sabato 20 marzo 2010

In ritardo di un attimo


Jean Dieuzaide: Mareon, Provence, 1968
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Wislawa Szymborska
In "Poesia" n.119 -1998
Traduzione dall'inglese di Nicola Gardini
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Sulla morte, senza esagerare
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Non s'intende di scherzi,
stelle, ponti,
tessitura, miniere, lavoro dei campi,
costruzione di navi e cotture di dolci.
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Quando conversiamo del domani
intromette la sua ultima parola
a sproposito.

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Non sa fare neppure ciò
che attiene al suo mestiere:
né scavare una fossa,
né mettere insieme una bara,
né rassettare il disordine che lascia.
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Occupata ad uccidere,
lo fa in modo maldestro,
senza metodo né abilità.
Come se ognuno di noi stesse imparando.
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Vada per i trionfi,
ma quante disfatte,
colpi a vuoto
e tentativi ripetuti da capo!
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A volte le manca la forza
di far cadere una mosca in volo.
Più d'un bruco
la batte in velocità.
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Tutti quei bulbi, baccelli,
antenne, pinne, trachee,
piumaggi nuziali e pelame invernale
testimoniano i ritardi
del suo svogliato lavoro.
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La cattiva volontà non basta
e perfino il nostro aiuto con guerre e rivoluzioni
è, almeno finora, insufficiente.
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I cuori battono nelle uova.
Crescono gli scheletri dei neonati.
Dai semi spuntano le prime due foglioline,
e spesso anche grandi alberi all'orizzonte.
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Chi ne afferma la potenza
è lui stesso la prova vivente
che essa onnipotente non è.
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Non c'è vita
che almeno per un attimo
non sia immortale.
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La morte
è sempre in ritardo di quell'attimo.
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Invano scuote la maniglia
d'una porta invisibile.
A nessuno può sottrarre
il tempo raggiunto.
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