mercoledì 9 marzo 2011

Giusto e pulito


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da Viaggiando con passo di volpe
di Dacia Maraini
Rizzoli - 1991
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al mio corpo chiedo
al mio corpo in attesa
cosa ci fa quel dolore
appollaiato tra le costole
uccello infingardo e chiacchierino
cosa ci fa lì, solo,
balordo, insensato, spennato,
al mio corpo chiedo,
al mio corpo in attesa
che ci fanno quelle fitte
sotto gli archi dei seni
miti api solitarie
che succhiano il miele
nelle corone dei sensi,
non succederà mi dico
che le api si mangino il cuore
che l'uccello si mangi le api
e che nel vuoto del petto
il dolore metta su nido e casa?
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ultimi deliri di giovinezza,
sparite leggerezze, occhi spezzati
come è fresca la giornata che nasce!
vita mia che ti sfiorisci
senza saperlo e perdi ad una ad una
le voglie più stupide e sensuali
vita mia che te ne vai
senza giro di coda
senza una boccata di vento
fra orizzonti di case
in un trimestio di scarpe amiche
ecco se tu ti fermassi
sapresti che è già tutto accaduto
fra il vino e la frutta
su quella tovaglia a fiori
in una giornata delle meraviglie
eppure sarebbe giusto e pulito
morire senza degenerare
chiudere la bocca senza dire addio
infilarsi le scarpe di cartone
e camminare sulle colline di sabbia
nella gioia di un ritorno impossibile
ma la pena sbolle lentamente
si perde nei sentieri degli occhi
una nuova curiosità
fa capolino tra i pensieri di morte
le palpebre pesanti
si aprono alla giornata
che esce dal suo uovo
e il gusto della vita
si insinua sotto la lingua
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sono solo, mi dici
e uno potrebbe stupirsi
ti stupisci anche tu
è curioso, tu dici
che dopo avere tanto amato
e viaggiato e letto e scherzato
dopo aver ballato e
chiacchierato e fatto figli
e divorziato e risposato tre volte
e fatto altri figli
io mi stupisco tu dici
che sono solo, dopo tanto fare
e disfare e camminare e mangiare
la mattina quando mi alzo
tu dici, sono ancora lì
vecchio scheletro pieno di voglie
con tutti gli amici morti alle spalle
ma che faccio, tu dici e
ti stupisci del tuo stupore
con una luce di grazia
negli occhi bui e sinceri
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bisognerà pure uscire sotto l'acqua
e bagnarsi fino alle ossa
per riannodare quei fili di seta
che non portano più a nessun dove
bisognerà pur affrontare la notte
con i suoi guanti felpati
e chiedere ai piedi
di andare dove non vogliono
per dare un saluto
alle proprie bassezze
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