mercoledì 19 ottobre 2011

Una pagina di Cassola


Carlo Cassola  (1917 - 1987)











Una pagina di Carlo Cassola da L'UOMO E IL CANE, Rizzoli, 1977.
Premio Bagutta 1978
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Tommaso (tale era il nome del gatto quando aveva un padrone o per dir meglio una padrona) si trovava nelle stesse condizioni di Jack: era stato privato della casa da pochi giorni solamente. In quei giorni di vagabondaggio gli era toccato soffrire la fame.
Che differenza dal tempo in cui lasciava la roba nella ciotola, a tal punto era sazio! Da quando, satollo, passava la giornata sonnecchiando! Adesso era sempre in giro alla ricerca del cibo, magro,stralunato; si contentava del pane solo, pur di riempirsi la pancia.
Contrariamente all'ingenuo Jack, che non aveva mai capito che era stato il suo padrone a chiuderlo in un sacco e a portarlo lontano, Tommaso aveva capito benissimo com'erano andate le cose. L'uomo che lo aveva chiuso nel sacco era un tizio mai visto prima: ma l'ordine poteva averglielo dato solo la padrona. Non che Tommaso avesse commesso qualche malestro: ma la sua presenza in casa era diventata superflua, anzi, pericolosa, dal momento che la signorina aveva deciso di diventare signora. Il futuro sposo avrebbe portato con sé la gabbia del canarino: il gatto, quindi, doveva sloggiare.
Tommaso aveva capito anche che la ragione della sua disgrazia era quel bellimbusto. Non lo aveva mai potuto soffrire: lo aveva graffiato ogni volta che s'era chinato ad accarezzarlo. Aveva fiutato subito in lui un nemico. Avrebbe voluto mettere in guardia la padroncina: "Cosa ti fidi di quel morto di fame. Non lo capisci che ti prende per i soldi?".
Non diciamo che nella mente di Tommaso fossero passati proprio quei pensieri: egli non poteva saper nulla di soldi, né di titoli al portatore, né di beni immobili. Ignorava che la sua padrona fosse proprietaria dell'appartamento, che questo fosse situato in un quartiere residenziale e avesse quindi maggior valore. Certo si è che dopo ogni visita di quel tale, si sentiva inquieto. Girava per la casa come un'anima in pena, quasi presagisse di doverla lasciare.
Abituato in città, s'era ritrovato in campagna.
Non aveva cercato di ritrovare la via di casa: capiva che l'avrebbero scacciato una seconda volta.
A questo punto non possiamo trattenerci dal fare una considerazione generale: il pensiero e il sentimento non sono in armonia, né negli uomini, né negli animali. Chi vive un'intensa vita sentimentale è portato a pensare poco. I gatti sono egoisti, certo: è il loro modo di preservare la freddezza del giudizio. Razionalista inveterato, il gatto bada sempre e soltanto al proprio vantaggio. Un cane, che si abbandona tutto al sentimento, non è mai in condizioni di fare bene i suoi conti.
Jack e Tommaso dunque si incontrarono; si avvicinarono fiduciosi l'uno all'altro; si fiutarono vicendevolmente, come avrebbero fatto due cani; si sarebebro parlati volentieri, se avessero saputo parlare.
S'erano piaciuti fin dal primo momento in cui si erano visti. Cosa trovasse di speciale Tommaso in Jack, non sappiamo dirlo: abbiamo già accennato che era un cane pezzato, mezzo bianco e mezzo nero (quel bianco era piuttosto un giallognolo). Anche Tommaso era mezzo bianco e mezzo nero. Aveva bianche le zampe e la gola. Era un bel gatto, insomma (la padrona lo rimpiangeva mentre avrebbe fatto presto a stancarsi del marito).
Psicologicamente erano agli opposti. I gatti sono troppo più intelligenti dei cani. Quello che un cane può dare a un gatto è l'amore: una volta che manchi l'uomo per indirizzarvi la piena dei sentimenti, bisogna bene che questa si diriga verso un altro oggetto. Jack amò subito, svisceratamente, Tommaso. Il gatto ne fu commosso e ricambiò con altrattanta prontezza il suo amore.
Anche prima abbiamo visto tuttavia Jack fraternizzare con un altro cane, e subito dopo indirizzarsi in due direzioni opposte. Rassicuratevi: Tommaso e Jack restarono insieme due giorni. In quei due giorni non si lasciarono nemmeno per mezzo minuto (salvo una volta che il gatto fu costretto ad andare in cerca di un buon boccone per il suo amico ammalato): insieme cercarono cibo, se lo spartirono da buoni amici, dormirono accanto satolli, vicinissimi, abbracciati, diremmo, se la parola si addicesse agli animali. Quando si potevano concedere un pò d'ozio, si toccavano con i musi, si strofinavano coi fianchi, si davano piccoli colpi affettuosi con le code. Si volevano bene, insomma; e furono felici insieme.
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