venerdì 4 maggio 2012

Arturo Fittke

Arturo Fittke (Trieste 1873 - Divaccia/Slovenia 1910):
Impressione di Venezia - 1907
(Foto dal n.22 degli Atti dei Civici Musei di Storia e Arte di Trieste, 2011)
























Una delle ultime sorprese (dallo Zingarelli: il sorprendente, il prendere alla sprovvista, all'improvviso, ciò che cagiona meraviglia stupore e simili), una tra le varie degli ultimi mesi (non necessariamente tutte positive) sono i dipinti di Arturo Fittke nelle sale del Sartorio, uno dei musei triestini.
.
Era di origine tedesca e protestante. Impiegato alle poste, dipingeva solo per se stesso, da ospite, nello studio del pittore Umberto Veruda; vendeva  pochissimo, non era apprezzato, era spesso malato, aveva una personalità scontrosa. Dal 1893 al 1896 aveva studiato presso l'Accademia di Monaco di Baviera e precedentemente aveva frequentato i corsi serali di disegno del pittore Eugenio Scomparini alla scuola industriale di Trieste. Parliamo di una Trieste amministrativamente austriaca, si deduce dalle date.
.
Si suicidò con un colpo di rivoltella, in treno, sul viaggio di ritorno a Trieste da Graz. Anche queste notizie biografiche, raccolte da Marzia Vidulli Torlo, le ho trovate negli stessi Atti dai quali ho tratto la foto. I suoi lavori sono molto personali: un pò impressionista, un pò realista, sicuramente intimista e malinconico.
E come sono arrivati i Fittke ai Musei Civici di Trieste?
Da una donazione di 116 opere, tra disegni e dipinti, fatta da Carlotta Piperata Rebecchi nipote del collezionista Giuseppe Piperata (nato nel 1883 a Lussinpiccolo, oggi Croazia) dal quale aveva ereditato le opere. E poi c'è stato il restauro finanziato dalla signora Costandinides.

Non è meraviglioso questo conservare, raccogliere e infine donare un qualcosa che si sa prezioso e particolare anche se gli altri non condividono, non vedono e sottovalutano?
Tante cose belle potrebbero finire nel fuoco e non esistere mai più, per sempre, invece qualcuno le salva da questo possibile dimenticarsene, in attesa di interlocutori.
.
E' invece triste questo frequente "destino" di tanti artisti, parola che uso in senso generico (non solo per pittori/pittrici), che include il suicidio o la follia o entrambe, spesso con annesse la solitudine e la derisione. Triste ma in fondo soltanto un dettaglio di fronte alla sorpresa della loro personale luce posata sul loro raccontare e inglobata nel loro raccontarsi.
.
.
.
-----------------------------------------------------------

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.