giovedì 5 luglio 2012

La luce per l'eterno


Fondation Magritte. be


























NON CONOSCO MONDO MIGLIORE
di
Ingeborg Bachmann
Traduzione di Silvia Bortoli
Guanda - 2004
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Dalla Nota della traduttrice: "I testi della Bachmann raccolti in questo volume sono prevalentemente abbozzi e frammenti in origine non destinati alla pubblicazione e che non sono passati al vaglio di una cura critica. La loro natura di appunti sparsi, spesso vergati frettolosamente a mano, a volte oscuri, crea non poche difficoltà di lettura, ma ha il grande merito di mostrare la poesia nel suo farsi, nel suo andare a tentoni, trasportando un'immagine o una parola da un testo all'altro, alla ricerca di una destinazione che spesso sarà altrove, in un'altra opera più completa e significativa, ma che inizia qui, nell'abbozzo e nel tentativo. Questi testi, spesso interrotti, a volte raggrumati in parole dalle quali balugina un senso che resta nascosto e che traspare altrove in modo ancora incompiuto, sono tuttavia di grande interesse perché ci mostrano il laboratorio della poesia di una grande figura della nostra modernità."
Quindi: Appunti, riflessioni veloci da non farsi sfuggire, ossessioni, variazioni sulla stessa nota, intimità con sé stessa.
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Dalla Prefazione di Isolde Moser e Heinz Bachmann: "Esaminando il lascito alla ricerca di un paio di fogli particolari, ci sono capitate tra le mani le poesie inedite e non ammesse alla pubblicazione di nostra sorella. Rileggerle dopo quasi trent'anni è stata un'esperienza affascinante, commovente e così intensa che abbiamo pensato di non tenere più questi testi sotto chiave e di metterli invece a disposizione delle lettrice e dei lettori di Ingeborg Bachmann."
Ed è come essere stata invita dalla Bachmann, magari nella sua abitazione di Roma, a colazione, una bella colazione sostanziosa, con la luce del sole sulla tovaglia. Una colazione in cui lei ha ancora il mal di testa per il troppo alcol ingerito nella serata precedente e io ho una fame da lupa. Sul piatto ci sono l'onore, la responsabilità, il desiderio sessuale, il lutto, la speranza, la lucidità, l'abbandono, l'amore, la fatica, la giustizia, il dovere, il piacere: il dolore di vivere.
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Sono stati scelti dei versi di Gaspara Stampa per aprire la raccolta, versi che lei stessa cita tra i suoi appunti:
Vivere ardendo e non sentire il male.
Non ho potuto fare a meno di pensare che Ingeborg Bachmann è anche morta ardendo.
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Ad ogni modo io voglio andare ancora oltre, e scelgo, tralasciando di riportare il testo originale in tedesco, particolari versi di queste poesie, determinate frasi di questi appunti, per ricordarmi di questa lettura:
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Non vale niente un uomo tra i fratelli?
denigrato e coperto di sputi, schernito, diffamato,
si sa, per un'indimostrata opera buona.
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L'onore, venduto ad ogni tavolo d'amici.
Una storiella sporca in bocca a tutti.
La dismisura di un sentimento uccisa
da un fattivo usufrutto.
La mancanza di scrupoli impegnata
nella registrazione delle entrate.

*
Sono scomparse le mie poesie.
le cerco in tutti gli angoli della stanza.
Per il dolore non so come si scriva
un dolore, non so in assoluto più nulla.

*
Non conosco mondo migliore.
La stupida morale delle vittime lascia poco sperare.

*
Chi conosce un mondo migliore si faccia avanti.

*
Ho adorato, bruciato radici, aiutato a fare di ogni baccano
una festa, ripetuto a pappagallo ogni
parola e dimenticato la mia appartenenza.
Da un pezzo non ero più così.

*
corteggio tutti
e non conquisto nessuno,
il bigliettaio del tram
che mi chiude le porte
in faccia, il postino
che suona
troppo forte, corteggio
tutti, mi occorre
una folla di persone
per poterle amare,
è pericoloso amare
gli uomini, un delitto
imporsi a forza

*
che nel trionfo si aprono
tutte le porte ed entra
con la musica
lui, privo di tutto,
ed entra
con lieto cordoglio, avanza
il dio che è uno,
avanza la parodia
di ciò che è,
io vengo
per sfidare
la nuda
violenza
e le violenze
ben abbigliate.

*
E non mi muovo, bevo il tè e dormo
male. Ma mi raffiguro, strozzata dalle banalità,
mi raffiguro una vita, piena di fiori rossi,
non è modestia questa, è spegnersi,
un patto con la gioia che uggiosamente mi sale in faccia,
il complice della banalità e del passar del tempo, e
il selvaggio

*
Arriva il giorno in cui si vede nero
si fa colazione coi morti

*
l'ho già indosso,
il piccolo colletto,
perché
la scure sappia
dove va staccata
la mia testa dal corpo. Li ho
ancora, testa e
corpo?

*
Gli anni non passano, c'è sale
nel caffè e sul pane imburrato,
dev'essere questa la ragione.

*
Invecchiata di cent'anni in un giorno.
Sotto la scudisciata l'animale fidente
ha perduto
l'armonia prestabilita.

*
Il mio odore è diventato maledetto, ero una
scia di acquavite in una casa ben tenuta.

*
Due grandi navi passano mute

*
Avevo una bella casa.
Poi è stato vietato l'accesso.
Dalla polvere ho raccolto i vestiti
raccolti, regalati a uno più povero,
di quelli che hanno bisogno solo di vestiti
(Non mi dona, niente cinismo.)

*
Molte cose vivono, vengono vissute,
se io chiudo con te
non è perché dimentico.
Ma dobbiamo entrambi trovar pace,
ormai, me lo dici da tempo.
Ti lascio in pace, secondo un contratto
per cui dopo i disordini
tocca ai più pazzi. Qui stanno i nostri confini.
Possa la nostra natura trasgredire -
c'è anche la nostra ragione a
effettuare la lieve correzione, a
porre le pietre di confine, secondo contratto.

*
Il male, non gli errori, durano

*
La grazia morfina, ma non l'opera buona di una lettera.
Domande, massime a fin di bene di amici e sconosciuti.
arrivano fiori via Fleurop. Un interminabile
telegramma richiede presenza, lontano, chissà e perché.

*
e tu ti chini
sulla sua
mano e non
osi dire
quale opera buona
tra le infime
è la più grande,

*
Dopo molti anni
dopo molti torti subiti,
tutt'intorno delitti senza pari
e torti di fronte ai quali
diventa assurdo implorare giustizia.

*
Grazie sorella
che mi sveglia e ride
che ha visto il mio vero viso
e lo ha riflesso
attraverso il pallore, il silenzio.

*
Conoscevo la misura, tacevo
perché non avevo più niente da dire.

*
la morte alla quale ho raccontato è
è amara come trenta pasticche,
è lunga come una
caduta dalla finestra, e
io le dico, quando
siamo sole, lei lunga
come una lunga caduta, lei
così breve, lunga come un sonno,

*
Sul tuo petto ho
detto messa,

*
Ogni sentimento in me
hanno stanato,
non so cosa sia caldo
o freddo o
azzurro. Sento un'unica
nota alta, anche quando
la musica non suona, Io vedo
grigiopianto

*
...................................Anche i microbi
sotto il vetrino, anche il coniglio il cui
esperimento finisce con la morte, che
tremante e avvelenato non può più invocare
gli dei, sono i miei compagni,
cerco tutte le creature violentate

*
non vedete amici
non lo vedete
che dappertutto
incomincio a scavare la mia
mia tomba

*
Morto è tutto, tutto morto.

*
muori allora e fallo piano,
piano e soavemente, non vedete,
non lo vedete amici, non vedete nulla?

*
Ogni istante possiede dolci abissi
.
Abbozzi di puro tempo

*
la casa deve essere per sempre
la mia casa, ovunque
io sia, devo
preparare la sera,
e aiutare i pensieri
ad entrare nel sonno.

*
...................................L'arte,
uno sporco traffico
con le parole, verrà onorata,

*
Com'è difficile perdonare,
un lavoro così lento e faticoso
che mi impegna lui solo
da tanti anni.

*
Non lo vedete, non lo vedete, amici!
che non gli osno sopravvissuta
non l'ho neppure superato, non lo vedete,
che cammino all'indietro, che
d'ora in poi parlo all'indietro, che
mi restringo, butto avanti
i capelli intasco le mani
risucchio le parole, non lo vedete,
non vedete
.
che mi allontano da me, che declino,
che mi consegno
.
e grido, perché i pazzi
cercano a tastoni i loro custodi
come io il mio

*
Spesso ho pensato, quando l'odio
era più forte e volevo
saltare dalla terrazza più alta,
di chiamarti lì dove perdono potrebbe esserci
e giustizia.

*
Ma dov'eri negli anni condivisi?
Con chi hai parlato,
chi hai strangolato, di chi hai approfittato,
chi hai preso a male parole?

*
Essere sempre nelle parole, che lo si voglia o no,
Essere sempre in vita, piena di parole sulla vita,
come se le parole fossero in vita, come se la vita fosse nella
parola.

*
In un attimo di panico ho visto nella fessura del muro
uno scarafaggio nero,
si finge morto. Finto morto.
E imparo da lui,
mi fingo morta,
senza figli, senza amanti,
senza radio, senza telefono,
in questa fessura, smarrita
su questo pianeta, in
questa Berlino.

*
Ho in mano un romanzo, abbastanza pesante da uccidere
questo scarafaggio

*
una razione
di ragione, una razione
di felicità, questo, per lo più,
basta, una razione

*
l'ultima razione di felicità esaurita
consumate le tre briciole di
fede speranza e carità

*
Le grida perdo
come un altro si perde
i soldi, le monete,
il cuore, le mie grida
acute perdo a
Roma, ovunque a
Berlino, grida perdo
per le strade,

*
Si è provveduto
perché venga il giorno,
è
tutto qui.
*

.....................e poi lo sanno tutti
perché si beve, ci si sbronza, ci si
ci si stordisce, ci si stordisce
E cosa siano amore e rogne e progresso
lo sanno tutti e lo sa anche chi non si sbronza,
lo sanno tutti, io non lo dico più,

*
ami ancora una mano, ami ancora
il gioco di cinque dita ossute, ami ancora
che si giochi di più piuttosto che nulla giochi più,
ami ancora il gioco,
ami ancora, ami
un corpo che non crede più in se stesso
ami la sua caducità, l'infarto e il baratro
tra un possibile cancro allo stomaco e la cirrosi epatica,

*
In una notte d'amore dopo una lunga notte
ho di nuovo imparato a parlare e piangevo
perché mi è uscita di bocca una parola.

*
Bosco di pietra, niente tombe eccellenti, niente per mettersi in
ginocchio 
e per fiori niente. Sono così serrate lì le pietre, come
abbracciate l'una all'altra, nessuna si può pensare senza l'altra,
e concedendo ai vivi un palmo per passare,
senza lutto, Chi raggiunge l'uscita, non ha la morte,
ma il giorno nel cuore.

*
la mi bocca si incurva ancora sopra la mezzanotte

*
La mia pelle ha preso il colore dalla tua.

*
Uomini e donne, uomo e donna, va bene, deve
accadere spesso, e uomo e uomo e donna donna,
è buono solo ciò che fa bene, ha sempre
fatto bene

*
Che crudeltà,
graffiarmi sulla pelle,
al cuore non mi si può
più colpire.
Parlo e rido e parlo.
Più colpire.

*
Giovinezza, la luce per l'eterno,
non l'ho mai vista
ma mi batto per la gioventù.
Mi batto per te.
Ho avuto in dono un paio di settimane
di giovinezza e ho capito che
non ne faccio parte,
Vorrei essere giovane, perché non lo sono stata mai,

*
Come sei morto,
precipitato dritto
dritto
dalle mie braccia,
e abbandonato dritto nelle
mie braccia, ovunque
vada mi
inseguono quei cinque colpi,
o erano due soltanto,
io dico sempre cinque,
che mi hai inflitto, e
non me hai ucciso,
ma te,
.
.
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2 commenti:

  1. Non avevo mai letto poesie della Bachmann e anche se questi sono testi frammentari, non autorizzati, non rivisti dalla scrittrice prima della pubblicazione, non si può fare a meno di notare il suo "tocco", l'angoscia esistenziale, la transitorietà della vita, la presenza costante della morte e la sfida alle parole...
    "Vorrei anche poter sfidare le parole, poterle spingere ad arrivare alla loro verità. Non si deve pensare che quest'arrovellarsi per intuire la morale del linguaggio sia qualcosa di molto esoterico; le parole sono quelle che sono, vanno già bene così, ma il modo in cui le mettiamo e le usiamo, raramente va bene: E quando va male, esse ci uccideranno." (In cerca di frasi vere. Colloqui e interviste)
    un saluto

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  2. Grazie mariadambra per il tuo passaggio!

    Infatti: la sfida delle parole, la presenza della morte sono i principali ingredienti che mi affascinano di quello che di lei leggo, strada facendo.

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