martedì 2 marzo 2010

Che vada perduta


Ingeborg Bachmann
 
in "Europa in Versi" - La poesia femminile del '900
Il ventaglio - 1989
Traduzione di Anita Raja
 
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.
NIENTE SQUISITEZZE
.
Niente mi piace più.
.
Dovrei
agghindare una metafora
con un fiore di mandorlo?
crocifiggere la sintassi
su un effetto di luce?
Chi si romperà la testa
su cose così superflue -
.
Io ho imparato a capire
con le parole
che ci sono
(per la classe bassa)
.
fame
.......vergogna
..............lacrime
e
...........
...................buio.
.
Con i singhiozzi non purgati,
con disperazione
(e io dispero ancora della disperazione)
per la grande miseria,
per il numero degli ammalati, per il costo della vita,
me la caverò.
.
Io non trascuro la scrittura,
ma me stessa.
Gli altri sanno
diosacome
aiutarsi con le parole.
Io non sono il mio assistente.
.
Dovrei
catturare un pensiero,
trascinarlo nella cella illuminata di una frase?
nutrire occhi e orecchie
con bocconcini di parole di prima qualità?
eplorare la libido di una vocale,
rintracciare i valori da amatore delle nostre consonanti?
.
È necessario che io
con la testa devastata dalla grandine,
col crampo da scrittura nella mano,
sotto il peso di trecento notti
laceri la carta
spazzi via le opere ordite in parole,
distruggendo a questo modo: io tu e lui lei sé
.
noi voi?
.
(E sia. Lo facciano gli altri).
.
La mia parte, che vada perduta.
.


 
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