domenica 5 giugno 2011

Potere & Follia


Albert Camus
(Algeria -Mondovi, 1913 - Francia 1960)

CALIGOLA
(1944)
Traduzione di Franco Cuomo
Bompiani - 1983

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ATTO SECONDO
SCENA QUINTA

CALIGOLA (al vecchio senatore). Ciao, bella.
(Agli altri) Signori, un'esecuzione mi attende. Ma ho deciso di fermarmi a mangiare prima qualcosa qui da te, Cherea.
Ho appena ordinato di portarci del cibo.
Fate venire anche le vostre mogli.
(Pausa) Rufo è fortunato che mi sia venuta fame.
(Confidenziale) Rufo è il cavaliere che deve morire.
(Pausa) Non volete sapere perchè deve morire?

Silenzio generale. Intanto degli schiavi hanno apparecchiato la tavola e servito i cibi.

CALIGOLA (di buon umore). Bene, vedo che state diventando intelligenti.
(Morde un'oliva) Avete finalmente capito che non è necessario avere fatto qualcosa per morire.
(Smette di masticare e guarda i commensali con aria canzonatoria) Soldati, sono fiero di voi.

Entrano delle donne, tre o quattro.

CALIGOLA. Bene, divertiamoci. Come viene. Senza formalità. Sono un uomo semplice, io. Dev'essere per questo che sono incompreso.

Si sono seduti tutti.

CALIGOLA (sempre più sgradevole). Però, quel Rufo che fortuna. Sono sicuro che non apprezza questo piccolo rinvio. Eppure qualche ora strappata alla morte ha un valore inestimabile.
(Pausa) E' anche vero che Rufo è sempre stato un cretino.

Mangia. Gli altri fanno lo stesso. Appare subito evidente che Caligola non sa stare a tavola. Getta i noccioli delle olive nel piatto di chi gli sta vicino, sputa avanzi di carne nel piatto di portata, si pulisce i denti con le unghie e si gratta freneticamente la testa. Il tutto con la massima spontaneità. Finché a un tratto interrompe di colpo il pasto per mettersi a fissare con insistenza Lepido, uno dei convitati.

CALIGOLA (brusco). Mi sembri di pessimo umore. Non sarà mica perché ho fatto ammazzare tuo figlio?
LEPIDO (con un nodo alla gola). Ma no, Caligola. Al contrario.
CALIGOLA (rinfrancato). Al contrario? Ah, come mi piace quando l'espressione del viso smentisce le pene del cuore. Il tuo viso è triste. Ma il tuo cuore? Al contrario. Non è così Lepido?
LEPIDO (deciso). Al contrario, Cesare.
CALIGOLA (sempre più divertito.) Ah, Lepido! Nessuno mi è più caro di te. Facciamoci quattro risate. Ti va? Dài, raccontami qualcosa di divertente.
LEPIDO (che ha chiesto troppo alle proprie forze). Caligola!
CALIGOLA. E va bene. Vuol dire che lo farò io. Però tu dovrai ridere. Non è vero Lepido?
(Con sguardo malvagio.) Se non altro per il tuo secondo figlio.
(Di nuovo allegro.) D'altro cando, non sei mica di cattivo umore.
(Beve, poi gli dà la battuta.) Al...al con...Dài, Lepido.
LEPIDO (prostrato). Al contrario, Caligola.
CALIGOLA. Finalmente!
(Beve.) Adesso stammi a sentire.
(Con aria sognante.) C'era una volta un povero imperatore che nessuno amava. E lui che amava Lepido, fece uccidere il suo figlio più giovane per strapparsi questo amore dal cuore.
(Cambiando tono.) Naturalmente non è vero. Buffo, no?
Ma tu non ridi. Nessuno ride? Allora statemi a sentire. ( In un violento scatto d'ira.) Voglio che tutti ridano. Tu, Lepido. E tutti gli altri. Avanti, alzatevi e ridete.
(Batte sulla tavola.) Avete capito? Voglio, ripeto, voglio vedervi ridere.

Si alzano tutti. Qualche risata forzata. Gli attori, ad eccezione di Caligola e Cesonia, potranno recitare questa scena come marionette.

CALIGOLA (rovesciandosi sul letto, scosso da una risata irresistibile). Ma guardali, Cesonia. Guardali davanti alla paura. Niente va più. Onestà, dignità, saggezza - niente vuol dire niente.Tutto sparisce davanti alla porta. La paura questo bel sentimento, Cesonia - senza artifici, un sentimento puro e disinteressato, uno dei pochi che traggono la propria nobiltà dal ventre.
(Si passa una mano sulla fronte e beve. Poi con tono amichevole.) Ma ora parliamo d'altro. Vediamo un po',Cherea, sei molto silenzioso.
CHEREA. Sono pronto a parlare, Caligola. Appena me lo permetterai.
CALIGOLA. Perfetto. Allora zitto. Preferirei sentire il nostro amico Muzio.
MUZIO (controvoglia). Ai tuoi ordini Caligola.
CALIGOLA. Bene, parlaci di tua moglie. E comincia col mandarmela qui alla mia destra.

La moglie di Muzio va accanto a Caligola aggiustandosi i capelli.

CALIGOLA. Allora, Muzio, stiamo aspettando.
MUZIO (vagamente smarrito). Mia moglie, ma io l'amo.

Risata generale

CALIGOLA. Ma certo, amico mio, certo. Però com'è banale.

Ha già la mano sul seno della donna e lecca distrattamente la spalla sinistra.

CALIGOLA (sempre più a suo agio). Dunque, quando sono entrato stavate complottando, no? Stavate preparando la vostra piccola congiura, non è così?
VECCHIO SENATORE. Ma Caligola, come puoi pensare?...
CALIGOLA. Non fa niente, bella mia. Bisogna pur capirla la vecchiaia. Davvero, non fa niente. Siete incapaci di un atto coraggioso. Ma ora devo sistemare qualche affare di stato. Però prima ho una piccola necessità da soddisfare.

Si alza e trascina la moglie di Muzio in una stanza accanto.




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