sabato 1 ottobre 2011

Lunga vita a tutti

Nazim Hikmet e Joyce Lussu, Stoccolma, 1958
(foto dal sito rosettamartellini.it)



























NAZIM HIKMET
(1902 Salonicco - 1963 Mosca)
POESIE D'AMORE
Traduzione di Joyce Lussu
Mondadori 1991


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Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l'ho ancora detto.
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(1942)

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Lettera dal carcere
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Mia sola al mondo
mi dici nell'ultima lettera:
"La testa mi scoppia, il mio cuore si ferma,
se t'impiccano
.....se ti perdo
..........morirò."
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Vivrai, moglie mia,
il mio ricordo come un fumo nero
si disperderà nel vento.
Vivrai, sorella dai rossi capelli del mio cuore,
i morti non occupano più di un anno
la gente del ventesimo secolo.
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La morte
un morto che dondola appeso a una corda,
è a quella morte
....che il mio cuore non può rassegnarsi.
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Ma
rassicurati, amore mio,
se la mano nera e pelosa di un povero zingaro*
finirà col mettermi la corda attorno al collo
guarderanno invano
...negli occhi azzurri di Nazim
.......per scorgervi la paura.
.
Nel crepuscolo del mio ultimo mattino
vedrò i miei amici e te
e porterò sottoterra soltanto
il rammarico di un canto interrotto.
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Donna mia
ape mia dal cuore d'oro
ape mia dagli occhi più dolci del miele
perchè mai t'ho scritto della mia condanna a morte.
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C'è un altro processo
non si strappa così la testa di un uomo
come se fosse un ravanello.
Su, non te la prendere,
sono possibilità remote.
Se hai del denaro
comprami delle mutande di lana
ho ancora la sciatica alla gamba.
E la moglie di un prigioniero, ricordati,
non deve avere in testa immagini nere.
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(1938)
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(* In Turchia, non c'era il boia di professione. Per le impiccagioni, veniva assoldato di volta in volta qualche vagabondo, generalmente zingaro)

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Angina Pectoris
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Se qui c'è la metà del mio cuore, dottore,
l'altra metà sta in Cina
nella lunga marcia verso il Fiume Giallo.
E poi ogni mattina, dottore,
ogni mattina all'alba
il mio cuore lo fucilano in Grecia.
E poi, quando i prigionieri cadono nel sonno
quando gli ultimi passi si allontanano
...dall'infermeria
il mio cuore se ne va, dottore,
va in una vecchia casa di legno, a Instabul.
E poi sono dieci anni, dottore,
che non ho niente in mano da offrire al mio popolo
niente altro che una mela
...una mela rossa, il mio cuore.
.
E' per tutto questo, dottore,
e non per l'arteriosclérosi, per la nicotina, per la prigione,
che ho quest'angina pectoris.
Guardo la notte attraverso le sbarre
e malgrado tutti questi muri
....che mi pesano sul petto
il mio cuore batte con la stella più lontana.
.
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(1948)

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Il mio funerale
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Il mio funerale partirà dal nostro cortile?
Come mi farete scendere giù dal terzo piano?
La bara nell'ascensore non c'entra
e la scala è tanto stretta.
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Il cortile sarà, forse, pieno di sole, di piccioni
forse nevicherà, i bambini giocheranno strillando
forse sull'asfalto bagnato cadrà la pioggia
e al solito ci saranno i bidoni per l'immondizia.
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Se mi tiran su nel furgone col viso scoperto, come usa qui,
forse mi cadrà in fronte qualcosa di un piccione, porta fortuna,
che ci sia o no la fanfara, i bambini accorreranno
i bambini sono sempre curiosi dei morti.
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La finestra della nostra cucina mi seguirà con lo sguardo
il nostro balcone mi accompagnerà con il bucato steso.
Sono stato felice in questo cortile, pienamente felice.
Vicini miei del cortile, vi auguro lunga vita, a tutti.
.
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(Maggio 1963)
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4 commenti:

  1. Ciao,
    proprio belle queste poesie, dimostrano che il poeta aveva un animo semplice, candido, cristallino, che sapeva apprezzare la vita nella sua essenza, nelle sue piccole cose che sono però le più grandi e importanti. Che aveva insomma un animo nobile! Cercherò sicuramente la raccolta delle sue poesie.. Grazie della segnalazione!
    Francesca

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  2. Ciao,
    ti posto un'altra bellissima poesia di Hikmet, piena di ardore, di dolce consapevolezza e stupore di come l'amore sia proprio il sale della vita, quello che dà senso e sapore alla nostra esistenza:

    Mosca 1959
    Ti amo come se mangiassi il pane
    spruzzandolo di sale
    come se alzandomi la notte bruciante di febbre
    bevessi l'acqua con le labbra sul rubinetto
    ti amo come guardo il pesante sacco della posta
    non so che cosa contenga e da chi pieno di gioia
    pieno di sospetto agitato
    ti amo come se sorvolassi il mare per la prima volta in aereo
    ti amo come qualche cosa che si muove in me quando il
    crepuscolo scende su Istanbul poco a poco
    ti amo come se dicessi Dio sia lodato son vivo.
    Francesca

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  3. Grazie.
    E' molto bella.
    Io aggiungerei ancora un'altra sua poesia, sempre dalla stessa traduzione, è del 1948:

    I giorni son sempre più brevi/
    le piogge cominceranno./
    La mia porta, spalancata, ti ha atteso./
    Perché hai tardato tanto?/

    Sul mio tavolo, dei peperoni verdi, del sale, del pane./
    Il vino che avevo conservato nella brocca/
    l'ho bevuto a metà, da solo, aspettando./
    Perchè hai tardato tanto?/

    Ma ecco sui rami, maturi, profondi/
    dei frutti carichi di miele./
    Stavano per cadere senz'essere colti/
    se tu avessi tardato ancora un poco.

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  4. bellissima anche questa!
    Questo poeta aveva decisamente il dono di parlare al cuore con semplice efficacia.
    Ciao
    Francesca

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