fava. In questo romanzo racconta la storia di Pino/Pina Maniscalco. Dal libro è stato tratto un film che è uscito in questi giorni e che sta già affascinando molti: Viola di mare. Le vicende nel film sono leggermente diverse da quelle del libro ma a modo loro, romanzo e film, si completano. Il personaggio è esistito storicamente e Pilati ha costruito una probabile vita intorno all'unico documento che è riuscito a trovare su una leggenda che lo incuriosiva.

In un'isola siciliana, a fine ottocento, Pina (una ragazza che proprio perché femmina è ignorata quando non maltrattata da un padre padrone, potente e ingiusto) si innamora ricambiata di Sara, fin dall'infanzia, e si vede ad un certo punto costretta a rifiutare un fidanzamento combinato e impostole dal padre. Il rifiuto le costerà due anni di prigionia in un rifugio scavato nel tufo sotto il giardino della casa paterna. Il gioco di potere tra lei che resiste e il padre che spera di piegarla e farle cambiare idea in questo modo, verrà interrotto grazie all'idea materna di renderla ufficialmente maschio invece che farla marcire nel sotterraneo. In questo modo, lui, il capo famiglia avrà l'erede che desidera e che non ha mai avuto (solo i maschi potevano ereditare ruoli e proprietà) e la figlia avrà la sua Sara e una vita vivibile. Il potere paterno sull'isola è tale che un cambiamento simile, burocratico e sociale, si rivelerà possibile e facile. Pina diventa Pino, guiderà la cava di tufo del padre, sposerà Sara. Tutti in paese lo sanno o lo sospettano che maschio non è (Pina in realtà è stata una bambina maschiaccio, cioè una che amava correre e giocare giochi audaci come e con i maschi, e per questo si prendeva spesso una dose di legnate paterne) ma conviene a tutti vederla e considerarla maschio: la cava produce di più perché gli operai lei li tratta meglio del padre, e inoltre ha una serie di ricatti efficaci da imporre a chi vorrebbe "insinuare" che lei maschio non è.

Perché "Minchia di Re"? Minchia di Re e Viola di mare sono lo stesso pesce cioè la Donzella di mare (Coris Julis) È un pesce che nasce femmina, depone le uova e poi diventa maschio, cambiando colorazione. Vive nel Mediterraneo e nell'Atlantico orientale, dalla Scandinavia alle Canarie. In siciliano nella fase femminile si chiama Viola di mare, nella fase maschile Minchia di Re (...credo sia inutile precisare, per i non siciliani, che minchia vuol dire pene...ma lo faccio ugualmente, per sicurezza!). Trovo carino che per il film si sia scelto il "nome femminile" del pesce, del resto dalla produzione alla regia ci sono coinvolte molte donne. Pina (che nel film diventa Angela) è una femmina travestita da maschio ma resterà sempre femmina nell'intimità, per se stessa e per chi l'ama. Nata femmina decide di morire da femmina, cioè indossando abiti femminili.
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"Il parrino dice giusto. Io non avrò un figlio. Mai. Ma loro lo stesso mi devono sposare. Perché io di fuori sono Pino, il curatore delle cave di Cala Tramontana e dell'isola delle Lucciole. E il matrimonio si fa per la figura di fuori. Di dentro, amo Sara che è il fuoco che mi riscalda il cuore. Che da quando è morta mia madre, due volte tanto è diventato, che pare un incendio. E di dentro il matrimonio per l'amore si fa. Dentro e fuori sono sicura che il Signoruzzo è dalla mia parte. Che lui vuole l'amore. Alle Viole di mare non ce l'ha chiesto se ci piaceva diventare Minchia di Re. E nemmeno a me. Lui se l'è voluta."
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Link: "Viola di mare" in Cinemaitaliano / L'incontro a Torino con autore, regista e attrice, presso la Libreria Coop - su La Lista Lesbica Italiana


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domenica 18 ottobre 2009

Dio degli incontri



Patrizia Cavalli
in Pigre divinità e pigra sorte
Giulio Einaudi editore -2006

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Questo tempo sabbatico
prima di una partenza, questo tempo
rubato al tempo, questo tempo non mio
né di altri, il tempo della valigia
e del ritardo, questo lusso sospeso,
questo margine ricco,
quando audace e irresponsabile posso
quello che neanche gli anni mi concedono,
dove accorrono i pensieri piú negletti
e sono accolti, e tra un pigiama
e una camicia s'insedia maestoso
ma arrendevole il possibile, dove potrei
persino telefonarti e dichiararmi
folle d'amore, questo unico tempo vero
involontario che ci è dato
per grazia di partenze, questo
non è nient'altro che preghiera.




Leggi anche il post: ...e una patrizia



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domenica 11 ottobre 2009

Non è successo niente



Louisa Matthíasdóttir: Paesaggio islandese con pecore - 1989 ca.
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Poesia n. 25
di Marta Fabiani

in Maratona
Poesia e prosa - cooperativa scrittori - 1986?
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Non mi hai, non mi hai
è inutile che guardi
come per vedermi
il fondo dei calzoni
sbraghelloni
è inutile che cerchi
di ancorarmi al dettaglio
"e tra il pollice e l'indice così
giocherellavi con il mio serraglio"
è inutile che fai
quell'aria compiaciuta "brava, vedo
che sei sopravvissuta"
proprio inutile che stai a raccontare
che c'era il trucco
e adesso me lo vuoi svelare
prego, un attimo di attenzione
dell'affare al suo debutto
fino al congedo - e di nuovo
sotto a chi tocca, se voglio
stavolta sono invitata al banchetto
ma forse ti sei sbagliato
misurando il mio appetito
nel fondo di bottiglia, alla luce
della mia paccottiglia
nell'ora radioattiva
adesso veramente puoi vedermi
il fondo dei calzoni
l'ultima volta, nella fiammata
verde-azzurra - me ne sono andata
non è successo niente.
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Leggi anche il post: Mattone rotto
 
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sabato 10 ottobre 2009

Senza commerci

Flor de manita di Tina Modotti, 1925
dal sito masters-of-photography.com


















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Parla l’abbandono
di Antonella Anedda.
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(in Dal balcone del corpo)
Mondadori - 2007
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Quanto profonda scorre la vena dell’abbandono?
Ci sono giorni in cui vaga con il cappotto sul pigiama.
L’infelicità è scandalosa.
È così colpevole che non può avere commerci con il corpo.
Lo guarda con distacco. Si avvolge nel cappotto
e dorme come un feto. Il freddo è benvenuto.
Il corpo è solo un tetto.
Non esistono nomi, né desiderio, né sesso.
“Come lumache” bisbiglia.
Il bavero di pelo copre occhi e orecchie.
Addormentandosi la sua testa fende l’aria
naviga in sogno lungo i cornicioni di pietra.

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venerdì 9 ottobre 2009

L'arte di non pensarla


Florence Henry: Fenêtres - 1929
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L'arte di non pensarla
di Lucetta Frisa
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in Notte alta
Book - 1997
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Spostando una sedia o una virgola si torna
nella pelle selvatica come negli abiti stagionali
(è la lezione dei climi variabili):
lei si sposta da un'altra parte.
. Oggi ad esempio non ho voglia di morire,
non so perché, forse oggi il mio cervello ha humour
le butta addosso una testa d'asino
le appicca fuocherelli insidiosi.
. Mentre brucia ficco gli occhi nei suoi che sgusciano
via e anche i miei se ne vanno di là e i pensieri
sono tutti laterali, non hanno voglia di esserci.
Visioni e illusioni la coprono di ghirigori.
.C'è chi pensa che cambiando spesso registro
non si è seri. Verissimo. Si comincia a passi pesanti
per poi stornarsi, si apre la lotta con verità secche
si finge di chiuderla con finti fiori.
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per avermi fatto conoscere la poesia di Lucetta Frisa
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mercoledì 7 ottobre 2009

La bellezza


Salman Rushdie (1947)
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L'espresso - 1.10.09 (colloquio con Carlotta Mismetti Capua):
 
Mi incanta la bellezza, quella della natura, della poesia, dell'arte. La mia droga è la bellezza, ne sono schiavo. Credo sia un dono che non dobbiamo dimenticare: ogni giorno siamo invasi da cose disgustose, da vere mostruosità create dall'uomo. Ecco perché è giusto ricordare sempre che siamo capaci di produrre bellezza e di goderla. In questo senso la bellezza è per me un valore etico e non estetico.


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domenica 4 ottobre 2009

Unica


Fotografia di Dora Maar, Fotomontaggio - 1930 circa
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UNICA ZÜRN (1916-1970)
L'uomo nel gelsomino
La Tartaruga - 1980
Traduzione di Silvia Bortoli e Lydia Magliano


Il volume contiene racconti, appunti e anagrammi della Zürn, un testo di J. Rabain sul racconto "L'uomo nel gelsomino" e la storia di un incontro-amicizia con la Zürn, di Ruth Henry.
I lavori di Unica Zürn, surrealista e schizofrenica, sono i doni della follia, la follia che oltre che sofferenza produce dei frutti. Forse senza follia i frutti sarebbero stati diversi e più abbondanti, forse quei frutti in realtà erano l'istintiva terapia per addomesticare e neutralizzare gli eccessi e gli abusi dello strazio mentale. Comunque, la malattia mentale, corrode e ad un certo punto, a circa 54 anni, Unica Zürn scelse di liberarsene per sempre, lasciando la dimensione fisica con un volo.
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Da Oscura primavera:
"Suo padre è il primo uomo che conosce: una voce profonda, sopracciglie folte, ben arcuate sugli occhi neri sorridenti. La sua barba la punge, quando le dà un bacio. Odora di sigaretta, di cuoio e acqua di colonia. I suoi stivali scricchiolano, la voce è bassa e calda. La sua tenerezza è impetuosa e comica insieme. Si diverte a scherzare con quell'esserino nella culla. Lei lo ama dal primo istante. Quando nasce, lui torna a casa dalla guerra. La prima impressione che riceve di lui è profonda e indimenticabile. Lo preferisce alle donne che la circondano da sempre. Il suo odore, le mani forti e lunghe, la voce grave.
Presto, via via che cresce, si accorge con dolorosa sorpresa che non è quasi mai a casa. Lo desidera ardentemente. Si rende prezioso e chi si rende prezioso è rimpianto.
Quando si rivedono, dopo una lunga assenza, le bacia la mano come a una gran signora. Si sente infinitamente attratta da lui. Irrequieto, lui abbandona continuamente la casa, ritorna dopo mesi, abbronzato e tranquillo.

[...] la guerra si avvia alla fine e il padre ritorna. È diventato serio e magro, siede alla scrivania. Un tavolo gigantesco, coperto di carte. Una lampada con un paralume verde illumina il suo bel viso triste. Sembra malato. Lei non sa che stava per morire di tifo, proprio quando lei lo invocava [...]. Lo osserva, come osserva tutte le persone di casa: Ci sono dunque uomini e donne. Hanno occupazioni diverse [...]. La forma della croce la costringe a pensare all'uomo e alla donna: la linea verticale è l'uomo, quella orizzontale la donna. Il punto in cui le linee si intersicano indica un segreto. Dell'amore non sa nulla. Gli uomini indossano calzoni, le donne sottane. Che cosa si nasconde sotto i calzoni lo apprende osservando suo fratello [...] ha inizio un lungo periodo sotto il segno del corpo maschile. Una fascinazione perfetta. Suo padre, che lei osserva curiosa mentre si veste, avverte il desiderio di scoprire ciò che è proibito e le nasconde pudico il sesso. È tormentata da una curiosità insanabile. Un lungo mattino domenicale si infila nel letto di sua madre e si spaventa di questo corpo grande e grasso, che ha già perduto la sua bellezza. La donna insoddisfatta assale la bambina di sorpresa, la bocca aperta e umida, fuori della quale si muove una lingua nuda, lunga come l'oggetto che suo fratello nasconde con i calzoni. Terrorizzata si getta fuori dal letto e si sente profondamente offesa. Nasce dentro di lei un'avversione profonda e insormontabile per la madre e la donna. Non sa che il matrimonio dei suoi genitori è un fallimento; tuttavia lo intuisce, quando un giorno il padre porta in casa una signora sconosciuta, bella ed elegante, che le regala una grande bambola preziosa. Vendicativa e disperata per l'infelicità che è nella casa prende un coltello e cava gli occhi alla bambola. Le fora la pancia e fa a pezzi i suoi preziosi vestiti. Nessuno degli adulti spreca una parola su questa distruzione [...]. Pervarsa da una profonda solitudine, prende a odiare il mondo degli adulti. Appare il marito della bella signora - un grosso scandinavo dai capelli chiarissimi - e sua madre, quasi fosse ovvio, si volge a lui. Ora in casa ci sono due coppie, che non nascondono i loro rapporti [...]."
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Da Incontro con Unica Zürn di Ruth Henry:
"Molti anni fa - era il 1959 [...] mi colpí in mezzo a una cerchia di persone vivaci il volto sorprendentemente espressivo di una donna incantevole. Alla galleria Cordier si inaugurava un'importante mostra d'arte, l'Exposition Surréaliste Internationale, e molti surrealisti e i loro amici si erano incontrati qui ancora una volta, forse l'ultima, sereni e senza problemi. Unica era venuta insieme con il suo compagno, Hans Bellmar, ma esponeva anche lei [...]. A quel tempo Unica conosceva benissimo il francese, sebbene con Bellmer, con cui viveva a Parigi dal 1953, parlasse sempre in tedesco. Aveva letto molta letteratura francese, soprattutto i testi dei romantici e dei surrealisti, e aveva già pubblicato alcune opere: anagrammi e disegni raccolti con il titolo di Hexentexte (Testi stregati) presso la galleria Springer di Berlino, nel 1954. I suoi amici parigini ne erano a malapena informati, tuttavia avevano subito riconosciuto il valore della giovane donna, la sua pecularietà e il vigore poetico che irradiava, nonostante si tenesse quasi timidamente ai margini - ma con Bellmer sarebbe stato pressoché impossibile altrimenti. Gli intenditori avevano scoperto in lei la disegnatrice, più tardi scoprirono anche la pittrice [...]. E anche i prevenuti, coloro che volevano sottovalutare la sua arte definendola "fenomeno concomitante", quasi fosse l'inevitabile conseguenza della prossimità con Bellmer, erano presto costretti a ricredersi [...].
Quando la incontrai di nuovo nel 1965 [...] Unica era cambiata, invecchiata. Le "crisi", cosí chiamava i suoi periodi di malattia, le avevano logorato le energie fisiche e avevano spento in lei ogni radiosità. Trascorreva giornate intere senza trovare la forza di uscire di casa [...] "paralizzata" da una sindrome catatonica, incapace per esempio di scendere da sola i gradini di una scala [...] l'eterna "Gauloise" tra le dita [...] spezzata dalla camicia di forza chimica impostale ormai per sempre [...] era soltanto spirito.
[...] Unica aveva assicurato, non soltanto a parole, ma anche e ripetutamente nei suoi scritti, che l'idea di morire di vecchiaia le faceva orrore.
E tuttavia aveva lottato valorosamente e lealmente - era ardimentosa di natura - prima di impartire a se stessa il grande ordine."
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Unica Zürn presso Oltreluna

Dora Maar in Officina delle immagini

Leggi anche il post Suicidi d'autore



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sabato 3 ottobre 2009

The Confidences



Georgia O'Keeffe: Blue and Green Music - 1919
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Confidenze
di Pete Brown
in Giovani Poeti inglesi
Einaudi - 1976
Traduzione di Renato Oliva
.

Perché era andata male con lui,
mi disse; profondamente commosso,
mi innamorai di lei; lei
allora si innamorò di un mio amico,
che aveva conosciuto
a casa mia; dissi al mio amico che
con lei era andata male, e lui
mi assicurò che anche lui
era stato piantato perché non a-
veva fiducia nel suo amore perché
era troppo presuntuoso; lei intanto
era in preda a una cotta che si era presa
per la ragazza di lui, che prima
era stata la mia ragazza, che una volta si era
lasciata andare e mi aveva detto che con lui;
era andata male; atterrito, mi resi conto
di amarla ancora , nonostante
il passato; mentre l'ex ragazzo
della mia ragazza, ormai stufo sia del
suo amante, un vecchio pescatore settantenne
di Thurso, che del suo psichiatra,
tentava di nuovo disperatamente
di riscaldare le cime del suo antico amore.
Lei dal canto suo, aveva ri-
nunciato ai suoi passatempi carnali,
e si era ritirata in una pensione con tutti i comforts
per collezionisti di letti antichi
di manicomio, vicino a Eastbourne; nel frattempo
il mio amico era morto accidentalmente
mentre cercava di suicidarsi; nel
silenzio opprimente che seguí
alla sua morte la sua ragazza partí
per la campagna, un posto
nascosto tra i boschi non si sa bene dove,
e non si fece più vedere.
In preda all'angoscia, mi diedi alla letteratura,
rendendomi conto con gioia che non c'era niente
di importante tranne il grande recipiente di vetro
pieno di vespe morte accanto alla finestra, di
tante estati fa; e nel periodo
che seguí alla scomparsa
della maggior parte dei loro pazienti nella
quarta dimensione e circonvicine,
si sentivano ancóra le voci
degli psichiatri frustrati gridarsi
a vicenda, come in un deserto,
particolari confidenziali dei vari
casi clinici, con esultanza.
.
 
*
.
Due to her failure with him,
she told me; deeply moved,
I fell in love with her; she
then fell in love with my friend,
whom she met while visiting
me; I told my friend of
my failure with her, and
he assured me that he too
had been put off, as he dis-
trusted her love for being
too presumptuous; she meanwhile
was busy being infatuated
with his girlfriend, my former
girlfriend, who in a rash
moment told me of her failure
with him; panicking, I realized
I still loved her, despite
the past, while my former loves
old boyfriend, now sick og both
his lover, a 70 year old Thurso
fisherman, and his psychiatrist,
desperately attempted anew
to rescale his former loves heights.
She , for her part, had for-
saken her bodily pursuits,
and had retired to a well appointed
hostel for antique asylum bed
collectors near Eastbourne; while
my friend had accidentally died
attempting to kill himself; in
the oppressive silence following
his death, his girlfriend left
for the country,
an unspecified part shrouded in woods,
from which she did not re-emerge.
Griefstricken, I turned to writing,
realizing gleefully that nothing
mattered but the large jar full
of dead wasps by the window, from
summers ago; and in the space
that followed the disappearance
of most of their patients into
the fourth dimension and adjacent,
the voices of the frustrated psychiatrists
could still be heard, as though
in a desert, shouting confidential details
of the various case-histories
to each other, exultantly.
.

 
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Pete Brown su wikipedia
 
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