martedì 1 novembre 2011

The Rose Tattoo


Tennessee Williams e Anna Magnani da
 http://tennesseeandanna.com/index.php

























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La rosa tatuata (1950)
di Tennessee Williams (1914-1983)
Traduzione e cura di Masolino D'Amico
Einaudi 1996
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Tennessee Williams aveva conosciuto attraverso il suo compagno italoamericano la Sicilia e la comunità italiana; e questa commedia è frutto di questo incontro culturale e sentimentale.
La protagonista, Serafina, è la vedova inconsolabile di un contrabbandiere infedele e morto ammazzato. Vive del suo lavoro di sarta, ma vivere non è la parola giusta perchè in realtà è una donna chiusa nel dolore rabbioso e sprezzante di chi ha goduto del meglio e ora crede di non avere più niente. Cerca di proteggere la figlia adolescente, bella e intelligente, dal mondo e dagli uomini portatori di dolori, chiudendo anche lei in casa.
Finché scopre le menzogne e le infedeltà della buonanima, e contemporaneamente, entra per caso un uomo nella sua vita, un altro immigrato siciliano, che non regge neanche lontanamente il paragone con il defunto, ma è in carne e ossa e la desidera... e la vita riprende, necessariamente.
Della commedia è stata fatta una versione cinematografica, con Anna Magnani e Burt Lancaster, nel 1955.
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ATTO PRIMO
Dalla scena quinta
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SERAFINA (di colpo e religiosamente)    Quando penso agli uomini io penso a mio marito. Mio marito era siciliano. Ama azziccatu tutti i notti ra simana, abbiamo fatto l'amore ogni notte della settimana senza saltarne nemmeno una, dalla notte del giorno in cui ci siamo sposati a quella in cui è stato ammazzato nel suo camion su quella strada lì fuori! (Riprende fiato con un singhiozzo)  E forse è pì chissu che non vado pazza per gli uomini e che non mi piace sentire le chiacchiere delle femmine che non pensano ad altro. Però ora mi interessa la felicità di mia figlia, che questa mattina si diploma al liceo. E io sto facendo tardi, e la banda già suona! E ho perso il suo orologio!...il suo regalo per il diploma! (Gira su sé stessa come fuori di sé).
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BESSIE    Andiamo Flora!...Al diavolo quella maledetta camicia!
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FLORA    Oh, no, aspetta un momento! Io non accetto insulti da nessuno.
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SERAFINA    Andate, andate a New Orleans, cacciatrici di uomini che non siete altro! E rimorchiateli a Canal Street, ma non a casa mia, dalla mia finestra, davanti alle ceneri di mio marito! (In lontananza la banda del liceo suona un'aria marziale. Il petto di Serafina ansima violentemente; lei si tocca il cuore e per un momento sembra dimenticarsi che deve andare)  A me non interessa affatto, non mi interessano uomini che ingrassano e perdono i capelli e girano vestiti da giovani esploratori a strappare i vestiti alle ragazze a Canal Street e che tirano sacchetti di carta dalle finestre degli alberghi. Queste cacce all'uomo semplicemente non mi interessano. Io ricordo mio marito con un corpo da adolescente e sulla testa capelli fitti e neri come i miei e addosso una pelle liscia e dolce come un petalo di rosa gialla.
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FLORA    Ah, una rosa, era?
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SERAFINA    Sì, sì, una rosa, una rosa!
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FLORA    Sì, una rosa di terronia! - un gangster, altro che rosa! - sparato mentre contrabbandava la droga sotto un carico di banane!
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BESSIE    Flora, Flora, andiamo via!
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SERAFINA    I miei erano contadini, ma lui... lui veniva da proprietari terrieri! Era signorile, mio marito!... La sera io me ne sto qui e sono contenta di ricordare, perché ho avuto il meglio... Non la terza e nemmeno la seconda, ma la prima scelta, l'unica...
Così ora me ne sto qui e sono contenta di ricordare...
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BESSIE    Forza usciamo! Andiamo alla stazione!
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FLORA    Aspetta un attimo, voglio sentire questa, non me la voglio perdere!
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SERAFINA    Ho contato le notti in cui l'ho stretto fra le braccia tutta la notte, e vi posso dire quante sono. Ogni notte per dodici anni. Quattromila - trecento - ottanta. Il numero delle notti in cui l'ho tenuto tutta la notte stretto tra le braccia. Certe volte non dormivo, lo tenevo così e basta, tutta la notte, fra le braccia. E questo mi basta. Lo piango. Sì, la notte il mio cuscino non è mai asciutto... ma mi basta ricordare. E mi sentirei svilita e degradata e non degna di vivere con mia figlia né sotto il tetto con l'urna delle sue ceneri benedette, quelle... ceneri di una rosa... se dopo quel ricordo, dopo aver conosciuto quell'uomo, andassi da qualcun altro, da un uomo di mezza età, non giovane, non pieno di giovane passione, ma con la pancetta incipiente e i capelli diradati e addosso un odore di sudore e di alcool... e cercassi di illudermi che quello è l'amore! Io lo so com'era fatto l'amore. E mi basta ricordare... (Ansima come se avesse fatto le scale di corsa) Andate, voi, andate per le strade e fatevi buttare addosso quei sacchetti di acqua sporca! ... A me basta ricordare l'amore di un uomo che è stato mio... solo mio! Mai toccato dalla mano di nessuna! Nessun'altra che me...Io sola! (Con un singulto esce di corsa dal portico).
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Il sole inonda la sua silhouette. Questa sembra colmarla di stupore. Si scopre in singhiozzi. Tuffa la mano nella borsettta alla ricerca del fazzoletto.
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FLORA  (andando verso la porta aperta)   Mai toccato da nessuna?



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