venerdì 7 maggio 2010

Risposte


Da Il segreto della domanda
di Umberto Galimberti
Apogeo - Pratiche filosofiche - 2008

Sessanta lettere inviate a "D la repubblica delle Donne" contenenti una domanda alla quale Galimberti, che è docente di Filosofia e Psicologia e autore di numerosi saggi, cerca di rispondere, definendo le risposte "commenti che non conoscono neanche le parole del conforto o della consolazione", e a proposito riporto le frasi finali della sua introduzione: ...la filosofia non è un "sapere", ma un "atteggiamento". L'atteggiamento di chi non smette di fare domande e di mettere in crisi tutte le risposte che sembrano definitive. Per questo l'atteggiamento filosofico è la macchina capace di inventare un mondo possibile al di là del mondo reale.

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A proposito di:
Fedeltà e tradimento

...In ogni virtù non ho mai visto nulla di nobile, ma sempre e solo il soddisfacimento mascherato di un bisogno. Se il bisogno di rassicurare la propria intrinseca insicurezza genera la fedeltà, il bisogno di non annullarsi nell'altro genera il tradimento. Di qui quell'esserci e non-esserci, quel rincorrersi e tradire, che fa parte della relazione amorosa, perché l'amore è una "relazione", non una "fusione".
...l'amore non è possesso, perché il possesso non tende al bene dell'altro, né alla lealtà verso l'altro ma solo al mantenimento della relazione, che, lungi dal garantire la felicità, che è sempre nella ricerca e nella conoscenza di sé, la sacrifica in cambio di sicurezza.
...Quel che si imputa al traditore è di essere diventato diverso e di muoversi non più in sintonia, ma da solo. Soltanto se si accetta il cambiamento dell'altro e lo si accoglie come una sfida a ridefinirsi e a ridefinire la relazione, il tradimento non è più percepito come tradimento. Ma ridefinirsi è difficile così come accettare il cambiamento. Per questo le vie più battute sono quelle della fedeltà o in alternativa quelle del risentimento e della vendetta.
...I tradimenti non si perdonano, si constatano. E a partire da questa constatazione si decide se è più vantaggioso per noi continuare a convivere o è meglio dirsi addio. Alla nostra debolezza, che non ci fa sopportare il tradimento, non aggiungiamo quella seconda debolezza impropriamente rivestita di forza, che si chiama "perdono". Nessuno può amare davvero chi lo obbliga alla negazione di sé. A meno che nella sua anima non si sia già fatta una bella confusione tra sentimento e mascherato risentimento.
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