domenica 17 gennaio 2010

Tre di Iole



Iole Toini
Spaccasangue
Le voci della luna Poesia - 2009

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il muratore
..
L'uomo aspettava davanti all'agenzia immobiliare.
Voleva una casa per sé, dei muri caldi e un divano
dove lasciare l'impronta del suo lavoro
senza preoccuparsi di imbrattare i cuscini.
La moglie lo aveva lasciato e i figli li avrebbe
visti ogni due settimane.
Aveva la barba lunga e un segno
scuro sulla guancia sinistra. Sopra le mani, la polvere
delle case che costruiva.
Non sapeva come muoversi dentro quel posto senza odore,
che vendeva le case o le affittava a chi non ne aveva nessuna.
Si dondolava sulle gambe.
Parlava in dialetto, dando del tu come fanno i bambini.
Si è seduto sull'orlo della poltrona che gli hanno indicato,
le mani piegate sotto il tavolo. Forse aveva vergogna
dei segni neri sotto le unghie.
Ascoltava e ogni tanto annuiva. Con gli occhi
che non stavano fermi cercava la porta.
La moglie lo aveva lasciato, forse perché
gli piaceva farsi un goccetto
all'osteria dove vanno gli uomini che hanno
capelli unti, gli occhi sbeccati e ridono
quando sono pieni di vino
o piangono che non li ferma nessuno.
La moglie forse gli aveva dato dell'ubriacone, uomo senza
famiglia e forse lui le aveva mollato una sberla, le aveva detto parole
che si imparano quando si resta soli, o invece
erano anni che si parlavano solo
per questioni di soldi, di figli, di come fare
a mandarli a scuola che non ci volevano andare,
tanto a cosa serviva. Comunque io questo non lo so,
so solo ch el'uomo ha preso
le chiavi della casa che per un poco
sarebbe stata la sua.
È andato via di corsa.


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L'ombra del giorno si fa sosta
lungo il solco del seno, come una preghiera.
Il fiato scuote il cielo fino alla trasparenza.
Lo espone alla sospensione cui tende il sangue
quando precede il corpo nel movimento
che lo sottrae fino allo zero assoluto.

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spacca sangue.

Arrivi in unghiata.
Elettroshock nella gola.
Mi avviti alla tua voce.
Lama, molla, cartavetro.
Un altare ti suona la bocca.
Nera, rossissima, alata.
La schiocchi sugli orli delle poltrone.
Criniera che sboccia di frusta.
Sul nero dei vespri.
Negli otri delle madonne.
Mimi la forma del sangue.
Di bocca.
Di fianchi.
Rallenti.
La poesia tintinna sui morsi. Dura
come una chiave.
Io, l'incenerita.
Tu, la marziana troppissima bocca.
Una mattanza.
Ti giro in tondo come un cane
mentre mi abbatti un bottone alla volta.
Diavoladea attecchita dove la fine inizia.
La cavalcata.
Mi solchi come una lastra metallica.
Nell'ossoduro.
Nel mondo tutto di te. Ti fai
libellulina sul pianoforte delle mie dita.
Pianoro, oro oro oro, shock!
della lingua.
Poesia.
Poesia!
Il nocciolo. Carbonizzato.
la tua voce schizza sulle lamette,
andirivieni fra cuore e culo.
Anima. Perversa onduli
dalla frangetta secca sugli occhi,
mi ficchi nell'asola mentre lecchi di gola
la poesia - omicida
contro la bocca.
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Iole Toini gestisce il blog: l'alveare



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