sabato 21 luglio 2012

L'eterna adolescenza di una Nazione

.
Così parla Pierferdinando Casini,
La Repubblica online 21.7.2012


Questo dice Rosy Bindi,
La Repubblica on line 21.7.2012












.
.
-------------------------------------------------------------------------------------

3 commenti:

  1. Ah! Questa adolescenza!

    Caterina Soffici ha scritto su Il Fatto Quotidiano:

    Ci sono due Italie. La prima è quella che si percepisce dall’estero. È un paese sull’orlo della catastrofe, così vicina alla Spagna e alla Grecia da far paura. Una nazione che lentamente sprofonda verso il baratro del default, dove una bella mattina ci si potrebbe svegliare senza più i soldi per pagare gli stipendi e le pensioni.

    Un’Italia povera e malinconica, che costringe i suoi figli migliori a espatriare, che sfinisce ogni imprenditore (inteso non come la genia dei Marchionne, ma nel senso di chi voglia intraprendere qualsiasi tipo di attività) con mille regole e balzelli. A Londra ho conosciuto persone di ogni estrazione sociale in fuga dalla burocrazia e dal familismo e dalla corruzione. Con una semplice mail hanno aperto un negozio di parrucchiere, un ristorante, una rivendita di telefonini. Sono connazionali espatriati che guardano allibiti e ce l’hanno con il proprio paese. Amarezza e nostalgia viaggiano di pari passo. Ce l’hanno con i politici, ma questa non è più neppure una notizia. Mentre è una notizia, anche se in Italia nessuno lo vuole sentire, che sono ancora più indignati con i sindacati e le corporazioni delle professioni, impegnati in battaglie anacronistiche, ideologiche e di retroguardia in difesa degli interessi di pochi rispetto a quelli di molti e soprattutto contro gli interessi del paese. Sono un fattore di stasi, forse peggio della politica, ma in Italia ammetterlo è un’eresia. Eppure dall’estero, con il filtro della lontananza e senza la lente deformante dell’informazione italica, tutto ciò è chiarissimo.

    Poi c’è la seconda Italia. È quella percepita da chi vive qui. Da dieci giorni sono in vacanza sul suolo patrio e mi giro intorno stupefatta per cercare di capirci qualcosa. Qui la prospettiva si ribalta e la percezione è quella di un’Italia spensierata, intenta nel solito cazzeggio estivo e dedita alla disinformazione. Leggi i giornali dove i soliti inguardabili discutono delle solite cose. Tutti si lamentano della crisi, dell’Imu, delle tasse ma la preoccupazione principale è la prossima vacanza. Il paese è pronto a chiudere per ferie per tutto agosto. Quando lo dici all’estero, non ci possono credere. [...]
    C’è qualcuno che si rende conto che abbiamo vissuto per decenni al di sopra delle nostre possibilità, tra baby pensioni, condoni fiscali, evasioni, agevolazioni e tredicesime? Direi di no. La colpa è sempre degli altri e ognuno ha il suo cattivo di riferimento. C’è chi la butta sulla Merkel, chi sui tedeschi egoisti che non si vogliono accollare il nostro debito, chi sugli speculatori della finanza. Nessuno che faccia un mea culpa. Il peggiore è il qualunquista facilone, quello che ti dice: l’Italia è un paese ricco, non siamo mica greci. E si dimentica che solo trent’anni fa per la maggioranza delle famiglie comprare una lavatrice era un lusso. Siamo ricchi ma non vuol dire che non possiamo tornare poveri in un batter d’occhio. Poi c’è il qualunquista cazzone, quello che sdottoreggia: ce l’abbiamo sempre fatta, quindi ce la faremo anche stavolta. [...]
    C’è qualcosa di perverso in tutto ciò. Dall’estero si assiste sbigottiti a questo scempio e poi si sbarca in Italia e vieni preso nel turbine della vita obiettivamente dolce: il sole, il buon cibo, il caldo, la bellezza delle nostre città, del mare, la campagna. Il cittadino medio italiano vive troppo meglio di un cittadino medio inglese, non è possibile che noi siamo un paese di serie B e loro una tripla AAA. Allora un po’ ci credi che forse non è vero niente, che tutto si può risolvere facendo spallucce e affidandosi allo stellone. Poi però tendi l’orecchio e senti una musica in lontananza: è l’orchestrina che suona sul ponte del Titanic.

    Il Fatto Quotidiano, 24 Luglio 2012

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/24/torno-in-italia-e-vedo-il-ballo-sul-titanic/303932/

    RispondiElimina
  2. La Repubblica 27.7.2012:
    "Dopo una maratona in consiglio comunale, segnata da un lungo lavoro di mediazione fra le richieste dell'ala cattolica del Pd e di quella laica del Pdl, è stata approvata la delibera che istituisce il registro delle unioni civili del Comune di Milano. Al termine di una seduta durata 11 ore e mezzo, la terza dedicata al tema, il provvedimento è passato con 27 voti favorevoli, sette contrari e quattro astenuti. "Da oggi a Milano ci sono più diritti", ha commentato dopo l'approvazione il sindaco Giuliano Pisapia.[...]"
    http://napoli.repubblica.it/cronaca/2012/07/27/news/unioni_civili_a_napoli_primi_s_parte_il_registro_con_coppie_gay_e_etero-39850172/?ref=HREC1-11

    Il Fatto Quotidiano (27.7.2012): Milano avrà il registro delle unioni civili. Al termine di una seduta fiume durata più di 11 ore è stata infatti approvata nella notte la sua istituzione, con 29 voti favorevoli, 7 contrari e 4 astenuti. “Sul piano dei diritti civili abbiamo ridotto lo spread che avevamo con l’Europa”, ha commentato il sindaco Giuliano Pisapia, che ha seguito in Aula la discussione di un provvedimento cruciale per la maggioranza arancione fin dalla campagna elettorale.

    Nella maggioranza di centrosinistra è stata evitata una clamorosa spaccatura, visto che i quattro cattolici del Pd, guidati dal vice presidente del Consiglio comunale Andrea Fanzago, hanno rinunciato al voto contrario alla delibera e si sono astenuti. Tra i banchi dell’opposizione hanno dato il loro sì due consiglieri dell’ala laica del Pdl (Pietro Tatarella e Luigi Pagliuca), Mattia Calise del Movimento 5 stelle e Manfredi Palmeri (Fli). Contrari al provvedimento la maggioranza dei consiglieri del Pdl e quelli della Lega Nord, che hanno definito il registro “una bandierina di Pisapia per la comunità gay”.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/27/unioni-civili-milano-avra-registro-pisapia-ridotto-spread-dei-diritti/307689/


    Commento: La comunità gay è gente. E' appunto una comunità nella comunità. Non vive di aria ma di lavoro e di affetti come tutte le altre comunità. Non sono marziani e venusiane caduti sulla terra da un'astronave in avaria.
    Comunque: Auguri Milano!

    RispondiElimina
  3. Piergiorgio Odifreddi (Blog di Repubblica)ha scritto a proposito della delibera milanese:

    Il Comune di Milano ha istituito il registro delle unioni civili. L’approvazione del decreto ha richiesto una seduta di undici ore e mezzo, e un’estenuante mediazione della maggioranza con l’area cattolica del Pd e l’area laica del Pdl: cioè, fra la retroguardia dei progressisti, che si è astenuta, e l’avanguardia dei retrogradi, che ha votato a favore di un provvedimento debitamente annacquato.

    Contro hanno votato i retrogradi. Per intenderci, lo stesso gruppo “politico” che alla Regione Lombardia vanta fra i suoi membri (o, più precisamente, fra le sue vagine) la notoria organizzatrice delle Orgettine in casa del moderno Innominato milanese. Siamo nel terzo millennio, e quelli (o quelle) sono ancora fermi al settentesco motto di Bernard de Mandeville: “vizi privati, pubbliche virtù”.

    Nei giorni passati il sindaco Giuliano Pisapia aveva dovuto rintuzzare l’attacco del clero, guidato dal nuovo cardinale Angelo Scola. E aveva affermato che, come il Comune rispetta le decisioni della Curia in campo religioso, così la Curia deve rispettare le decisioni del Comune in campo politico. Parole ovvie, che solo la condizione retrograda del nostro paese ha potuto far considerare coraggiose o controverse.

    A proposito di ovvio, il registro delle unioni civili ne è appunto una sublime e suprema manifestazione. Esso infatti si limita, come dice il suo nome, a registrare le unioni di fatto: cioè, a prendere atto dell’esistente. Ma è proprio questo che non va giù a coloro che per professione (di fede) negano i fatti e pretendono di vivere, e soprattutto di far vivere gli altri, in un mondo ispirato alle finzioni.

    La vera rivoluzione sarebbe l’istituzione non di un registro delle coppie di fatto, che estenda ad esse il trattamento accordato alle coppie di diritto, ma l’istituzione di un registro dei credenti di fatto, che restringa per essi la possibilità di intervenire nelle discussioni e nelle votazioni sui diritti.

    Fino a quando, invece, dovremo continuare a sentire papi, cardinali, vescovi, preti e fedeli pontificare contro l’ovvio, e cercare di interferire con le scelte di civiltà? Perché è di questo che si tratta, e bene ha fatto Pisapia a ricordarlo nella sua richiesta risposta alle non richieste esternazioni della Curia.

    http://odifreddi.blogautore.repubblica.it/2012/07/27/battaglie-di-retroguardia/?ref=HREC1-12

    RispondiElimina

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.