giovedì 1 settembre 2011

Luce


Particolare della Madonna dell'umiltà
 di Gentile da Fabriano - databile 1420-1423
Il poeta parla alla sua generazione. Comincia parlando di sè a se stesso/a, e in questo è simile a qualunque individuo egocentrico in cerca di sè (uso la parola egocentrico nella maniera più neutra possibile), poi crescendo (se cresce), proseguendo, senza volervo parla della e alla gente della sua età, età culturale più che cronologica, quindi del suo ambiente in senso lato. Esprime una mentalità e la rappresenta
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Il poeta è il tuo poeta quando leggendolo/a ti riconosci in quello che dice, capisci cosa sta dicendo (tenendo conto - lucidamente - degli equivoci e delle proiezioni psicologiche). E leggendolo non ti senti sola/o. .
Ne ascolti la voce e capisci che quello che pensi e senti non è follia ma idea che circola, sentimento contaminante che il tuo poeta sta materializzando e cristallizzando. L'immagine che crea continua a vibrare sotto il tuo sguardo ogni volta che ne leggi i versi. Come un cristallo vivo, una pietra preziosa che cambia luce adattandosi e reagendo alla luce.
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Un poeta può anche smettere di parlarti, ad un certo punto della vita, quando il tuo percorso ti porta altrove, i versi smettono di vibrare e diventano reliquia di momenti importanti, e allora lo/la ricordi come un compagno delicato di un tratto di strada, di una determinata profondità.
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Oppure continua a seguirti e tu lo/la segui, perdendolo, ritrovandolo, acciuffandolo, lasciandoti trovare, nella distanza relativa del mondo cartaceo e virtuale: energia fredda che accende, che scalda, che conferma, consolida. Voce che sussurra, sprona, consola.
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Il poeta non ha un volto e se ce l'ha non importa: le sue parole sono la misura e il peso.
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5 commenti:

  1. Ciao,
    molto belli i tuoi pensieri su ciò che è e fa il poeta e su ciò che riesce a trasmettere a quelli tra i suoi lettori che si sintonizzano sulla sua lunghezza d'onda e scelgono, anche se inconsciamente, di aprire l'animo alle sue poesie.
    Ti posto alcune brevi, fulminanti note sul lavoro del poeta di Wislawa Szymborska, prese dal suo discorso letto in occasione del conferimento del premio Nobel:
    in riguardo all'ispirazione afferma che essa "non è un privilegio esclusivo dei poeti o degli artisti in genere. C'è, c'è stato e sempre ci sarà un gruppo di individui visitati dall’ ispirazione. Sono tutti quelli che coscientemente si scelgono un lavoro e lo svolgono con passione e fantasia. […] Il loro lavoro può costituire un’incessante avventura, se solo sanno scorgere in esso sfide sempre nuove. Malgrado le difficoltà e le sconfitte, la loro curiosità non viene meno. Da ogni nuovo problema risolto scaturisce per loro un profluvio di nuovi interrogativi. L’ispirazione, qualunque cosa sia, nasce da un incessante “non so”. […] Il poeta, se è un vero poeta, deve ripetere di continuo a se stesso “non so”. Con ogni sua opera cerca di dare una risposta, ma non appena ha finito di scrivere già lo invade il dubbio e comincia a rendersi conto che si tratta d’una risposta provvisoria e del tutto insufficiente. Perciò prova ancora una volta e un’altra ancora… .
    (Wislawa Szymborska, Il poeta e il mondo, sta in Vista con granello di sabbia, Milano, Adelphi, 1998, p. 16-18).
    Francesca

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  2. Grazie per questo ricco commento!
    Quindi un individuo ispirato sul lavoro ha "visioni" che lo/la fanno crescere e fanno crescere la sua ditta, la sua ricerca, la società: il contributo di ognuno. Se segue l'ispirazione è un contributo autentico.

    Dunque il poeta cerca risposte ma deve tener conto che è
    "una risposta provvisoria e del tutto insufficiente".
    Certo, una risposta relativa, soggettiva, o a volte anche con spirito collettivo ( nelle rivoluzioni) ma in evoluzione.

    Ma mi chiedevo: in tutto questo movimento, questa evoluzione continua, questo non poter sapere, di cui parla la W.S, e il cantare la propria generazione di cui parlo nel post: come, quando si diviene "classici"? Cioè avere ancora voce e risposte ( e dubbi)anche dopo la propria generazione, anche dopo la propria vita e lontano nel tempo.
    Quando il poeta parla all'essenza dell'essere umano, a quella parte di noi che è uguale a prescindere dal genere, dalla classe sociale, dall'età, che non muta nei secoli e neanche nelle culture? Quando l'essenza si accoppia con la semplicità? Un poeta pur parlando alla propria generazione e al proprio ambiente - se parla anche all'essenza di ognuno di noi - parlerà anche alle generazioni future e sarà un "classico"?

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  3. Si, è vero anche per me quello che dici: quando il poeta riesce a trasmettere il suo messaggio alle generazioni future oltre che alla propria diventa un classico, vivo e con il cuore pulsante come fosse lì presente davanti al lettore, come se respirasse ancora e fosse completamente immerso nel tempo in cui vive chi lo legge. E' un dono raro, rarissimo riuscire a parlare alla gente con bellezza, grazia, semplicità e verità, insegnando anche a considerare nelle cose del mondo il ragionevole dubbio, che ci salva da una visione univoca e claustrofobica della vita.
    Ciao!
    Francesca

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  4. Mi viene voglia a questo punto di riferire cosa dice Patrizia Cavalli nell'intervista in SCRITTORI PER UN ANNO (vedi il link a destra, sulla pagina iniziale del blog). Nel video intitolato "Una partitura complessa" dice qualcosa che condivido pienamente:
    "La poesia decide lei, quando farsi vedere, dove andare, e quindi io sono l'occasione, come tutti gli altri, di certi pensieri, certe parole che passano e che io devo cogliere".

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  5. Lucetta Frisa ha scritto:

    il poeta,non solo non ha un volto(ma solo i suoi versi gli danno peso e misura, come tu hai affermato nella conclusione) ma anche non ha sesso dato che è rimasto e rimarrà eternamente androgino.

    Ciao,un caro saluto
    Lucetta

    E io la ringrazio.

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