venerdì 12 marzo 2010

The rival



Sylvia Plath
La rivale
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Da "Lady Lazarus e altre poesie"
Mondadori - 1976
A cura di Giovanni Giudici
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Se sorridesse, la luna somiglierebbe a te.
Tu fai lo stesso effetto:
Di un qualcosa di bello ma che annichilisce.
Tutti e due siete dei grandi scroccatori.
La sua bocca a O si accora sul mondo; la tua
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Non fa una piega, tu pietrifichi ogni cosa.
Guardo, c'è un mausoleo; eccoti qui che picchietti
Il marmo del tavolino, cerchi le sigarette,
Sprezzante come una donna, ma non così nervoso,
E muori dalla vogiia di dire impertinenze.

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Anche la luna i suoi sudditi umilia,
Ma di giorno è ridicola.
I tuoi malumori, d'altra parte,
Arrivano per posta amorosamente regolari,
Bianchi e vani, espansivi come il gas.
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Non c'è un giorno al riparo da notizie di te,
Magari a spasso in Africa, ma pensando a me.
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THE RIVAL
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If the moon smiled, she would resemble you.
You leave the same impression
Of something beautiful, but annihilating.
Both of you are great ligt borrowers.
Her O-mouth grieves at the world; yours is unaffected,
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And your first gift is making stone out of everything.
I wake to a mausoleum; you are here,
Ticking your fingers on the marble table, looking for
........cigarettes,
Spiteful as a woman, but not so nervous,
And dying to say something unanswerable.
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The moon, too, abases her subjects,
But in the daytime she is ridicolous,
Your dissatisfactions, on the other hand,
Arrive through the mailslot with loving regularity,
White and blank, expansive as carbon monoxide.
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No day is safe news of you,
Walking about in Africa maybe, but thinking of me.
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Dall'introduzione di G. Giudici: ...la poesia è spesso finzione scenica dove il tanto parlare di morte può significare in realtà un disperato amore del vivere...il caparbio impegno contro le difficoltà di un'affermazione prima universitaria e poi letteraria, la lucida coscienza di una distorta interpretazione della femminilità nel quadro del costume vigente e le quotidiane frustrazioni della donna che deve conciliare lo scriver versi con le sue incombenze domestiche e di madre...l'impetuosa passionalità su quel piano di forma artistica dove anche il poeta che dice "io" parla in definitiva di un'altra persona, di una fra molte o poche maschere di se stesso... una ferrea disciplina della parola perseguita in anni di severo esercizio...ogni poeta paga la sua poesia...la rima plathiana, come quella di parecchi bravi poeti contemporanei, è insomma una rima ironica e, come tale, si sottrae al suo ruolo istituzionale...Sylvia Plath non è stata per me né una faccia, né una voce, né una figura che cammina; è come un classico remoto, è le pagine dei suoi libri...
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