mercoledì 4 luglio 2012

L'arte dei senza cuore

Foto di Gabriella Gallo. In Lenz Rifrazioni. it


















IL RICATTO A TEATRO
(1967)
di Dacia Maraini
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da Dacia Maraini, Fare teatro 1966-2000, Rizzoli - 2000
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Accattivante rilettura di un testo molto denso! Sulla scena ci sono degli attori senza soldi, affamati ma testardi, e dei personaggi che si affacciano e ritraggono, a volte per timidezza altre volte per stanchezza.
Si sta provando, a stomaco vuoto, con un pò di antipatia reciproca a causa dei rispettivi difetti e vezzi, e con la tentazione di rinunciare, non avendo abbastanza soldi neanche per comprare un panino e far riattaccare il telefono.
Per scelta non hanno un/a regista ma esiste un testo, il copione, difeso di volta in volta dall'autore che è uno degli attori.
I personaggi sono Vero, un industriale generoso e paternalista con i dipendenti, sua moglie Giulia, una donna passiva, Lin, una giovane provinciale un pò vittima e un pò astuta, coinvolta nei loro giochi erotici, e Carmelo e Gim, due ricattatori, in coppia anche nella vita privata, ingenui e fanfaroni.
Sullo sfondo ci sono le centinaia di operai in sciopero dello stabilimento dell'industriale.
Gli attori strada facendo rivelano al pubblico i propri sentimenti privati e i propri dubbi sul recitare, sul come e per quale pubblico.
Difficile per me scegliere il brano da riportare nel post perchè sono tanti i momenti interessantissimi e succosi. Dovendo decidere comunque, scelgo la parte finale dei due atti:
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LIN: Io l'avevo detto che questa commedia non si metterà mai in scena.
VERO: Ecco, lo vedi, non siete professionisti. Un professionista non pianta le cose a metà, perché si è stancato. Va fino in fondo, fino in fondo. (Urlando) Capito?
GIM: (avvolgendosi un panno colorato attorno ai fianchi) Mi piacerebbe fare una parte di donna. Una santa Giovanna, per esempio. (Passeggia su e giù per il palcoscenico, dimenandosi)
CARMELO: (a Gim) Facciamo uno spettacolo noi due, da soli. Tu fai Anna Karenina e io il conte Vronskji.
VERO: Che maiali!
LIN: (ridendo) Siete bellissimi.
GIULIA: (immusonita, rabbiosa) Il tono alto non si può tenere, perché si è perduta la fede.
VERO: La fede in che? (Esasperato) La fede in che?
GIULIA: In quello che succede sul palcoscenico.
CARMELO: Chi ci crede più alla funzione scenica? Ha ragione Giulia.
GIM: (prendendo Vero e Giulia per mano) Facciamo un balletto per festeggiare la morte del teatro?
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Girano vorticosamente, trascinati da Gim e da Carmelo
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VERO: Non è serio. Non è serio. Siete dei buffoni.
GIM: Il teatro, cosa credi che sia? L'arte dei buffoni. (Fa un inchino, due inchini)
CARMELO: (inchinandosi anche lui) L'arte dei senza arte.
GIM: (inchinandosi di nuovo) L'arte degli imbroglioni.
CARMELO: L'arte dei bugiardi.
GIM: L'arte dei senza cuore.
LIN: (ridendo e imitando i loro inchini) L'arte dei senza talento.
VERO: (arrabbiato) Dei senza parola come voi!
GIM: Ah, no. La parola è tutto a teatro.
CARMELO: La parola è il nostro onore.
GIM: La parola è la nostra dolcezza.
CARMELO: La parola è il nostro tutto! (Si butta nelle braccia di Gim)
VERO: Sapete che vi dico? Vi caccio via. Il teatro è una cosa seria. Il teatro è una cosa tragica. Farò a meno di voi, prenderò degli altri attori.
GIULIA: Io rimango con te.
GIM: Resteremo anche noi, lo sai.
CARMELO: Dobbiamo guadagnarci da vivere.
GIM: Eccoci qui. Prendici e fai di noi quello che vuoi.
VERO: Oh, finalmente tornate a ragionare. Allora, via. Si ricomincia tutto da capo. Lin, Giulia. Ai vostri posti.
GIM: Il vecchio teatro ha vinto.
VERO: Stssss!
GIULIA: (prendendo in mano il copione) Il sipario si alza su due donne che si baciano.
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Lin va verso Giulia e la bacia.
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