sabato 13 febbraio 2010

Altrimenti introvabili


in Ultimi versi
di Giovanni Raboni
(1932 - 2004)
Garzanti - 2006
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La piazza
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Mi piace questa piazza. Più è deserta
e più mi piace. Posso popolarla
di chi voglio, incontrarci, camminando,
gli altrimenti introvabili.
C'è mio padre che pure, a quanto so,
da queste parti non c'è mai venuto
ma sembra contento di passeggiare
(lui diceva, mi ricordo, flâner)
sotto i portici, o di scrutare
l'interminabile crepuscolo
seduto a un tavolino del caffè
fumando lentamente
una delle sue Turmac con il filtro.
C'è mia madre, molto più giovane
di quando m'ha lasciato (dai vestiti
si direbbe persino che la guerra
debba ancora scoppiare):
sta aspettando l'autobus, forse,
o forse invece guarda i manifesti
della stagione di prosa, stupita
da tutti quegli attori e quelle attrici
che non ha mai sentito nominare.
E c'è, appena in ritardo, mio fratello
al volante d'una vecchia MG
(sì, per lui si può fare un'eccezione,
aprire per un attimo al passato
l'isola pedonale),
così magro, così bello, un ragazzo
di cinquant'anni! e vedo che sorride,
che mi fa segno con la mano
come a dire "ci vediamo più tardi"
ma con l'aria di volersene andare,
di voler proseguire già stasera
per dove fa più caldo o c'è più neve.
.
2
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Oppure ecco di colpo le tue gambe
meravigliose sui primi tacchi alti
della tua adolescenza.
Ti spio fra una colonna e l'altra, è fuori,
è alla gran luce che cammini, svelta
e indolente, dandoti arie
d'avere i sedici anni
che non avrai che a maggio. Come sbanda
per tenere il tuo passo vittorioso,
con che delizia s'affatica
di decennio in decennio
a inseguirti fin dove non c'è traccia
né di me né di noi
la mia smodata tenerezza.
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Dalla Postfazione di Patrizia Valduga
(che consiste in una raccoltina,
della Valduga stessa, di testi
scritti durante la malattia di Raboni):


. .
Ladra di versi ho fatto il verso ai versi
per l'amore che non sapevo dare.
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Ho fatto versi sempre più perversi
per uscire da me e riposare.
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Una tua poesia, basta una sola,
basta a sbalzarmi il cuore fino in gola.
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Ti sento in me, ti voglio dentro me,
fatta di te, parola per parola.
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E ritrovo il tempo perduto,
un anno all'ora, un secolo al secondo.
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Io finirò di chiederti perdono
quando avrà fine il tempo e fine il mondo.
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2 commenti:

  1. Grazie Gianna, per questa lettura che mi hai regalato.

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  2. Di niente, ti regalo anche il libro.
    Vado di corsa, risponderò appena riesco alla tua mail.

    RispondiElimina

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