venerdì 27 maggio 2011

Il petto non è un tavolino


Vitaliano Brancati
(Pachino 1907 - Torino 1954)


LA GOVERNANTE
Bompiani - 1957

Questa commedia scritta nel 1952 fu bloccata a lungo dalla censura, venne rappresentata infine nel 1966. L'attrice Anna Proclemer (moglie di Brancati dal 1947 al 1953) dichiarò che i censori si erano fermati all'apparenza di certi fatti narrati e non avevano saputo o non avevano voluto vedere che si trattava di una delle commedie più 'morali' del teatro moderno.

La vicenda è imperniata su Caterina Leher, una governante francese assunta in casa Platania, una famiglia siciliana e borghese trapiantata a Roma, e Leopoldo, il padre, il suocero, il patriarca che ha già sperimentato il suicidio di una figlia, a causa dei pregiudizi e della rigidità morale.
La governante, Caterina, è protestante e considerata da tutti un modello d’integrità. Ma improvvisamente accusa Jana, la giovane e ingenua cameriera dei Platania, di aver espresso tendenze omosessuali, e ne causa il licenziamento. La ragazza non capisce e muore in un incidente mentre torna disperata in Sicilia. Caterina si sente responsabile della fine di Jana e decide di impiccarsi.

La Governante è un testo senza tempo per la costante attualità dei suoi contenuti come l'omosessualità, il perbenismo, il moralismo.
Il lesbismo è raccontato in maniera allusiva ed elegante, come andava fatto in quegli anni in cui "si faceva ma non si diceva" e mai le parole che definivano venivano dette (vedi "Quando eravamo froci" di Andrea Pini, Il Saggiatore, marzo 2011). Ma la delicatezza di Brancati aveva comunque spaventato i censori democristiani. Del resto il lesbismo non era l'unico argomento pericoloso del testo!
Delle rappresentazioni (la prima era stata fatta da Anna Proclemer, Giorgio Albertazzi e Gianrico Tedeschi) io ricordo quella trasmessa in tv, con Carla Gravina e Turi Ferro.



ATTO SECONDO

ALESSANDRO: Moralità? La moralità italiana consiste tutta nell'istituire la censura. Non solo non vogliono leggere o andare a teatro, ma vogliono essere sicuri che nelle commedie che non vedono e nei libri che non leggono non ci sia nessuna delle cose che essi fanno tutto il giorno - e dicono. Chiudere la bocca agli scrittori; ecco il sogno degli italiani.
LEOPOLDO (che ha sentito dall'orecchia libera più che da quella su cui preme il ricevitore, ad Alessandro): Ma lei è siciliano?
ALESSANDRO: No.
LEOPOLDO: E allora perchè parla male dell'Italia? Solo noi siciliani possiamo lamentarci di come ci ha trattato il governo italiano...(Al telefono) Scusami, Alfio. Ho parlato con un tale che sta qui...
ELENA (alzandosi): Ma babbo, il signor Bonivaglia non è un tale: è un grande scrittore. Alessandro, le presento mio suocero. (Alessandro si alza e porge la mano a Leopoldo che, intento com'è a rispondere al telefono, non lo vede)
LEOPOLDO (a precipizio): No, una grande fesseria...Fai una grande fesseria...Non la fare, Alfio, non la fare! (Alessandro rimane in piedi fra il disagio delle donne) Io, quando m'accorsi che Jana non era quella che credevo...(Gridando) Jana, sì, la cameriera...la rispedii subito in Sicilia. E' partita dieci giorni fa...Abbiamo un'altra cameriera...No, ce l'ha procurata la signorina Caterina...(gridando)...Sì, la conosceva, perché erano state insieme presso la stessa famiglia...si chiama Francesca...Una donna che vale più di quanto pesa...Dico di più, perché pesa poco, purtroppo... è magra...non mangia niente...
ALESSANDRO (guarda il medaglione sul petto di Elena): Grazioso. (Fa per toccarlo)
LEOPOLDO: (si accorge del gesto di Alessandro, imperiosamente): No!
ALESSANDRO (si arresta con la mano in aria)
LEOPOLDO: Lei non ci vede con gli occhi?
ALESSANDRO (abbassa la mano interdetto, cerca di sorridere): Non capisco.
LEOPOLDO (posa il ricevitore accanto all'apparecchio, si alza e fa il giro del tavolo): Glielo spiego io. (Si avvicina a Elena) Lei cosa vuole vedere, questo medaglione? Lo guardi!...con gli occhi! Con questi! (Gli tocca le palpebre) Queste (gli prende le mani e gliele accosta sui fianchi) qui!
ELENA (smaniando): Ma Caterina, glielo dica lei - dato che lei, l'ascolta - glielo dica che non è possibile comportarsi così!
CATERINA (sorride e cerca di accomodare le cose): Il signor Alessandro s'intende molto di orificeria. Sono sicura che capirà subito da chi è stato lavorato questo medaglione. (A Elena) Permette, signora? (Le sgancia da dietro la nuca la catena a cui è appeso il medaglione e lo porge ad Alessandro) Guardi!
LEOPOLDO (a Elena): Impara. Quando c'è qualcuno che vuole ammirare il tuo medaglione, levati la catena e dagliela in mano, così potrà osservare con tutto il suo comodo. Il petto non è un tavolino.
ALESSANDRO (guarda con collera la medaglia e la posa subito sul tavolo)
LEOPOLDO(ad Alessandro sarcastico): Adesso non le piace più, eh?
ELENA (con uno scatto): Babbo, lei è diventato insopportabile! (Esce)




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