giovedì 23 dicembre 2010

La misura




Copenaghen (1998)
di Michael Frayn
Traduzione di Maria Teresa Petruzzi e Filippo Ottoni
Sironi - 2009
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Tre personaggi: Niels Bohr, sua moglie Margrethe e Werner Heisenberg.
Sono tutti morti, ma dal mondo dopo la vita ripetono più volte un incontro veramente avvenuto a Copenaghen nel 1941 quando Heisenberg visita privatamente i signori Bohr. Per amicizia? Per cercare conferme? Per cercare comprensione? Per prendere informazioni, per darle? Di certo sono spiati, ogni parola va misurata. La Danimarca è occupata dai nazisti e Heisenberg, tedesco, lavora per loro.
I due fisici, insieme ad altri fisici di varie nazioni anche nemiche, hanno dato un notevole contributo, in tempi e modi diversi, all'invenzione di ciò che verrà poi conosciuta come "bomba atomica".
Heisenberg era stato per molti anni allievo di Bohr a Copenaghen, i due avevano avuto un rapporto molto forte in cui il danese aveva quasi un ruolo paterno. Ma ora che la politica è cambiata, ora che le circostanze li dividono e rendono ambigui tutti, ora che ogni azione ha un peso e una conseguenza, che senso ha la visita di Heisenberg a casa Bohr?
Margrethe, il terzo personaggio, non è una fisica ma sa di cosa parlano gli altri due.
I dialoghi non sono mai avvenuti, ma sono molto probabili.
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BOHR ...Noi abbiamo rimesso l'uomo al centro dell'universo. Nel corso della storia ci siamo sempre trovati fuori posto. Non facciamo che relegarci alla periferia delle cose. Prima ci trasformiamo in un semplice strumento degli inconoscibili disegni di Dio, esili figure prostrate nella grande cattedrale della creazione. E appena abbiamo ritrovato noi stessi nel Rinascimento, appena l'uomo è diventato, come lo definiva Protagora, la misura di tutte le cose, siamo stati di nuovo messi da parte dai prodotti della nostra stessa ragione! Siamo nuovamente schiacciati mentre i fisici costruiscono le nuove grandi cattedrali che guardiamo con meraviglia: le leggi della meccanica classica che ci precedono fin dall'inizio dell'eternità, e che ci sopravviveranno fino alla fine dell'eternità; che esistono, che noi esistiamo o no. Finché arriviamo all'inizio del XX secolo, e siamo improvvisamente costretti a risollevarci in piedi.
HEISENBERG Tutto ha inizio con Einstein.
BOHR Inizia con Eistein. Lui dimostra che la misura - la misura, dalla quale dipende l'intera possibilità della scienza - la misura non è un evento impersonale che si manifesta con imparziale universalità. E' un atto umano, compiuto da uno specifico punto di vista nel tempo e nello spazio, dall'unico particolare punto di vista di un possibile osservatore. Poi, qui a Copenaghen, in quei tre anni durante gli anni Venti, scopriamo che non esiste un universo oggettivo precisamente determinabile. Che l'universo esiste solo come serie di approssimazioni. Soltanto nei limiti stabiliti dal rapporto che abbiamo con esso. Soltanto grazie alla comprensione insita nella mente umana.
MARGRETHE Allora, quest'uomo che hai posto al centro dell'universo: sei tu o è Heisenberg?
BOHR Oh, lascia stare, tesoro.
MARGRETHE Sì, ma c'è una differenza.
BOHR O l'uno o l'altro. Entrambi. Tu. Tutti.
MARGRETHE Se è Heisenberg quello al centro dell'universo, allora quel pezzetto di universo che lui non riesce a vedere è Heisenberg.
HEISENBERG E quindi...
MARGRETHE E quindi è inutile chiedergli perché è venuto a Copenaghen nel 1941. Non lo sa!
HEISENBERG Per un attimo, allora, avevo creduto di intravvedere il tutto.
MARGRETHE Poi ti sei voltato a guardare.
HEISENBERG E non c'era più.
MARGRETHE Di nuovo la complementarietà. Giusto?
BOHR Sì, sì.
MARGRETHE L'ho battuta a macchina troppo spesso. Se fai una cosa sulla quale sei costretto a concentrarti, non puoi anche pensare che la stai facendo, e se stai pensando che la stai facendo, allora non puoi contemporaneamente farla. Giusto?


Link: Copenaghen presso Sironi Editore
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2 commenti:

  1. Cara Angela,
    giustissimo, strano colloquio, afascinante. Farò un link nel mio prossimo post, se non ti dispiace.
    Tanti auguri di Felice Natale e buone vacanze!
    Palmiro

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  2. Non mi dispiace! Ciao Palmiro. Ne approfitto per farti gli auguri di buone feste.

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