venerdì 26 febbraio 2010

Radici




Nel paese delle mie radici
di Marie Cardinal
Traduzione di Riccardo Mainardi
Bompiani - 1986


"Le parole per dirlo" è un libro che a suo tempo arrivò a casa di tante donne, proprio tante, e nessuno potè negare che andava dritto dritto al nocciolo della questione. Io l'ho apprezzato molto, mi aprì gli occhi molto di più dei saggi e delle indagini. E chiunque, soprattutto se di sesso femminile, può trovarci una classica, e quindi sempre attuale, verità. Forse perché il femminismo della Cardinal non era ideologico ma semplice come le parole che le donne si dicono quando si parlano sinceramente, per dire tutto il non detto o il non dicibile.
Come sempre quando un libro mi piace non posso fare a meno di leggere il resto dell'autore, se esiste. Di tutto il resto di Marie Cardinal (1928-2001) mi ha affascinata Nel paese delle mie radici (1980), che è la cronaca di un rietro, di un ritrovare le proprie radici. Il rientro ad Algeri, la città in cui lei era nata. E questo accade circa 18 anni dopo l'indipendenza dalla Francia. Quello che mi affascina nella sua Algeria è l'assomiglianza con la mia Sicilia.
L'Algeria attuale è già diversa - nel sociale e nel politico - da quella che lei, nelle ultime pagine, lascia ancora una volta. Lei lascia un'Algeria che aspetta un socialismo che la faccia arricchire.
Oggi, 30 anni dopo, quel -ismo è stato sostituito, così sembrerebbe, da un altro -ismo. E domani è difficile immaginare cosa sarà. Ma l'Algeria della sua infanzia e delle sue radici nessuno può cambiarla:
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...Per me vivere altrove, lontano da quei luoghi, ha cambiato il senso della parola vivere. Vivere altrove è diventato sinonimo di arrancare per guadagnarsi la vita, di organizzare la vita, di strutturare la vita, di programmare la vita.
...Da qualche giorno le strade di Parigi mi sono diventate totalmente estranee. Guardo le architetture, guardo la gente come fossi un etnologo. Strane usanze. Strani costumi. Strane cibarie. Strane vegetazioni.
...Quando sono venuta ad abitare in Francia ho conosciuto della gente, qualche amicizia me la sono fatta; ma mi manca sempre una chiave, la chiave del loro paese. Il loro occasionale richiamarsi alla Bretagna, all'Alsazia, all'Auvergne, al Limousin, non suscitano in me nessuna immagine, non mi aiutano a comprenderli meglio. E ogni volta indietreggio: sono degli stranieri...Oggi non oso tornare a casa mia, in Algeria, perché ormai anche laggiù sono all'estero. Sono all'estero dappertutto, io.
...A scuola, i libri della mia infanzia erano tutti in francese, scritti per bambini francesi che vivevano in Francia. Stagioni sconosciute li ritmavano di foglie di agrifoglio, di steli di mughetto, di capanne innevate, di scolari calzati di zoccoli...Visioni incomprensibili, di quei libercoli, a eccezione delle Crociate, nel corso delle quali i francesi si trovavano a faccia a faccia con gli arabi.
...adesso c'è Algeri davanti a me. Che gioia rivederti, che gioia profonda! Buongiorno, madre, sorella, amica mia. Sei ancora più bella, ancora più bella di prima. Ho già scritto che Algeri si ergeva come un tribunale al cospetto di chi vi penetrava, ed è vero. Algeri è alta, è in piedi, è verticale. I lunghi edifici da poco costruiti accentuano quest'impressione.
...Ma, di colpo, ecco una differenza, una grossa differenza,una differenza colossale, qualcosa che muta la città più delle case nuove, delle strade allargate, della popolazione quasi raddoppiata, delle bandiere verdi e bianche al posto del tricolore bianco, rosso e blu. Odo un suono che qui non avevo mai sentito: il muezzin ha cantato!

...le campane sono scomparse, le ha sostituite il muezzin. Del resto, mi bastava osservare attentamente per constatare che i minareti sono spuntati dappertutto. Algeri è più orientale, e le si addice.
...Gli uomini parlano tra loro, squadrano le passanti. Ne sento uno che, dopo avermi scrutata per bene, dice che sono una djousa, una vecchia. Non ha tutti i torti. Non mi ci vuole molto per ritrovare il riflesso necessario e chinare gli occhi, guardare di sotto in su, assumere un'aria assente. Mi metto sulla scia di due ragazze. Chiacchierano liberamente, un po' troppo ad alta voce forse; sembra che se ne freghino, che se la ridano di quel che dicono gli uomini, e tuttavia sono all'erta.
...Una donna sola ad Algeri, non può vivere. È braccata.
...Sì, va be', ho abitato in questa casa. Lì dentro mio padre e mia madre si sono scannati. Proprio così. E adesso hanno cessato di scannarsi, sono morti. In quanto a me non ci abito più e non avrei nessuna voglia di abitarci.
...Mi siedo, il cuore che batte forte. Perchè mi pulsa all'impazzaa come se fossi venuta all'appuntamento con un innamorato? Che sia questo, il mio viaggio in Algeria? Visitare la tomba di mio padre? Non lo so. Ma sto bene. Com'è tutto placido, quanta pace! Chiudo gli occhi. Il silenzio.
...Le ragioni che mi hanno spinto a venirci non sono molto chiare, e non mi curo gran che di scoprirle. Ne immagino alcune, ne suppongo altre, e non dubito che ve ne siano altre ancora che non conosco e conoscerò mai. Ma non mi pesa. Ne ho abbastanza, delle "ragioni": le ragioni uccidono, soffocano, imprigionano.
...Sembra assodato che ora avere figlie femmine abbia cessato di essere un gramo affare. Anzi, un buon numero di femmine in casa costituisce un vero investimento. Nel paese il denaro circola, e non poco. C'è il denaro guadagnato in loco e quello che spediscono i lavoratori emigrati all'estero...Le donne si conservano gelosamente: più sono intatte, più ne aumenta il valore.
...Dopo la conquista francese dell'Algeria gran parte delle moschee erano state trasformate in chiese, e un decreto del 1860 aveva vietatto ai musulmani l'accesso ai luoghi riservati al culto cattolico. La storia si volta e si rivolta come una crêpe.
...Impudico. Ecco: la parola l'ho detta. Ciò che non cesso di scrivere in tutti i miei romanzi è come la mia terra mi abbia insegnato l'amore e a far l'amore, e come io ami, e come faccia, facevo e farò l'amore con lei, con ciò che di più le somiglia, con ciò che le si accosta maggiormente. Non mi piace la falsità del pudore, non voglio cadere preda di questa malattia. Ma non potrei mai adattarmi a essere indecente. C'è, nell'indecenza, qualcosa di disonesto, di osceno. Non sopporterei si essere indecente nei miei libri.
...Le donne algerine sono le autentiche figlie della mia terra, sono le sue eredi. Io non sono che una figlia naturale. Dunque, se oggi queste giovani donne mi circondano dei loro volti amichevoli, dei loro sguardi sorridenti, è perché mi riconoscono e non mi trovano indecente.
...Nel gruppo rientra una sola francese, sposata a un algerino. Le altre sono tutte algerine. Parlano un francese perfetto, senza il minimo accento. È una lingua che gli appartiene interamente, ne conoscono ogni sfumatura. Occhi neri. Riccioli neri. Un modo di muoversi, di sedersi, di atteggiarsi che non è per niente europeo.
...Rapidamente ad Algeri, la mia vita si è riempita di gente, di appuntamenti, di telefonate, di riunioni. Ma non mi debbo illudere, non debbo credermi capace di entrare di pieno diritto nella realtà della nuova vita algerina: è troppo simile e al tempo stesso troppo diversa dalla vita che ho conosciuto prima.
...Fino a quanto resterò qui, non credo che mi sarà possibile parlare delle donne. È un tema, in Algeria, troppo cocente, troppo cruciale, troppo doloroso. Sempre gli sguardi mascolini fissi su di noi, come fossimo mercanzia ambulante da valutare, giudicare, misurare. Tutte queste mosche che si avventano senza posa su di noi, attaccaticce, fastidiose; l'impressione di non godere di alcuna libertà. L'impossibilità di esistere, all'aria aperta. Non osiamo percorrere a piedi il chilometro scarso che ci separa dalle rovine romane di Tipasa. Luogo stupendo che consoco bene, ma che mia figlia non conosce affatto. Dovremo prendere un taxi. Se ci andassimo tranquillamente, come vorremmo, col passo di chi si fa una passeggiata, non ci succederebbe niente di male, ma dovremmo sopportare una scorta di buffoni salaci, di sudici cavalier serventi, di attaccabrighe pretenziosi, di protettori silenziosi.
...Sembra che esistano dei caffè frequentati dagli studenti dove le donne hanno diritto di accesso. Io però non so dove si trovino.
...in Algeria c'è un'umidità terribile, e si trema per due, tre mesi almeno. Nella Cabilia nevica, si scende sotto lo zero. Però è il caldo che conta. Le case, la vegetazione, i ritmi di vita sono in funzione del caldo, come il Québec è fatto per il freddo, anche se d'estate fa spesso molto caldo. Gli algerini aspettano che arrivi il caldo come gli abitanti del Québec attendono la neve: con impazienza. Eppure sanno che dovranno soffrire.
...Sì, l'estate è arrivata, non ho dubbi: ha affondato nella terra i suoi artigli, e fino a ottobre non mollerà la preda.
...Tutti i miei sensi all'erta captano i segnali della canicola: segnali che da gran tempo non venivano più emessi...
...qui ci sto bene, questa terra è sempre mia madre.
...ALGERI. L'aeroporto. La FRANCIA. Parigi. Due orette di viaggio, tutto qui. Due mondi. Due vite.
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