venerdì 18 maggio 2012

La strada che porta

Salvador Dalì: "Dalì di spalle che dipinge Gala da dietro resa eterna da
 sei cornee virtuali", 1972-1973. In Vernissage - Il fotogiornale
dell'arte, n. 52, settembre 2004.

























Natalia Ginzburg
(Natalia Levi, 1916-1991)
La strada che porta in città
(Einaudi, 1942) Il sole 24 ore - 2011
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Veloce, sintetico, leggero e persino elegante, anche se racconta di miseria, di apatia, di indifferenza, di solitudine, di indecisione di fronte a due amori possibili, di una gravidanza inopportuna ma risolutiva, di un matrimonio riparatore e contemporaneamente di interesse.
Delia, che vive in un paesotto povero e noioso, in una casa in cui le galline entrano in cucina e lo spazio va diviso con altri quattro fratelli più un cugino, è ancora un'adolescente, immatura e già disillusa, colta nel momento in cui entra nella vita adulta, pur senza volerlo, e ci entra con l'arroganza innocente della sua età e con la fortuna sfacciata dei principianti. Questo passaggio è reso ancora più evidente dal trasferimento in città.

Un brano: "Non mi sarei sposata che in febbraio ed era soltanto novembre. Da quando avevo detto a mia madre che mi doveva nascere un figlio, la mia vita era diventata strana. Da allora m'ero dovuta sempre nascondere, come qualcosa di vergognoso che non può essere veduto da nessuno. Pensavo alla mia vita di una volta, alla città dove andavo ogni giorno, alla strada che portava in città e che avevo attraversato in tutte le stagioni, per tanti anni. Ricordavo bene quella strada, i mucchi di pietre, le siepi, il fiume che si trovava ad un tratto e il ponte affollato che portava sulla piazza della città. In città si compravano le mandorle salate, i gelati, si guardavano le vetrine, c'era il Nini che usciva dalla fabbrica, c'era Antonietta che sgridava il commesso, c'era Azalea che aspettava il suo amante e andava forse alle Lune con lui. Ma io ero lontana dalla città, dalle Lune, dal Nini, e pensavo stupita a queste cose. Pensavo a Giulio che studiava in città, senza scrivermi e senza venirmi a trovare, come non ricordandosi di me e non sapendo che doveva sposarmi. Pensavo che non l'avevo più rivisto da quando aveva saputo che avremmo avuto un figlio. Che cosa diceva? Era contento o non era contento che ci dovevamo sposare?"
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