giovedì 18 febbraio 2010

Da un'infanzia





Elias Canetti (1905-1994)
La lingua salvata

Traduzione di
Amina Pandolfi
e Renata Colorni


(La Bibioteca di Repubbica - 2002?)
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"In quel periodo mi avvicinai a lei, i nostri rapporti presero una piega diversa e io diventai davvero il primogenito, non più soltanto di nome. Lei mi chiamava cosí e come tale mi trattava, avevo l'impressione che si affidasse a me, mi parlasse come a nessun altro essere umano e, sebbene non facesse mai parola di questo, avvertivo la sua disperazione e il pericolo che le aleggiava intorno. Mi assunsi il compito di portarla indenne attraverso la notte, ero io la sua àncora di salvezza quando non riusciva più a sopportare il suo tormento ed era tentata di liberarsi della vita. È molto singolare che in questo modo io abbia sperimentato in rapida successione, una dopo l'altra, prima la morte e poi l'angoscia per una vita minacciata dalla morte.
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...ciascuno di noi rappresentava per l'altro tutto ciò che rimaneva di mio padre. Inconsapevolmente interpretavamo entrambi la parte di lui e con la sua dolcezza ci facevamo del bene. In quelle ore ho imparato il silenzio in cui si raccolgono le forze dello spirito...
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A un mese dalla disgrazia ci si riunì in casa per una cerimonia commemorativa...Allora non sapevo quanto il nonno si sentisse colpevole. Aveva maledetto solennemente il figlio davanti a tutti quando questi aveva lasciato lui e la Bulgaria, accade molto raramente che un ebreo praticante maledica il proprio figlio, non c'è maledizione più pericolosa e più temuta. Mio padre però non s'era lasciato distogliere dal suo proposito, e poco più di un anno dopo il suo arrivo in Inghilterra era morto. Vedevo, sì, che il nonno durante le preghiere singhiozzava forte, non la smetteva più di piangere, non poteva guardarmi senza stringermi a sé con tutte le sue forze, e inondandomi di lacrime, quasi non mi lasciva più andar via. Tutto ciò lo attribuivo al suo grande dolore, e soltanto molto tempo dopo appresi che ancor più del dolore lo tormentava il senso di colpa, era convinto di aver ucciso il figlio con la sua maledizione..."
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Link: La lingua salvata di Canetti su Sonnenbarke


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