lunedì 30 gennaio 2012

Parole

Lettere di ceramica di Hejmat.dk
















Su LA REPUBBLICA del 10 gennaio scorso ho trovato un articolo interessante di Giorgio Bocca, quindi pubblicato pochi giorni dopo la sua morte: il suo ufficiale addio ai lettori.
L'articolo si intitola La lingua perduta.
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Tra le tante altre cose: "L'ammirazione per le scienze e per le arti, per le vette raggiunte dagli uomini, non riesce a nascondere la modestia, l'impotenza del nostro modo di parlare che va peggiorando da quando abbiamo deciso di trascurare come robe vecchie l'oratoria e la retorica. Di parlare e anche di scrivere dei fatti più semplici ed elementari. Non parliamo della politica, che resta nelle cronache una faccenda oscura e noiosa. Anche le cronache nere, che sono le più popolari, anche la narrazione dei crimini come delle competizioni sportive sono somme di luoghi comuni, di frasi prefabbricate. Ogni volta che la televisione prova a riunire una ventina di persone per discutere un tema sociale o morale, il risultato è una confusione di voci che cercano di sopraffarsi, non solo per voglia di primeggiare, ma anche per incapacità di esprimersi. Per tutti una lezione di modestia: ne abbiamo ancora di cammino da fare per arrivare a Dio. Concentriamoci! come siamo soliti dire. A che punto siamo con le letture e la scrittura? Al meglio possibile, si potrebbe dire: lo scrittore di oggi ha tutto a sua disposizione per conoscere il mondo della vita e se stesso, per penetrare nelle profondità dell'inconscio, ma al contempo questa abbondanza di informazioni, di letture, di tecniche si muta in una sorte di vernice uniforme, in una pappa reale come cibo perenne, in un bagno incessante di risaputo, di usato, di mandato a memoria. La scomparsa dei dialetti, cioè delle lingue native, è il segno di questa nuova cultura umana inodore e insapore."
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