domenica 10 luglio 2011

L'ora blu

Foto di Cettina Calabrò
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TI SCRIVO SU NOVEMBRE
di Cettina Calabrò
(Vedi il post: "Ti scrivo")
..
.
Non ti ho mai scritto sul retro di un calendario dello
scorso anno, come adesso, sul mese di novembre. E avrei
potuto telefonarti o semplicemente venirti a trovare, come
ho fatto tante volte. Ma sapevo che non sarebbe stata una
chiacchierata amichevole, così ho preferito parlarti da un
foglio bianco. Quasi bianco.
Te lo dovevo da troppo tempo, e il momento giusto è adesso,
non ce ne sarà mai più uno così perfetto.
Quindi adesso per favore prendi una birra e le sigarette,
acciambellati sul divano e ascoltami, se ti riuscisse
sarebbe anche meglio che tu spegnessi il telefono, non so
se te l’ho mai detto chiaramente ma m’incazzo da morire
quando le tue telefonate interrompono i nostri discorsi. E
dopo tutto il silenzio che ci ha divise, per una volta
vorrei la tua attenzione tutta intera e non a puntate. Lo
so, sto cominciando a recriminare, come diresti tu. Ma
vedi, amore mio, una volta, ogni tanto, i conti vanno
fatti, e la partita doppia degli affetti non si compone di
solo avere. Ti immagino con addosso solo la maglietta
lunga, le gambe appena un po’ abbronzate, i piedi nudi e i
capelli tirati su alla meno peggio, i rumori soliti di quel
quartiere periferico, gli odori e le voci che salendo dalla
strada si intrufolano attraverso la finestra aperta e
aleggiano intorno a te che mi ascolti. Così la mia voce
dovrà farsi strada tra i ragazzi al bar e il brusio di una
centrifuga.
Sì, va bene, lo so, hai ragione, la sto tirando lunga,
eppure mi sembrava così chiaro quello che avevo da dirti
che mi ero illusa di cavarmela in quattro righe, un
abbraccio caloroso e due baci senza impegno sulle guance.
In realtà non la sto tirando lunga perché tentenno, mi sto
solo gustando questo rarissimo momento in cui non puoi
contestare tutto quel che dico, senza capire che mentre lo
fai è come se contestassi me e tutto quel che sono. Allora
smetto di girarci attorno e te lo dico chiaramente, ti dico
quello che vuoi sentirti dire proprio perché lo sai già, o
nonostante questo, ti dico mi dispiace, mi dispiace di
non averti saputa amare come avrei voluto e come avremmo
meritato. Ti dico che mi dispiace e chiedo le attenuanti
generiche, perché davvero non mi hai reso la vita facile, e
anche barricata nel tuo silenzio granitico, tu questo lo
sai. Lo sai che ho fatto il possibile, anche se sembrava
non essere mai abbastanza. Come una madre irrisolta mi hai
inoculato la paura, e con la paura l'immobilismo, sono
diventata come quegli animali che appena accendi la luce si
bloccano trattenendo il respiro, sicuri di poter essere
invisibili, mentre fissano il nulla con gli occhi sbarrati.
E io che volevo volare sono rimasta lì inchiodata alla
terra, con lo sguardo e i desideri persi tra le nuvole. Hai
solo saputo farmi sentire in colpa per questo, anche di
questo. Di non essere l'amica che volevi, di non essere la
donna che sognavi.
In altri tempi ti avrei urlato addosso che sono troppo
vecchia per il banco degli imputati e troppo giovane per
tenere il cuore chiuso in un cassetto. Adesso invece la
voce mi serve per cantare e di urlare sono stanca, ho
scoperto che stacchi l'audio quando il mio tono sale, e
allora te lo dico piano, piano ma decisa. In questo che è
il momento giusto, il momento di spezzare unilateralmente
questo silenzio che puzza di pesche andate a male, il
momento di dirti quanto ti ho amata, anche quando non l'hai
capito, e di quanto mi hai fatto male, proprio quando non
l'hai capito. Adesso che in cielo c'è l'ora blu e le mie
mani hanno smesso di tremare, adesso posso lasciarti un
bacio al limone e non girerai più la testa altrove per
scansarlo. Adesso è il momento di lasciarti lì da sola,
perché è finito novembre e sta finendo anche ottobre e non
voglio trovarmi alla fine del foglio senza averti salutata,
perché, sai, da settembre avrò bisogno di questa carta
quasi bianca per altro amore, e altra vita, e altre
emozioni che strizzano il cuore. Ho ancora nove mesi, per
mettermi al mondo, un foglio dopo l'altro, e quando
finiranno sarà il tempo di un altro anno da scrivere e di
carezze nuove. Ti bacio, al limone, e ... sì, lo so, è
aspro, ma il tempo della cioccolata è finito. Credevo te ne
fossi accorta.
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