giovedì 1 dicembre 2011

L'altro lato della poesia

"Come ballavamo", in ferro e tulle,
di Zina Borgini














Nel numero 11 di
SATIS FICTION
Editore spericolato, soddisfatto
e rimborsato: Vasco Rossi
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Un articolo su
I DIARI INEDITI
DI SILVIA PLATH
di Joyce Carol Oates
Traduzione di Nicola Manuppelli
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Presentazione di N. Manuppelli:
Sylvia Plath così come Anne Sexton, è nata nel Massachusetts, ed è morta suicida. Entrambe sono state i precursori di quella che è stata "poesia confessionale". La fama della Plath, come e più di quella della Sexton, crebbe dopo la morte, a soli 31 anni, quando vennero pubblicate le poesie della raccolta Ariel. Si era uccisa due anni prima mettendo la testa in un forno, e dopo aver isolato la stanza dove stavano i figli, per poterli salvare. I tentativi di suicidio si erano ripetuti negli anni [...]. La casa in cui morì era al 26 di Fitzroy Road, dove aveva vissuto anche William Butler Yeats (combinazione che la poetessa aveva sperato potesse portare fortuna). Le femministe accusarono Hughes di essere colpevole della morte della moglie. Deturparono la tomba della Plath nel tentativo di cancellare il cognome del marito. Confermando le parole di Anne Sexton, per la Plath il suicidio fu "l'altro lato della poesia", la contrapposizione alla voglia di vivere [...]. In questo articolo, sino ad oggi inedito in Italia e apparso originariamente sul New York Times, Joyce Carol Oates (esperta nel descrive figure femminili "difficili" come Marilyn Monroe) tratteggia la figura della Plath dopo la pubblicazione dei suoi Diari. Diari che purtroppo in Italia non sono ancora apparsi nella loro edizione integrale.
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Articolo di Oats: Chi avrebbe potuto prevedere, nel febbraio del 1963, quando una poetessa americana di trenta anni di nome Sylvia Plath si tolse la vita a Londra, disperata per la fine del proprio matrimonio con il poeta Ted Hughes, che presto sarebbe risultata essere tra i più celebri e controversi poeti di lingua inglese del dopoguerra [...]. Al momento della prematura morte, la Plath aveva pubblicato un unico volume di poesie, che aveva ricevuto solo lievi attenzioni, Colossus (1960) e un primo romanzo sulla falsa riga di Salinger, La campana di vetro (apparso in Inghilterra un mese prima della sua morte, sotto lo pseudonimo di Victoria Lucas), oltre a una serie di poesie sorprendentemente audaci uscite su riviste inglesi e americane. Il secondo e più potente volume di poesie, Ariel, non vide la luce che nel 1965, anno in cui la fama postuma della Plath assicurò vasta attenzione al libro, recensioni superlative e vendite che lo avrebbero reso, infine, uno dei volumi di poesia più venduti in Inghilterra e in America nel Ventesimo secolo. I Collected Poems di Sylvia Plath (1981), raccolti e curati da Ted Hughes, avrebbero, anni dopo, vinto un Premio Pulitzer.
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"Sono fatta, grossolanamente, per il successo", dichiarò in modo realistico la Plath nel proprio diario, il mese di aprile del 1958. Ma non avrebbe potuto prevedere che tale successo sarebbe arrivato in gran parte dopo la morte, e sarebbe stato un successo velato di ironia: perché uccidendo sé stessa in modo impulsivo e morendo senza lasciare un testamento, aveva di fatto consegnato la propria preziosa eredità letteraria - così come i due figli, Frieda e Nicholas - nelle mani dell'ex marito, Hughes, e della padronale sorella Olywn, cioè coloro che la Plath aveva concepito come nemici personali durante le sue ultime settimane di vita.
In quanto esecutore letterario, Hughes ebbe il potere di pubblicare ciò che voleva del lavoro di Sylvia, o di pubblicarlo in versioni da lui editate in modo “radicale” (e cioè parziale) come avvenne con i Diari (1982) , o, se voleva, di perdere o addirittura distruggere quelle pagine, come il poeta ammise senza mezzi termini di aver fatto […]. In qualità di ex marito, sopravvissuto alla moglie, Hughes eliminò dai diari quelle che definì “cose sgradevoli” o “intime”, così come aveva eliminato da Ariel alcune delle poesie più aggressive nei propri confronti,  con la scusa che voleva risparmiare ai figli questo ulteriore disagio. […] Ma la persona che Ted Hughes voleva risparmiare più di tutte da disagio ed esposizione era sé stesso.
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I diari integrali documentano, con dettagli ossessivi ed estenuanti, gli anni universitari […] il matrimonio con Ted Hughes, e i due anni di insegnamento e scrittura […], la nascita del secondo figlio […], i diari si interrompono bruscamente nel novembre del 1959, mentre Plath e Hughes – con un matrimonio minato dai sospetti di lei sulle infedeltà di lui – si preparano a tornare a vivere in Inghilterra. L’ultimo appunto nel diario del ’59 è enigmatico, come una tipica poesia della Plath: “Brutta giornata. Brutto momento. Lo stato d’animo è la cosa più importante per il lavoro. Uno stato allegro, pruriginoso e avido in cui la poesia stessa, il racconto regnino sovrani”.
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Come un romanzo di formazione attraverso frammenti di autobiografia, i diari della Plath riservano scoperte meravigliose. Ragazza di 18 anni  […] annota intuizioni che sembrano, nella loro stringatezza, anticiparne tutta la vita, e il dilemma in esso contenuto. [...]. E, nel dicembre 1955: "Forse, quando ci troviamo a volere tutto è perché siamo pericolosamente vicini a non volere nulla”. Lo scrutinio di sé stessa è incessante, spietato, estenuante; da tipica persona ambiziosa, si spinge fino al limite del crollo nervoso […] e tutto il successo precoce che ottenne non fu mai sufficiente a soddisfarla. Le frenetiche e depressive traiettorie delle parole la condussero, nell’agosto del 1953, alla risoluta decisione di uccidersi con una dose extra di sonniferi: “Hai avuto la visione di te con la camicia di forza, un bel salasso per la famiglia […]. La paura di non riuscire a vivere  […] una qualunque vita creativa”. Grazie a un colpo di fortuna, la Plath si salvò, […] .Quasi un decennio più tardi, anche se madre di due figli e poetessa di grandi speranze, la Plath gongola in Lady Lazzarus, una delle ultime poesie, mentre dice: “Morire / è un’arte, come tutto il resto / io lo faccio in modo eccezionale.”
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Gli esempi meticolosamente documentati dalla Plath suggeriscono come la precocità non sia maturità, e possa anzi ostacolare la maturità. L’introspezione psicologica è solo intellettuale, senza nessun risvolto pratico apparente.  […].
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Plath era una donna con una miriade di personalità, in guerra fra loro, ed era perpetuamente affascinata da sé. Questo spiega molto del fascino esercitato verso gli altri, per i quali il concetto romantico del poeta condannato e impulsivo è sacrosanto. Eppure l’elevazione della Plath negli anni ’70 a martire e icona femminista è comicamente incoerente con l’odio della poetessa per il sesso femminile (“Nascere donna è la mia terribile tragedia. Dal momento in cui sono stata concepita, sono stata destinata a far germogliare seno e ovaie piuttosto che pene e scroto; ad avere il mio intero cerchio di azione, pensiero e sentimento rigidamente circoscritto”.), con la competitività nei confronti delle altre poetesse (“Leggo le sei poetesse comprese in New Poets of England and America. Sono noiose, ampollose. A parte May Swenson e Adrienne Rich, nessuna è migliore o ha pubblicato più di me”.) e, cosa più agghiacciante, la stupefacente dichiarazione di odio per la madre, Aurelia, che copre intere pagine del diario nel periodo datato dicembre 1958: "Dunque come posso esprimere il mio odio per mia madre? Nelle mie emozioni più profonde penso a lei come un nemico: qualcuno che 'uccise' mio padre, il mio primo alleato di sesso maschile nel mondo. Lei è un assassino della mascolinità...che piacere sarebbe stato ucciderla, strangolarne la gola smilza e venata... Ma ero troppo gentile per commettere un omicidio". Uno non immaginerebbe mai, da questo sfogo isterico, che il padre della Plath era morto di diabete, e che la madre aveva svolto due lavori contemporaneamente per poter sostenere Sylvia e il fratello Warren e che non si risposò mai, perché “mio fratello e io le abbiamo fatto promettere che non si sarebbe mai più sposata”.
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[…] Come tutti i diari inediti, anche quelli di Sylvia Plath possono essere meglio goduti se letti in modo frammentario e rapido, così come sono stati scritti. Al lettore si consiglia di cercare i passaggi più forti e lirici ed esilaranti, che sono presenti, in queste pagine, in abbondanza sufficiente da assicurare che questo, che si presume essere l’ultimo libro postumo della Plath, sia una di quelle rarità, di quegli eventi genuinamente letterari, degni dell’aggressiva rivendicazione mitopoietica di Lady Lazarus: “Dalla cenere / rinvengo con le mie rosse chiome / E mangio uomini come aria”.
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Link: satisfiction.it
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5 commenti:

  1. Non mi fa molta voglia leggere gli scritti di questa poetessa... Ho già dei momenti in cui faccio fatica a vivere, di fronte a certi avvenimenti, a certe sofferenze mi ritrovo molto fragile. Gioia

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  2. Io l'ho letta tanti anni fa, appunto sulla scia dell'interesse suscitato dalle femministe.
    Ogni tanto rileggo qualcosa di lei.
    Adesso, a distanza di tanti anni dal mio "innamoramento" per il suo lavoro, avrei voglia di leggere una buona traduzione dei versi di suo marito!(Pensa anche la seconda moglie/compagna si è suicidata...)

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  3. Di Ted Hughes io ho letto solo Lettere di compleanno, la raccolta di lettere - ricordo della moglie suicida, che pubblicò poco prima di morire. Da quello che mi ricordo (le ho lette nel lontano 1999!) sono belle e struggenti, cariche di dolore e di rimpianto.
    Francesca

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  4. Non le ho mai lette. Ma quale delle due mogli suicide? La Plath o l'altra?

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