sabato 11 giugno 2011

Resistenza


Ugo Pierri.it












La gabbia del pane
racconto di un fannullone
Edizioni del lastrico
Battello stampatore - 1999

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al parroco di Zindis
che dal limbo della disoccupazione
mi portò nell'inferno della produzione
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qualunque cosa farai,
non combinerai niente di buono
(nonna Maria)
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mi raccolse un amico
mentre ero malato
cercano un impiegato
disse
il posto è decoroso
si tratta di disegnare
se non badi al guadagno
il vitto è assicurato
a vita
disse
se così si può dire

da allora sono internato
in una ditta
che fabbrica cartine

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in quell'occasione
il padrone fu cortese
quasi umano
a chi dava fastidio
la mia balbuzie
tenne a precisare
che per disegnare
non serve la lingua
bastano le mani

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nel silenzio computerizzato
chiappe appesantite
aprono e chiudono partite
dare e avere
ostinato fondale
ai boccioli dei platani
sul viale

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malvisto malgiudicato
tagliato fuori dalla civile convivenza
ingrigito curvo spesso malato
dedito per tendenza innata
all'ironica condiscendenza
sono il capro espiatorio
di questa accolita
di fedeli servitori

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al cesso
non è permesso
stare più di due minuti
altrimenti
l'organico
già di per sé ipotonico
è preso dal panico
al solo pensiero
di stare
con le mani in mano

bere poco per poco orinare
mangiare riso poco condito
e cioccolata amara

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è un turbo tumultuoso
il lugubre vibrare
delle macchine poderose
nere

ansioso respiro
di un vorticoso giro d'affari

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nei capaci capannoni
a temperatura continentale
una lunga distesa
di rotoli giganteschi
attende la nuova destinazione

in silenzio mercantile
senza battere ciglio
i semilavoratori
aspettano un futuro

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fiore fiorella
rossa tettone bella
ariosa rondinella
ele eleonora
fogliolina nuova
la sua busta paga
divaga in tasche altrui
anna maria
agave muggesana
morde il suo sorriso
le sfolgora negli occhi
una rametta di follia

questa è la flora
della tipografia

--

a questa sgradevole tortura
quotidianamente
si sottopone
la mia natura
di esperto fannullone

--

scale più ripide di queste
non le avevo viste

in cima
dignitose poltrone
ci attendono per parlare
di una grave questione

nell'accentuazione
di un moto di silenzio
prendiamo fiato
ci comunicano
che tutto sommato
non ci saranno aumenti
anzi restrizioni
che i dividendi
servono a malapena
a tappare i buchi
che noi apriamo
quando scioperiamo

--

rifiuti dinieghi e rinvii
pii peti commenti
carota bastone
per tutti i dipendenti
nel settimanale incontro
con la direzione

--

per oggi basta

infilo matite
nei containers di bachelite
allineo le righe gli squadretti
le gomme da cancellare

mancano cinque minuti all'uscita
mi caccio le dita
negli occhi
per non vedere la faccia
di chi pretenderebbe
almeno un'ora di straordinario

--

tenera corda tesa
la freschezza della sera
si scioglie
ai cancelli della fabbrica

contro i muri dei grattaceli
di piazza foraggi
il sole ormai basso
stampa i suoi raggi rosati

usciamo
liberati
nel traffico caotico
della zona industriale
allegra e feriale
la gente scivola via
al venerdì



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2 commenti:

  1. Ciao Angela,
    mi fa piacere tu abbia pubblicato alcuni versi dell'amico Ugo Pierri, che sotto una scorza di vena polemica e scontrosità nasconde un animo sensibile, un amore per la sua città, Trieste, che egli - amaramente ironico - chiama Necropolis, e per il Carso triestino.
    Eccone un piccolo saggio, tratto da un libretto di poesie in dialetto triestino che si intitola Aiku lokali, Milano, Terziaria, 2006. Sono visioni rapide, fugaci, un lampo...
    di Piazza Unità:
    "in zima 'l molo
    al municipio ridi
    un guato (ghiozzo) gialo

    rilusi el sol
    ori de prefetura
    in piaza granda

    la bora urla
    soto bianchegia el mar
    cità de jazo (ghiaccio)"

    del Carso:
    "piere del carso
    stordisi de profumi
    ginestre giale

    oltra'l caligo (nebbione)
    montagne senza nome
    vedi orione

    te ga le scarpe
    sporche de tera rossa
    xe primavera

    xe primavera
    domani vegnarà
    bora sui fiori

    co piovi tanto
    le piere manda fora
    anime ciare"

    Ciao
    Francesca

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