venerdì 16 marzo 2012

Nati per vivere

Allattamento, foto di Jo Selsing.dk














Nasciamo tutti/e con la stessa fame di latte materno, nasciamo dalla stessa forza vitale con la stessa forza vitale. I bisogni fisiologici si rivelano essere per tutti gli stessi. I bisogni psicologici anche.
LA QUESTIONE E': Perchè una parte di persone al mondo ritiene che i loro affetti siano più importanti degli affetti degli altri? Dove prendono questa sicurezza? Chi e cosa glielo fa credere?
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Perché sono convinti che se si ama una persona dell'altro sesso è amore, natura, volontà divina, decenza, famiglia, dovere e diritto, mentre se si ama una persona dello stesso sesso è perversione, è banalità, è inutile passatempo, è retroscena, è sottobanco, è fuori luogo e persino fuorilegge?
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La loro, non è arroganza? La loro, non è perversione sadica che li fa godere del vuoto nelle mani degli altri? Secondo me sì. E' sadico/a uno/a che ritiene giusto lasciare da sola una persona all'ospedale solo perchè ha un/a partner di vita dello stesso sesso. E' prepotenza impedirti di stare accanto alla persona che ami e occuparti di lei quando si sta curando e operando. E' cattiveria non farti ereditare niente quando lui o lei, con cui stai vivendo nell'affetto e nella solidarietà da anni, muore improvvisamente senza aver avuto il tempo di fare eventuale testamento a tuo favore. E' crudeltà lasciare che genitori, fratelli e cugini, possano impugnare il testamento della persona amata e purtroppo defunta, soltanto perchè tu ufficialmente, per le leggi del tuo stato, non sei nessuno nei confronti della persona che viene a mancare. E' ridicolo non avere il diritto di prenderti le tue responsabilità, anche ufficialmente, nei confronti della persona che ami, in ogni circostanza che lo richieda (in banca, al lavoro, nel condominio, in viaggio come in casa, nella salute e nella malattia, nella fortuna e nella sfortuna).
Non è necessario continuare l'elenco dei disagi e delle mascalzonate legali probabili. Una persona intelligente NON può non vedere tutto questo.
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In questi giorni la Cassazione ha detto la sua. E meno male. Era ora. Era inevitabile. Stiamo cominciando a collezionare, in Italia, cittadini/e sposati/e all'estero ma ancora celibi e nubili per l'Italia. In epoca comunitaria in cui tra gli stati si vorrebbero avere dati e informazioni reciproche per migliorare la trasparenza legale, ci ritroviamo con gente che è sposata in Svezia ma non in Italia, è divorziata in Germania ma non in Italia. E se un Antonio muore e il suo coniuge, olandese o danese o belga o tedesco, ha diritto di ereditare le terre di Antonio in Puglie (secondo lo stato dello straniero e le leggi comunitarie) come può lo stato italiano ignorarlo?
Vi ricordate quando non c'era il divorzio in Italia? La gente, eterosessuale, andava a sposarsi all'estero. Siamo di nuovo e/o ancora a quel punto.
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Ma ho voglia di dirla tutta: se per caso in qualche giornata particolarmente fortunata dei prossimi mesi o anni, si arrivi, in Parlamento, a una qualsiasi proposta di legge che cominci a proteggere le coppie omosessuali-omoemozionali-omosentimentali-omogenitoriali, i partiti, le associazioni, i gruppi vari a favore non si ostinino a chiedere tutto e subito, tutto o niente, sputando su quel poco che si starà approvato. Le leggi si possono migliorare, nel tempo, grazie anche all'esperienza e ai dati raccolti nel frattempo.
Personalmente ritengo che sia meglio un piccolo decente qualcosa piuttosto che un grande esoso niente.
Cominciare dal poco per aggiustare il tiro strada facendo. Il volere tutto o niente, criticando invece di gioire di quel poco di miglioramento che eventualmente arriva, non porta da nessuna parte, anzi rallenta il processo (che deve portare ai totali diritti civili ovviamente, ma naturalmente con le dovute differenze rispetto alle coppie etero, perchè uguaglianza di diritti e di opportunità non deve significare essere considerati identici. Pensarlo è un'offesa alla naturale differenza!).
E i/le parlamentari, di destra, di sinistra, di centro e agli estremi, che sono gay ma non lo dicono, votino le leggi che in ultima analisi aiuteranno anche loro a vivere meglio! Non si facciano abbindolare dall'ideologie e le eventuali beghe dei loro partiti. E' una questione di vita!
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E se non si può chiamare matrimonio, l'amore, la solidarietà, il legame che lega due donne o due uomini, perchè va a ferire l'ideologia di qualcuno obesamente pesante sulle coscienze degli italiani, beh, che non si chiami matrimonio! Chi se ne importa del "matrimonio"!
Chiamatelo come vi pare: Partnariato, Patto Civile, Convivenza Ufficiale, Contratto Omosessuale, Contratto Coniugale Omosessuale! Però facciamola questa legge. E' ora! Stiamo invecchiando, noi, donne e uomini, che abbiamo fatto i primi passi, decenni fa, nel vivere decentemente e di conseguenza nel rendere dignitosamente visibile l'omosessualità, nonostante le ostilità di vario tipo. Siamo ormai più che maturi/e, in tutti i sensi. A noi non interessa l'esibizionismo nè di essere trasgressivi: stiamo invecchiando e cerchiamo sicurezze private e sociali. Mi sembra umano. Chi per motivi religiosi o per qualunque personale convinzione, non la vede così, ha diritto ovviamente di coltivare le sue idee e di praticarle. Non certo di imporle agli altri!
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Invito chi subisce o ha subito un'esperienza di discriminazione appena descritta, chi aspetta come me di essere riconosciuta/o, vista/o, rispettata/o sul territorio italiano, a lasciare la sua testimonianza o un parere. Il "commento" verrà pubblicato solo dopo mia approvazione.
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4 commenti:

  1. Nelle mie esperienze di educazione sessuale nelle scuole mi è capitato spesso di sentire questo commento riferito a omosessuali o bisessuali: "Sono contro natura" e "Non sono normali, sono malati". Mi interessa sempre molto capire e analizzare da dove nascano i pre-giudizi - cioè gli occhiali mentali - con cui osserviamo il mondo. E mi incuriosisce capire se, e in che misura, siamo consapevoli che sono assunti non necessariamente condivisibili oppure se pensiamo che sono la "Vera Verità". Ho cercato di analizzare con i ragazzi su quali basi (pensieri, esperienze, dati di realtà, sentimenti/emozioni....) si fondassero questi assunti. Non è stato facile, non c'è mai tutto il tempo che basta, ma una cosa emergeva chiara: quelle affermazioni erano state riportate con la sicurezza di riferire un dato di realtà e con argomentazioni e riflessioni che non andavano oltre a "l'eterosessualità è normale e quindi l'omosessualità è anormale". Ossia, ciò che non è bianco è nero. Oppure "In natura non esiste". Ma l'essere umano, mi chiedo allora, non è "naturale"? Se in natura non esiste l'omosessualità (lasciamo stare gli studi di etologia che sembrano non suffragare questa opinione), allora perchè esiste nella nostra specie? Risposta: è un fenomeno culturale. Ok. Ma come la mettiamo allora con il fatto che in tutte le culture che conosciamo, epoche storiche, etnie, religioni, culture, popolazioni, l'omosessualità è stata documentata come una realtà esistente (anche da chi non la approva)? Quindi non dipende da una "particolare" cultura. E dato che l'omosessualità è quasi sempre stata messa al bando e repressa - o nella migliore delle ipotesi, ma non la più frequente, è stata tollerata- come ci spieghiamo che si sia sempre "riprodotta"? Non lo possiamo certo considerare un fenomeno prodotto da "indottrinamenti" culturali, né esistono riscontri storici di significativi movimenti politici, culturali, filosofici o religiosi che abbiano avuto come obiettivo la diffusione dell'omosessualità o la sua propaganda. I recenti movimenti per i diritti omosessuali (fenomeno nato nel XX secolo) reclamano invece il riconoscimento di diritti. Ma non li ho mai sentiti fare proselitismo. Alla fine di queste considerazioni, mi chiedo: "di cosa abbiamo paura?" e "in che modo i diritti degli omosessuali limiterebbero i diritti degli eterosessuli?". Perché tante difficoltà ad accettare una realtà delle cose che non lede diritti altrui? Perché in nome di una astrazione, di una teoria (etica o religiosa)- per quanto lecita- ci reputiamo in diritto di limitare e normare la sessualità ed affettività di altri esseri umani, adulti, consenzienti e in grado di intendere e volere? A queste domande non ho ancora trovato una risposta soddisfacente. Chi mi aiuta? Daniela Camilla

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  2. Grazie Daniela per il tuo commento.
    Purtroppo i ragazzi accettano anche i pregiudizi, dal mondo degli adulti.
    Cominciano la vita assorbendo il mondo degli adulti.
    Per fortuna però crescendo "incontrano" anche realtà, posizioni, atteggiamnenti e mentalità diversi e si costruiscono le proprie idee.

    "Perché in nome di una astrazione, di una teoria (etica o religiosa)- per quanto lecita- ci reputiamo in diritto di limitare e normare la sessualità ed affettività di altri esseri umani, adulti, consenzienti e in grado di intendere e volere?"

    Per paura probabilmente (il diverso fa paura), per ignoranza (non conoscendo personalmente un gay o una lesbica qualcuno pensa che abbiano le antennine come i venusiani o una siringa in mano con la quale ti pungono e ti convertono al lesbismo e alla frociaggine!); per pigrizia anche(è così comodo non distinguere, non tener conto delle differenze, è molto riposante affidarsi a quattro "verità" sbandierate come assolute e illudersi che solo quelle valgono). E infine, secondo me, anche per ipocrisia, cosciente e non: quante persone sono contrarie a qualcosa che però diventa possibile e giustificata quando capita a loro di doverle fare, affrontarle, vivere?
    La mentalità italiana giudica sempre, giudica tutto, bacchetta, punisce, mette al bando...sempre gli altri, però, mi sembra. E sempre su questioni relative a faccende private (che non vuol dire che di conseguenza non si devono nè nominare nè visualizzare quando si legifera ma significa soltanto che dipendono dalla coscienza e dalla situazione privata). E ancora, per ideologia. E' ideologia sostenere che una cosa debba essere così o cosà...a prescindere dalla realtà.

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  3. Parafrasando Ascanio Tempestini…Parole sante… le vostre!
    E’ veramente ingiusto, assurdo, fuori dal tempo e dal mondo civile questo vuoto legislativo sui diritti delle coppie omosessuali che c’è in Italia: vi segnalo il bellissimo articolo di Natalia Aspesi, comparso sulla Repubblica di venerdì 16 marzo intitolato “L’anomalia italiana”, dove esordisce con parole franche, dirette, intelligenti, sottilmente ironiche: “La Corte di Cassazione con una sua sentenza che qualche analfabeta di ritorno definirà shock, e che invece è solo finalmente giusta, ha stabilito una cosa ovvia. Ci ha detto che se in questo Paese, dove avvengono le massime trasgressioni ladrone non sempre perseguite, due persone che si amano ma appartengono allo stesso genere (detto anche sesso) non possono (per ora) sposarsi, hanno però i diritti di tutte le coppie tradizionali, che in chiesa o in municipio hanno potuto sposarsi solo per il fatto di essere uomo o donna; il diritto di vivere liberamente la loro condizione di coppia, il diritto di condurre una vita familiare come gli garba, il diritto di pretendere 'un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata'. Era ora!”.
    Era proprio ora infatti, in questo paese dove mi pare che certe volte la stupidità regni sovrana!
    Penso che ci sia qualcosa di irrazionale nel demonizzare l’omosessualità: dipende forse dal fatto che la diversità fa paura, la società ci vuole tutti omologati, uguali, per il bisogno di una sensazione di sicurezza, che però è finta. In realtà il nostro mondo, la natura sono basati sulle diversità, funzionano proprio per un fantastico equilibro fra molteplici diversità perciò chi si oppone ad un diverso sentire dal suo è proprio fuori dal mondo!
    Francesca

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  4. Grazie Francesca. L'ho finalmente letto qualche giorno dopo la pubblicazione. Ottimo. Meno male che c'è gente come lei in Italia. Bisogna puntare sulla solidarietà di tutti. Non è necessario essere omosessuale per vedere che ci sono dei cittadini con meno diritti di altri. E non è necessario neanche essere di sinistra. Basta avere un'idea costruttiva e giusta di società e delle idee libere dalle ideologie politiche e religiose.
    Comunque ci sarà da aspettare per qualche cambiamento concreto... le urgenze economiche hanno-avranno la priorità per qualunque governo...ma certo un governo di destra, o di centro se esisterà, secondo me, in Italia (non in Europa dove le destre non necessariamente sono omofobe), la tirerà più alla lunga di un governo di sinistra! Ma è un bel segnale, questo appena ricevuto.

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